Teatro Massimo, il 'calciomercato' delle nomine

Teatro Massimo, quel ‘calciomercato’ avvilente sopra la testa di Palermo

Commenti

    La cosa strana che la politica debba entrare e decidere sulla nomina persino di un teatro. Non si può . Le nomine dovrebbero essere fatte in base ad altri criteri e modalità e comunque non dalla politica

    palermo merita ed è responsabile di questa misera sceneggiata perchè ne ha votato attori e registi e continuerà a farlo perchè oggi il teatro massimo è solo una scenografia per matrimoni, gente che raglia davanti dalla mattina alla sera e discoteca all’aperto. Quello che succede dentro interessa a pochissimi pensionati stanchi

    Questa vicenda finirà con il diventare il paradigma di cosa significhi cultura per questi governi di dx. Solo mercato delle vacche.

    Di che vi meravigliate la cosa pubblica in Italia è questa ogni fazione che va al governo dx sx centro basso alto piazza i suoi proseliti che invece di tenersi neutrali e obiettivi regolano la loro carriera sulle amicizie politiche,’quei pochi neutrali non contano nulla VIVA L’ITALIA !!!!!!@@

    Si parla come Betta non fosse scelto dalla politica e imposto da Orlando. Avete ragione guardate i titoli! Betta ha titoli fatti esclusivamente al teatro massimo……non risulta un’esperienza altrove o almeno non appare che ci sia …..e poi sovrintende da solamente 2 anni con stagioni non brillanti e biglietti estivi regalati pur di raccogliere un pubblico. La Bonafede ha un’esperienza pluriennale in più istituzioni. Sarebbe la prima donna sovrintendente nella storia del teatro ….un bel passo avanti nella lotta per i diritti e pari opportunità particolarmente considerando che pare abbia anche parecchi titoli in più.

    Dovrebbe intervenire lo stato….subito…

    Toto teatro finito ….

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Si può certamente dissentire dalle posizioni politiche dell’on. La Vardera, ci mancherebbe altro! La pluralità delle idee è il sale della democrazia. Ognuno ha le proprie idee ed ognuno ha maturato le proprie esperienze. E l’esperienza, a chi come me è avanti con l’età, certamente suggerisce che La Vardera è un populista, ma non uno qualunque cui ci siamo abituati a vedere in politica; si tratta, invece, di un soggetto dal grande spessore, di notevole astuzia e di grandi capacità: insomma, un vero e proprio “animale politico”. Ha, di fatto, compreso che si sarebbe potuto ritagliare un “grande spazio” (e così farà) fra i delusi della condotta delle Istituzioni e di potere catturare consenso nel grande bacino degli amareggiati che non vanno più nemmeno a votare. Ciò che si presenta come la condotta opportunista per il consolidamento del consenso, però, se ci interroghiamo, è il frutto del malgoverno di destra e sinistra (più destra che sinistra) che si alternano nei vari governi e che, comunque, rispondono alle consuete vecchie logiche spartitorie che hanno ucciso i siciliani (molto spesso, conniventi). Per farla breve, certamente, non sono un illuso, ma credo di avere il dovere morale di dare fiducia ad un giovane di 32 anni che conduce la sua battaglia (mettendoci la faccia), in generale, con il giusto intendimento di riportare le Istituzioni e la politica al servizio del cittadino e non, come accade al momento, per fini diversi. Sarà vero? Non lo so; anzi, nessuno lo sa. L’unica cosa vera, al momento, è che chi è parlamentare, di destra, di sinistra, o di altri “cespugli”, certamente non è, come dovrebbe essere, al servizio della gente.

Una strada maledetta e senza corsia di emergenza, svincoli ed innesti pericolosissimi, manti stradali inesistenti, velocità di assassini che non hanno la minima comprensione, la politica colpevole che si tiene ancora distante con gravi responsabilità. Gli enti preposti che si arroccano su progetti e progetti.

La Vardera, la smetta. Interessanti i suoi interventi per fare scoprire le carte, ma il governo è una storia diversa. E poi, si impegnerebbe a iniziare finalmente la battaglia per dare riconoscere le prerogative dello Statuto e quindi la sua attuazione senza zone grigie? Se si, organizzi liste trasversali e forse ci crederemo

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