Sac “cartello” tra i soci| per Giannone e Torrisi - Live Sicilia

Sac “cartello” tra i soci| per Giannone e Torrisi

Le camere di commercio di Catania e Ragusa hanno siglato un patto parasociale con l'Asi etneo che blinda le candidature di Giuseppe Giannone (nella foto con Alessandro Gambuzza) e Nico Torrisi ai vertici della Sac. Ecco in esclusiva il documento.

Aeroporto di Catania
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CATANIA – “Un patto parasociale per dare stabilità ed efficienza al governo della società aeroportuale catanese, avviando in tal modo un percorso unitario della durata di anni quattro”. Lo chiamano “patto parasociale”, il nuovo colpo di scena che potrebbe scrivere nelle prossime ore il futuro della Sac, la società di gestione dell’aeroporto di Catania. Un “patto” che avrebbe il sapore velatamente autonomista, se non fosse che oltre alla Camera di commercio di Catania e all’Asi, commissariate dalla Regione del governatore dimissionario Raffaele Lombardo, è sceso in campo Alessandro Gambuzza, presidente della Camera di commercio di Ragusa. Carte alla mano il nuovo blocco interno alla Sac è forte di 5 voti su 8, cioè la maggioranza necessaria per eleggere cda, presidente e amministratore delegato. Alla base della sottoscrizione del patto parasociale ci sarebbe “uno stallo – si legge nel documento- che non sta consentendo neanche l’approvazione del bilancio di esercizio 2011. Tale situazione – recita ancora l’accordo – nel porre seri problemi nella gestione delle vicende più complesse (leggi caso Wind Jet), nonché delle altre rimaste in sospeso e non da ultimo l’approvazione del bilancio di esercizio la cui mancata approvazione, come da ultima assemblea del 3 agosto 2012, comporta il rischio di proiettare un’immagine negativa della Sac spa nei confronti di vari soggetti che con questa interagiscono”.

I protagonisti dell’accordo “manifesteranno uniformemente ed unanimemente il voto da esprimere nelle future assemblee, impegnandosi altresì a tenere continui ed opportuni contatti per definire una posizione condivisa da tenere in quest’ultime”. Oltre alla strategia vengono individuati gli obiettivi, a partire dalla “valorizzazione dell’aeroporto di Comiso”.

Su queste basi l’esito della seduta di oggi sembra scontato: Giuseppe Giannone, ad della Conad è quotato come presidente; Nico Torrisi, presidente di FederalBerghi Sicilia, dovrebbe diventare vicepresidente e amministratore delegato.

La prudenza è d’obbligo anche perché in ballo ci sono equilibri di rilievo nazionale e i protagonisti dello scontro, a partire da Ivan Lo Bello – vicepresidente nazionale di Confindustria e presidente della Camera di commercio di Siracusa, socio della Sac – difficilmente si tirano indietro.

(foto tratta da: radiortm.it)

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Commenti

    Ma avete visto bene le loro facce?

    Gli affidereste importanti questioni che riguardano la vita di un aeroporto da 6 milioni di passeggeri?
    … ma che dico, comprereste un auto usata da questi signori?

    bello il documento, chi è il regista?

    …facce di STAMPO LOMBARDO! basta scrivere LOMBARDO e non c’è più bisogno di scrivere altro…!!!!

    …. “proiettare un’immagine negativa della della Sac spa nei confronti dei vari soggetti che con questa interagiscono” ????? Ma che le elabora queste frasi, ma sopratutto dopo averle scritte non le rileggono ?? …. ma poi oltre le facce avete notato i cognomi ?? Gambuzza, Giannone mancha Stecchino, Manuzza e Sciccone e siamo a posto !! Ma chi rappresentava le Asi per stipulare un patto “parasociale per dare stabilità ed efficienza al governo della società aeroportuale …. il commissario liquidatore nominato dal Presidente o quello diffidato dall’Assessore ?? Questi ci prendono per il cu…ore e se la ridono pure … con quelle facce !!!

    Gambuzza e Giannone: un esempio di sinergia ragusana. Il primo possiede una bella azienda agricola ed il secondo è un influente uomo Conad. Gambuzza tira la volata a Giannone solo perchè sono “amici”? A voi le conclusioni.

    AAA – Persone serie cercasi.
    Si ripete, all’infinito, una storia conosciuta alla quale però non bisogna abituarsi, guai se così fosse.
    Di fronte all’ennesimo assalto alla diligenza, SAC nel caso particolare, c’è soltanto da vergognarsi.
    Se l’impegno profuso in questa “guerra di spartizione” si manifestasse, anche in parte, nelle piccole azioni del quotidiano ci troveremmo certamente a veder le cose sotto una luce diversa ma questo, purtroppo, avviene sempre e solo nel momento in cui ci sono poltrone da assegnare e soldi da amministrare come, appunto, nel caso SAC.
    Solo chi non vuol vedere gioisce per la non riconferma di Gaetano Mancini, nell’incarico di presidente SAC, gli stessi che si riempiono la bocca con i temi dell’antimafia e della legalità e che in questa vicenda, come in ogni altra vicenda che vede coinvolta la parte politica di riferimento, mettono la testa sotto la sabbia. Così come fanno anche i nostrani intellettuali, i grandi professori che non di rado si impegnano in inconcludenti messianiche analisi, facendo sfoggio del proprio sapere, e restando assenti quando sarebbe necessaria una voce.
    È brutto pensare che tutto questo possa essere stato funzionale per spianare la via al nuovo che avanza, ma d’altronde il neo presidente SAC, con i suoi 70 anni, non può certo mettersi a fare la corsa ad ostacoli.
    Sorge così il dubbio che anche questa stessa scelta, in linea con l’ideale lombardiano di governo, uso a muovere a piacimento i propri emissari, non sia espressione diretta di Lombardo, il quale l’ha fortemente voluta e proditoriamente attuata.
    Così con occhi e bocca chiusi si gioisce per una “non riconferma”. Ma, non bisognerebbe gioire per i nuovi arrivati? Certo, questo risulta difficile anche a coloro che su questa storia hanno avuto i loro vani momenti di gloria.
    Come si può gioire per una soluzione che vede la SAC, qualcuno ha usato l’espressione, invasa dai “Lanzechinecchi dell’MPA” (espressione infamante per i Lanzechinecchi).
    Quante parole su questa vicenda. Speriamo di non dimenticare che questa triste storia non riguarda gli altri ma tutti: SAC amministra soldi pubblici e dal buon uso di questo denaro dipende una parte importante dello sviluppo economico regionale.
    Per questo chi subisce il maggior danno in questa storia, come in tutte le storie di questa grottesca e paradossale Sicilia, sono i siciliani. La vicenda della SAC è una conferma dello squallore morale che guida la politica, che non vuole qui essere indicata genericamente.
    La politica ha i suoi nomi, nessuno lo dimentichi, le elezioni sono vicine: quelli di questa esperienza legislativa regionale bisogna ricordarli tutti a partire da coloro che iniziano per lettera A, senza fermarsi alla L e non finire alla Z ma continuando senza dimenticare quelli che sono solo dei numeri, individui senza spina dorsale, “pagnottisti”, “consulenti”, “dirigenti” e “commissari” che con responsabilità e senza vergogna hanno contribuito a generare catastrofe su catastrofe, depredando il territorio, le casse e la Comunità del proprio futuro.
    Un appello, prendendo spunto da questa vicenda. Si dice, ogni qualvolta che si osservano fenomeni di diffuso degrado morale e sociale, che comunque la società civile c’è, opera ed è grazie a questa che si alimenta la speranza al futuro. Tutto vero. Ma sembra non sufficiente. Ogni siciliano dovrebbe manifestarsi con un ruolo attivo nella vita sociale e, ancora prima di aderire ad un partito, ad un movimento o ad una associazione, dovrebbe rivitalizzare il sano orgoglio di appartenenza a quella parte di “umanità ragionevole”, capace di vedere la realtà con senso critico, una categoria umana che sembra essere estinta e attivando tutti gli strumenti possibili per contrastare quella folta schiera di abili approfittatori che, nonostante tutto, ancora ora continua, spudoratamente, ad ergersi a difesa della Sicilia, dei diritti e della legalità.

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