Stragi, il giallo delle ombre nere: la Dia nella redazione di Report VIDEO

Stragi, le ombre nere: la Dia nella redazione di Report VIDEO

Sigfrido Ranucci: "Siamo contenti se abbiamo dato un contributo alla magistratura per esplorare parti oscure"
IL CASO
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PALERMO – Il giallo delle ombre nere sulla Strage di Capaci e le inchieste giornalistiche. A trent’anni dalla mattanza che ha ucciso il Giudice Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini della scorta, personale della Dia è nella redazione di Report (LEGGI QUI).Alberto Lo Cicero sia nel corso delle conversazioni intercettate, che nel corso degli interrogatori da lui resi, al pubblico ministero e ai carabinieri, non fa alcuna menzione di Stefano Delle Chiaie”. La afferma, in una nota, il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca, in merito ai controlli scattati stamani nei locali del programma diretto da Sigfrido Ranucci.

Il Caso

Dalle testimonianze inedite che ha raccolto dal giornalista Paolo Mondani emerge che la pista nera dell’eversione di destra, della massoneria e della p2 della struttura Gladio e quella mafiosa sulla strage di Capaci che portò all’uccisione di Falcone si sovrappongono. Alberto Lo Cicero, autista del boss Mariano Tullio troia racconta che Riina si sarebbe potuto catturare prima delle stragi e che a Capaci, prima della strage, ci fosse anche Stefano Delle Chiaie, fondatore del movimento neofascista Avanguardia Nazionale.

La voce di Ranucci

“Da parte nostra c’è massima collaborazione. Siamo contenti se abbiamo dato un contributo alla magistratura per esplorare parti oscure”. Così, interpellato dall’Ansa, Sigfrido Ranucci commenta le perquisizioni di questa mattina nella redazione di Report e nell’abitazione dell’inviato Paolo Mondani. “Il collega – sottolinea il conduttore del programma – aveva già avuto un colloquio con il procuratore. Noi siamo sempre stati collaborativi con la giustizia, pur garantendo il diritto alla riservatezza delle fonti”.

Ranuncci spiega poi che “il decreto di perquisizione riporta la data del 20 maggio, cioè tre giorni prima della messa in onda del servizio”. “Non e’ un atto ostile nei nostri confronti – conclude -. Ovviamente abbiamo messo al corrente l’ufficio legale, l’ad Fuortes e il nostro direttore”.

La solidarietà

Valerio Di Trapani: “Sentenze della Cassazione e della Cedu hanno già acclarato che sequestrare pc e telefonini dei giornalisti, ancor di più con copie ‘indiscriminate’ dei contenuti, è illegittimo. L’unico risultato che resterà della perquisizione a Report è il timore delle fonti di essere ‘svelate'”.

Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare Antimafia, rilancia il servizio su Facebook e scrive: “Report spiega che a 30 anni dalla morte di Giovanni Falcone, emergono documenti e protagonisti dimenticati in grado di gettare una nuova luce su quei fatti. A Capaci, Cosa Nostra non avrebbe agito da sola: estremisti di destra e uomini di mafia, secondo testimoni e documenti ritrovati, sarebbero stati di nuovo insieme, dopo gli anni della strategia della tensione, in un abbraccio mortale costato la vita ai giudici Falcone e Borsellino. I due magistrati avevano il quadro completo, e oggi, tornando ad ascoltare collaboratori ed ex carabinieri, Report prova a ricostruirlo”.


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Commenti

    Non vorrei che nel paese più corrotto al mondo adesso l’unico programma italiano che parla liberamente fosse messo sotto inchiesta perche racconta la verità . Nel paese vergogna potrebbe succedere di tutto…..

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