Quei politici che non c’azzeccano | Eppure rivincono sempre

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14 Ottobre 2010, 14:43

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E adesso qualcuno si accorge che Franco Mineo aveva un contorto legame di reciproca diffidenza con la lingua italiana, che in fondo il suo apporto di amministratore non è mai stato decisivo irrinunciabile – anzi, addirittura si tratterebbe di figura contigua, secondo alcuni, a certe penombre – che di un onorevole come lui forse si può – lo sussurriamo, rispettando i gusti di ognuno – fare a meno. Ed è un difetto di questo Paese, di questa terra che sa essere solo forcaiola o innocentista, quasi sempre per convenienza, e disconosce il sentiero del vero mezzo. Il peccato sta nell’incapacità di una saggia valutazione a prescindere, non dalle imprescindibili sentenze di condanna. A prescindere da inchieste, sospetti e indagini nella fase iniziale a cui demandiamo pigramente il compito della pulizia sociale, una funzione che non esercitiamo più.

Il rischio? Che la giustizia faccia giustizia più o meno giustamente. Che selezioni la classe dirigente al posto degli elettori. Lo ripetiamo: condanne, processi, sentenze sono un metro di valutazione importante. Per tornare a un caso di scuola, quello del senatore Cuffaro, la presunzione d’innocenza sacrosanta fino all’ultimo grado non si traduce automaticamente, secondo noi,  in un giudizio politico di altrettanto candore, senza nemmeno un’oncia di dubbio. Non si può celebrare la verginità di chicchessia come un dogma di fede, a dispetto delle sentenze. In presenza di condanna non definitiva, sarebbe meglio porsi in una situazione di laica attesa, di sospensione del ruolo, a metà tra una necessaria diffidenza per l’uomo politico ed un esatto garantismo per l’imputato.

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Ma il cittadino – per dirla alla Di Pietro – dovrebbe pure essere in grado di sviluppare una propria chiarezza autonoma sulla caratura culturale e sostanziale di un personaggio pubblico, pure in presenza di fedine penali immacolatissime. Non dovrebbe aspettare la “mazzata” del giudice, il sequestro preventivo, l’apertura del fascicolo,  per lasciar affiorare sospetti che già coltivava, per denunciare l’inconsistenza del tale, o il cattivo uso del congiuntivo, o la promiscuità di un soggetto, che si tratti o non del caso Mineo. Ci sono le elezioni, c’è l’urna per esercitare il potere democratico di critica e preventiva selezione. Invece, vengono eletti quasi sempre i peggiori. E dopo anni di malversazioni e cattivi governi non crediamo più che sia colpa dei segni dello zodiaco o del destino cinico e baro.

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14 Ottobre 2010, 14:43

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