“Spiegherò i motivi | delle lettere con i Lo Piccolo”

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01 Marzo 2012, 21:05

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“Ho avuto dei dispiaceri in famiglia per questa storia, ma non ero nel libro paga di Lo Piccolo. Poi vi spiegherò perché ho avuto rapporti epistolari con loro”. Così conclude le sue lunghe e articolate dichiarazioni spontanee Giuseppe Liga, sotto processo perché considerato il reggente del mandamento mafioso di Tommaso Natale, a Palermo, più volte definito l’erede di Salvatore Lo Piccolo.

Liga parla dopo aver passato un periodo di malattia. E fa un po’ impressione sentire parlare uno che viene ritenuto un potente boss in un italiano puntuale, forbito e senza alcuna incertezza grammaticale. Liga spiega la sua versione dei fatti riguardante un terreno destinato a una lottizzazione. Secondo l’accusa, lui avrebbe minacciato i proprietari di concederlo ad alcune cooperative con lo scopo di realizzare abitazione di edilizia popolare agevolata. Lui sostiene invece che il padre dell’avvocato Marcello Trapani, il titolare del terreno, avrebbe chiesta la sua intermediazione con le stesse cooperative per far aumentare il prezzo di vendita. Liga dice di aver “tutelato gli interessi di un mio lontano parente” e spiega alla corte anche i dettagli tecnici: “Il prezzo era di sessantamila lire al metro quadro, la legge dice che si può raddoppiare solo si dimostra che è l’unica fonte di reddito o di pertinenza di un coltivatore diretto”.

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Poi aggiunge che gli è stato chiesto, da parte delle cooperative, di fare una perizia per la sanatoria. E conclude che “non erano le cooperative che stavano a cuore ai Lo Piccolo”. Il giudice lo invita a compilare una memoria, in modo da rendere dichiarazioni spontanee più sintetiche. Lui ribatte dicendo che essendo stato male non se l’è sentita. Ma, prima della fine del dibattimento, previsto per la metà di aprile, si farà risentire. E in molti aspettano.

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01 Marzo 2012, 21:05

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