Omicidio Fragalà, “prove evidenti”| Giudizio immediato per i 6 imputati

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22 Aprile 2017, 11:57

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PALERMO – Il processo inizierà il prossimo 19 luglio in Corte d’assise. A poco più di un mese dagli arresti è stata accolta la richiesta di giudizio immediato per i sei imputati accusati di avere ucciso l’avvocato Enzo Fragalà. Secondo i pubblici ministeri Caterina Malagoli, Francesca Mazzocco e Atonino Di Matteo, le prove della loro colpevolezza erano talmente evidenti da potere saltare l’udienza preliminare. Una richiesta accolta dal giudice per le indagini preliminari Gioacchino Scaduto. Sotto processo finiscono Antonino Abbate, Francesco Arcuri, Salvatore Ingrassia, Antonino Siragusa, Paolo Cocco e Francesco Castronovo.

Credibili erano già state considerate dal Riesame le dichiarazioni del pentito Francesco Chiarello che a consentito di riaprire il caso. Era stata respinta l’istanza di scarcerazione di tutti gli indagati ora imputati. È al Borgo Vecchio, mandamento mafioso di Porta Nuova, che sarebbe maturato il delitto. Nello stesso ambiente dove i carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale hanno indagato sin dal primo momento. Non a caso sotto accusa sono finite tre persone già arrestate nella prima inchiesta, quella chiusa con l’archiviazione.

Come ha ricostruito la Procura diretta da Francesco Lo Voi sarebbe stata la mafia a volere la morte del penalista. Chiarello ha raccontato ciò che gli disse Arcuri, considerato l’organizzatore della spedizione punitiva: “Chistu era un curnutu e sbirru, dovrebbe parlare più poco… Non ci toccate soldi né oggetti, perché lui deve capire che non è una rapina, deve capire che deve parlare poco”. Abbate avrebbe individuato la vittima e coperto gli aggressori. L’esecutore materiale sarebbe stato Castronovo. Era lui, sono certi gli investigatori, colui che infierì a colpi di bastone sull’avvocato.

“Eravamo io, Tonino Abbate e Totò Ingrassia”, iniziò così il racconto di Chiarello. Si incontrarono al Borgo Vecchio e saltò fuori il piano per punire una persona. Il pentito seppe che la vittima era il penalista la sera del 23 febbraio 2010: “Io l’ho saputo alle 23.30 di sera tramite Salvatore Ingrassia ca scinniui e mi disse ‘du curnuto e sbirru di Tonino Abbate s’aveva a purtari a mazza cu Giuseppe Auteri e scapparu e io e Tonino cu Scarabeu ni purtammu a mazza piena di sangue e l’abbiamo portata na u Parinetu, sarebbe uno che vende pedane vicino l’Ucciardone…”.

Il racconto si faceva denso di particolari:” Tonino Siragusa mi dice ‘io u tinni e Tonino i corpi ri mazza ci fici fetiri’ Siragusa gli ha dato i colpi e Ingrassia lo teneva… dice che le persone si fermavano ‘lassatilu iri, sta murennu’.. Tonino Abbate pigghia e scappa… però il mandante di tutto è stato Di Giovanni (Gregorio Di Giovanni, allora reggente del mandamento di Porta Nuova per il quale non sono bastate le sole parole del pentito per incriminarlo)”.

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“Iddu è”, avrebbe detto Abbate quando, alla fine di una giornata di lavoro, Fragalà scese dal suo studio in via Nicolò Turrisi. Un ruolo nel pestaggio avrebbe avuto anche “Cocco, genero di Salvatore Ingrassia, che l’avevano messo sotto dove usciva l’avvocato, che c’è un garage e quelli due che giravano Abbate e Auteri con l’Sh 300 di Francesco Arcuri…”

Ultimata la spedizione punitiva i protagonisti si rividero al Borgo: “La stessa sera ci siamo visti eravamo io, lui (Totò Ingrassia) Francesco pure Castronovo e Totò dice ‘minchia, mi cunsumavu e cunsumavu pure a me ienneru… picchi dici se a telecamera pigghia’… Paolo Cocco era quello che gli ha portato la mazza… quando è sceso Tonino Abbate ci fa iddui è iddu è e se ne va..”..

Doveva essere una punizione, ma divenne un massacro: “Arcuri quando è venuto a casa mia dice ‘Totò s’ava a fari entro sta sira, picchì Gregorio si no fa un pazzu… appena io ti fazzu u segnale ca iddu nesci du purtuni, vuatri… ma nelle gambe, invece a du cristianu l’ammazzaru… invece il Siragusa è andato oltre… a posto di darglieli nelle gambe… glieli ha dati pure nella faccia… un sangu sgriddava i tutti i banni”

All’inizio Chiarello citava Francesco Castronovo ma non scendeva mai nei particolari. Solo dopo il pentito avrebbe ammesso che voleva coprirlo per rispetto della loro amicizia. E il suo ruolo divenne chiaro: “Castronovo prende la mazza con Cocco e lo chiudono che lo buttano a terra e ci danno pugni, i calci ce li danno pure Ingrassia e Siragusa e Francesco ci dava colpi di mazza e Siracusa ci dici daccilli puru nta facci”.

Un quadro fin troppo, secondo la Procura, quello raccolto dai militari agli ordini del comandante provinciale Antonio Di Stasio. E così ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato. I familiari di Fragalà saranno parte civile con l’assistenza degli avvocati Enrico Sanseverino ed Enzo Trantino Gli imputati hanno quindici di tempo per decidere se essere giudicati con il rito abbreviato o in ordinario.

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22 Aprile 2017, 11:57

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