Regionali, il centrodestra e lo 'schema Lagalla': le incognite

Regionali, il centrodestra e lo ‘schema Lagalla’: le incognite

Ne resterà soltanto uno. Ecco chi potrebbe essere.
LE ELEZIONI
di
5 Commenti Condividi

Ma dove l’abbiamo già vista questa fiction del centrodestra in salsa regionale? Ah sì, per le comunali di Palermo che hanno raccontato la discesa in campo e poi la vittoria di Roberto Lagalla. Ne ricordiamo ogni puntata, chi potrebbe dimenticarla? I partiti che si presentano, al via, ognuno con i suoi candidati di bandiera, o affini, e con comunicati belligeranti. I suddetti candidati che cominciano ad auto-eliminarsi come le pedine del Monopoli. Alla fine, ne rimarrà soltanto uno. Per fortuna, gli altri potranno almeno conservare la testa. Sì, ma chi? Chi sarà il Lagalla di turno, nel risaputo schema della coalizione che si appresta a papparsi il piatto elettorale, sia a Palermo che a Roma, specialmente, a Palermo, per mancanza di veri avversari?

Sarà Minardo?

Nino Minardo, segretario della Lega, è il nome alla ribalta. Ha un profilo moderato (scolorito, affermano gli antipatizzanti) ed è un requisito che potrebbe far dimenticare ai siciliani l’eco truce del leghismo che fu, quando ‘Roma era ladrona’. La sintesi sarebbe non complicatissima da trovare: Minardo a Palazzo d’Orleans, Miccichè a Palazzo dei Normanni. Le controindicazioni? Appunto, l’essere comunque un leghista, discendente di una comunità politica che non è stata tenera con i meridionali, come oggi non lo è con i migranti. E il suo (di Nino M.) non essere un personaggio dirompente sulla scena, per un’indole alla cautela che non sempre è di giovamento. Pesa l’anatema del ‘ribelle’ Igor Gelarda: ” Se lei (o chiunque altro, ndr) va a comprare il pane a Pachino, lo sanno, al panificio, chi è Musumeci. Con Minardo avrei già qualche dubbio”. E’ un paradosso: un presidente della Regione gode, per la natura stessa del suo ruolo, di un ambito palcoscenico. Tuttavia, il dubbio su una popolarità ancora in divenire rimane.

L’incognita Miccichè

Perché sorprendersi? D’accordo, in primo piano, il nome di Forza Italia, come ha ribadito Antonio Tajani, è quello di Stefania Prestigiacomo. Ma siamo sicuri che Gianfranco Miccichè non sia della partita? Lui, in certe mezze frasi, ammicca. Con altre mezze frasi, invece, compie un passo indietro. Siamo nel suo stile, un po’ dovuto al carattere di un bastian contrario di se stesso, un po’ alla strategia. Magari, G.M. non sarà impegnato nei primi urti della discussione, tuttavia cosa accadrebbe se si dovesse arrivare a uno stallo che nessuno può permettersi, perché il tempo stringe? Non sarebbe quasi naturale un discorso del tipo: ‘Gianfrà, lo sai che c’è? Sei tu che ci hai portati qui, con la tua avversione politica per Musumeci. Entra in cabina e comincia a pilotare…’. La vanità personale, la voglia di scommettere su rinnovati traguardi sono variabili non secondarie nella vita di chiunque. Perché Miccichè dovrebbe fare eccezione?

Il ritorno di Musumeci

Nello Musumeci, presidente uscente, nella lettura politica viene dato come già quasi uscito. Ignazio La Russa, con i meloniani tutti, si stringe a coorte, incrollabilmente. Forse ci credono, forse vogliono soltanto alzare il prezzo. Attenzione alla formula larussiana: “Noi il nome del candidato ce lo abbiamo già e si chiama Nello Musumeci, dobbiamo verificare nella prima riunione con gli alleati se ci sono nomi degli altri partiti da mettere a confronto. Se c’è un altro nome che va bene a tutti e quindi anche a noi, e che consente di avere ampie certezze di vittoria, in quel caso Musumeci ha detto che farà un passo laterale. Se non c’è un nome che piace anche a noi e che dà ampie garanzie, noi restiamo su Nello Musumeci, non ci sono altri nomi”. Una apparente disponibilità che potrebbe tradursi in un veto sul campo per le alternative. Ecco perché ‘il ritorno di Nello’, per quanto sembri ostico, non è da scartare. E se fosse accompagnato, per rassicurare gli alleati, da una sorta di contratto preliminare che prevedesse l’ampio coinvolgimento dei partiti? Vedremo, a breve, il puntatone finale a cui ci si appressa con mille incognite e una certezza. A Palermo si chiacchiera, ma è a Roma che si decide. (Roberto Puglisi)


Le nostre top news in tempo reale su Telegram: mafia, politica, inchieste giudiziarie e rivelazioni esclusive. Segui il nostro canale
UNISCITI


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI

5 Commenti Condividi

Commenti

    Perché non Schifani? Nei sondaggi è dato tra i più conosciuti e stimati. Ex seconda carica, autorevole e rassicurante

    Bisogna dire al sig. Gelarda (che non sappiamo chi sia) che Minardo a Pachino sanno tutti chi è e sicuramente è più performante rispetto all’algido Musumeci

    A prescindere dall’esito della decisione che sarà presa, ovunque sia presa, mi permetto di chiedere a chi di competenza se era proprio necessario rappresentare una sceneggiata napoletana che da diversi mesi, quotidianamente, offre agli elettori un’immagine di taluni politici che è palesemente incompatibile col profilo che si chiede a chi è chiamato a decidere le sorti di una regione così importante come la Sicilia.
    Ieri ho letto l’articolo che riguarda le decisioni assunte da MPA così come rappresentate dall’onorevole Raffaele Lombardo. Personalmente non voterei neppure sotto tortura MPA, ma non posso non riconoscere lo stile (direi anche l’aspetto esteriore) dell’onorevole Raffaele Lombardo.
    Come, inoltre, non riconoscere e prendere atto del senso della misura dell’onorevole Musumeci?
    Le decisioni di voto, poi, riguarderanno i singoli elettori, ma credo che sulle scelte peserà assai negativamente l’immagine di chi ha ritenuto l’agone politico una sorta di palcoscenico dove le movenze e le urla hanno avuto il sopravvento sul dibattito concernente le cose importanti per il futuro della nostra isola.
    Purtroppo, bisogna anche riconoscere che vi è stato un incessante sottofondo mediatico che, nella foga di dare una mano ai propri beniamini, ha contribuito ad inquinare ulteriormente l’aria che, di suo, salubre non lo era.
    Sono certo che la storia dimenticherà presto le platealita’ farsesche e chi le ha rappresentate.
    Spero che molti dei nostri politici isolani rivedano e rileggano quello che hanno detto e come l’hanno detto. Forse anche loro si renderanno conto che siamo lontani, veramente e tristemente lontani dalle qualità professionali e dallo stile di uomini che hanno contribuito alla nascita della nostra autonomia. Qualcuno forse si è illuso di essere sosia di Alessi, di La Loggia, di Guarino Amella, di Emanuele Macaluso, di Aldisio o di Silvio Milazzo, se non ha addirittura pensato di passare alla storia come Gaetano Martino, don Luigi Sturzo o, addirittura, Francesco Crispi.
    Purtroppo non è così perché gli odierni non eccelsi agitatori di questo importante appuntamento elettorale siciliano sono assai modesti per sspirare di saltare dalla cronaca alla storia.

    E, giusto per chiacchierare, se non fosse la uno la due o la tree la soluzione?
    Minardo è solo un candidato di bandiera e Micciché è divisivo tanto quanto Musumeci. Se poi si vuol ripetere lo schema Lagalla basta chiedere a Totò e Marcello.

    Schifani è il peggiore di tutti,non lo vuole nessuno. Troppo arrivista.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.