Il viadotto Himera sulla A19 | Si allontana la riapertura

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09 Maggio 2015, 16:48

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PALERMO – Preparatavi a un’idea: la bretella che deve ricongiungere la Palermo-Catania non arriverà prima della fine dell’estate. O almeno non prima della fine di agosto. L’Anas ufficializza i dettagli del progetto – o meglio dei progetti – che permetteranno di riaprire al traffico il tratto fra Scillato e Tremonzelli dell’A19, chiuso per il cedimento del viadotto Himera: i tempi stimati non sono più tre mesi tour court, come aveva lasciato intendere il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio nella sua visita di aprile in Sicilia, ma di “tre mesi dalla data di consegna dei lavori”. La sfumatura non è minima: perché inizi il conto alla rovescia, insomma, è necessario che si completino tutti i passaggi burocratici, dalle “conferenze di servizi” alle gare d’appalto. Insomma: sicuramente i 90 giorni necessari non partiranno prima della fine di maggio, ma è possibile che il count-down si avvii anche a giugno inoltrato o anche più tardi.

Gara a ostacoli
La variabile impossibile da calcolare è l’emergenza. La trattativa fra la Sicilia e Roma, come LiveSicilia spiega in un altro articolo, è in corso, e da questa dipendono anche i tempi: se il governo Renzi desse il via libera alle procedure d’urgenza, infatti, le tre gare – per un totale di dieci milioni di euro – potrebbero essere assegnate più velocemente. L’Anas, descrivendo i dettagli dei progetti alla Regione, lo dice chiaramente: “I tempi sopra indicati – si legge nella nota – sono relativi alla sola esecuzione dei lavori ma, qualora si dovessero adottare le procedure ordinarie, a questi andrebbero aggiunti quelli, difficilmente quantificabili, necessari per il complesso iter amministrativo”.
L’emergenza, però, secondo le stime della stessa Regione, non potrà essere proclamata prima di una decina di giorni. E nell’attesa quasi tutto, sul fronte burocratico, è fermo. Sebbene il progetto ci sia già, e sia già stato trasmesso lunedì dall’Anas alla Protezione civile regionale, infatti, a Palazzo d’Orléans non è arrivato nessun invito per le “conferenze di servizi”: insomma, le riunioni nelle quali Regione, Comuni e altri enti fanno il punto e si coordinano prima dell’avvio dei lavori. Ferme, ovviamente, sono anche le gare. Se ne parlerà non prima della seconda metà del mese. Nella migliore delle ipotesi.

Tre progetti per una bretella
Quello che non è fermo il lavoro preliminare. L’Anas annuncia di aver già effettuato “i necessari sondaggi, con interventi di consolidamento del versante a protezione della tratta in rilevato” per la rampa di accesso al viadotto: insomma, la zona è già stata puntellata per evitare che un’altra frana si aggiunga a quella che ha danneggiato l’Himera. Sarà proprio la rampa il progetto più corposo: costerà 4,8 milioni, permetterà di tornare in autostrada dopo aver percorso un breve tratto di provinciale e sarà eseguito, appunto, in 3 mesi dalla consegna dei lavori.
Di meno durerà l’altro progetto strettamente legato alla bretella. L’obiettivo è rendere la provinciale accessibile anche ai Tir: “La bretella di collegamento provvisorio – mettono nero su bianco dall’Anas di Roma – sarà dimensionata anche per il traffico pesante, consentendo con una breve deviazione di rientrare sull’autostrada A19, riducendo al minimo i disagi dell’utenza”. L’“adeguamento” costerà due milioni e durerà due mesi. “L’adeguamento del tratto di strada provinciale – si legge nella lettera che l’Anas ha inviato alla Regione – prevede interventi localizzati di allargamento del piano viabile, mediante il completo rifacimento della pavimentazione, l’installazione di barriere di sicurezza e nuova segnaletica orizzontale e verticale, anche per consentire il transito dei mezzi pesanti”.
Per scegliere il percorso che permetterà di risparmiare un’ora di tempo l’Anas ha analizzato varie opzioni: alla fine si è scelto di far partire la deviazione allo svincolo di Scillato, passare sotto il viadotto Himera e poi affiancarsi al vecchio percorso, fino a immettersi nuovamente in autostrada poco oltre il cedimento. “Il percorso prescelto – annota l’Anas – è il risultato di una analisi dettagliata di diverse alternative di tracciato sviluppate sia in sponda sinistra sia in sponda destra. Le valutazioni hanno riguardato le condizioni di stabilità dei versanti interessati, i condizionamenti plano-altimetrici, i problemi di acquisizione di aree oltre la complessità dell’opera di innesto sul viadotto”.
A questi interventi se ne aggiungerà un terzo, che prevede la demolizione dei piloni e di entrambe le carreggiate che li sovrastano: l’intervento, che costerà tre milioni e include la rimozione dei materiali di risulta degli altri due cantieri, verrà realizzato contemporaneamente alla costruzione della bretella, ma dopo i controlli attualmente in corso sul rischio di altre frane, e durerà anch’esso tre mesi.
Solo dopo si potrà passare alla fase 2. La cui progettazione, però, è ancora in corso: ci vorranno due mesi, secondo l’Anas, perché venga completata “la progettazione dell’intervento di ricostruzione dei due viadotti”. Il prezzo, in questo caso, è molto più salato: l’Anas stima un costo di circa 20 milioni, con tempi di esecuzione tra i 15 e i 18 mesi, anche in questo caso “a decorrere dalla demolizione dei viadotti preesistenti”. Le idee di massima, però, sono già state messe nero su bianco: due nuovi piloni sui quali poggiare una struttura in acciaio-calcestruzzo lunga 250 metri.

Una frana da 10 milioni di metri cubi
Intanto, l’Anas ha avviato un monitoraggio più ampio del rischio-frane. Pur ribadendo che lo smottamento del mese scorso “si è attivato nella parte alta del versante, circa 400 metri a monte del viadotto, in un’area ben al di fuori di quelle di pertinenza di questa società”, l’azienda ha deciso di avviare una ricognizione su tutta la Palermo-Catania. Controlli che, ovviamente, a ridosso del viadotto sono più serrati: a controllare la situazione è quella che all’Anas definiscono una “stazione totale robotizzata ad alta precisione”. Al momento, nessun danno è stato segnalato.
Nessun danno ulteriore, chiaramente. Perché quello di un mese fa di danni ne ha fatti parecchi: secondo la Protezione civile “si è riattivata una paleofrana con un fronte di circa 300 metri e una lunghezza di circa un chilometro”. La quantità di terra spostata è enorme: un milione di metri cubi. “Paleofrana” significa una cosa precisa: quello smottamento c’era già stato. “Tale zona – scrive la protezione civile – nel 2005 era stata interessata da una frana di minori dimensioni che aveva causato profondi dissesti tra il chilometro 0 e il chilometro 0+800 della strada provinciale 24, causando l’isolamento del comune di Caltavuturo”. La strada provinciale 24. Quella che diventerà la bretella. All’Anas, però, sono tranquilli: “La soluzione – assicura l’azienda – risulta quella di minor rischio connesso alla stabilità dei versanti, a fronte del quale sono previsti in progetto adeguati interventi di consolidamento dimensionati in funzione dei tempi di esercizio del collegamento”.

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09 Maggio 2015, 16:48

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