Reddito di cittadinanza, è boom| Quota 100: ‘fuga’ di 13mila siciliani

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07 Giugno 2019, 19:44

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PALERMO – La Sicilia è la seconda regione sia per richieste di reddito di cittadinanza che per richieste di accesso alla pensione attraverso Quota cento. Il dato emerge dalla rapporto della Corte dei conti sul Coordinamento della Finanza pubblica di qualche giorno fa, un documento in cui la magistratura contabile esamina fra le altre cose le misure più importanti della politica del governo nazionale.

Le richieste per andare prima in pensione
La Sicilia, dopo la Lombardia, è la regione da cui provengono maggiori richieste per andare via in pensione. Nell’Isola si registrano infatti il 9,5 per cento delle domande che sono arrivate all’Inps da tutto il territorio nazionale. Le richieste al 13 maggio sono state 12.577 ma in questa cifra non c’è nessun dipendente regionale. Proprio per questo, dai sindacati, nei giorni scorsi è arrivata la richiesta di procedere presto alla trattazione del Collegato generale. Nel disegno di legge sarebbe contenuta la norma che consentirebbe di applicare Quota cento anche ai dipendenti delle amministrazioni regionali. Senza una norma ad hoc, invece, i tanti dipendenti che potrebbero lasciare gli uffici della Regione dovranno aspettare.

In 160mila per chiedere il reddito di cittadinanza
Una buona parte del rapporto si occupa del reddito di cittadinanza. Al 30 aprile 2019 il numero dei richiedenti per il reddito di cittadinanza in Sicilia sono stati 161.383. Di queste domande il 52% provengono da donne (83.934), mentre la parte restante delle richieste proviene da uomini: 77.449. La Sicilia è la seconda regione per richieste, dopo la Campania dove le istanze sono state 172mila, così dal territorio siciliano provengono il 16 per cento delle richieste nazionali. Un quarto delle domande provenienti dall’Isola però non hanno soddisfatto i requisiti familiari per accedere alla misura.

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Il documento si occupa anche della transizione dal Rei (Reddito di inclusione) alla misura del governo gialloverde. Dal confronto si apprende che in tutto il 2018 c’erano più domande per il Rei. Il numero di persone coinvolte nel reddito di inclusione infatti era di 318.793, il 23 percento delle richieste nazionali.

Poca spesa per i servizi sociali
A fronte della spesa di contribuzione per il contrasto alla povertà la Sicilia è l’ultima fra le regioni di grande dimensione per spesa, da parte dei Comuni, nei servizi sociali. Gli enti locali comuni siciliani, nel 2016 (questo è l’ultimo dato a disposizione) hanno speso 397 milioni, 78 euro pro capite. “Quel che effettivamente serve – è la valutazione della Corte dei conti -, e cioè un welfare di comunità, difficilmente potrà essere realizzato senza l’attivazione di competenze multiple di cui i territori sono espressione (sul fronte educativo, della formazione e del collocamento professionale, sanitario, della sicurezza, ecc.)”.

La spesa pro capite per i più deboli
La spesa per i servizi sociali, è stata principalmente rivolta ai disabili. A cui mediamente vengono rivolte spese per 1511 euro pro capite. Nella provincia autonoma di Bolzano dove si spende il massimo il sostengo vale 15.141 euro. Per immigrati e nomadi la spesa pro capite in Sicilia è stata di 247 euro mentre sempre nella provincia di Bolzano è di 535 euro. Per le famiglie e per i minori sono stati spesi 113 euro a differenza dei 429 della stessa provincia di riferimento. La spesa pro capite per gli anziani è stata di 50 euro e 5 euro a testa sono stati spesi per la povertà e il disagio sociale.

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07 Giugno 2019, 19:44

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