Cronaca

Sanità, “nomine senza merito”: processi a Catania e Caltanissetta

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09 Novembre 2022, 15:47

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PALERMO – Una parte del processo resta a Caltanissetta, un’altra viene trasferita a Catania. Ed è quella che vede imputato l’ex presidente della Regione Rosario Crocetta per induzione indebita a dare o a promettere utilità. Il processo riguarda un intreccio di nomine nella sanità. In particolare a Catania, Caltanissetta ed Enna.

La Procura di Caltanissetta aveva chiesto l’archiviazione dell’inchiesta, non ravvisando ipotesi di reato. Il criterio delle nomine alle direzioni generali delle Asp, secondo i pm, era rimasto entro il confine della discrezionalità politica senza sconfinare negli illeciti penali.

Di avviso opposto il giudice per l’udienza preliminare Graziella Luparello che aveva ordinato l’imputazione coatta per Rosario Crocetta, l’avvocato Ferdinando Goffredo Maurelli, Enrico Antonio Vella che faceva parte della segreteria particolare del governatore, e il medico Vittorio Virgilio.

Nel caso di Crocetta il giudice per l’udienza preliminare di Caltanissetta Santi Bologna, a fine ottobre ha ordinano il trasferimento del procedimento a Catania per competenza territoriale su istanza degli avvocati della difesa Vincenzo Lo Re e Filippo Scalzo. Il trasferimento per Virgilio è stato disposto d’ufficio perché non era stata sollevata l’eccezione. Gli altri due imputati saranno processati a Caltanissetta.

Per Virgilio è infatti la città etnea il luogo dove sarebbe stato commesso il reato nel 2015. Virgilio era allora direttore della divisione di Chirurgia vascolare del Garibaldi-Nesima. Avrebbe abusato del suo ruolo per esercitare pressioni sul medico del reparto, Salvatore Di Dio.

Qualora non avesse assicurato un numero di ricoveri sufficiente ad occupare tutti i posti letto avrebbe fatto nominare un primario autoritario e severo che gli avrebbe reso la vita impossibile. In questa maniera avrebbe indotto Di Dio a promettergli, e a disporre in un caso, effettivamente ricoveri ingiustificati.

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L’utilità di Virgilio sarebbe consistita nell’ottenere il massimo fatturato per la struttura sanitaria, evitando che arrivasse un direttore di Divisione, mantenendo così “il proprio potere con conseguenziale utilizzo a proprio piacimento della sala operatoria della struttura per il trattamento chirurgico dei propri pazienti privati”.

La vicenda di Crocetta si radica a Catania perché è qui che si svolse la riunione in cui furono scelti i nuovi manager. Fu un intreccio di nomi e posizioni. L’ex governatore scelse per la direzione generale delle Asp di Catania, Caltanissetta ed Enna rispettivamente Ida Grossi, Carmelo Iacono e Giovanna Fidelio.

Quindi Crocetta, d’intesa con gli altri imputati, “avrebbe strumentalizzato la posizione di preminenza”, inducendo Iacono “a nominare indebitamente per ragioni rispondenti a logiche meramente politiche e senza procedere ad alcuna valutazione meritocratica del candidato” direttore sanitario dell’Asp di Caltanissetta Paola Marcella Emilia Santino.

Crocetta da solo avrebbe esercitato pressioni nei confronti di Ida Grosso affinché nominasse direttore sanitario a Catania Franco Luca, “legato in modo particolare a Giuseppe Caudo, segretario provinciale del Megafono (il movimento politico di Crocetta) benché Grosso intendesse a nominare Santino.

Stessa cosa sarebbe avvenuta con il manager Giovanna Maria Pina Fidelio, indotta a nominare Emanuele Cassarà, ex segretario provinciale della Margherita, benché Fidelio preferisse Santino. Né Luca, né Fidelio sono chiamati a rispondere dell’ipotesi di reato.

La Procura della Repubblica aveva escluso ipotesi di reato, chiedendo di archiviare il caso. Dopo il no del del giudice per le indagini preliminari e l’imputazione coatta, ora il processo si sdoppia. Una parte si sposta a Catania, un’altra resta a Caltanissetta.

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09 Novembre 2022, 15:47

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