Mattarella, le lacrime di un Presidente

Mattarella, le lacrime di un Presidente

L'ultimo anno degli anniversari delle stragi da Capo dello Stato
IL 23 MAGGIO
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“Tra otto mesi il mio mandato di presidente termina. Io sono vecchio tra qualche mese potrò riposarmi”, così ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, parlando con alcuni bambini di una scuola primaria di Roma. Essendo un uomo d’onore, nel senso corretto e migliore dell’espressione, c’è da credergli. Sono fiorite cento dietrologie che rivendicano la scoperta di una ‘strategia segreta’, magari in vista di un secondo mandato. Ci permettiamo di dubitare. Il Capo dello Stato ha una sola parola.

Domani sarà il suo ultimo 23 maggio da Presidente. Sergio Mattarella lo trascorrerà a Palermo per l’anniversario della strage di Capaci al commiato di una memoria pubblica che, dall’anno prossimo, vivrà in forma privata.

In ogni siciliano buono, c’è un siciliano che piange, nel ricordo degli eccidi di mafia e di tutte le vittime. Oltre la retorica in buonafede e perfino oltre la demagogia in malafede, esiste una ferita insanabile nel cuore di chi ha vissuto Capaci e via D’Amelio come fratture sperimentate nella propria terra e nella propria città.

Il sentimento genuino di chi è venuto dopo e di chi è nato da un’altra parte, nella sua nitida percezione del sangue, non somiglierà mai allo strappo che ha provato un cittadino palermitano contemporaneo alle stragi.

Non è questione di capacità sentimentale, ma di prossimità. La bomba che cade sulla tua casa ha un altro suono. Ecco perché ognuno che appartenga alla vicinanza di questa storia ricorda perfettamente dov’era e cosa faceva il 23 maggio o il 19 luglio. Ecco perché c’è quel siciliano piangente in ogni siciliano.

E c’è, senza dubbio, nel cuore del Presidente Mattarella che ha sperimentato personalmente, con la vicenda di suo fratello Piersanti, il dolore. Per questo una vittima di mafia ascesa al Quirinale rappresenta, forse, il maggiore risarcimento per chi ha condiviso un simile viaggio, testimoniando un senso civile di rappresentanza con un significato maggiorato. Soprattutto se una esperienza politica di livello talmente elevato è stata costruita anche sulla riscossa che segue lo strazio, sul tentativo di riempire un vuoto nel nome di chiunque abbia sofferto.

Siamo, dunque, a un passaggio storicamente e personalmente cruciale. Il siciliano ferito che accompagna un Capo dello Stato palermitano, per l’ultima volta, dovrà trasformare le sue lacrime in un discorso pubblico.

Dall’anno prossimo, il cittadino Sergio Mattarella, nella penombra di quel meritato riposo, potrà mettere in fila le sue memorie intime e viverle – con le foto dei suoi cari – nel solco di una storia familiare a cui dedicarsi con più libertà. Un ritorno a casa, con gli affetti più belli e con le lacrime più nascoste, che sarà ovunque accompagnato dalla nostra gratitudine.

(la foto d’archivio per le manifestazioni a Palermo nel 2017)


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