Sicilia commissariata? | Più facile a dirsi che a farsi - Live Sicilia

Sicilia commissariata? | Più facile a dirsi che a farsi

LiveSicilia ha lanciato il dibattito sul commissariamento della Sicilia, ipotesi politicamente considerata a Roma. Il contributo di Pippo Russo.

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E’ diventato un tormentone: la Sicilia rischia di essere commissariata da Renzi, anzi, siamo a un passo dal commissariamento. Le ragioni a sostegno sono di carattere finanziario. Un’affermazione continuamente rilanciata da politici, osservatori, semplici cittadini. Io, l’ho scritto ripetutamente, sarei tra coloro che saluterebbero con soddisfazione la conclusione di un governo regionale, per la verità la sua terza edizione con innumerevoli cambi di assessori e di vertici burocratici, che certamente non è il responsabile unico dei nostri mali ma rivelatosi assolutamente inadeguato a risolverli o, almeno, ad avviarli a soluzione. Nessuno, però, sembra porsi pubblicamente la domanda: il commissariamento della Sicilia da parte dell’autorità centrale dello Stato è concretamente immaginabile, seppure in presenza di una spaventosa crisi finanziaria?

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza, augurandoci di provocare un proficuo dibattito, magari con l’ausilio di giuristi insigni esperti della materia, e di andare oltre gli slogan. Premetto che non stiamo parlando del commissariamento di singole funzioni, cosa che sta già avvenendo, ma dell’interruzione traumatica della legislatura (con scadenza naturale a ottobre del 2017). Ai sensi dello Statuto della Regione Siciliana abbiamo cinque norme che vanno in direzione della fine anticipata della legislatura tutte generalmente sorrette dal principio “simul stabunt aut simul cadent” (insieme staranno o insieme cadranno) secondo il quale se decade il Presidente della Regione decade anche l’Assemblea regionale e viceversa.

Analizziamole sinteticamente. L’art. 8 prevede, su proposta del Commissario dello Stato avanzata al Governo di Roma, e con deliberazione del Parlamento nazionale, lo scioglimento dell’Assemblea regionale “per persistente violazione” dello Statuto. Non c’è un riferimento esplicito anche al Presidente della regione e alla Giunta regionale, ponendo un’eccezione al principio “simul stabunt aut simul cadent” e dubbi interpretativi di complessa soluzione. La figura del Commissario dello Stato è stata, com’è noto, recentemente soppressa e, pertanto, l’azione di impulso parrebbe appartenere direttamente al Consiglio dei Ministri. Nel medesimo articolo 8, ultimo comma, è sancita la possibilità di rimuovere il Presidente della Regione, seppure eletto a suffragio universale, “che abbia compiuto atti contrari alla Costituzione o reiterate e gravi violazioni di legge. La rimozione può altresì essere disposta per ragioni di sicurezza nazionale”. Esclusivamente in questi casi dell’art. 8 St. avremmo il commissariamento della Regione, per l’ordinaria amministrazione e per tre mesi fino a nuove elezioni, e con una complicata procedura che prevede l’intervento del Consiglio dei Ministri, del Parlamento nazionale e financo del Capo dello Stato.

Altra norma che determina la cessazione anticipata della legislatura è l’ultimo comma dell’art. 10 dello Statuto che disciplina l’eventualità di dimissioni, di rimozione, di impedimento permanente o di morte del Presidente della Regione. In tali frangenti, ovviamente, si procede a nuova e contestuale elezione dell’Assemblea regionale e del Presidente della Regione. Si converrà che tutte e tre le disposizioni richiamate contemplano ipotesi ad oggi soggettivamente e oggettivamente insussistenti o non agevolmente configurabili per la loro straordinaria gravità. Richiamare, come qualcuno ha fatto nell’attuale fase di pesantissima crisi finanziaria della Regione, che impone interventi del governo nazionale per potere approvare il bilancio, la violazione dell’art. 81 della Costituzione che obbliga al pareggio di bilancio, per configurare “un atto contrario alla Costituzione” imputabile tout court al Presidente della regione, mi pare un azzardo giuridico di notevole entità e di difficile percorribilità. Per completezza, annotiamo l’art. 120 della Costituzione: “Il governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli assistenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali. La legge definisce le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione”.

Pure qui, difficile imputare direttamente al Presidente della regione una delle cause previste da tale articolo per attivare il potere sostitutivo del Governo nazionale, e occorrono delle norme di attuazione. Soffermiamoci, adesso, sugli ultimi due casi, politicamente importanti perché implicano un’attività del Parlamento siciliano. L’art. 8 bis dello Statuto recita: “Le contemporanee dimissioni della metà più uno dei deputati determinano la conclusione anticipata della legislatura dell’Assemblea, secondo modalità determinate con legge adottata dall’Assemblea regionale, approvata a maggioranza assoluta dei suoi componenti”. Articolo molto affascinante, peccato che per essere applicato occorra una legge regionale che non mi risulta sia stata ancora varata. Comunque sia, non ce li vedo 46 deputati regionali che corrono in massa a dimettersi. In ultimo, eccoci giunti a un’altra fondamentale norma, l’unica in astratto praticabile, contenuta nell’articolo 10, primo comma, sempre dello Statuto.”L’Assemblea regionale può approvare a maggioranza assoluta dei suoi componenti una mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Regione presentata da almeno un quinto dei suoi componenti e messa in discussione dopo almeno tre giorni dalla sua presentazione. Ove la mozione venga approvata, si procede, entro i successivi tre mesi, alla nuova e contestuale elezione dell’Assemblea e del Presidente della Regione”.

In buona sostanza, l’Assemblea regionale dovrebbe approvare una mozione di sfiducia nei confronti di Crocetta che automaticamente determinerebbe la caduta sia del Presidente della Regione sia della stessa Assemblea (ricordiamo il principio “simul stabunt aut simul cadent”). Come sappiamo tale norma non è stata utilizzata nella fase antecedente al Crocetta ter. Allora fu presentata una regolare mozione di sfiducia, bocciata. In conclusione, se rimarremo immersi nella palude in cui ci ritroviamo sarà unicamente per colpa della classe politica siciliana che pur avendone lo strumento, l’art. 10. 1°comma dello Statuto (mozione di sfiducia), per dire basta e aprire una nuova pagina non lo adopererà, per rimanere saldamente incollata alla poltrona che garantisce privilegi e lauti compensi.

 

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Commenti

    Finalmente un quadro chiaro della questione. Avevo dei dubbi che la Sicilia si potesse commissariare, ma sono un laureato in lettere e non riuscivo a trovare un articolo di stampa comprensibile che spiegasse la reale situazione giuridica in proposito. Ora c’è e non è poco. Inoltre, mi fa piacere sottolinearlo, è confortante che ci siano politici che mostrano come Russo competenze e capacità di comunicazione su contenuti. Bene! Buona Pasqua a tutti, in particolare alla eccezionale Redazione di Live.

    Fa bene Pippo Russo a porre alla fine dell’articolo la questione politica. Giuridicamente credo proprio che sia complicatissimo commissariare la Sicilia. Complimenti comunque per la chiarezza espositiva nonostante la materia sia un po’ “intuciuniata”

    Infatti la soluzione è politica che tradotto significa: CROCETTA DIMETTITI!

    Grazie per questo articolo.

    Caro Russo, basta disquisire e dissertare !!! addirittura ti auguri di provocare “ un proficuo dibattito, magari con l’ausilio di giuristi insigni esperti della materia” ecco bravo andiamo oltre gli slogan e aggiungo io oltre il dibattito giuridico, affrontiamo il problema politico, Crocetta e il governo che lo regge è inadeguato ad affrontare i problemi della Sicilia, passiamo dalle parole, dagli scritti, dagli articoli e da tutto ciò che non serve per mandare a casa Crocetta ad organizzare una mobilitazione di popolo che dica basta a Crocetta e al suo governo.

    Ma siamo sicuri che la figura del commissario sia stata soppressa? È stato soppresso il controllo preventivo sulle norme votate all’ars, ma non la competenza di ricorrere all’alta corte in presenza di norme contrarie alle prerogative dello statuto votate a Roma. Peccato che non si sia mai verificato.

    Immaginare che il Governo Crocetta possa togliere il disturbo anticipatamente, su iniziativa dei parlamentari regionali, è solo fantapolitica. Ciò presupporrebbe un livello di qualità politico-istituzionale del tutto irrintracciabile (a parte qualche rara eccezione) a Palazzo dei Normanni. Per il resto, come dice correttamente Pippo Russo, tutte le altre ipotesi che prevedono la fine anticipata del Governo (e conseguentemente dell’intero parlamento) appaiono più teoriche che pratiche. Purtroppo siamo condannati a rimanere spettatori passivi della lenta agonia di questa terra, in mano al Governo più schizofrenico e inconcludente che la Sicilia abbia mai conosciuto. Siccome al peggio non c’è fine, Crocetta minaccia già di volersi ricandidare.

    La sua osservazione è corretta, è stato soppresso dalla Consulta il controllo preventivo sulle leggi regionali, cioè la funzione di maggiore rilievo ma che poneva la Sicilia, regione a statuto speciale, paradossalmente in una condizione di sfavore rispetto alle regioni a statuto ordinario che godono del controllo successivo. Resta da capire, era il punto che volevo porre, se il governo nazionale può attivare la procedura senza l’impulso del commissario dello Stato.

    Si, va bene la precisazione “pignola”, ma sostanzialente la figura del commissario dello Stato come da lei giustamente scritto è stata soppressa. Forse rimangono funzioni assolutamente marginali. La Corte Costituzionale mettendo la Sicilia nelle stesse condizioni piu favorevoli delle altre regioni a statuto ordinario, e abolendo il controllo preventivo di costituzionalità delle leggi siciliane, di fatto ha mandato in soffitta il commissario dello Stato. Se poi, per applicare l’art. 8 dello Statuto siciliano occorre ancora l’impulso del commissario dello Stato è materia dei giuristi e c’interessa ben poco. Comunque, per questo ho ringraziato nel mio precedente commento, apprezzo il rigore espositivo di Russo.

    Gentile Ambra, è giusto che risponda anche a lei senza volere tediare i lettori con troppe disquisizioni giuridiche che interessano ben poco. Sarò stato pignolo nel mio commento a enzo1 ma io ho l’obbligo, per quel che posso nell’ambito delle mie modeste competenze, di essere il più preciso possibile. E’ vero che sostanzialmente la figura del commissario dello Stato è stata soppressa – era ciò, semplificando, che intendevo dire, infatti – ma da un punto di vista strettamente tecnico la sentenza della Consulta n. 255 del 3 novembre 2014 ha abolito il controllo preventivo del commissario dello Stato sulla legittimità costituzionale delle leggi dell’Assemblea regionale siciliana, estendendo alla Sicilia gli effetti dell’art. 127 della Costituzione per le regioni a statuto ordinario (il controllo successivo). Certamente il controllo preventivo sulle leggi era la funzione di gran lunga più rilevante, senza la quale “sostanzialmente” il commissario dello Stato scompare. Rimangono in capo a tale organo le funzioni previste dall’art. 8 dello Statuto, con i problemi interpretativi che ho già evidenziato, e altre assolutamente residuali – per esempio la trasmissione degli atti di sindacato ispettivo del Parlamento nazionale agli uffici dell’Amministrazione regionale competenti o l’acquisizione di atti dell’Autorità Giudiziaria riguardanti deputati regionali – come correttamente ha osservato lei stessa. Grazie per l’attenzione e Buona Pasqua.

    Si, mi ricordo la sceneggiata all’ars sulla mozione di sfiducia, specialmente da parte dei deputati del Pd, Cracilici in testa. Alla fine tutti insieme appassionatamente.

    Grazie per le ulteriori precisazioni. Lei è troppo corretto, gran brutto difetto per un politico 😉 buona pasqua anche a lei.

    facciamo pure finta che per un minuto l’ARS si ricordi della propria ragione di esistere (parlo di quella nobile, non dell’attak che tiene saldamente ancorati gli onorevoli alle poltrone) e in un sussulto di dignità opti per il “tutti a casa”. Abbiamo forse all’orizzonte una nuova, adeguatamente preparata, ragionevolmente onesta e sufficientemente numerosa classe politica da proporre all’elettorato?? comunque vadano le cose, l’unico vero e insormontabile problema, resta inalterato.

    La Sicilia deve essere commissariata il prima possibile. Dopo, è fondamentale eliminare lo statuto speciale. Senza esitare, anche con un referendum. La magistratura mi sembra focalizzata solo sulla mafia. Perché non è altrettanto sollecita con la politica?

    Ho voluto fare questa sottolineatura perché in effetti la vicenda è complessa e poi se si dovesse incanalare il percorso magari ti ritrovi con ricorsi che rischiano di paralizzare tutto. Sono convinto che la soluzione al momento non può che essere politica, ma occorre un bilancio approvato. Noi ad oggi siamo con una finanziaria non firmata da baccei e un presidenteche intima il rragioniere generale a presentare il bilancio entro martedì. Mi pare che già questa sia materia circa la leggitimita’ degli atti e se baccei lo si possa considerare assessore nel pieno dei poteri attribuitogli dallo statuto. Buona Pasqua.

    Caro Pippo Russo, come giustamente scrivi, dal punto di vista strettamente giuridico è difficile ipotizzare il commissariamento del Presidente Crocetta. Qui il problema va affrontato e risolto unicamente con la politica. Ho la sensazione che il Governo centrale sta adoperando, commissariando di fatto alcuni assessorati, il tentativo di mettere alle strette il Governo regionale e quindi il Presidente Crocetta che, se pur legittimato dal voto popolare, è stato eletto da un piccola minoranza dei siciliani aventi diritto al voto. Pertanto, ritengo necessario che i siciliani debbano svegliarsi dall’oblio a cui sembrano particolarmente vocati e inizino a far sentire il proprio dissenso al governo Crocetta invece di ingraziarsi al servilismo del sistema politico clientelare dello stesso. È necessaria una rivoluzione culturale che da un lato appoggi l’azione del governo centrale e dell’altra cambi il modo di guardare alla politica dei siciliani; poiché “la politica è lo specchio della società”.

    E’ come dire al tacchino,di organizzare il cenone di capod’anno! è come dire al crasto,di preparare la legna! povera sicilia,Lumia&Cracolici,ne sapete niente?

    I commissari li vorrebbe mandare lo stato italiota, e per sempre. Non gli è consentito perché, provenendo da una dittatura, i politici di allora (quelli lo erano), emanarono delle norme che contrastavano il pericolo di derive autoritarie. Il contrario di quello che stanno facendo oggi. Ma se ci vogliamo sbarazzare di questo signore gelese, non si può “convivere” a dimettersi come su fece con Lombardo? E nessuno venga a dire che quello era accusato di non si sa di che cosa, ecc ecc. Ad ogni problema c’è la soluzione!

    Le disquisizioni giuridiche sono importanti, anche interessanti, ma fino a un certo punto. Lo sappiamo tutti, a cominciare dallo stesso Pippo Russo che ne fa la conclusione del suo articolo, che la questione è eminentemente politica. Da questo punto di vista, per esempio, io non ho ancora capito cosa intende fare Renzi sulla Sicilia e più in generale il pd siciliano. Da un lato si paventa da parte di Renzi, e quindi del pd nazionale, un commissariamento della Sicilia che abbiamo letto essere estremamente improbabile, dall’altro il pd siciliano continua a sostenere Crocetta. Non è schizofrenia? Vero è che il pd ci sta abituando alle più incredibili incoerenze ma c’è un limite a tutto. E poi bisogna fare i conti con i deputati regionali che di andarsene a casa non ne vogliono sapere.

    Articolo molto istruttivo

    Il succo di tutto il ragionamento mi pare che sia il mantenimento dello status quo. Crocetta resterà fino a ottobre 2017. Spero che Renzi trovi un modo per liberarci di lui. Molta responsabilità ce l’ha il PD regionale che quando poteva farlo non l’ha sfiduciato. Ma si può sempre fare, no?

    Bene il quadro normativo che toglie alibi a tutte queste chiacchiere da bar su possibili commissariamenti della Sicilia, con o senza il commissario dello stato ormai ridotto a pura presenza simbolica. Non c’è scampo e il partito democratico di Renzi lo deve capire: l’unica strada per chiudere il tormento Crocetta è LA SFIDUCIA! DEVONO SCOLLARSI DALLA POLTRONA e finalmente fare gli interessi di noi siciliani. E devono farlo alla svelta perchè la disperazione ormai è al colmo. Presentino una mozione di sfiducia, la voteranno in molti dentro l’ars, e vediamo se veramente c’è voglia di cambiare pagina. Smettiamola con le prese in giro, ma quale commissariamento!! non c’è bisogno di una laurea in giurisprudenza per capirlo. Com’è possibile che noi siciliani facciamo sempre la figura dei babbei e consentiamo a questi signori di prenderci per il c…lo? BASTA!!!!!!

    Dalla lettura di questo articolo di Russo, con le integrazioni e precisazioni da lui stesso apportate con i commenti, ho capito quattro cose. 1) Il commissariamento è ipotizzabile solo se si dimostrano le persistenti violazioni dello Statuto. Impossibile. Ma anche se si dimostrassero non è detto che se ne vada a casa Crocetta, ma solo l’Assemblea regionale. Bella beffa. Se ne devono andare tutti. 2) Gli altri casi, come gli atti contrari alla Costituzione, sono parimenti complicatissimi da configurare e richiedono una procedura ancora più farraginosa. 3) Non è affatto detto che motivi di carattere finanziario determinino automaticamente il commissariamento della Sicilia. Anzi, la panoramica delle norme vigenti fatta da Russo lo esclude. E infatti è così. 4) La questione è politica ed è nelle mani del PD della Sicilia. In particolare dei suoi deputati regionali che non hanno alcun interesse, per autoconservarsi, a presentare e votare una mozione di sfiducia a Crocetta, l’unica strada, come giustamente evidenziato, percorribile. Conclusioni: siamo a mare e ci dobbiamo tenere questo governo e questa Assemblea regionale fino a ottobre 2017. Auguri a tutti noi!! Marcello.

    Grazie Sig. Russo per a chiarezza con cui ha esposto l’argomento. Davvero molto interessante! Grazie ancora!

    Sono per l’abolizione della regione come istituzione, in fondo non è mai servita a niente, per il popolo. Ovviamente per chi l’ ha sempre svendita e’ stata una miniera d’oro. Proporre una raccolta di firme non servirebbe, le persone impiegate sono una infinita’ e non servirebbe. Siamo destinati, non c’ e niente da fare possiamo solo emigrare.

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