Teo abbraccia Acireale | “Adesso vado avanti”

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13 Aprile 2014, 06:04

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ACIREALE. Ha la voce rotta dall’emozione quando parla in pubblico, per la prima volta nella sua città, di quel passato pesante come un macigno. Una città dove a lungo, troppo a lungo, si è sentito un estraneo. Sono trascorsi due anni da quando Teo Pulvirenti, brillante ricercatore a New York, ha rotto il silenzio sugli abusi subiti a 14 anni da don Carlo Chiarenza, allora parroco di S.Paolo.

“Ciao Acireale”, inizia così il suo breve intervento nell’aula magna dell’Istituto “Ferraris”, dove l’associazione “Caramella Buona” ha organizzato un convegno sulla prevenzione ed il contrasto della pedofilia. E’ l’occasione per parlare ai suoi concittadini riusciti finalmente a stupirlo. “La sorpresa più grande è stata il supporto di Acireale – racconta Teo Pulvirenti a LiveSiciliaCatania – perché quello che mi ha bloccato più di venti anni fa nel raccontare l’abuso subito è stata proprio la paura di non essere creduto e di essere giudicato. Invece adesso mi rendo conto che probabilmente la città è matura e ha risposto in maniera grandiosa a questa mia denuncia. Un supporto del tutto inaspettato. L’omertà – prosegue – è finita perché siamo tutti insieme a lottare contro la pedofilia”.

Da quando ha trovato la forza di denunciare le violenze subite è tornato a respirare nella sua città, in cui per troppo tempo si è sentito soffocare. “Il fatto che questa persona fosse ancora in giro – spiega – e che continuasse a stare a contatto con adolescenti uccideva una parte della mia anima. Mi sentivo anche in colpa perché nel corso degli anni ho visto persone subire lo stesso mio destino. Sentivo dentro – racconta – questo bisogno di parlare e di salvare altra gente perché non potevo più essere testimone di quello che stava succedendo”.

L’unico luogo nel quale non è più riuscito a mettere piede, e forse non riuscirà mai più a farlo, è la parrocchia S. Paolo. E’ lì che gli abusi si sono consumati. “Non ci riesco – confessa Teo – perché mi viene un morso allo stomaco”.

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Don Carlo Chiarenza, allontanato dalla Diocesi di Acireale, ha già subito una condanna in primo grado dalla Chiesa. Per Teo Pulvirenti un cambiamento significativo ma non è ancora abbastanza. “Non mi sarei mai aspettato una condanna – dichiara Teo – e quindi credo che sia un grande passo in avanti. Il problema, come ho detto ai diretti responsabili, è che la vittima non è abbastanza coinvolta nel processo. Non ho mai ricevuto un decreto ufficiale della sentenza, non mi è mai stato notificato l’avvenuto ricorso. Ho solo ricevuto notizie a livello informale, mai ufficialmente. Tutto ciò è frustrante. Invece – prosegue – c’è proprio il bisogno di un riconoscimento, di una maggiore partecipazione per le vittime”.

E’ un Teo che non ti aspetti. A fine conferenza dispensa sorrisi e abbracci ad amici ma anche a sconosciuti che lo hanno però capito e supportato. Quel macigno che per tanti anni si è portato dentro non c’è più.

“E’ una liberazione grande – racconta ancora a LiveSiciliaCatania – Prima sentivo questo fardello che mi portava a guardare sempre indietro, a quello che era successo. Adesso invece guardo solamente avanti alla vita che si prospetta, alle persone che possono essere salvate, a come aiutare le altre vittime di abusi. Ho mille idee e mille pensieri – conclude con occhi pieni di speranza – molte delle quali da portare avanti insieme alla Caramella Buona”. In bocca al lupo Teo.

 

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13 Aprile 2014, 06:04

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