Trucidato con 18 coltellate |L’omicidio di Dario, indagini chiuse

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04 Marzo 2018, 17:50

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CATANIA. Ad un anno e mezzo dal cruento omicidio del 27enne giarrese Dario Chiappone la Procura di Catania ha notificato l’avviso di chiusura indagini ad Agatino Tuccio e Salvatore Di Mauro. Entrambi gli indagati sono ritenuti vicini agli ambienti della criminalità organizzata. L’ipotesi di reato è omicidio premeditato in concorso. Contestata dal pubblico ministero Santo Distefano anche l’aggravante della crudeltà. Diciotto le coltellate inferte alla giovane vittima in varie parti del corpo, due quelle letali, alla gola, tipiche lesioni da scannamento.

Per quel delitto da otto mesi si trova in carcere, in custodia cautelare, Agatino Tuccio. Sul 51enne giarrese, difeso dagli avvocati Enzo Iofrida e Vanessa Furnari, pesano gravi indizi di colpevolezza. Le impronte digitali lo collocherebbero sulla scena del crimine. Resta invece latitante il secondo indagato, il ripostese Salvatore Di Mauro, assistito dal legale Cristoforo Alessi. Del 53enne non vi è più traccia dal giugno dello scorso anno, dal sequestro della vettura di sua proprietà, una Fiesta Station Wagon, utilizzata secondo l’accusa per raggiungere la via Salvemini a Riposto e fuggire via dopo il delitto.

Restano al momento sconosciuti i nomi dei complici, almeno un altro soggetto, probabilmente due, avrebbe fatto parte del commando. E poi non è ancora chiaro il movente, cosa abbia scatenato una violenza così brutale.

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LE INDAGINI. E’ il 31 ottobre del 2016 quando in via Salvemini a Riposto viene trucidato Dario Chiappone. Il giovane si trova in un auto, parcheggiata in fondo alla strada, isolata e senza uscita, in compagnia di una donna. E’ la testimone oculare a chiedere aiuto e a raccontare, in stato di shock, quanto accaduto. Due uomini incappucciati, uno armato di pistola ed uno di coltello, sarebbero sbucati improvvisamente. Quello armato di pistola avrebbe intimato alla donna di consegnare tutto il denaro custodito, mentre il complice avrebbe iniziato a colpire il 27enne con una lama al torace e all’addome. Due fendenti, quelli mortali, lo raggiungono alla gola, recidendola. Mentre il giovane muore dissanguato i due fuggono via attesi da un complice. Agli investigatori sembra chiaro sin da subito che la rapina è solo una messa in scena, in realtà nasconde una vera e propria esecuzione.

Saranno gli esiti degli esami della scientifica a consentire l’attesa svolta nelle indagini condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Catania in sinergia con i militari dell’Arma dell’Aliquota Operativa della Compagnia di Giarre. Le impronte digitali inchiodano Agatino Tuccio. Poco dopo, grazie anche all’attenta analisi delle immagini registrate da alcuni impianti di videosorveglianza, viene individuata l’auto usata dal commando. Su quella vettura, di proprietà di Salvatore Di Mauro, vengono rinvenute tracce di sangue della vittima in corrispondenza del sedile posteriore, lato passeggero. Una sulla spalliera, l’altra nella zona della pedana poggia piedi. A quel punto scatta il fermo ma solo per Tuccio, Di Mauro è irreperibile da giorni. Da quel momento il 53enne svanisce nel nulla.

 

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04 Marzo 2018, 17:50

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