"Si prova, ma nessuno va in scena": quelle giornate sognando il teatro

“Prove, ma nessuno va in scena”: quei giorni sognando il teatro

Giuseppe Provinzano nel 2013 (da Facebook)
Crisi da Covid. La vita di un artista fermo causa pandemia: Giuseppe Provinzano e "lo spettacolo più provato"

PALERMO – “Ci sono quei giorni che l’unico modo per resistere è provare e riprovare quello spettacolo, che passerà alla storia come il più provato della mia vita, ma che non so quando mai debutterà”. Le sfumature sono infinite, ma la base di partenza è la stessa in tutta Italia: i protagonisti dell’arte soffrono e si sentono dimenticati dalla politica. A raccontarlo a Live Sicilia è Giuseppe Provinzano, attore, regista, guida della compagnia teatrale Babel e responsabile dello Spazio Franco ai Cantieri culturali della Zisa, a Palermo (ne avevamo parlato qui). Con lui affrontiamo una nuova tappa del nostro viaggio fra le realtà economiche messe in ginocchio dal virus.

La giornata di Provinzano è quella di molti nella sua situazione: “Solitamente per chi fa il mio mestiere non esiste la routine – fa presente – ma adesso si vive in tutt’altra maniera. La maniera di chi, un po’ come Penelope nell’Odissea, fa e disfa continuamente la propria tela. Pensavamo di ripartire fra gennaio e febbraio, sia con la mia compagnia Babel sia con lo Spazio Franco. Ora, se pur non ancora ufficialmente, abbiamo capito che non c’è speranza. Tutto procede così da mesi, e adesso è un po’ più stancante in Sicilia come in tutta Italia”.

Studiare e creare, ma… Come vivere?

La prima preoccupazione di ogni artista è programmare. Si ragiona di sei mesi in sei mesi, se non ancor più a lungo termine. “Invece per ora ogni collega che sento mi dice che si naviga a vista, non riusciamo a guardare molto avanti – spiega il nostro intervistato –. Un esempio pratico? In un periodo normale, attualmente sarei stato al lavoro per l’estate e nel frattempo avrei fatto spettacoli pianificati sei mesi fa. Così sfrutto il tempo per studiare, scrivere, creare, ma resta il problema più grande: come vivere”. Provinzano ammette di essere “un fortunato fra quei pochi che hanno ricevuto tutti i ristori previsti finora – spiega – ma dobbiamo precisare che chi li ha presi tutti ha ricevuto dal ministero 4.800 euro in dieci mesi, da marzo a dicembre. Direi un po’ pochi per sostentare una famiglia… Con la prospettiva che alla scadenza dell’ultimo decreto in vigore, il 15 gennaio, ricadremo nell’incertezza”.

“Quando debutteremo? Chi lo sa”

La parola d’ordine è ‘provare’, immergersi nella propria creatività e scavare dentro di sé per trovare nuovi spunti in vista di una ripartenza. “Da mesi è la cosa che faccio di più in assoluto – racconta Giuseppe Provinzano –. Sto lavorando al progetto ‘Amunì’, una compagnia multietnica di dodici ragazzi provenienti da altrettanti paesi. Ci vediamo una volta al mese per le prove, ma quando debutteremo? Chi lo sa. A febbraio avremmo avuto un primo spettacolo a Mantova, ma ora non abbiamo idea di come si evolveranno le cose. Nel frattempo – aggiunge – posso contare su un’altra bella fortuna: lo Spazio Franco. Passo altro tempo a gestire le residenze artistiche al suo interno, permettendo alle varie compagnie che ospitiamo di continuare a riunirsi e perfezionare gli spettacoli. Visto che il Comune continua a chiederci l’affitto, almeno si sfrutta l’occasione. In un contesto molto pirandelliano: siamo chiusi nelle nostre ‘montagne’ a provare, sperando che un giorno tutto questo veda la luce”.

La reazione: il teatro a domicilio

In realtà un posto per il teatro, in mezzo a tanta confusione, Provinzano l’ha trovato. Lo Spazio Franco ha proposto il ‘Franco delivery show’, mutuato da un’iniziativa dell’attore pugliese Ippolito Chiarello: “Praticamente si porta il teatro in strada – riassume in due parole Provinzano –. Non si tratta propriamente di arte di strada, ma di portare pezzi di repertorio in strada con le modalità del delivery su cui si basa la ristorazione. A dicembre abbiamo portato l’idea in Sicilia riunendo 54 artisti, con pezzi da 20-25 minuti l’uno, gratuiti per lo spettatore perché già pagati da Spazio Franco”. Come? “Coi soldi dei ristori presi dalla compagnia. Abbiamo fatto da startup, lanciando ogni artista con tre ‘ordini’ già pagati, ma ora le risorse sono finite”. Ogni artista quindi ha fissato un prezzo per le proprie performance, e da adesso in poi sarà il pubblico a pagare gli ordini. “È una modalità differente di reagire, a nostro avviso unica alternativa rimasta incontrare l’arte dal vivo. Soprattutto per gli interpreti singoli, quelli senza compagnia, che hanno voglia e necessità di tenersi in vita senza una fiction, uno spettacolo o un film di riferimento”.

La riapertura e lo sguardo all’Europa

Questo stallo lavorativo e personale porta l’artista siciliano a sostenere la tesi di un’altra stagione come quella trascorsa nel 2020, “di transizione, e poi una riapertura intorno a ottobre. Anche se le cose andassero meglio non avrebbe molto senso ricominciare a maggio: solitamente è il periodo di chiusura delle stagioni, non di apertura”. A far arrabbiare il mondo dell’arte è lo scarto col resto d’Europa. “Sia perché in Italia cinema e teatri vengono considerati molto meno sicuri che altrove, sia perché in paesi come la Germania c’era stata chiarezza già a giugno. Non si tratta solo di quanti soldi ricevere, ma di dire oggi una cosa, domani un’altra, poi un’altra ancora. Però – conclude – so per certo che i grandi teatri sono stati finanziati e anche bene. È un momento duro per tutti, ma mi auguro tanto che alla fine dell’incubo quei soldi possano andare nelle tasche dell’artista, dell’attore, dell’inserviente o del botteghinaio”.

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