Ingroia, Monterosso, i deputati | È già partito il 'si salvi chi può' - Live Sicilia

Ingroia, Monterosso, i deputati | È già partito il ‘si salvi chi può’

L'ex Pm loda Musumeci, il segretario generale può confidare in Micciché, gli uomini di Cardinale nel “misto”, in attesa di tempi migliori.

Dopo le regionali
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PALERMO – L’esodo è partito già da un po’. In piena campagna elettorale, quando, ad un tratto, si è formata una vera e propria fila all’altezza del casello che conduceva dal centrosinistra a Musumeci. Dall’era di Crocetta alla nuova stagione del centrodestra. In tanti hanno fatto le valigie e hanno scelto una meta più calda, rispetto ai rigori della coalizione che sosteneva Fabrizio Micari. Una mossa, in molti casi, utile per “salvare la pelle” (politicamente parlando, si intende), non sempre riuscita. Dagli uomini di Angelino Alfano, fuggiti alla spicciolata lasciando il ministro sotto la soglia del 5 per cento persino nel suo virtuale granaio siculo, passando per quelli di Gianpiero D’Alia (e Pierferdinando Casini) passati da un Udc all’altro (quello di Cesa), fino addirittura alle fughe di uomini del Pd o del centrosinistra in genere capaci di cambiare la casacca persino negli spogliatoi a pochi minuti dal fischio di inizio (vedi quello che è successo all’interno del Consiglio comunale di Catania).

È il “si salvi chi può”. Il tentativo di evitare la valanga. Che ha riportato sulla più solida piattaforma del centrodestra, in queste regionali, cavalli di ritorno e crocettiani pentiti. Ma la fuga per la vittoria potrebbe non essere finita qui. A creare nuove crepe nella coalizione che fu di Crocetta e poi a sostegno di Micari, qualche giorno fa, dalle pagine di Repubblica è stato il leader e fondatore di Sicilia Futura, Totò Cardinale. Pur smentendo ufficialmente la volontà di passare dalla parte di Nello Musumeci, l’ex ministro ha lanciato un avvertimento al Partito democratico: o viene rifondato, o il movimento di Cardinale andrà da un’altra parte. Ma dove? Intanto, nel cosiddetto “gruppo misto”, la collina neutrale dalla quale osservare i movimenti degli eserciti, dove si iscriveranno quasi certamente i due eletti Edy Tamajo e Nicola D’Agostino. Una scelta che potrebbe offrire la possibilità, in tempi più o meno brevi, di giocare quantomeno da “battitori liberi”. A questo, andrebbe aggiunta la stessa storia dei due parlamentari regionali. D’Agostino infatti fu capogruppo all’Ars dell’Mpa di Raffaele Lombardo. E la maggioranza – e lo stesso governo – che sta nascendo è a forti tinte lombardiane: basti pensare all’ex assessore Gaetano Armao indicato come vicepresidente, ma anche alle voci che vedrebbero Massimo Russo su una poltrona prestigiosa della Regione. L’ex pm fu il vice di Lombardo. E una storia certamente di centrodestra è quella di Edy Tamajo, già consigliere comunale con l’Udc di Cuffaro, poi passato nel Pdl, fino all’elezione avvenuta nel 2012 non certo con partiti di centrosinistra, bensì col “Grande Sud” di Gianfranco Micciché, tornato assoluto protagonista del centrodestra siciliano. E così, ecco il “misto” potrebbere alla fine risultare il treno giusto per rientrare. Non a caso, qualche leader del centrodestra come Saverio Romano, in passato aveva descritto Cardinale come un novello Caronte, in grado di spostare uomini e voti, da una sponda all’altra, creando questi gruppi “misti”. Sicilia Futura, del resto, governa già ad esempio a Caltagirone insieme a un fedelissimo di Musumeci, Gino Ioppolo, e anche nei collegi in cui non ha conquistato seggi, ha candidato gente con un chiaro passato nel centrodestra o tra gli autonomisti: è il caso ad esempio di Michele Cimino, Totò Cascio, Salvo Lo Giudice e Beppe Picciolo. Insomma, il Pd, così com’è, non convince i “Cardinale’s boys”. E la storia, oltre che la convenienza politica, spingerebbe dall’altra parte. E qualche segnale chiarissimo in questo senso arriva da Messina, dove l’ex presidente della commissione cultura all’Ars, Marcello Greco, candidato non eletto nella lista di Sicilia Futura ha già annunciato che lascerà il movimento di Cardinale per approdare anche lui nel centrodestra, tra i Popolari e autonomisti di Romano e Lombardo.

Lo seguiranno anche gli altri? È uno scenario possibile, in un’Ars nella quale una maggioranza, alla fine, è venuta fuori. Ma con i numeri più risicati. E così, un puntello, forse, servirà. Proprio lì, all’Ars, potrebbe trovare riparo anche una delle figure-simbolo dei cinque anni di Crocetta: il Segretario generale Patrizia Monterosso, stando alle parole di Nello Musumeci, non resterà al suo posto. Anche sulla sua permanenza potrà essere misurata la portata delle “promesse” del nuovo governatore, che ha detto a chiare lettere che il suo sarà il governo della discontinuità col passato. Ma la plenipotenziaria di Palazzo d’Orleans potrebbe comunque trovare nella coalizione vincitrice alle elezioni, un’ancora di salvezza. Nella persona di Gianfranco Micciché, per essere precisi. Il coordinatore di Forza Italia è da sempre un estimatrice della dirigente più alta in grado dell’amministrazione regionale e starebbe vagliando tutte le possibilità per assicurare alla burocrate un nuovo ruolo di prestigio. A Palazzo dei Normanni, per la precisione, nel caso in cui Micciché fosse eletto presidente dell’Ars: lì Monterosso potrebbe rivestire il ruolo di capo di gabinetto della massima istituzione del parlamento siciliano. Per farlo, servirebbe una modifica del regolamento. Una ipotesi che non sarebbe stata affatto esclusa.

E mentre qualcosa si agita in vista della nuova Assemblea regionale, sia tra gli scranni di Sala d’Ercole che sulle poltrone dirigenziali, e mentre si susseguono le riunioni e i vertici per la formazione del nuovo governo, qualcosa si muove al di sotto. Nel sottogoverno, appunto. Dove iniziano i pellegrinaggi verso il nuovo vincitore. Ha già iniziato un fedelissimo di Crocetta come Antonio Ingroia che nei giorni scorsi tesseva le lodi di Musumeci che, stando a una recente intervista all’ex governatore gelese, avrebbe voluto lo stesso Crocetta “in galera”. E molto si muoverà nei prossimi giorni, quando, una volta formata la giunta, bisognerà pensare ai dirigenti regionali e magari dare un’occhiata ai manager della sanità. È partito, insomma, il “si salvi chi può”.


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