Punti nascita, tutto rinviato

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25 Ottobre 2011, 18:21

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Prima si potenzieranno i punti nascita che dovranno restare attivi, poi si chiuderanno quelli che non raggiungono i 500 parti l’anno: questa, la sintesi a cui è arrivata la commissione Sanità all’Ars, riunita oggi per discutere lo spinoso nodo della chiusura di alcuni punti nascita nell’Isola. Il decreto era stato sospeso, proprio in Commissione, lo scorso 5 ottobre, al termine di una seduta dai toni particolarmente aspri.

“Dopo un’ampia discussione – si legge in una nota diffusa dallo stesso presidente Laccoto – il governo e la commissione hanno convenuto che il decreto sui punti nascita sia modificato, prevedendo un graduale percorso attuativo, da realizzarsi entro un anno, in modo da consentire ai direttori generali di poter assicurare entro il 30 giugno 2012 l’attivazione di tutti i supporti tecnici, organizzativi e di organico necessari ai punti nascita con almeno 500 parti all’anno, valutando successivamente, ed entro il 2012, le eventuali deroghe che si rendessero necessarie per i punti nascita da disattivare”.

“Un’eccellente sintesi che, non a caso, è stata raggiunta all’unanimità – ha commentato l’assessore alla Salute, Massimo Russo – Era importante comprendere e far comprendere ai cittadini che il piano di riconversione dei punti nascita, frutto di un lavoro approfondito portato avanti dagli esperti del settore, è stato adottato sulla base di evidenze scientifiche e per garantire la massima sicurezza delle mamme e dei loro figli”.

La decisione è stata quella di prorogare di tre mesi l’avvio della nuova rete dei punti nascita. Secondo Russo, questa scelta “potrà essere utile ai direttori generali che avranno più tempo per provvedere al potenziamento strutturale, tecnologico e organizzativo dei centri di primo e secondo livello. E, a quel punto, fermo restando il principio generale dei 500 parti all’anno, sarà più agevole determinare se e quali deroghe apportare. Nel frattempo – ha concluso Russo – porteremo avanti il progetto ‘Isole Minori’ su cui c’è un’intesa di massima con il Ministero, che ha garantito appositi fondi con i quali daremo vita a un progetto innovativo che sarà poi ‘esportato’ nel resto d’Italia”.

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La prima stesura del ddl presentata in Commissione prevedeva la chiusura, in particolare, di alcuni penti nascita come quelli di Lipari, Pantelleria e Petralia Sottana, attorno ai quali si sono sollevate le proteste dei sindaci e dei siciliani dei territori ‘penalizzati’ dai provvedimenti. Diversi deputati, inoltre, avevano puntato il dito contro il provvedimento che, al contrario, manteneva in vita reparti con medie ben al di sotto della soglia dei 500 parti previsti dalla legge, come per Santo Stefano di Quisquina, con una media di 153 parti annui, Bronte, con 371 parti, o Corleone, con 229 nascite.

Secondo il capogruppo del Pd a sala d’Ercole, Antonello Cracolici, la decisione della Commissione sarebbe “un buon risultato voluto dal Pd: in questo modo non si creano disparità e c’è il tempo di organizzarsi e verificare con la dovuta attenzione la reale capacità attrattiva delle singole strutture ospedaliere. In questo modo – ha aggiunto Cracolici – si potranno sfruttare i prossimi mesi per rafforzare le strutture assistenziali e quindi, alla luce dei numeri e delle osservazioni che arriveranno, si procederà agli accorpamenti in base ai criteri dettati dal Ministero”.

Soddisfatti anche i cuffariani Rudy Maira e Totò Cascio, secondo i quali “la chiusura di 23 punti nei territori siciliani era apparsa sin da subito affrettata e fonte di disagi per le aree marginali e di periferia. Ora abbiamo davanti un anno per operare anche attraverso le deroghe e garantire il diritto alla salute a tutti i cittadini siciliani. Quando si tratta di nascituri non è ammessa, per il rischio che corrono bambini e mamme, la pedissequa ottemperanza di norme algide che non tengono minimamente di territori montani ovvero distanti dai capoluoghi di provincia”.

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25 Ottobre 2011, 18:21

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