Vaccini, Sicilia in affanno |Pesa l’ombra dei ‘No vax’

di

07 Maggio 2018, 19:21

3 min di lettura

PALERMO – Mentre la legge sull’obbligo di vaccinazioni sta per compiere un anno, le autorità sanitarie tirano le somme su quante persone siano state vaccinate. Un dato che per la Sicilia mostra luci e ombre, con una copertura totale al di sotto della soglia di sicurezza fissata dalla legge, ma con una differenza molto grande tra diverse province e, in alcuni casi, con percentuali di vaccinazione doppie rispetto alla media italiana. A tenere basse le percentuali le campagne NoVax.

I dati globali sulla copertura vaccinale raccontano di una Sicilia che per i vaccini della polio e del morbillo si ferma al di sotto del 95 per cento di persone vaccinate, soglia oltre la quale scatta la cosiddetta “immunità di gregge” grazie a cui anche chi non può essere vaccinato è protetto dal contagio. In particolare le persone che hanno ricevuto il vaccino esavalente, in cui oltre alla polio c’è la protezione per difterite, tetano, pertosse, epatite b e Haemophilus influenzae, sono il 91,3 per cento della popolazione, mentre è ancora più bassa la percentuale, 85,6 per cento, per il vaccino quadrivalente che protegge da morbillo, parotite, rosolia e varicella. Nella gara a non vaccinarsi la Sicilia è superata dalla provincia di Bolzano, in cui solo il 71 per cento delle persone è vaccinata contro il morbillo e l’85,8 per cento contro la polio.

Ma l’apparente lentezza della Sicilia a vaccinare i suoi abitanti è legata a dei fattori precisi: “La media dell’isola è tenuta in basso dalle tre province di Catania, Siracusa e Messina – dice Mario Palermo, responsabile del servizio di igiene pubblica del Dipartimento per le Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico – a parte in quelle, siamo perfettamente in linea con la soglia del 95 per cento, e in alcuni casi la superiamo”. Per Palermo a incidere sulle vaccinazioni nelle tre province ioniche è la campagna contro i vaccini: “I NoVax hanno fatto una campagna a cui è stata data molta risonanza, soprattutto per quanto riguarda il vaccino contro il morbillo, sostenendo che ci sarebbe un legame tra la somministrazione e l’insorgere di autismo. Queste teorie sono false e sono state smentite più volte dalla comunità scientifica – continua Palermo – eppure troppi cittadini continuano a dare retta a chi le sostiene”.

Articoli Correlati

Proprio il contrasto alla campagna antivaccini era uno degli obiettivi della legge Lorenzin, varata l’anno scorso, che obbliga i genitori a vaccinare i bambini prima di mandarli all’asilo o alla scuola dell’obbligo. La legge ha comportato un altro effetto sulle statistiche siciliane, spiega ancora Palermo: “Nel nord tutti i bambini vanno all’asilo, mentre in Sicilia spesso si aspetta l’età dell’obbligo. Questo ha fatto sì che quest’anno al nord ci sia stato un recupero nelle vaccinazioni che in Sicilia non c’è stato, mentre abbiamo avuto un rientro dei numeri delle classi di età più grandi: i genitori vaccinano i figli per non ricevere le sanzioni previste dalla legge”. Quindi, la Sicilia è al di sotto della media di bambini al primo anno di vita vaccinati, soprattutto per le tre province ioniche, mentre negli anni successivi il divario si riduce e in certi casi si arriva al di sopra della media nazionale: “Per il Rotavirus – dice Palermo – arriviamo a coprire più del 60 per cento, mentre al nord si fermano tra il 30 e il 40”.

In questo scenario, l’assessore alla Sanità Ruggero Razza ha emesso una circolare per incrementare ulteriormente il livello di vaccinazioni. Tra le misure adottate, l’apertura tutti i giorni dei centri vaccinali ricorrendo a medici di prossimità e specializzandi. Previsti poi degli incontri informativi con medici, per evitare che sulle vaccinazioni circolino ancora notizie false, e per divulgare un atteggiamento orientato alla prevenzione: “Quello che bisogna fare capire alla gente – dice Palermo – è che per alcune malattie come la meningite non esiste cura, e allora bisogna prevenire. Molti pensano alla cura solo quando sono malati, e non vogliono ricorrere a un trattamento medico quando sono sani. A noi invece interessa vaccinare tutta la popolazione, non solo i bambini in età pediatrica, perché malattie come il morbillo, su corpi più adulti, possono avere delle complicazioni anche gravi”.

Pubblicato il

07 Maggio 2018, 19:21

Condividi sui social