"Verginelle", servizi carenti| Palermo: "Risolveremo i disagi" - Live Sicilia

“Verginelle”, servizi carenti| Palermo: “Risolveremo i disagi”

A seguito della lettera di denuncia pervenuta in redazione a firma di alcuni studenti del corso di laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche, LiveSiciliaCatania ha contattato il direttore del dipartimento di Scienze della Formazione, Dario Palermo per tentare di far luce sulla questione che causa disagi al popolo studentesco.

Università/La denuncia
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CATANIA – Aule-studio inestistenti e numero di studenti di granlunga superiore alla capienza delle classi. Sono questi i due punti focali della lettera di denuncia (clicca qui per leggerla per intero) pervenuta in redazione, inviata da alcuni studenti universitari, iscritti al corso di laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche e del dipartimento di Scienze della Formazione, esausti dalle condizioni cui devono far fronte ogni giorno, il loro plesso di riferimento è la struttura edilizia “Le Verginelle”. Problematiche a sentire i ragazzi sia a livello formativo che strutturale e logistico.

“Ciò che ci preme segnalare è l’inadeguatezzadelle strutture, non sufficienti ad ospitare tutti gli studenti – si legge nella missiva – siamo in 300, le aule hanno 150 posti, ci sono lezioni che si svolgono in audio conferenza venendo meno la naturale interazione tra studente e docente. L’unica soluzione sarebbe alzarsi, recarsi nell’aula dov’è presente il docente, interrompere la lezione con la possibilità che l’argomento sia già stato superato”.

Temi che abbiamo deciso di sottoporre all’attenzione del direttore del dipartimento Dario Palermo. “A fronte di una così ampia richiesta di iscrizione al dipartimento di scienze della formazione le strette maglie della legge, che stabilisce la necessità di programmare gli accessi ai corsi universitari e le scarse risorse umane e finanziarie di cui dispone l’Università, hanno reso possibile l’accesso solamente ad un numero massimo di 300 allievi, escludendone circa 1.700. Per ospitare le attività formative necessarie per i cinque corsi, il Dipartimento dispone di tre strutture: Magistero di Via Ofelia, un’ala di Palazzo Ingrassia e l’edificio settecentesco delle Verginelle in Piazza Dante.

Il restauro di quest’ultimo edificio ha consentito di ricavare diverse aule di varia grandezza, nessuna delle quali è però adeguata a contenere il numero di 300 iscritti al primo anno. Proprio per ovviare a questo inconveniente abbiamo attrezzato due aule contigue con un sistema di videoconferenza che consente a tutti gli studenti presenti di seguire in video e in voce il docente e di potere osservare le eventuali slides da lui proiettate.

Non ci sfuggono gli inconvenienti di questo sistema, mi permetto però di osservare che non è propriamente vero che, come asseriscono gli studenti, è solo questa situazione che determina la mancata frequenza alle lezioni: il calo delle presenze in aula è fisiologico, come può testimoniare qualsiasi docente (fra cui anche il sottoscritto) che a fine anno si trova l’uditorio ridotto alla metà rispetto al numero iniziale di studenti frequentanti”.

Il problema della frequenza infatti è – stando a quanto dichiarato dagli studenti – consequenziale alla carenza di servizi. Il direttore tuttavia ci tiene a precisare: “il Dipartimento sta provvedendo a monitorare questo fenomeno e a proporre delle soluzioni, anche tramite la Commissione paritetica docenti-studenti. Una possibilità potrebbe essere per esempio, quella di “prendere in prestito” da strutture vicine aule di maggiori dimensioni”. Il popolo studentesco di fronte aduna mancata soluzione in merito alla ricerca di aule più idonee nella missiva aveva avanzato una proposta: la divisione in due parti del corso, in modo che le lezioni si potessero tenere nell’aula con la presenza del docente.

Altro nodo da sciogliere quello legato alla mancata presenza di vere e proprie aule studio. “Consideriamo che lo stesso studente, impossibilitato a seguire la lezione, si rechi in aula studio, speranzoso di trovare un ambiente tranquillo e riservato dove studiare – denunciano gli iscritti al corso – In realtà è questa la situazione che si presenta ai suoi occhi: un ambiente di passaggio, confusionario, più consono alla consumazione del pranzo piuttosto che allo studio. E’ possibile studiare in un corridoio?”.

“Il problema deriva da un errore di progettazione dell’edificio – risponde Palermo – che destinò a tale uso un locale che a causa della mancanza di uscite di sicurezza non poté mai essere utilizzato; fu allora adibito ad aula studio un open space che si trova nella parte centrale del complesso; il Dipartimento, anche in questo caso su indicazione della Commissione paritetica, sta progettando una ripartizione di questo spazio che attenui l’impatto del transito degli studenti su coloro che vogliono studiarvi; sta provvedendo anche ad individuare altri piccoli spazi per collocarvi postazioni di studio”.

“Il mio invito agli studenti – conclude il direttore – è comunque che non si limitino a lamentare problemi ma che, come in molti casi già avviene, diano un attivo contributo di proposte alla loro soluzione; ricordandoci che l’Ateneo è la casa comune di tutti, studenti e docenti, e come tale, è giusto chiedersi non solo cosa esso ci dà, ma anche in cosa noi stessi possiamo contribuire al suo buon funzionamento!”


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Commenti

    Vorrei precisare che non sono MAI stati proposti nė il dimezzamento del numero di iscritti, nė tantomeno la chiusura del corso!!!

    Scusate,
    ma se il docente ammette che c’è stato un errore da parte del progettista, come minimo l’Università dovrebbe bloccare il saldo della sua parcella e chiedere il risarcimento danni.

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