In 33 pagine il disastro della Sicilia | Serviva un Procuratore per svelarlo

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04 Luglio 2017, 14:03

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PALERMO – Sembra ieri. Direzione regionale del Pd. Al microfono si alternano deputati, dirigenti e assessori. E qualcuno osa: “Non dobbiamo fare l’errore di farci del male da soli: dobbiamo spiegare ai siciliani che questo governo regionale ha fatto bene”. Sembra ieri, e in effetti sono passati pochi giorni. A separare le dichiarazioni di assessori regionali (qualcuno invitava a evitare la sindrome di ‘Tafazzi’) ed esponenti della maggioranza di Crocetta dalle pagine della requisitoria del Procuratore generale d’appello Pino Zingale in occasione del recente giudizio di parifica, poi sospeso. Trentatrè pagine: un compendio del disastro chiamato Regione.

Il Procuratore generale d'Appello della Corte dei conti, Pino Zingale

Ci voleva un Procuratore, quindi, in questa terra delle convenienze elettorali, delle doppie morali e della memoria a corrente alternata? Ci voleva, insomma, un organo terzo – per quanto rappresenti il ruolo di pubblico ministero – per fare luce sul caos, per svelare le contraddizioni di una maggioranza, di partiti colpevoli almeno quanto il governatore che oggi in tanti provano a scaricare in fretta? Servivano quelle pagine per svelare l’inconcludenza di una opposizione impegnata in inutili mozioni di sfiducia, in qualche comunicato stampa, e poco più? Incapace di mobilitare la gente, la cosiddetta “opinione pubblica”, di inchiodare alle proprie responsabilità l’esecutivo.

Ci aveva provato qualcuno, a frenare l’operazione sull’acquisto degli immobili da parte del Fondo pensioni, di cui Livesicilia oggi torna a parlare. Avevano sollevato dubbi, i deputati di minoranza. Qualcuno si è pure beccato dai banchi del governo qualche velato insulto. Alla fine, la norma è passata. Anche grazie al voto di forze politiche e singoli deputati che oggi fanno la voce grossa contro il governo, che invocano dimissioni a destra e manca, che parlano di esperienza da chiudere, da dimenticare. E che in qualche caso rimangono saldi, direttamente o per interposto assessore, sulle poltrone della giunta, dalle quali lanciare la prossima campagna elettorale: una corsa alla salvezza individuale, che nulla sembra avere a che fare con la Sicilia.

Due mesi fa, gli stessi, solo per fare un esempio avevano posto il proprio timbro su una norma che il Procuratore – in perfetta sintonia con la Sezione di controllo, del resto – ha distrutto, mettendo a nudo le debolezze dell’operazione, le valutazioni “iperboliche”, le forzature sul bilancio e indicando la probabile motivazione alla base: servivano soldi in Finanziaria e si è scelto di prenderli ai pensionati siciliani.

A picco Pil e investimenti

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Una delle tante, la storia del Fondo pensioni. E basta percorrere le pagine della requisitoria, per imbattersi in una sfilza di paradossi e follie, di incongruenze e passi falsi. C’è intanto una più realistica lettura dei dati divulgati dal governatore Crocetta persino con degli orgogliosi video: “Nel 2016 – scrive Zingale – il Pil in termini reali è rimasto ancora inferiore ai livelli pre crisi di circa 12 punti, rispetto ai 7 punti dell’Italia”. Scendono anche gli investimenti, del 2,1 per cento di media all’anno nell’ultimo triennio: una tendenza negativa che, stando ai dati provvisori del 2016, sta proseguendo.

Parchi archeologici senza archeologi e il mistero del demanio

Dai Beni culturali le poche luci, ma nuove contraddizioni. Mentre migliorano i dati sui flussi turistici, non si riesce a inviare archeologi nei Parchi archeologici e architetti nei musei. Dai monumenti alle coste, il caos è lo stesso. Anzi, in riva al mare, i paradossi sono quasi incredibili: “Veniva confermato – annota il Procuratore – che dal primo gennaio 2012”, data di cessazione della convenzione tra Regione e Capitaneria di porto, il governo “non aveva provveduto a censire le concessioni presenti su tutta la fascia costiera”. La Regione, insomma, non sa nemmeno a chi deve chiedere i soldi. Non a caso la Procura parla di “attività di gestione del tutto approssimativa, carente e priva di riferimenti oggettivi”. E persino la somma iscritta in entrata nel bilancio sarebbe poco più che fantasiosa: “Non trova riscontro – scrive Zingale – in dati certi e attendibili”. Ecco poi le nuove ombre sulla Sanità siciliana, ad esempio sulla natura “Giglio” di Cefalù, nota a tutti. E da tempo. Nella requisitoria c’è anche quello, insieme a un allarme: la nuova rete ospedaliera rischia di essere economicamente insostenibile.

Il Cerisdi e i buchi delle Partecipate

Dov’erano, quindi, assessori e maggioranza, dirigenti di partito e persino l’opposizione? Perché anche dai partiti di minoranza, ad esempio, è arrivato l’impulso per l’approvazione di una norma, quella che prevede il transito degli ex lavoratori del Cerisdi in una partecipata regionale, che per la Procura è “a forte rischio di costituzionalità” (la stessa Sezione di controllo parlerà di “norma singolare”). Un tema che si lega a quello più ampio delle Partecipate regionali. Dovevano essere chiuse, rase al suolo. E invece sono lì, piene di fedelissimi del governatore, in qualche caso al centro di inchieste giudiziarie e contabili. E piene oggi come allora di personale cooptato direttamente: più di settemila persone. Oggi come ieri. Anzi, peggio di ieri. Perché le nuove regole contabili obbligano la Regione a quantificare le possibili perdite di questi carrozzoni, e di creare un Fondo per evitare i rischi legati ai “buchi” delle spa. Fondo al quale, nel capitolo di bilancio, corrisponderebbe la cifra “zero euro”.

Dove erano gli assessori propagatori di ottimismo? Quelli per cui va raccontato che, tutto sommato, non è andata così male? Forse troppo impegnati in questo sforzo (auto)assolutorio per raccontare quello che il Procuratore ha descritto a chiare lettere: questo governo ha indebitato i siciliani più di quanto abbiano fatto tutti i governi precedenti. Facendo ricadere sulle spalle delle future generazioni, prestiti e mutui, anticipazioni di liquidità e aiuti economici, da ripagare con calma, in futuro. Quando, insomma, sarà più facile dimenticare i volti e i nomi di chi ha provocato lo sfacelo. Descritto in trentatrè pagine. Che dirigenti di partito e assessori “amici della contentezza” sono pronti a leggere capovolgendo le pagine. Per provare infine a dire ai siciliani, come fa il governatore quasi ogni giorno: “Abbiamo salvato la Sicilia”.

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04 Luglio 2017, 14:03

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