Ucraina, Anna, Luisa e Luana: le donne che salvano i bambini

Ucraina: Anna, Luisa e Luana… Le donne che salvano i bambini

In questo otto marzo di guerra ecco da dove arriva la speranza
L'OTTO MARZO
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Ci sono i demoni che incendiano il mondo con il fuoco della guerra. Ma ci sono gli angeli che tentano di portare ovunque l’acqua della generosità. Non si può spegnere la sete di tutti, ma anche un sorso di bene versato sopra un cuore che brucia è una benedizione. Ecco la storia di Anna, Luisa e Luana. Sono persone che si lasciano precedere da un battito d’ali: terreno e non per questo meno divino.

Luana Sciabarrasi e Luisa Asero sono professoresse di religione alla scuola ‘Calcutta-Perez’, l’istituto di Elisa (nella foto), la bambina palermitana, di otto anni, affetta da una grave disabilità, rientrata in città dopo mille peripezie. Sua mamma, Elena, era andata a Kiev, con lei, per recuperare l’altra figlia, la guerra le aveva bloccate, prima del ritorno. Sono state Luana e Luisa, insegnanti della piccola, a mettere insieme i soldi del biglietto dalla Polonia all’Italia, una volta varcata la frontiera. Ma nessuna lo rivela di sé e ognuna parla dell’altra. Luana dice: “Luisa ha pagato”. Luisa dice: “Luana ha pagato”. E aggiungono: “Tanti meravigliosi colleghi si erano comunque resi disponibili”. E sono state loro a curare i dettagli del salvataggio, dormendo con lo smartphone accanto al cuscino.

Luana racconta: “Dobbiamo fare qualcosa per accogliere i bambini che sono rimasti soli, che hanno perso qualcuno, è necessario salvarli dalla guerra. Sono in contatto con delle associazioni, vorremmo organizzare dei pullman e presto ci muoveremo. Molti genitori siciliani stanno chiamando e mettono a disposizione le loro case. Quella che vediamo in televisione o sui social è soltanto una piccola parte dell’orrore, del massacro degli innocenti che sta avvenendo laggiù”. “Io sto male – spiega Luisa – ho fitte alla bocca dello stomaco, pensando a quello che succede e a ciò che potrebbe succedere. Abbiamo bisogno di aprire le nostre case e proteggere i più piccoli”. E la voce si strozza in un pianto che somiglia a una preghiera.

E c’è Anna, una signora polacca, che vive al confine con l’Ucraina. E’ stata lei ad accompagnare Elisa e la sua famiglia in aeroporto, dopo averla ospitata, andando a prendere una mamma e le sue figlie smarrite, per condurle in una zona meno insicura del mondo. E stata lei, a contatto con Luana e Luisa, a organizzare il rientro. E’ lei che, ogni giorno, fa la stessa cosa per altri bambini, per altre povere anime nel gelo di una tragedia immane.

Anna, al telefono, discorre con un timbro cristallino che ricorda il pianoforte quando qualcuno suona Chopin. “Sì, è vero. Scusa, possiamo sentirci meglio domani. Qui ci sono tante persone che hanno bisogno di aiuto. E abbiamo tutti bisogno di aiuto adesso”. Una voce come un battito d’ali che non si rassegna e semina speranza tra le macerie. In questo otto marzo di mimose e paura, la voce di una donna è la salvezza.


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