Staminali, la lotta di Smeralda| Giovedì il viaggio della speranza

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18 Marzo 2013, 07:00

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CATANIA – Sembra mancare, ormai, poco per la quarta infusione alla piccola Smeralda. La bambina che, da oltre due anni, convive con i macchinari della Rianimazione Pediatrica del Garibaldi-Nesima a causa di un’asfissia ipossico-ischemica. Dagli Spedali Civili di Brescia – unico centro italiano in cui si effettuano trattamenti con il metodo “Stamina” del professore Vannoni – è giunto un fax con la richiesta degli esami di routine pre-partenza. La data dell’infusione è prevista, difatti, per il 21 marzo. Una data che i genitori della piccola attendono da quattro mesi.

“Al momento – spiega a Live Sicilia Catania Giuseppe Ferlazzo, direttore dell’unità operativa in cui la bambina è ricoverata – stiamo attendendo l’esito degli accertamenti, dopo di che Smeralda potrà raggiungere Brescia e sottoporsi all’infusione. Abbiamo notato – continua Ferlazzo – che la tempistica con cui il viaggio viene effettuato genera nella piccola la riacutizzazione dello pseudomonas, un batterio che tende a ripresentarsi tutte le volte che si manifesta un abbassamento delle difese immunitarie. Tale riacutizzazione comporta non indifferenti rischi e cure che tendono a prolungarsi per settimane, se non mesi. Ragion per cui sarebbe più opportuno se la degenza post trattamento a Brescia potesse essere prolungata: da 24 a 72 ore”. Suggerimento condiviso anche da Davide Vannoni, docente specializzato in neuroscienze cognitive e presidente della Stamina Foundation. L’Onlus che per Giuseppe Camiolo, padre di Smeralda, e per i familiari dei pazienti per i quali non esiste una terapia farmacologica capace di migliorare le loro condizioni, rappresenta una speranza. Forse l’unica.

Professore Vannoni, Smeralda è affetta da danni celebrali irreversibili, le staminali possono essere realmente efficaci?

I danni vengono considerati “irreversibili” nella medicina ufficiale e non in quella rigenerativa basata sulle staminali. Su Smeralda abbiamo già cercato di intervenire ottenendo, anche se in forma lieve, piccoli ma grandi risultati: la bambina, oggi, presenta una lacrimazione, è riuscita più volte a vivere mediante respirazione autonoma e, adesso, quando qualcuno pronuncia il suo nome apre gli occhi volgendo attenzione verso la fonte sonora. Questi sono i primi sintomi di un cervello che sta cominciando a funzionare. Ricordiamoci che nel caso specifico non siamo di fronte al sistema celebrale di un adulto che, andato in coma, mantiene tutto quello che ha imparato precedentemente. La bambina non ha avuto il tempo di acquisire, quindi, tutto ciò che oggi recupera deve essere strutturato attraverso un apprendimento. Smeralda ha davanti a se un grande percorso da intraprendere: il suo recupero, difatti, non si può concludere con la quinta iniezione di staminali.

Quindi anche per lei le staminali rappresentano una vera e propria speranza?

Credo di sì, altrimenti non avrei mai esposto, in maniera propositiva, ai genitori il mio parere sulla terapia. Analizzando il caso con i medici dell’ospedale abbiamo condiviso un dato molto importante: Smeralda è una di quelle bambine per le quali pure un’influenza potrebbe diventare fatale. E invece la piccola ha combattuto e continua a combattere, dandoci lo sprono ad andare avanti. Considerato che il suo cervello presenta più parti danneggiate che sane, non sappiamo fin dove potrà recuperare, ma siamo certi che le sue cellule hanno cominciato a riparare qualcosa. Lo si nota dagli elettroencefalogrammi effettuati: il tracciato è cambiato e incomincia ad esserci un’attività celebrale con delle sincronie.

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Quanto è influente la presenza della famiglia in una bambina in stato vegetativo come Smeralda?

L’amore dei genitori è fondamentale. Nelle condizioni in cui versa la piccola è facile scoraggiarsi, invece la mamma e il papà di Smeralda sono due figure sempre presenti, non l’hanno mai lasciato da sola e continuano a sperare insieme a lei.

Quindi lei appoggia la loro decisione di portare a casa Smeralda?

Ci sono pro e contro. Da un lato le Rianimazioni sono reparti in cui, specie nel caso di bambini con respirazione ventilata, è più facile essere soggetti ad infezioni. Dall’altro però la piccola vive sotto l’osservazione dell’equipe medica del dottore Ferlazzo sempre pronta ad intervenire in caso di emergenza. Ricordiamoci però che non stiamo parlando di un oggetto, ma di una bambina che inizia a percepire la presenza della sua mamma e che quando le è accanto la sua frequenza cardiaca aumenta. Quindi l’habitat familiare, con le dovute precauzioni, non può che farle bene. Quando si ha a che fare con casi estremamente delicati la sensazione è che i pazienti non vivano realmente in quel corpo. Invece Smeralda sta dicendo a tutti “io ci sono” e lo sta dimostrando in tanti piccoli modi.

 

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18 Marzo 2013, 07:00

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