Violenza sulle donne, Puleio: "Potenziare le reti di protezione" - Live Sicilia

Violenza sulle donne, Puleio: “Potenziare le reti di protezione”

Il sostituto procuratore della Repubblica di Catania fa il punto su un tema ritenuto urgente dall'opinione pubblica.

L'intervento
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CATANIA – I recenti gravissimi episodi di omicidio e violenza sessuale, commessi contro donne inermi, e troppo spesso in ambito familiare, hanno ingenerato in larga parte dell’opinione pubblica un clima da crociata. Una collettività smarrita e angosciata si interroga sul perché non si adottino leggi speciali per contrastare il fenomeno e sulle ragioni per cui una Magistratura vista – almeno in una certa rappresentazione della realtà – come manettara e forcaiola, e abitualmente incline alla severità, non intervenga con la intransigenza esemplare che queste atrocità impongono. Poco conta rilevare come questo sentire sia orientato da interventi interessati e più attenti agli aspetti efferati e crudeli dei fatti (per il possibile tornaconto politico o di visibilità che se ne può ritrarre) che alla ricerca attenta e ragionata delle cause di un fenomeno esecrabile e all’analisi dei possibili rimedi. Il malessere sussiste e con esso bisogna confrontarsi.

Cominciamo così col dire che non sembra sensato reagire ai ricorrenti episodi di violenza con una legislazione speciale di emergenza. Le norme in materia di violenza sessuale prevedono la reclusione da cinque a dieci anni per l’ipotesi base di chi con violenza o minaccia costringe taluno a compiere atti sessuali, pena che viene elevata (fino a dodici o a quindici anni) in casi particolarmente gravi in ragione della qualità del soggetto agente o di quella della vittima op della gravità del fatto (es. minore o violenza di gruppo): sembrano sanzioni adeguate al fatto. Si tratta a questo punto di applicare adeguatamente e rigorosamente tale legislazione: nella cornice di un processo che garantisca l’imputato e nello stesso tempo il soggetto passivo della violenza, soprattutto in situazioni in cui sono ancora purtroppo frequenti ambigui tentativi di truccare le carte e di capovolgere il rapporto esistente fra carnefice e vittima. A tale ultimo riguardo a nulla servono le riforme, e deve essere il giudice a farsi garante della correttezza e della celerità dello svolgimento del processo.

Ma il tema della violenza sulle donne (e veniamo così alla seconda parte del nostro ragionamento) è più complesso della bestialità degli estranei perpetrata nelle strade. C’è la coercizione ed il sopruso quotidiano, consumato nelle mura di casa, c’è l’angheria commessa all’interno delle piccole comunità isolate, c’è la brutalità subita in silenzio dalle donne terrorizzate dal contesto famigliare o sociale circostante. Anche con riferimento a queste situazioni di violenza la reazione giudiziaria deve essere inflessibile e l’applicazione della legge penale rigorosa. Ma, ai fini di un intervento che non sia velleitario o tardivo, il problema è qui quello di distinguere, nella molteplicità di segnalazioni di disagio e di oppressione domestica, quelle avvisaglie predittive che si pongono come segnale di un pericolo per la donna; né è pensabile fare seguire (senza svolgere una attività di verifica) ad ogni segnalazione o denuncia un provvedimento coercitivo ai danni del responsabile.

Per la mia esperienza, nessuno (né magistrato, né poliziotto, né carabiniere) è portato a consapevolmente sottovalutare una conflittualità tra coniugi o tra fidanzati o che so io, che possa sfociare in condotte violente. Ma per le semplici molestie o le ingiurie non sono possibili le misure cautelari; non ogni comportamento aggressivo assume i contorni della persecuzione (il cd. stalking), reato che quelle misure consente: in altre parole, anche se duole riconoscerlo, la follia omicida non è sempre annunciata – come troppi esperti da salotto vanno predicando in queste ore – né è sempre prevedibile ed evitabile.

Diceva un antico adagio che, quando un problema grave e complesso sembra avere una risposta semplice, vuol dire che qualcosa sfugge. Non sembra dunque che il gravissimo fenomeno in questione sia fronteggiabile semplicemente caricando di ulteriori responsabilità (e colpe) polizia e magistratura. Forse, accanto all’attenzione, pure necessaria, ad una sempre più matura e consapevole

Forse, accanto all’attenzione, pure necessaria, ad una sempre più matura e consapevole preparazione e sensibilità in argomento di magistrati ed operatori di polizia giudiziaria, il tema principale è costituito dalla predisposizione degli strumenti in grado di fare emergere, e pertanto anche sotto questo profilo contrastare, i comportamenti criminali di regola sommersi: potenziamento dei servizi sociali e delle reti di protezione delle donne, interventi sul terreno della educazione civile.

Francesco Puleio, Procuratore aggiunto della Repubblica di Catania


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