Tech economy? No, grazie | Rinascono gli antichi mestieri - Live Sicilia

Tech economy? No, grazie | Rinascono gli antichi mestieri

Qui all'interno la sarta Claudia Gaeta, in home page l'hair stylist Marco Sottile

L'hair stylist (nella foto, Marco Sottile), la sarta filosofa, l'ex studente panificatore. FOTO

Palermo
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PALERMO – Se da una parte le nostre vite saranno sempre più pervase di tecnologia nel secolo 2.0 che galoppa ad alta velocità verso i lidi della tech economy, dall’altra parte c’è un mondo del lavoro che cerca ancora professionalità che puntano tutto sulla manualità, sull’estro che una macchina non sarà mai in grado di rimpiazzare. Ingegno, creatività, e manualità appunto, sono gli ingredienti di partenza. Poi serve tecnica, inclinazione, innovazione. Ecco che gli antichi mestieri e l’artigianato vivono una nuova vita nell’era in cui le startup ambiscono a rivoluzioni digitali su ogni fronte. Così, mentre l’Italia nel 1982 esultava in Spagna per i gol di Pablito Rossi e il terzo titolo mondiale della Nazionale, a Palermo nasceva una generazione di trentenni pronta a far passare il futuro – letteralmente – dalle proprie mani.

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Dal sarto all’orafo, fino ad arrivare al meccanico, al panettiere, al calzolaio e al parrucchiere. Tutti mestieri del terziario che, oggi, vivono una nuova primavera, una nuova epoca, e che si uniscono in alcuni casi sotto il comune denominatore di Confartigianato, l’associazione di categoria che raggruppa chi del mestiere d’artigiano ne ha fatto un lavoro. E questa nuova primavera vive proprio grazie ad una generazione di giovani che ha fatto della tradizione lo stimolo giusto per l’innovazione, per quel futuro che va a passi veloci seguendo ancora le orme del suo passato.

Lo sa bene Marco Sottile, classe 1982, titolare di Marco Sottile Parrucchieri, un salone di bellezza al civico 51 di via Valdemone. Da piccolo sognava di fare questo mestiere, da grande ci è riuscito. “Innovare un mestiere antico come questo richiede sacrifici, impegno, estro – spiega l’hair stylist -. Sia perché il marketing, che ormai passa anche per i social network, deve seguire una strada sempre più giovane, sia perché le tecniche di colorazione e taglio sono in continua evoluzione per via dei trend che la moda detta. Per questo è necessario tenersi sempre aggiornati con corsi specifici che nel nostro campo ci permettono di stare al passo con le tendenze e le richieste di un mercato sempre più esigente. Il mio salone di bellezza è anche un punto di ritrovo e di riferimento per giovani della nostra generazione che seguono con attenzione l’andamento della moda in fatto di tagli e acconciature. È decisivo essere sempre aggiornati e per questo vado spesso in giro per l’Italia a seguire dei corsi di aggiornamento specifici. Per la nostra generazione che ha scommesso sui lavori tradizionali è altrettanto importante curare il linguaggio e la modernità con cui ci si rivolge alla clientela che, al tempo dei social e di Internet, è sempre più informata”.

Anche Emanuele Giambertone punta tutto sulla creatività e sulla manualità. Lui è un figlio d’arte, avendo ereditato il mestiere d’orafo del nonno prima, del padre poi. Nella bottega di corso Vittorio Emanuele, al civico 410, il trentenne si dedica alla produzione artigianale di gioielli. “L’evoluzione dello stile antico, mi ha portato fino ad oggi, in cui affianco ad una produzione classica, anche una produzione più moderna – spiega l’orafo, tra i pochi incisori a mano in Sicilia -. Sin da bambino ho respirato nell’aria la manualità che porta a creare un gioiello, dalle tecniche di modellazione, di fusione, di incisione. Partendo dal disegno su un foglio di carta, si arriva ad un oggetto finito ed è questa la più grande realizzazione professionale”.

La riscoperta dell’arte della manualità del passato, però, non può non strizzare l’occhio al futuro, all’evoluzione della materia stessa, alle esigenze sempre più specifiche di un mondo che, grazie ad internet, sa tutto o quasi. Anche nel mondo della panificazione, che abbraccia uno dei più antichi mestieri, si può premere sull’acceleratore dell’innovazione. Come ha fatto Salvatore Giacopello, classe ’87, ex studente d’ingegneria, oggi titolare del panificio di famiglia Il pane e le rose – nome preso in prestito dai movimenti delle suffragette del primo Novecento – nel centro storico di Corleone. Insieme ad un altro ragazzo che ha rilevato un mulino, ricominciando così a macinare a pietra, ha intrapreso un percorso di riscoperta dei grani antichi siciliani, come Tumminia, Russello o Maiorca.

Tra i creatori d’ingegno anche Fabrizio Lisciandrello, 29enne, affascinato da sempre dalla lavorazione del cuoio. Un “pelletterie moderno” che ha fatto della manualità e dell’artigianalità il suo mestiere. “Dopo un percorso di studi universitario ho capito che la mia strada era un’altra – spiega l’artigiano del circuito Alab che ha aperto un laboratorio, Ciatu, al civico 3 di piazza Aragona insieme ad Elena e Vincenza -. Non usare la tecnologia per la produzione di borse o scarpe è una scelta, perché l’innovazione non passa necessariamente dalla tecnologia. La tecnologia crea dipendenza nel senso cattivo del termine. Invece, senza, in qualunque posto del mondo mi trovi, basta che io abbia con me pelle e attrezzi, perché è solo dalle mie mani e dalle mie idee che nascono oggetti unici”.

Oggetti, ma anche abiti, che prendono vita dalle mani, come quelli di Claudia Gaeta, una sarta laureata in filosofia politica che ha preferito ago e filo alle teorie di Rousseau. “Faccio la sarta per scelta – spiega la ragazza che, al civico 74 di via Alloro, ha un piccolo laboratorio che si chiama Moon It’s -. L’amore per la sartoria nasce nella mia infanzia, essendo figlia di ricamatrici della Kalsa. È proprio in questo quartiere che ho deciso di far rivivere quest’arte. Mi piace la manualità e tutto ciò che c’è dietro, il poter creare qualcosa che non sia stereotipato. Perché la sartoria, l’artigianato, la tradizione locale, rifuggono da tutto ciò che è industriale. E l’antica arte del cucito può rivivere soltanto così, attraverso gli occhi di una generazione che parte dal passato e approda al futuro”.


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Commenti

    finalmente hanno capito che ARTIGIANATO Made In Palermo e’l’unica risorsa essendo Palermo una citta’ senza fabbriche

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