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Live Sicilia

Quel gas puzza di bruciato
all'ombra di Ciancimino

Venerdì 08 Aprile 2011 12:32 di Giulio Ambrosetti

L’appuntamento è per il prossimo 30 maggio al Tribunale di Catania. Davanti al giudice per le indagini preliminari (gip), Giuliana Sammartino, dovranno presentarsi alcuni dei protagonisti di un’indagine nata da una serie di esposti presentati dall’avvocato Giovanna Livreri e dal professore Gianni Lapis, che hanno coinvolto imprenditori, magistrati e avvocati.

La vicenda in questione è quella della Gas spa, un gruppo che, attraverso una serie di società collegate, ha gestito in Sicilia (ma anche in altre regioni italiane), a partire dai primi anni ’80 del secolo scorso, i lavori per la metanizzazione. Appalti pubblici per centinaia e centinaia di miliardi di vecchie lire. Un grande affare che non è stato scalfito nemmeno dal passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica. Un business conclusosi con la vendita del gruppo Gas spa per 126 milioni di euro a una nota holding spagnola.

Sulla Gas spa, a partire dai primi anni del 2000, non sono mancate le indagini da parte della polizia giudiziaria. Un’inchiesta, condotta dalla Procura della Repubblica di Palermo, retta allora da Piero Grasso e dal suo aggiunto, Giuseppe Pignatone, che ha coinvolto Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino (nella foto) che è stato considerato, sin dalla costituzione della società e per oltre 20 anni, socio occulto della Gas spa. Questa società ha visto sempre comproprietari delle azioni e quote societarie due raggruppamenti di riferimento: il gruppo Lapis e il gruppo Brancato che per 20 lunghi anni si sono scambiati tra loro ruoli di vertice, responsabilità aziendali, quote e azioni in un unico indiviso. Il riferimento è al già citato professore Lapis e a Ezio Brancato, un funzionario regionale che, per anni, è stato al vertice del gruppo Gas spa.

Nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria sul ‘tesoro’ di Vito Ciancimino, avviata nel 2002 a seguito dei pizzini ritrovati al collaboratore di giustizia, il mafioso Antonino Giuffrè, i magistrati di Palermo (gli stessi oggi indagati a Catania), determinavano una sostanziale sperequazione di posizioni tra i due gruppi (cioè Lapis e Brancato), disponendo, nel 2005, il sequestro della metà delle quote di denaro (circa 60 milioni di euro), provenienti dalla vendita della Gas agli spagnoli relative al solo gruppo Lapis. I magistrati inquirenti ritenevano tali quote le sole di pertinenza dell’erede dell’ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino, padre di Massimo Ciancimino. Lo stesso provvedimento non veniva disposto verso il gruppo Brancato, a detta di Massimo Ciancimino prestanome del padre Vito nella Gas spa e di fatto fin lì esclusa completamente dal novero degli indagati e dalle indagini.

Fino a quel momento il gruppo Lapis e il gruppo Brancato erano stati un tutt’uno. Nella primavera del 2005 i due gruppi storici della Gas spa imboccheranno strade diverse. In particolare, le eredi Brancato prenderanno le distanze da Lapis, arrivando anche ad accusare di fatti di reato il loro ex socio, cioè lo stesso Lapis. L’apice della lite tra i due si riassume in una lettera del 12 giugno 2006 inviata da Gianni Lapis a Maria D’Anna in cui ricorda le obbligazioni nei confronti del socio occulto Ciancimino. La D’Anna, a quel punto, denuncia il suo ex socio Lapis e Massimo Ciancimino erede di Vito Ciancimino. Maria D’Anna, che ha ereditato dal marito, il già citato e defunto Ezio Brancato, la gestione del gruppo insieme con la figlia, Monia Brancato, denuncia anche l’avvocato Livreri (il processo a carico dell’avvocato Livreri è in corso). Quest’ultima viene coinvolta perché, nella qualità di legale dei Brancato, è a conoscenza della vicenda del socio occulto e potrebbe usarla nel difendere Lapis nel processo del ‘tesoro’ di Ciancimino.

Dopo essere stata denunciata da Maria Brancato, l’avvocato Livreri, libera del vincolo del segreto professionale, ha rappresentato, con una serie di esposti alla magistratura, alcuni fatti e circostanze rilevanti sotto il profilo penale. Argomenti che chiamano in causa le stesse Maria D’Anna, Monia Brancato, alcuni magistrati che hanno indagato sulla Gas spa, alcuni avvocati e un gruppo di giornalisti che avrebbero ricevuto intimi convincimenti d’indagine da parte dei magistrati che procedevano contro l’avvocato Livreri.

Tra i magistrati chiamati in causa dall’avvocato Livreri ci sono Giuseppe Pignatone (oggi procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria), Michele Prestipino Giarritta (oggi pm a Reggio Calabria), Sergio Lari (oggi procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Caltanissetta) e i pm presso il Tribunale di Palermo, Lia Sava e Roberta Buzzolani. Un altro magistrato indicato nei suoi esposti dall’avvocato Livreri è Giustino Sciacchitano, già in servizio presso il Tribunale di Palermo tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80 (proprio quando la mafia ammazzava l’allora Procuratore della Repubblica di Palermo, Gaetano Costa) e oggi magistrato presso la Dda a Roma. Per la cronaca, il figlio di Giustino Sciacchitano, Antonello, ha sposato Monia Brancato ed è consuocero della Maria D’Anna Brancato.

Giusto Sciacchitano, indicato dalla stessa D’Anna come persona a conoscenza di tutte le loro vicende e suo grande consigliere, è una figura che ha sempre aleggiato intorno alla vicenda del gruppo Gas spa e viene pesantemente tirato in ballo dallo stesso Massimo Ciancimino nel processo al generale dei Carabinieri, Mario Mori.

Come già ricordato, gli esposti dell’avvocato Livreri riguardano anche due avvocati: Santi Magazzù e Giovanni Di Benedetto già legali di Maria D’Anna Maria. Magazzù e Di Benedetto, dopo avere dato conforto legale alla stessa D’Anna a denunciare la collega avvocato Livreri, ne sarebbero divenuti i testimoni di parte nel processo contro lo stesso avvocato Livreri. Gli esposti dell’avvocato Livreri sono finiti prima alla Procura di Caltanissetta e poi, per competenza funzionale, alla Procura di Catania. Della vicenda si è occupato il pubblico ministero, Antonino Fanara, che il 26 febbraio scorso ha chiesto l’archiviazione. Una richiesta che, di fatto, non è stata accolta de plano dal gip, Giuliana Sammartino. Ed è stato proprio il gip, come già ricordato, a fissare l’udienza per il prossimo 30 maggio, convocando dinanzi a sé tutti gli indagati.

A rigor di codice, in assenza di formale opposizione e in presenza di notizie di reato infondate il gip sarebbe stato libero di disporre l’archiviazione per tutti i personaggi tirati in ballo dall’avvocato Livreri. Almeno stando alla lettura del codice di procedura penale. Ma in caso di ragionevole dubbio di sussistenza di fondatezza della notizia di reato (a maggior ragione se in presenza di una richiesta di archiviazione che, nel caso in specie, è disseminata di dubbi circa la sussistenza di innocenza degli indagati, tanto da intervenire - come si legge testualmente - non certo perché il fatto non sussiste o perché non costituisce reato ma, invero, per l’attuale inidoneità dei mezzi di prova fin qui raccolti a sostenere l’accusa in giudizio), il gip, come già ricordato, ha convocato gli indagati dinanzi a sé in udienza camerale. Pertanto gli scenari potrebbero essere due. Primo scenario: il gip invita il pubblico ministero a indagare ancora sulla vicenda. Secondo scenario: lo stesso gip dispone direttamente il rinvio a giudizio. A conti fatti, giunti a questo punto, non possono essere esclusi sviluppi clamorosi.

Negli esposti inviati alla magistratura l’avvocato Livreri si è dichiarata parte offesa, ovvero danneggiata dai reati di calunnia, diffamazione, minacce, false informazioni al pm, violazione del segreto istruttorio e diffamazione a mezzo stampa. La legale non ha risparmiato critiche, anche serrate, ai magistrati. Ha sempre stigmatizzato il comportamento della Procura di Palermo - retta allora da Piero Grasso con Giuseppe Pignatone aggiunto - che non avrebbe proceduto verso la famiglia Brancato. Tali critiche sono diventate accuse vere e proprie da parte di Massimo Ciancimino, più volte sentito dalla stessa Procura di Catania in questa stessa indagine. E, in effetti, nella richiesta di archiviazione lo stesso pm di Catania, Antonino Fanara, riconosce che qualcosa, negli uffici della Procura di Palermo, non sarebbe andata nel verso giusto. Scrive infatti Fanara nella richiesta di archiviazione: “Appare provato che… è certamente vero che le indagini del procedimento penale per la per la ricostruzione del cosiddetto tesoro di Vito Ciancimino sono state indirizzate nei confronti di Gianni Lapis e non di Ezio Brancato o delle sue eredi; è certamente vero che, come avviene in ogni indagine penale e ancor più in indagini che durano anni e che appaiono complesse (sia per la quantità di fonti di prova raccolte, che per le persone coinvolte che per il fatto di avere ad oggetto operazioni finanziarie di difficile comprensione e spesso compiute anche all’estero), sicuramente i pubblici ministeri hanno omesso di approfondire degli elementi di prova che avevano raccolto e che non sempre vi è stato pieno accordo tra alcuni ufficiali della polizia giudiziaria delegata, i loro superiori e i magistrati titolari dell' indagine; è certamente vero che Ezio Brancato prima e Monia Brancato poi erano persone che il magistrato Giusto Sciacchitano ben conosceva e frequentava, come ammesso dallo stesso nella memoria in atti; appare, poi, verosimile che le eredi Brancato, anche a prescindere da quanto potesse avergli rappresentato la Livreri, fossero a conoscenza di un’indagine in corso che coinvolgeva società di cui le stesse avevano rilevanti partecipazioni azionarie; basti pensare che le stesse Brancato venivano assunte a sommarie informazioni proprio in relazione a tali fatti. Ma oltre a questo vi è ben poco d’altro”.

L’avvocato Livreri, consapevole della circostanza di legge per cui il gip ha autonomia nell’accogliere o disattendere la richiesta di archiviazione del pm, non si è opposta alla richiesta di archiviazione formulata dallo stesso pm. Si è limitata a presentare una corposa memoria documentata. E la stessa cosa ha fatto l’avvocato Gianni Lapis, altro protagonista storico della Gas spa.

Sempre per la cronaca, anche altri magistrati del Tribunale di Palermo hanno indagato - e indagano - sulla vicenda della Gas spa. Si tratta di Antonino Di Matteo, Antonio Ingroia e Roberto Scarpinato. Per arrivare forse a conclusioni un po’ diverse da quelle dei colleghi che facevano capo al pool di Piero Grasso. Tant’è vero che Maria D’Anna, vedova Brancato, e la figlia Monia sono indagate a Palermo per mafia e riciclaggio per fatti relativi alla Gas spa e per calunnia e diffamazione nei confronti dell’avvocato Livreri.

Una storia lunga, tormentata e complessa, insomma. Dove le denuncie si intrecciano. Sullo sfondo, forse la più importante - e lucrosa - avventura imprenditoriale andata in scena in Sicilia negli ultimi trent’anni. Una storia dove gli interessi dell’imprenditoria si saldano a quelli della politica. Con la mafia pronta a ‘bagnare il becco’ in una girandola di appalti miliardari. E con un finale ancora tutto da scrivere.
Ultima modifica: 08 Aprile 2011 ore 13:01

 

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  • 2011-07-20 14:14:17

    Ma quale sospetto e finale pirandelliano. Ancora la parola fine non è stata scritta e L’avvocato Livreri sembra finalmente vedere affermate le sue verità e ragioni. A dare ragione al legale sono niente di meno che i piu’ impegnati pubblici ministeri della Procura di Palermo : Di matteo e Ingroia. Verissimo!. L’altra socia di Vito Ciancimino nella Gas è infatti la signora Brancato che si gode con le due figlie 60 milioni di euro ricavati dalla Gas di cui Ciancimino Vito era sponsorizzatore, protettore, dominus e deus ex machina. Non ci credete? Vi sembrano millanterie o fanfaronate? La signora Brancato è stata prima notiziata di chiusura delle indagini ( 26 giugno 2011) e da pochi giorni appena richiesta di rinvio a giudizio proprio in ragione dei suoi rapporti occulti con Vito Ciancimino prima e l’erede Massimo Ciancimino dopo la morte dell’ex sindaco di Palermo. La liquidazione della quota da parte delle Brancato all’erede Massimuccio è di appena 4.700 milioni di euro ( 9 miliardi delle vecchie lire; che volete che siano: due soldi!) Non lo avete letto da nessuna parte? certo! I giornalisti scrivono solo quello che i potenti gli chiedono di scrivere? Ebbene il provvedimento porta due firme autorevolissime: il procuratore aggiunto Dr. ingroia e il sostituto procuratore DDa Di Matteo !. Giornalisticamente parlando la notizia la sto’ dando ora io. Chissà quanti cronisti avranno il fegato di scrivere che finalmente anche le eredi Brancato sono state – finalmente e correttamente – identificate in rapporti con i Caincimino al pari dei lapis. Dopo la strombazzata archiviazione a Catania del gruppo Brancato & C. ( dove per C si intendono anche i 5magistrati vecchi inquirenti del pool investigativo della Gas e il magistrato parente delle Brancato) nessuno si aspettava che …forse … a Palermo il nuovo pool investigativo ( DI Matteo , Ingroia e Guido) non si sarebbero adeguati ;. tutti gli interessati si attendevano salvifiche archiviazioni. la Giustizia alla fine sembra quindi giungere ! L’importante è non morire prima. La verità è come sempre rivoluzionaria. Al dunque le indagini dei pm palermitani provano come le Brancato non erano e non sono state meno colluse con la mafia di quanto si voglia credere dei Lapis. Questo equilibrio di posizioni garantisce tutti sulla correttezza ed imparzialità degli investigatori sulla vicenda della GAS. D’altronde Massimuccio l’aveva detto e ripetuto sin dal 2007 fino alla nausea che le tre eredi Brancato non erano estranei agli interessi di suo padre nella Gas. Il poverino l’aveva pure provato documentalmente. L’aveva ripetuto e provato strenuamente anche l’avvocato Livreri ex avvocato della GAs e dei due gruppi. Ma quest’ultima è stata attaccata violentemente da tutti gli interessati Brancato e loro avvocati in testa. Le importanti e potenti relazioni delle signore Brancato con i poteri istituzionali le avevano protette fino ad ora. Ora il protettorato sembra finito e finalmente puo’ farsi giustizia. Leggeremo con attenzione e interesse la verità che sembra cominciarsi a venire alla luce. d’altronde il delitto non paga. Almeno cosi’ vogliamo pensare che debba essere.

  • 2011-06-02 18:52:15

    Bel finale pirandelliano. Prima la richiesta di archiviazione farcita ni e so, poi l'archiviazione con incolpazione. Ma è mai possibile che nessuno vuole capire che un magistrato che giudica altri magistrati non è assolutamente credibile!! Se la prendono con l'avvocato perchè ne hanno paura. Viceversa non si prenderebbero la briga nel cercare di sotterrarla di insulti. Comunque ride bene chi ride per ultimo. Vedremo quanto regge questa archiviazione. Io scommetto che presto ritorneranno tutti davanti la sbarra questa volta si spera per restarci. L'unica colpa dell'avvocato è avere deciso di parlare toccando, di petto, la casta e la casta e la corporazione è scattata in autodifesa. La realtà è quella che manipolano quelli che decidono e governano. Il potere condiziona la realtà. Ancora una volta il potere giudiziario ci ha offerto una brutta pagina di storia. I cattivi liberi e i buoni sotto scopa. La mia piu' grande solidarietà all'avvocato coraggioso e leale che che ne dicano i suoi scontati detrattori.

  • 2011-06-02 10:30:31

    I FATTI SONO QUELLI CHE CONTANO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!........................CATANIA L'INCHIESTA VIENE ARCHIVIATA , E L'AVVOCATO LIVRERI ,che aveva presentato le denunce contro magistrati, avvocati, giornalisti e imprenditori , E' ORA ACCUSATA DI CALUNNIA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! IL GIUDICE SAMMARTINO DEFINISCE LE ACCUSE DELLA LIVRERI "FANTASIOSE" E "FRUTTO DI INTENTO CALUNNIOSO" perchè "L'INFONDATEZZA DELLA DENUNCIA EMERGEVA DA UNA SEMPLICE LETTURA DEI VERBALI E DEGLI ATTI PROCESSUALI". A questo punto cara signora Livreri aspetto con ansia di sapere quale sarà la sua giustificazione al riguardo per la decisione presa dalla procura di Catania!!!!!!!!!!!!!..........CONTINUERA' A DIRE CHE SONO TUTTI CONTRO DI LEI???????????????????????????........certo SAREBBE UN OTTIMO SEQUEL PER I SUOI RACCONTI DAI TONI NAZIONAL-POPOLARI, CHE HANNO COME UNICO SCOPO QUELLO DI IMPIANTARE UN PROCESSO VIRTUALE CHE CON LA REALTA' NON NULLA DI ATTINENTE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!...............ALLA FINE PERO' LA VERITA' E' CHE BISOGNA SEMPRE FARE I CONTI CON LA REALTA'!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  • 2011-05-23 16:29:36

    @ Site By Tagliacozzo. L'avv.to Livreri è stato l'avvocato di Lapis e non è mai stata intima allo stesso ma solo ede sclusivamente l'avvocato della GAS. Certamente , in tale veste sa tante cose. Denuncia quello che sa dal 2006 rimanendo inaudita. Ha potuto farlo solo perchè liberata dall'obbligo del segreto professionale essendo stata autorizzata di fatto e sulla sua pelle a fare ciò. Vaccarino è massone ed è l'autore della presentazione ad Ezio Brancato dell'impresa di mafia che ha fatto la metanizzazione di Alcamo. I magistrati che indagavano sulla Gas non l'hanno voluto sentire dire. Lapis ha indubbiamente moltissime responsabilità e scheletri nell'armadio ma Ezio Brancato non solo non era di meno ma forse era pure peggiore del Lapis. Brancato e lapis erano un tutt'uno insieme con Vituzzo Ciancimino. Questo dovrebbe essere piu' che sufficiente ai piu'. Penso sia intuibile che l'avv.to Livreri da quando ha potuto disvelare il suo segreto professionale , procedura questa difficile, non comune e molto controversa per un penalista, ha visto aprirsi un baratro intorno a Lei . Tutti e dico tutti le sono nemici perchè avrebbe rotto una tradizione di silenzio consolidata e denunciato il SISTEMA di coperture che è assolutamente trasversale e vede coinvolti tutti ma proprio tutti!. Il suo nemico peggiore l'avv.to ifensore delle Brancato e posto a loro copertura e difesa con il placet dei benpensanti e qualunquisti. Ai posteri l'ardua sentenza.

  • 2011-05-23 00:20:14

    1) L'Avv. Livreri è intima di Lapis e conosce bene l'ambiente di cui parla poichè per anni ne ha fatto parte. Peccato che soltanto dopo le indagini che hanno portato alla condanna del Lapis svela i retroscena dell'ambiente malsano in cui vive la Palermo bene! Prima cosa succedeva??? Tutti sapevano ma nessuno parlava poichè a tutti stavano bene le cose ... la Mafia arricchiva tutti! 2) Vaccarino ha mentito quando ha riferito al magistrato di non conoscere Lapis. Infatti lo conosce molto bene ed ha continui e costanti contatti. Non è credibile quando cerca di sviare l'interrogatorio verso i Brancato perchè è parte di una strategia organizzata dall'amico Lapis. Parliamo di Vaccarino amico di cella di Michele Greco (ne piangerà la morte) corleonese come lui e come gli altri paeseni suoi legato a doppio filo con Lapis.

  • 2011-05-02 23:23:40

    I fatti sono chiari ed il potere giudiziario è assoluto.

  • 2011-04-29 12:08:46

    I FATTI sono parte di episodi vissuti e gli episodi insieme fanno una storia la quale attraversa il tempo.
    Sapere il prima e il dopo, quindi l'evoluzioni di fatti e della storia, serve a comprendere meglio da dove si è partiti e dove si potrebbe arrivare.
    chi si difende, esponendosi non poco, non spara mai cavolate; ma racconta la sua storia e come tale meriterebbe maggiore rispetto.
    La calunnia è lo strumento di tutti coloro i quali non voglio ascoltare i fatti e valutare con logica le verità.
    Additare, insultare non è volere comunicare ma solamente volere mettere a tacere ed aggredire.
    La storia di Ciancimino e della sua collaborazione con i magistrati di Palermo ce lo insegna .
    Se Ingroia e Di Matteo, due eroi di questi tempi bui, non avessero avuto la pazienza - infinita - di sopportare, chiaramente in nome della verità e del bene comune, Ciamimino Massimo con tutte le sue intemperanze e bizzarie, e non avessero saputo discernere e valutare, non avremmo mai avuto la certezza che le stragi degli anni 92 e 93 erano state indotte dalla sussistenza di una vera e propria trattativa tra Stato e mafia.
    Io personalmente come cittadina sono loro profondamente grata del lavoro svolto e spero che i loro colleghi, i quali , a tutti i livelli, in questo momento si agitano tanto a Catania e Caltanissetta e anche a Reggio Calabria, passando per Roma, comprendano che quando attaccano Ingroia e Di Matteo attaccano il diritto dei cittadini a conoscere della verità.
    Io sto' con loro e ne sono fiera. Spero che gli altri vengano a loro volta illuminati dal senso della responsabilità che ognuno di noi ha nell'essere chiamato a fare la storia.
    Per una volta lasciamo da parte inutili campanilismi , gelosie e prestesti e guardiamo al bene comune.

  • 2011-04-23 12:22:48

    Ma perchè continuate a fare copia e incolla di articoli vecchi di 2 anni .....sapete le vicende e i processi continuano e si evolvono....perchè nn fate copia DEGLI ARTICOLI dei vari quotidiani di oggi........perchè in parecchi hanno già capito DEI VARI COPIA E INCOLLA del passato del presente e speriamo anche del futuro ......I FATTI SONO QUELLO CHE CONTANO !!!Chissa' chi ha aiutato a fare i copia e incolla a Ciancimino ......ha fatto tutto da solo ?
    Oppure si è fatto aiutare da qualcuno che è bravo/a a falsificare documenti e firme ?!?!?!
    La Verità piano piano arriva .....I FATTI SONO QUELLO CHE CONTANO nn le cavolate che sparano le persone per difendersi !!!

  • 2011-04-23 10:31:08

    La verita comincia a venire a galla .......amici del copia e incolla, scanner e photoshop vari !!!

    22 aprile 20011

  • 2011-04-14 14:45:55

    Cara Jone,
    Come potevi dubitare che Glauco tenesse a mente il tuo nome?
    A quel processo mori eravamo in tanti. C' era Jone e c'era Glauco.
    Ognuno al suo posto come da copione.
    Ho acoltato il dire del tormentato giovane Ciancimino e ho ascoltaro la nostra eroina Nisia
    Non mi e' parso che in quella sede siano state risparmiate , ognuno secondo le ben diverse ed opposte posizioni, clamorose dichiarazioni e palesamento di gravi fatti che hanno riguardato la natura dell indagini alla Gas siiliana e ai magistrati interessati a vario titolo a queste indagini.
    E dopo cosa e' successo ? Quale seguiti hanno avuto gli spunti di indagine generosamente offerti ? Dove eravano tutti noi che siamo anche cittadini e come talo interessati a che si faccia luce sui gravi e inquietanti fatti offerti generosamente alla nostra attenzione? A che e' servita quella ribalta se si e' tradotta in una vox clamantis in deserto. Laddove Il deserto siamo noi.
    Non possiamo rispondere perche chi doveva darvi seguito, per competenza, a CT , da ben pensante, ha ritenuto che avendo finito i suoi giorni era opportuno che le indagini, grandi incopiute, se se andassero via con lui ponendole a binario morto . Perche' entrambi sappiamo che quella poco opportuna richiesta di archiviazione altro non e' che esempio di ignavia.
    Al dunque il giovane Ciancimino, il mediatico, il pesatore delle parole , l' inventore dello stillicidio della produzione documentale , Ciancimino il giocatore , iil giocoliere dal cilindro pieno di risorse in questo suo nuovo corso di disponibilita' verso le istituzioni giudiziarie ,fondato esclusivamente sul presupposto della sua credibilita' , che il giorno prima attacca per poi l' indomani blandire i pubblici ministreri, in un gioco che lo mantiene sempre e comunque sulla cresta dell' onda giudiziaria, ha dimostrato di avere ben saputo utilizzare al meglio cio' che il destino gli offriva giorno dopo giorno. Non appare quindi ne logico ne umano che il giovane Ciancimino possa provare rispetto e fiducia verso chi lo dichiara ogni pie' sospinto inattendibile attentando alla sua credibilita' che e' l' unica risorsa che in atto possiede. In ogni modo ivi poco rileva la circostanza che lui abbia potuto dogliarsi o meno del comportamento di alcuni magistrati , entrambi indagati a CT in ragione della loro condotta nelle indagni sulla Gas siciliana che coinvolgevano lo stesso Ciancimio, che con rilevante sincronismo ne abbiano minato il prezioso bene dell'attendibitilita' .
    Infine , ma non concludendo, se tutto quanto in questi anni denunciato ed emerso, a maggior ragione accessibil ai magistrati se in atti accessibili anche ai legali, non ha prodotto effetti giudiziari se non una incomprensibile abdicazione del dovere di accertamento giudiziario della fondatezza della reposnabilita' penale di magistrati , a maggior ragione in presenza di evidenti elementi probatori , quali intercettazini e indagini di p.g. ; quale contributo , all' economia della giustizia , possono dare i cittadini anche se messi a conkscenza dei fatti d' indagine ? Forse dobbiamo renderli edotti per soddisfare curiosita' sterili ? Quale contributo possono costoro essi apportare ? A Cosa puo' servire soddisfare la voglia di notizia dei cittadini se poi il loro contributo reale e' inestistente? Se poi sono incapac di manifestare sostegno e forza di condivisine lasciando sole al loro destino le persone come Nisia che generosamente si sono sacrificate per tutti noi ?
    Quale rilevaza per il semplice cittadino puo' avere sapere chi delle due p.m. aveva frequentazioni amicali con il giovane Ciancimino? Diverso e di ben piu' utile rilevanza e' se chi chiede di sapere e' la magistratura competente ovvero il CSM.
    Al dunque, e per concludere, se i cittadini , a maggior ragione se capaci di potere e adusi a frequentare il palazzo , vogliono sapere e conoscere non lascino poi soli gli eroi e le eroine dei loro giorni. Se il loro contributo e' solamente partorire interrogativi allora il sacrifico di persone speciali come Nisia e' inutile.
    Se tra di noi c' e' chi deve leggere gli atti e procedere lo faccia senza indugi.
    A Nisia, persona di grande valore, suggerisco di non esporsi oltre.

  • 2011-04-14 12:04:54

    @ Glauco: :) complimenti! Sei il primo che incontro che capisce e conosce l'origine del mio nick name!

    Dici che sono troppo sfrontata nelle domande? :) Io credo che sia necessario un controllo democratico dei cittadini sui politici come sui magistrati e chiunque ricopra ruoli o incarichi pubblici. Quindi bisogna sapere, sapere quali magistrati frequentano certi salotti e certi ambienti, perché poi è questo che fa un magistrato autonomo o meno, non certo le idee politiche che tutti hanno bene o male essendo esseri sociali pensanti. Paolo Borsellino era vicino al MSI, Gaetano Costa era comunista, per non parlare di Cesare Terranova, che fu addirittura parlamentare eletto nelle liste del PCI, eppure sono stati tre grandi magistrati ammazzati dalla mafia. Poi ci sono tanti magari senza idee politiche (se ciò è possibile) ma con troppe amicizie in quella zona grigia che sono i salotti che contano.

    Comunque avevo fatto quella domanda all'avv. Livreri perché si riferisce ad intercettazioni che, se ha letto, presumo essere atti pubblici, che quindi potrebbero essere noti a tutti. Ma purtroppo per i comuni cittadini è molto difficile accedere alle fonti. Quindi pensavo che non fosse un problema esplicitare questo nome. Dato che le PM donna in questo caso mi sembra siano due, così il dubbio mi rimane su entrambe. Allora meglio chiarire, credo, mi sembra anche più corretto. Altre sono le cose che l'avvocato ha denunciato senza dubbio esponendosi e, immagino, mettendosi contro un po' di gente che conta. Ho letto qualche sua intervista in cui spiegava tutta la vicenda, il suo sito e ho ascoltato la sua deposizione al processo Mori. Non conosco l'avv. Livreri, né le persone che stanno intervenendo nella discussione e che sono evidentemente addentro alla faccenda, ma sicuramente da cittadina quello che penso è che sia giusto che tutta la verità, qualunque essa sia, venga accertata fino in fondo.

    Su Massimo Ciancimino, chiedevo alla redazione di LiveSicilia, perché loro conoscono gli indirizzi e-mail inseriti da noi utenti e quindi di certo sanno se il commento è autentico o meno. Certo, sicuramente Massimo Ciancimino potrebbe fare le sue considerazioni o nutrire i suoi dubbi, ma quelle sono frasi abbastanza pesanti, mentre lui è sempre stato giustamente molto attento a mostrare e dimostrare rispetto e fiducia verso tutti i magistrati compresi quelli di Caltanissetta e anche quelli di Reggio Calabria. Tra parentesi, non credo proprio che siano sovrapponibili le due situazioni e i due magistrati come si fa nel commento di sopra, anche se, pur non entrando troppo nel merito perché parliamo di indagini troppo delicate, con troppi interessi ad affossarle ed io ne so troppo poco, non ho problemi a dire (come ho fatto dal primo momento) che la scelta di incriminare Massimo Ciancimino per calunnia a De Gennaro non mi è affatto piaciuta, ma non per le ragioni riportate nel commento in cui, ripeto, si fanno considerazioni pesanti.
    Quindi avevo posto la domanda alla redazione - però vedo che non mi ha risposto - perché mi sembrava abbastanza evidente che il commento non fosse realmente di Ciancimino.
    Siccome spesso Massimo Ciancimino posta qui commenti, mi sembra giusto, a tutela sua e del diritto di informazione dei lettori, che, seppure non si riuscisse ad evitarne la pubblicazione, venisse almeno chiarito quando un commento postato a suo nome non fosse autentico, come già è successo (ma la cosa era stata chiarita da lui stesso), data anche la delicatezza della sua posizione.

  • 2011-04-13 15:17:18

    Carissima Jone, perdonami l'ingerenza.
    Chiedi di svelarti arcani.
    Pur seguendone con positiva attenzione il nuovo corso, non conosco Massimo Ciancimino, e non posso quindi essere di aiuto. Mi appare comunque possibile che lo stesso abbia , in prima persona, vergato le superiori considerazioni posto che egli è tirato in ballo dalla Procura di Catania avendolo quest'ultima bollato quale soggetto inidoneo a determinare la prova regina della fondatezza degli esposti, ovvero essendo considerato inattendibile anche da altre procure (CL e RC) lo è anche per questa (CT). A questo punto il post di Massimo è assolutamente coerente e conseguente con la sua logica presa di posizione rispetto a tutto ciò.
    Ora, Cara Jone, con il tuo incedere elegante e compito poni invero ben più significativi interrogativi che certamente troveranno generosa e ampia risposta conoscendo io l'animo di Nidia.
    Ma non chiedere a Nidia di sacrificarsi ancora fino ad offrire se stessa e la sua stessa vita per salvare noi tutti dal destino che, a ben vedere, ci siamo meritato nel non esserci accorti, ovvero non avere voluto vedere con ben altri occhi , chi tra noi , fingendo di combattere la mala pianta, erano i malvagi da epurare.
    Come a Pompei tutto dovrà saltare in aria e il fuoco e la lava purificatrice dovranno incenerire questi velenosi palazzi segnati dal cattivo esempio dei Giano bifronte.
    A Nidia, invito ad essere, almeno, guardinga nel perseverare nella sua giusta e apprezzabile battaglia per la verità e la giustizia.
    Non nascondo la speranza, o forse il sogno, che qualcosa o qualcuno, meglio se potente, possa muoversi in aiuto e in soccorso al sacrificio di Nidia a che non resti isolato e inutile.

  • 2011-04-12 22:58:30

    E' proprio vero meglio orbi e felici che consapevoli

  • 2011-04-12 22:58:21

    Interessante l'articolo e questa discussione, anche se erano cose che in buona parte già conoscevo, avendo seguito come ho potuto la vicenda che è alquanto intricata. Mi mancava la conoscenza tra Vaccarino e Brancato. Tra parentesi Vaccarino oltre all'essere massone, alla contiguità con la mafia, all'aver tenuto corrispondenza con Matteo Messina Denaro per conto dei servizi segreti, ha anche una condanna per traffico di stupefacenti.

    @ avv. Livreri: potrebbe per piacere precisare chi è il magistrato della DDA che, secondo quanto emerge dalle intercettazioni, avrebbe frequentato la barca dei Ciancimino prima di occuparsi poi delle indagini? Sarebbe una cosa molto grave! Credo che certe cose si debbano sapere, così come è importante sapere delle amicizie di Pignatone, poi ognuno si farà le sue idee.

    Che qualcosa di molto strano sia avvenuto in quell'inchiesta mi pare abbastanza acclarato e innegabile, ovviamente vanno chiarite le singole responsabilità di magistrati e inquirenti ma mi auguro che sia fatta chiarezza a 360°.

    ps: @ LiveSicilia: ma il commento di sopra firmato Massimo Ciancimino è davvero suo? Non mi pare proprio nel suo stile, non mi riferisco tanto al linguaggio ma al contenuto.

  • 2011-04-12 16:09:50

    Certo è triste constatare come chi denuncia viene messo da parte...
    una volta un mio amico avvocato mi disse: "Sono contento di fare il penalista... almeno so che chi ho davanti è un delinquente..."

  • 2011-04-12 09:03:08

    Tratto da www.antimafiaduemila.com
    di Silvia Cordella - 25 marzo 2009

    Ciancimino: ecco chi erano i soci di mio padre

    Sono nomi eccellenti quelli che lunedì sono stati snocciolati in aula da Massimo Ciancimino: Salvo Lima, Calogero, Pumilia, Enzo Zanghì, Pino Blanda, Enzo Cirà e Carlo Vizzini, tutti personaggi; ha detto - legati alla società del gas di mio padre e intestata a Ezio Brancato e Gianni Lapis , tutti legati da vincoli societari più o meno occulti.
    Su questi temi si è basata l'udienza che per sette ore ha visto Ciancimino Junior rispondere alle domande della sua difesa (avv.Mangano e Dominici) e del Pg dott.ssa Tardio. Una tappa importante annunciata da tempo dal figlio più piccolo di don Vito che ha ripreso il tema della compagine societaria del Gruppo Gas, rivelando che le quote occulte riconducibili a suo padre erano in realtà quelle rappresentate dal gruppo Brancato, in questo procedimento costituito parte civile. Dei 120 milioni della vendita della Sirco agli acquirenti spagnoli della Gas Natural, secondo imputato (già condannato in
    primo grado per riciclaggio, intestazione fittizia di beni e concorso in tentata estorsione), 4 milioni e 700 mila euro sarebbe stata la
    cifra spettante a suo padre. Quota che i D'Anna / Brancato (eredi di Ezio Brancato) avevano bonificato nei conti della figlia di Lapis, messa poi a disposizione di Ciancimino nel conto svizzero Mignon dall'avvocato tributarista, padre della donna. Una transazione bancaria che aveva tracciato il passaggio di denaro e spinto; secondo precedenti dichiarazioni dell'imputato - Maria e Monia Brancato a chiedere successivamente a Lapis la restituzione di quel denaro e, non ottenendolo, a denunciarlo per estorsione.
    Fatti di cui parlano Gianni Lapis e l'ex avv. del Gruppo Gas Giovanna Livreri nei verbali depositati l'altro ieri a processo. Si tratta di dichiarazioni rilasciate ai magistrati della Dda di Palermo Nino Di Matteo e Antonio Ingroia, nell'ambito di una inchiesta appena aperta per corruzione sulla scia delle rivelazioni di Massimo Ciancimino in cui vi sarebbero implicati il Senatore Vizzini (Pdl) e l'on. Saverio Romano (Udc), che però hanno smentito categoricamente un loro coinvolgimento nella Gas. Circostanze che indicherebbero la reale riconducibilità dei prestanome di don Vito nella famiglia Brancato con il passaggio di quei 4 milioni e 700 mila euro nel conto svizzero da Brancato a Ciancimino mediante il conto di Lapis. Un coinvolgimento attivo, quello dell'altro Gruppo azionista, che avrebbe operato sotto l’ombrello protettivo di don Vito di cui sarebbe stata consapevole la stessa Livreri. Infatti Ciancimino oltre a dire che Vizzini sarebbe stato socio occulto di Lapis avrebbe detto che il sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia Giusto Sciacchitano (padre di Antonello Sciacchitano, ex marito di Monia Brancato) si sarebbe adoperato per proteggere la famiglia Brancato cercando di lasciarla fuori dall'inchiesta. Ciò grazie al suo ruolo istituzionale e alle sue personali relazioni e conoscenze all'interno della Procura di Palermo. Un capitolo che ha già innescato una serie di polemiche ma che presenta evidenti spunti d'indagine, come quelli che riguardano un verbale d'interrogatorio acquisito nel processo per mafia a carico dell’ex Primario della Radiologia del Maurizio Ascoli Giovanni Mercadante.
    Chiamato a testimoniare in merito a un concorso medico il dottore Vicenzo Alessi, componente della commissione esaminatrice, ha raccontato di una cena
    organizzata alla fine degli anni Ottanta in via Marchese Ugo a casa di
    Angelo Siino, l'ex ministro dei lavori pubblici di Cosa Nostra. Ero già stato designato componente della commissione del concorso per primario al Maurizio Ascoli – ha detto ai magistrati lo scorso febbraio - ma ancora non erano state espletate le prove previste. Nel contesto di un discorso con altri quattro o cinque invitati, relativo proprio al concorso che si sarebbe dovuto celebrare, il Siino, rivolgendosi a me parlò del Mercadante esaltandone le capacità professionali. Per quello che ricordo il Siino non mi disse, ne’ io glielo chiesi, quale fosse la fonte dei giudizi espressi sul Mercadante ma in quella circostanza a casa di Angelo Siino, oltre a me ed al collega, erano
    presenti anche numerose altre persone tra le quali il magistrato Sciacchitano ed ufficiali dell'Esercito di cui però non ricordo il nome Su cosa ci facesse il magistrato con dei militari a casa Siino a quell'epoca non è dato per ora saperlo. Ciò che possiamo supporre è che sarà materia d'indagine, soprattutto alla luce delle dichiarazioni di Lapis, Ciancimino e Livreri.
    Episodi che si sommano alle forti e amare critiche lanciate qualche tempo fa dal figlio del procuratore di Palermo Gaetano Costa, l'avvocato Michele Costa, secondo cui il padre fu lasciato solo da un gruppo di sostituti della sua Procura che nel maggio del 1980 non vollero firmare gli ordini di cattura contro una settantina di presunti mafiosi del clan Spatola - Inzerillo. Una decisione presa durante una riunione di giudici a casa di Sciacchitano senza invitare né avvertire il Capo dell'ufficio, che fu costretto a firmare quegli arresti da solo. Dopo questo episodio, secondo Michele Costa, fu proprio Sciacchitano a indicare suo padre, pubblicamente, come il vero responsabile di quegli arresti. Una presa di posizione che, secondo i familiari del giudice (parte civile al processo per l'omicidio), lo isolò esponendolo al piombo della mafia”, che il 6 agosto di quell'anno eseguì la sua vendetta. Episodi che furono chiariti dallo stesso Schiacchitano il quale, di fronte alla Corte di Catania, spiegò che quei provvedimenti di custodia cautelare non erano stati firmati per mancanza di elementi sufficienti.
    Le rivelazioni di Ciancimino stanno portando dunque a galla una serie di inquietanti retroscena, dalla Trattativa del 92 alle cointeressenze occulte con don Vito Ciancimino di isospettabili (o quasi) personaggi. Argomenti destinati a turbare i vecchi salotti di Palermo e minare forzieri mai aperti. Ma il figlio dell'ex sindaco di Palermo va ancora oltre, aprendo la porte a una probabilità drammatica.Qualcuno potrebbe aver ucciso mio padre ha detto Ho sempre avuto mille dubbi. Io ero in Sicilia quando lui morì a Roma… era uscito quella mattina da una clinica per check-up. Aveva visto il suo medico personale. Non era niente, era tutto a posto. Cosa accadde nel pomeriggio e la sera nessuno lo sa;. Giovanni Falcone, quando era ancora in vita, aveva cercato di farlo collaborare. Don Vito si rifiutò. Tempo dopo erano tornati alla carica i magistrati della Procura guidata da Giancarlo Caselli, della risposta vi è traccia in un verbale del 93. Quando Andreotti sarà condannato anche a un solo giorno, non disperate, verrò io a trovarvi;. Andreotti fu condannato a Perugia per l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli il 17 novembre 2002 ma don Vito Ciancimino muore alle 5 di due giorni dopo.
    Da quel giorno sono passati molti anni e Massimo Ciancimino muove i suoi primi passi in una tappa processuale che è solo all'inizio.
    ARTICOLI CORRELATI:
    - Ciancimino Jr: ''Prima di parlare Vizzini legga miei verbali''
    - Mafia: Vizzini ribadisce, mai conosciuto Massimo Ciancimino

  • 2011-04-12 08:39:21

    Un Ulteriore contributo alla verità :

    Tratto da www.antimafiaduemila.com - ANSA
    Interrogato teste, a casa Siino ho visto un PM. : Giusto Sciacchitano.
    I magistrati della Procura di Palermo Nino di Matteo e Antonio Ingroia che da alcuni mesi hanno avviato nuove indagini che si basano in gran parte sulle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, il figlio di Vito, il politico corleonese condannato per mafia, stanno indagando su intrecci fra borghesia e mafia a Palermo.
    In particolare Ciancimino ricostruisce una rete di affari 'occulti' che facevano capo a suo padre e parla dell' imprenditore Ezio Brancato e della moglie Maria D'Anna e della figlia Monia Brancato con i quali avrebbe costituito la società Gas, venduta in seguito a un gruppo di spagnoli.
    Una parte di questi retroscena Massimo Ciancimino li ha raccontati ieri a Bologna.
    Nell'ambito della nuova inchiesta dei pm è stato acquisito un verbale di dichiarazioni, dello scorso febbraio, in cui un ex primario dell'ospedale Civico di Palermo afferma che alla fine degli anni Ottanta, ha visto a cena a casa dell'allora "ministro dei lavori pubblici" di Cosa nostra, Angelo Siino, il magistrato Giusto Schiacchitano, all'epoca sostituto procuratore a Palermo.
    Il magistrato è stato consuocero di Ezio Brancato, perché il figlio ha sposato Monia Brancato.
    "A casa di Angelo Siino erano presenti numerose persone, tra le quali il magistrato Giusto Sciacchitano ed ufficiali dell'Esercito di cui però non ricordo il nome".
    E' il contenuto delle dichiarazioni dell'ex primario del Civico, Vincenzo Alessi, oggi in pensione, che ha reso al sostituto procuratore Nino Di Matteo il 10 febbraio scorso, nell'ambito del processo all'ex deputato regionale Giovanni Mercadante accusato di mafia.
    Il verbale è stato depositato agli atti del processo al politico e adesso è stato acquisito nella nuova inchiesta che si basa anche sulle dichiarazioni di Massimo Ciancimino. Giusto Sciacchitano alla fine degli anni Ottanta, in cui si sarebbe verificato l'episodio raccontato da Alessi, era uno dei sostituti anziani del procuratore Giammanco. Adesso il magistrato è alla procura nazionale antimafia dove si occupa di collegamenti con le autorità straniere.
    ANSA 29 marzo 2009
    ARTICOLI CORRELATI:
    - Ciancimino Jr. ricostruisce 'tesoro' di famiglia

  • 2011-04-12 08:32:24

    Grazie Giuseppe per il chiarimento che poi è la sostanza dell'articolo del Giornalista Giulio Ambrosetti, dell'articolo donato a contributo dalla Giornalista Silvia Cardella e del mio commento a contributo della verità dei fatti sulla storia degli inciuci eccellenti. E' proprio cosi' : c'è chi puo' ed è comunque intoccabile e trova pure chi lo sostiene per partito preso e per devozione insita nel dna, e c'è chi non puo' e non vuole e quindi paga per tutti.Io pago perchè riferisco la verità e non ho voluto permanere al gioco della casta.

  • 2011-04-12 08:19:52

    In un paese normale tutto quelli detto dall'avvocato livreri farebbe scalpore, a palermo no....
    Se, dopo anni, si trovassero le foto di un comune cittadino a quel famoso matrimonio sarebbe indagato minimo per riciclaggio.... Se lo stesso avessi frequentato la barca dei ciancimino per intestazione fittizia...c'e' chi può delinquere.... Chi no... O cmq fattispecie irrilevanti penalmente ma non moralmente vengono addebitate
    Come reato ad alcuni.... Ad altri invece...

  • 2011-04-11 21:31:17

    Ma di quale calunnia parlate. Avevate detto che I fatti sono quelli che contano. O non e' piu' cosi' ?
    Io ho raccontato fatti veri . Gli altri per negarli calunniano.

  • 2011-04-11 20:24:50

    AHAHAHHAHAHAAH favoloso L' Avv.Livreri se calunnia, non è calunnia !!! ma se viene calunniata, è calunnia !!!

  • 2011-04-11 18:24:13

    La calunniata sono io e non gli altri che si sono divertiti con imprenditori e mafiosi e ora vogliono farsi passare per santi ed eroi.
    Io non ho nessuna vis ma desidero solo verità e giustizia e che sia uguale , ma veramente uguale per tutti.
    Come tale ho rinunciato a costituirmi parte offesa e non sono opponente alla richiesta di archiviazione perche' l'interesse ad indagare e a cercare la verita' è dello Stato e della Amministrazione della giustizia.
    Alcune volte i fatti superano la fantasia per quanto sono incredibilmente realistici. I Brancato erano amici di tutti costoro oggi indagati non lo ero certamente io.
    vedo che continuiamo a nasconderci dietro i nomignoli .
    Pazienza un occasione perduta per dimostrare che le proprie idee hanno una faccia.
    D'altronde come si fa a discutere con fantasmi.

  • 2011-04-11 14:50:00

    Cara Sig.ra Livreri, è vero sono estraneo ai fatti di cui le parlo, e forse per questo non capisco questa sua rabbia e questa sua violenza, infatti la mia è stata semplicemente una critica, e non un attacco gratuito pretestuoso e violento, come lei lo ha definito, a questo punto devo pensare che forse forse questa mia critica non è del tutto infondata!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!.........poi sinceramente non capisco chi siano i miei compari!!!!!!!...... e devo convenire, con l'Amico Giuseppe, che forse le calunnie che lei mi rivolge sono volte ancora una volta a farsi ragione e ad azzerare civilmente...... ogni ONESTA DISCUSSIONE !!!!!!......Per non parlare delle calunnie che rivolge a persone di ben altro spessore!!!!!!!........comunque ancora complimenti per i suoi racconti è come leggere un avvincente complotto dai contorni nazional-popolare!!!!!!!!!!!!!........ e a questo punto concludo con "I FATTI SONO QUELLI CHE CONTANO"

  • 2011-04-11 12:23:40

    sono sempre attento alle dinamiche mafiose o di tipo mafioso, nell'amara constatazione che molto spesso vengono recepite anche in un tessuto di normale quotidianità, anche in ambiti socio-lavorativi, che apparentemente non sono classificati e/o classificabili come mafiosi, eppure il reato di calunnia, è tipicamente classificabile come mafioso, perchè tende a azzerarti civilmente, è la morte civile del calunniato, che sarebbe poi l'anticamera della morte fisica!

  • 2011-04-11 09:38:01

    Al Giornalista Giulio Ambrosetti .
    ALCUNI FATTI STORICI CHE CONTANO in relazione ai rapporti tra magistrati e imprenditoria siciliani:
    Nell’ottobre 2000 , al matrimonio vip di Monia Brancato (figlia del Presidente della GAS siciliana) con Antonello Sciacchitano (figlio del Procuratore dr. Giustino SCiacchitano) c’erano tra gli amici stretti dello sposo il dr.Giuseppe Pignatone ( oggi procuratore aggiunto Palermo oggi Reggio Calabria) , il dr. Piero Grasso ( oggi Procuratore Palermo oggi DNA) , il dr. Francesco Messineo (attuale procuratore Palermo ) e il dr. luigi Croce ( attuale Procuratore generale Corte Appello Palermo). Cosi' testualmente ha dichiararto Antonello Sciacchitano ai giudici di Palermo nello scorso novembre 2010. Ovviamente c’era anche lo zio Gianni Lapis e la sua famiglia e lo zio Luigi Italiano con il fratello Giuseppe Italiano e i Campodonico e l’avv.to Mule’ e tutti gli altri soci della GAS. Tanti invitati eccellenti tra cui anche politici noti e ancora in auge e imprenditori di imprese siciliane. Una bella festa !. Basterebbero le fotografie di quel matrimonio per capire questi illustri servitori dello stato in che misura erano amici della famiglia Brancato/Sciacchitano e perchè puo' essere logico e plausibile che possano essersi prodigati ad aiutare giudiziariamente le eredi di Ezio Brancato. Vaccarino, noto e chiaccherato personaggio di Castelvetrano (non si sa se contiguo alla mafia o infiltrato o collaboratore dei servizi e comunque dichiarato massone di livello elevato, aveva dichiarato nel 2007 , in piena indagine sulla GAS, ai P.M. che lo ascoltavano ( tra cui il procuratore Pignatone stesso) che non conoscenva Lapis ma in compenso conosceva molto bene Ezio Brancato (peccato che a questo punto nessuno Pignatone lo stoppa perentoriamente dicendo che la circostanza è irrilevante !!?? e si cambia argomento), ciò equivale a dire che i Brancato non erano proprio fuori da certi giri particolari, con l'aggravante che frequentavano il top della magistratura siciliana , il passo quindi è breve a far capire che siamo di fronte a strani comportamenti investigativi che inducono logicamente ad ipotizzare un possibile favoreggiamento giudiziario dei Brancato rispetto ai Lapis finalizzato ad escludere coinvolgimenti dei Brancato nella quota occulta di Ciancimino nella GAS. Per questo sarebbe interessante indagare e capire il Vito Ciancimino e poi il figlio rispetto a tutto cio’ come si collocavano. Ancora oggi alcune intercettazioni ambientali - contenute nei fascicoli d'indagine - rivelano che un magistrato donna, in forza nella dda e che si è occupata dei Ciancimino fino a pochi anni fa avrebbe frequentato la barca dei fratelli Ciancimino Massimo e Sergio e con gli stessi avrebbe intrattenuto relazioni amicali!.
    DOVEROSI INTERROGATIVI :
    Ma possibile che non ci si indigni come si deve?
    Basta il passare all'antimafia per riciclare chiunque?
    Perchè chi rivela fatti importanti è lasciato solo in questa battaglia di emersione della verità e addirittura infangato e brutalizzato?
    Perchè i quotidiani non vogliono raccontare fino in fondo e senza veli questa vicenda, mostrandosi invero proni e prostrati ai poteri forti?.
    Qualcuno dovrebbe dare risposte. Ma chi?.
    Che stanno facendo i procuratori indipendenti di Palermo ? Perchè non prendono una forte posizione giudiziaria ? Forse perchè il loro Capo è amico di GIustino SCiacchitano e come tale riferisce Antonello Sciacchitano partecipo’ al matrimonio della Monia Brancato figlia del patron della Gas Ezio Brancato?
    Perchè l'avvovato Livreri , che ha chiesto il trasferimento del suo processo farsa ad altra Procura , è invece costretta a restare sotto processo a Palermo, nella Procura retta da Messineo e con procuratore di Corte di appello Croce e con pubblica accusa rappresentata da due P.M. Buzzolani e Sava ricompresi tra gli indagati a Catania; praticamente circondata dagli amici di Sciacchitano/Brancato? Forse per assicurasi che venga resa definitivamente non credibile mediante doppia condanna in tutti e due gradi di giudizio? Meno male che esistono anche i Giudici indipendenti.
    Perchè l'avvocato Livreri riceve minacce di morte recapitate in Procura e nessuno parla di cio' come se per la stessa potesse trasformarsi in un pericoloso vantaggio di posizione?
    La circostanza per cui i Brancato sono cosi' strettamente connessi ai magistrati oggi indagati potrebbe spiegare il perche' queste signore Monia Brancato, Antonella Brancato e D'Anna Brancato Maria - che a detta di Ciancimino junior si godono indisturbate il frutto dell'opera di suo padre Vito = 60 milioni di euro - sono sempre e comunque intoccabili e il loro destino giudiziario deve essere legato oggi piu' che mai a quello dei magistrati indagati?
    CONCLUSIONI:
    Ma è ovvio che l'indagare dovrebbe proseguire fino a scoprire questi sepolcri imbiancati: è una necessità della giustizia, una necessità per la società civile e un dovere del giornalismo indipendente!!
    E' possibile immaginare che se cio' non avvenisse è perche' i personaggi indagati sono troppo potenti e influenti e mettono in soggezione chi di loro si dovrebbe occupare ?
    Eppure , a ben leggere la richiesta di archiviazione la stessa è costellata da tutta una serie di gravi dubbi sulla infondatezza della notizia di reato.
    A questo punto non si chiede al giudice delle indagini preliminari di fare solo il suo lavoro ma di essere molto coraggioso e forse anche un impopolare eroe.
    E tutti tengono famiglia e vogliono stare tranquilli nel girone degli ignavi .
    Vedremo come andrà a finire.

  • 2011-04-10 21:01:07

    Ambrosetti e' un outsider. Indegno l'attacco riservatogli . Evidentemente viene da soggetto che si dimostra interessato quale Veritas che non vuole che dell'argomento di parli. Forse lo Coinvolge direttamente? Se cosi' fosse il su intervento e' doppiamente scorretto.

  • 2011-04-10 14:19:30

    Camus e Veritas, chiunque voi siate certamente affermate cose non vere tant'e' vero che non avete il coraggio di essere voi tessi con il vostro vero nome e cognome. Dimostrate di sconoscere i fatti e soprattutto non avete idea di cosa affermate. . Io , personale personalmente ( per dirlo secondo Camilleri ) , non sono intervenuta ne ho ispirato alcuncche'. Io da sei anni vivo questa storia e posso affermare che e' proprio l'atteggiamento di chiusura mentale come il vostro a impedire l'emersione della verita' . Sono svittima degli sgerri del potere . I fatti e le circostanze riferite dal giornalista Ambrosetti , come dalla giornalita Silvia Cordella sono veri e realmente accaduti. Io c'ero ed e' un po' come quando si sta' al fronte a vivere la guerra sulla propria pelle. Veritas poi sembra uguale a coloro che negano che l' olocausto sia mai avvenuto. Per quanto riguarda la mia posizione non mi sono opposta all' archiviazione perche' volevo che fosse il giudice a decidere e cio' e' processualmnte provato per tabulas tanto che non partecipero' all' udienza del 30 maggio perche' non resistente e non parte in causa. parte offesa e' lo stato e l'amministrazione della giustizia e non certo io. E' vero I fatti sono quelli che contano . I fatti mi vedono formalmente non opponente e malgrado cio' attaccata dalle vostre falsita'. . Trovo poi gratuito , violento e pretestuoso l'attacco di veritas ad un giornalista libero e indipendente come Giulio Ambrosetti da tutti conosciuto e apprezzato per la sua intolleranza alle sottomissioni e condizionamenti. Forse veritas e camus non sanno che non mi sono s tate risparmiate minacce di ogni sorta e malgrado cio' non mi sono scernita ne mi sono tirata indietro di un passo. Io non ho bisogno di essere creduta virtualmente. Quello che penso e' che la mafia sta' dentro tutti i palazzi compreso quello di giustizia. Perche' anzicche' urlare inutili falsita' non vieni fuori e mostri di stare dietro il tuo vero nome . Non hon paura di te dei tuoi compari. Per la cronaca gli atti sono in mano a tutti i giorlalisti. Basta leggerli.

  • 2011-04-10 11:15:02

    Come dissi una volta i FATTI SONO QUELLI CHE CONTANO !!!
    Intanto piu' che di articolo "ispirato" mi sembra un articolo "dettato" dalla Signora Livreri,compresi il 90% dei post soprascritti.
    Non è vero che la Livreri non si è opposta all'archiviazione, come riportato dal Giornale di Sicilia e dalla Stampa di ieri, quindi consiglierei al sig Ambrosetti, prima di farsi dettare qualsiasi articolo, con relative deduzioni prive di ogni fondamento, di verificare ciò che si sta raccontando!!!!!!!!!!!!!!!!! come ogni buon giornalista in cerca di verità dovrebbe fare, e non mettersi biecamente " a servizio" di una persona che in ogni modo cerca di impiantare in un' aula virtuale, un processo con fatti e notizie completamente stravolti a suo uso e consumo, nella speranza che almeno "virtualmente" qualcuno le creda.

  • 2011-04-10 08:26:57

    A Camus: i post all'articolo di Ambrosetti nin sono ispirati a comando come gli articoli "ispirati" del giornale di sicilia! Qui i pm ancora non influenzano e si vedono gli effetti! Ma il tema non e questo, semmai se le indagini sono state taroccate o meno: questo verdetto ci puo interessare veramente come cittadini di questo stato di diritto! Oggi un GIP ha redatto un provvedimento che ha maggior forza dei "post scomodi" . Auguriamoci di avere una strada di verita il orossimo 30 maggio.

  • 2011-04-09 23:18:18

    bellissimo. quanti di questi post sono stati scritti dalla livreri?

  • 2011-04-09 22:47:59

    da www.atimafiaduemila,com

    Ciancimino / Lapis / Brancato.
    Sull'affare del Gas ''minacce per tapparmi la bocca!''
    di Silvia Cordella - 26 ottobre 2009

    Brancato e Sciacchitano coinvolti negli affari di don Vito?
    “Qui non si protegge più nessuno, voglio far uscire mio figlio da questo mondo. La moglie di Massimo Ciancimino sfogava così la sua rabbia mentre il
    marito concordava insieme al proprio avvocato la linea difensiva da assumere, alla notifica dell’arresto in carcere per il reato di riciclaggio;¨Era il 12 giugno del 2006 e per il quarto figlio dell'ex sindaco del sacco di Palermo non si prospettava niente di buono. Suo padre era morto da nemmeno quattro anni e già l’eredità finanziaria gli stava provocando pesanti problemi. Secondo i magistrati di Palermo quei soldi erano il frutto del provento accumulato illecitamente dal suo vecchio genitore negli anni della speculazione edilizia e dei grandi affari con la mafia di Riina e Provenzano. Gli inquirenti avevano messo anche le mani sui guadagni fuori contabilità di Massimo Ciancimino incassati nel 2004 dalla vendita della Gas di via Libertà. L’azienda in quota al gruppo Brancato-Lapis dalla quale il vecchio sindaco di Palermo, dal 1983, era socio occulto. Per questo suo figlio quando aveva riscattato 4 milioni e 700 mila euro su un conto corrente svizzero (più altri per un totale di 7 milioni di euro) i magistrati lo avevano inchiodato. Massimo veniva così arrestato e condannato in primo grado a 5 anni e 8 mesi per riciclaggio e intestazione fittizia di beni. Per anni il figlio scapestrato di don Vito, quello più ribelle ma a lui più vicino, era passato alle cronache per le macchine di grossa cilindrata e le barche ormeggiate nel porto di Palermo. A tutti quel protagonismo aveva dato l’idea di sfidare la sorte con lo sprezzo incosciente di uno di quei figli della Palermo bene cresciuti all’ombra della mafia. A proteggerlo era sempre stato suo padre ma con la richiesta di arresto era chiaro che certi equilibri non c'erano più. Massimo davanti al suo avvocato sapeva bene di essere rimasto solo. Non si spiegava però le ragioni di tutto quell'accanimento. Diceva: non riesco a capire perché; certe cose accadono solo adesso dopo la morte di mio padre!. Anche prima “tutto era a nome mio comprese le carte di credito e i 14 milioni (di vecchie lire) al mese per l'appartamento a Piazza di Spagna. Tutto alla luce del sole” anche gli incontri di suo padre con l'ing. Lo Verde, alias Provenzano, mentre era ai domiciliari a Roma. Forse l’ombrello di protezione di don Vito si era chiuso definitivamente. A tenerlo aperto non era bastato il contributo fornito ai carabinieri del Ros negli anni delle stragi. “Ho cercato di far arrestare Riina e ricompense non ne ho avute da nessuno”. Affermava Ciancimino i pentiti collaborano per fare arrestare latitanti no? Io ho fatto prima con Falcone (…) poi l’ho fatto con i carabinieri ed è stato di domino pubblico a mio svantaggio rischiando la vita!. Con quale spregiudicatezza la dott.ssa Buzzolani chiede il mio
    accompagnamento in un carcere magari mi vuole mettere accanto a Bagarella? Sarebbe la sua felicità mettermi nel braccio di Bagarella e Riina; no?. ottanta per cento di sta gente ce l’ha con me o perché rubo (non pagando le percentuali pattuite dal padre alla mafia) o perché gli porto i carabinieri e lei mi ci vuole mettere proprio in bocca al leone, mi voleva andare a mettere mi vogliono tappare la bocca per sempre!. Così Massimo Ciancimino si era sfogato con l'avvocato alla vigilia del suo interrogatorio di garanzia. Una
    conversazione che oggi non può essere utilizzata come prova nel suo processo (proprio perché si tratta di un colloquio riservato con il suo legale), ma che è stata prodotta ugualmente dalla difesa del Tributarista Gianni Lapis per poter la Corte (che a breve emetterà la sentenza d'appello) a inquadrare meglio una vicenda intricata emersa processualmente finora soltanto a metà. Dalla rosa di politici infatti che avrebbero beneficiato di soldi “extra” della Gas di don Vito l'unico a pagarne il prezzo alla giustizia è stato il solo Ciancimino e i suoi avvocati. A uscire illesa da ogni accusa è finora la parte societaria del Prof. Ezio Brancato, che si è costituita parte civile al processo a carico di Lapis e Massimo Ciancimino il quale peraltro si è visto condannare al risarcimento di una penale a favore dei suoi ex soci. Una beffa
    inaccettabile per il figlio dell’ex sindaco di Palermo sempre più recalcitrante rispetto a una verità processuale incompleta. Se una società è malata allora lo è tutta” aveva detto ad ANTIMAFIA Duemila lo scorso anno. “Chiedo solo un processo equo e di essere condannato per le cose che ho commesso, ma non voglio essere vittima di uno strabismo giudiziario che garantisce impunità a soggetti intoccabili. Il riferimento è alla famiglia Brancato, legata al procuratore della Dna Giusto Sciacchitano attraverso rapporti parentali con il figlio, ex marito di Monia Brancato, erede della società dopo la morte del padre. Circostanze di cui i magistrati di Catania si stanno occupando nell' ambito di un' inchiesta nata sulla scia di questi fatti denunciati all'autorità giudiziaria da Massimo Ciancimino. Il quale, proprio nel colloquio del 2006 con il suo legale, concitatamente affermava di
    essere sotto ricatto.Lo dirò; aveva detto Ciancimino - che mi hanno minacciato di tapparmi la bocca sull’affare Sciacchitano!”. Parole lapidarie confidate a un attonito avvocato e che giungevano dopo lo sfogo della moglie, stanca della prospettiva appena enunciata dal marito di proteggere i due soggetti. “Perché devi sempre proteggere tutti? No basta! Ne dobbiamo uscire… non si può vivere così; bisogna uscire da questa situazione. Non si protegge nessuno te lo dico. Basta!. Ma perché Brancato e Sciacchitano avrebbero voluto il silenzio di Massimo Ciancimino? La risposta emerge dallo stesso dialogo tra il difensore e il suo cliente. Il vero prestanome di don Vito sarebbe stato proprio l'ex esponente democristiano, ed è per questo che
    Ciancimino si era preoccupato di non coinvolgerlo aspettando un aiuto che non era arrivato, in virtù di quel legame tra il suo socio e il figlio del procuratore. Così alla notizia dell’arresto Ciancimino si preparava ad affrontare il suo interrogatorio in Procura. Se ti fanno delle domande nello specifico tu cosa rispondi?gli chiedeva l' avv.Mangano. Per esempio cosa potrebbero chiedermi? Quando Ghiron ti dice: questa roba è tua!. Ah.. esatto.. mi riferisco ai quattro milioni e sette che Brancato mi doveva dare.. e che Lapis mi accredita lì.. perchè Lapis se li tiene qua.. i soldi di Brancato. Ma il legale ha bisogno di un chiarimento. Alla morte del Conte Vaselli; spiegava Ciancimino - io vengo a sapere di essere proprietario di questo pacchetto di azioni in ..(inc.).. Brancato.. e di rivolgermi, se avessi avuto difficoltà, al Professore Lapis. E questo faccio. Il Professore Lapis ottiene il bonifico di Monia (Brancato).. sul conto di sua figlia.. e alcuni me li passa all'estero.. perchè a me servivano fuori.. e alcuni me li dà qua!”. Poi precisava: “interpreto le volontà di mio padre! Ora se non dobbiamo parlare di Brancato.. perchè come al solito debbo parare il culo..Io te lo dico perché mio padre era socio. Insomma prima di morire don Vito aveva stilato un testamentopreciso e i patti che sarebbero dovuti essere rispettati soprattutto dal gruppo Brancato. Per questo il ruolo del Prof. Lapis sarebbe stato quello di garantire il pagamento delle somme spettanti a Massimo Ciancimino da parte dell’altra compagine societaria. Dopo la vendita della Gas agli acquirenti spagnoli era così partito un versamento di quasi cinque milioni di euro effettuato a mezzo bonifico bancario dalla Brancato sul conto della figlia di Lapis, che suo padre aveva accreditato sul conto svizzero Mignon, nella disponibilità di Ciancimino junior. Un'operazione che però le Brancato a processo hanno sempre giustificato come frutto di un errore contabile, convincendo i giudici e i magistrati del primo grado ad accogliere le loro tesi. Circostanza che ora appare più che mai ambigua alla luce della stessa intercettazione ambientale ricomparsa misteriosamente dopo innumerevoli sollecitazioni da parte di Massimo Ciancimino il quale, sapendo della
    sua esistenza, non l’aveva trovata nei documenti acquisiti del suo
    processo. Una vicenda che spingeva l’imputato a raccontare i
    particolari di quella storia a due magistrati della procura di Palermo,
    Nino Di Matteo e Antonio Ingroia. Gli stessi che hanno convinto
    Ciancimino ad approfondire il capitolo sulla trattativa avviata nel 92
    con alcuni ufficiali del Ros e che adesso cercano la verità su quel
    rapporto con l’Arma dei carabinieri che autorizzò suo padre a fare da
    tramite per quel dialogo tra la mafia e lo Stato.
    Ora chissà se chi sta indagando laddove non fu indagato avrà lungimiranza.
    tratto da www.antimafiaduemila .com
    Informarsi per resistere.

  • 2011-04-09 22:37:36

    E fu cosi che la richiesta di archiviazione dei magistrati che indagarono sul gas respinta dal coraggioso Gip di Catania ci ha svelato che:
    1 quando Lari dichiara che Ciancimno forse non e' attendibile ma per alcune cose a indagato, in realta il pm Lari con sottile intelligenza difende se stesso ed i suoi colleghi dalla vicenda Gas, nella quale e' stato coinvolto dal sotituto pm Pignatone suo malgrao ma che ora gli nuoce assai: e' certamente incredibile che si sia lacunosi nelle indagini sul famoso tesoro di Ciancimino. Per Ruby abbiamo visto ben altra efficienza!
    2 la gestione D'Agati non ha brillato nella chiusura del mandato: la vicenda Lombardo, la vicenda Gas ed altre dimostano una acuta ed eccessiva sensiblita' al potere, sia esso politio che relativo alle future nomine di Procuratori. Che peccato finire cosi' per un uomo di buon valibro!
    3 - tutta la vicena ruota ntorno al prossimo valzer elle nomine che inteessano le procure di Palermo, Catania e caltanissetta. Il Pm Fanara poteva ancora lasciare le indagii nel silenzio e nell'oblio, non aveva infatti tempi di prescizione trattandosi di reati di mafia. Ma... Ma: a giugno ci sono le nomine, allora la vicenda doveva essere chiusa immediaamente per sgombrare il campo dai dubbi sui Colleghi papabili ed aprendo loro la strada alla eventuale promozione, per alcuni di essi l'ultima occasione nella loro carriera. Ma la fretta ha fatto danno: la Gip Sammartino non ha accettato il verdetto ed ha convocato le parti il 30 maggio prossimo, appena prima del Tito nomine.
    La vicenda ha fatto rumoe e scalpore, e cio' grazie anche al giornalista Ambrosetti che e' sempre piu' un osso duro e scomodo, e grazie alla caparbia perseveranza ell'avvocato Livreri.
    Cosa succedera'? A giugno conosceremo gli effetti di questa improvvida intemperanza del dott. Fanale su pressione del dott.
    D'Agata. Vada come vada, si appalesa ogni giorno di piu' la pericolisita' di una casta che ha imbavagliato la stampa ufficiale e manovra le indagini con finalita' autoreferenziali. Reagiamo con la nostra attenzione!

  • 2011-04-09 21:54:47

    Attendiamo di leggere su S cronache il resto della storia. Dai Ambrosetti non fermarti raccontaci il resto.

  • 2011-04-09 21:44:24

    ricordiamoci che il Procuratore Costa e poi Falcone e Borsellino ebbero come colleghi due de piu' anziani procuratori oggi indagati a Catania. A costoro è stato piu' volte mosso il rimprovero do avere lasciato soli i loro eroici colleghi. Ma oltre questo non si è mai chiarito perchè questi eroi furono lasciati solo da questi colleghi oggi indagati. Allora sarebbe ora di presentare il conto.
    Spero che il GIP di Catania non si lasci intimidire dall'autorevolezza dei personaggi e vada fino in fondo con le indagini.

  • 2011-04-09 21:40:52

    Gulio, ricordo quando la procura di Palermo ed i Giudici non conndannavano i mafiosi per paura e ricatti. Col tempo, col coraggio di eroi quali Falcone, Borsellino, magistrati, carabinieri, poliziotti e sopratutto grazie al coraggio del Popolo abbiamo lasciato alle nostre spalle questa miserabile storia. Oggi non dobbiamo cadere nel passato, abbiamo bisogno di giornakisti ed inchieste che aprano i veli e rompano i silenzi delle connivenze da terzo livello, connivenze nelle quali anche chi indaga non e' immune, come dimostra la squallida inchiesta sul tesoro di Cinacimino e le sue involuzioni omertose. Come per il passato, la vera nostra difesa e' la via della notizia chiara aperta a tutti, non certo le notizie asservite e compiacenti del giornale di sicilia. Continuamo sapendo che la verita' dichiarata e' il vero servizio alla nostra societa', anche se questo ci costa sofferenze incredibili. Manoi abbimo la testa dura e volonta' di ferro!

  • 2011-04-09 21:28:58

    da la Stampa.it
    " IL FASCICOLO APERTO PER UNA FUGA DI NOTIZIE
    Il pm di Caltanissetta ordinò di spiare i colleghi di Palermo

    CALTANISSETTA. Le regole valgono per tutti e i magistrati si controllano pure fra di loro. Per verificare se cinque colleghi si fossero resi responsabili di una presunta fuga di notizie, i pubblici ministeri di Caltanissetta hanno acquisito tutti i numeri telefonici personali dei magistrati di Palermo che indagavano sul tesoro di don Vito Ciancimino. I numeri di casa, di ufficio e dei cellulari, le utenze fisse e mobili, attivati tra il 1997 e il 2007. Per il solo Sergio Lari hanno individuato undici utenze. Per Lia Sava otto. Per Giuseppe Pignatone due, una ciascuno per Michele Prestipino e Roberta Buzzolani. L’indagine, secondo la Procura di Catania, divenuta competente dopo che Lari è stato nominato capo della Dda di Caltanissetta, non ha portato all’accertamento di alcuna rivelazione di segreti delle indagini e il pm Antonino Fanara ne ha chiesto l’archiviazione. Gli avvocati che avevano presentato le denunce, Giovanna Livreri e Gianni Lapis, non si sono opposti all’archiviazione di questa parte dell’inchiesta, ma hanno contestato un’altra scelta del pm Fanara, che, inspiegabilmente, non intende proseguire le indagini anche su altri fatti, riguardanti presunte omissioni nelle verifiche sulla sparizione dei soldi dell’ex sindaco mafioso di Palermo. Il Gip Giuliana Sammartino ha fissato l’udienza per il 30 maggio."
    Questa storia continua a riempirsi di contenuti che devono essere approfonditi.
    D.ssa Sammartino non si fermi!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Faccia continuare le indagini!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Dobbiamo capire chi sono i buoni e chi sono veramente i cattivi!!!!!!!
    Via il vello di pecora dai lupi!!!!!!!!!!!!!!!
    Ambrosetti dacci dentro non fermarti.
    Abbiamo bisogno di giornalisti coraggiosi.

  • 2011-04-09 21:13:17

    se il reato sussiste ed il gip ha i suoi motivi è giusto che vada avanti, la gravità del caso che mette in evidenza le collusioni e protezioni all'interno della dda non è cosa da poco....
    Giulio continua sei er meglio!!!!

  • 2011-04-09 21:09:00

    .......su falcone e borsellino si disse che lo Sato li aveva ammazzati.........

  • 2011-04-09 21:07:39

    dott.ssa Sammaritano non si fermi proceda!!!!!!!!!

  • 2011-04-09 17:45:09

    Seppur stanco, ancora una volta gridando dico a Ciancimino: - Massimo liberati dai lacciuoli che ti legano "alla trattativa" che depista la verità che volle l'urgente strage di via D'Amelio!!! - La categoria dei Magistrati insieme ai tantissimi Eroi ed uomini e donne di altà dignità, conta anche troppi indegni miserabili, che prima hanno tradito Giovanni Falcone e Paolo Borsellino è poi hanno scalato i cadaveri insaguinati dei nostri per farsi spazio nelle stanze del potere. La nostra storia è le indegne verità che la soffocano di vergogna vedono sempre protagonisti i Carlo Vizzini, i Leoluca Orlando ed i Magistrati indegni che dentro le Procura siciliane hanno sempre avuto molto potere.
    Massimo, sei dentro un triste teatro, che alla fine dell'infame commedia vedrà colpiti a morte sole te e la verità sulla strage di via D'Amelio. -
    A Giulio Ambrosetti rivolgo un sentito grazie per il coraggio da sempre dimostrato nel fare le inchieste, che tanto per esser chiari non sono quelle fatte dai servi della mafia che fingendosi antimafiosa, tiene prigioniera la verità e la dignità del popolo siciliano..

  • 2011-04-09 14:31:49

    Ho letto con molta attenzione l'articolo , e la vicenda lascia molti dubbi sulle vicende processuali aprendo di fatto scenari inimmaginabili .
    La tenacia dell'Avv Livreri , semprechè non sia fuori di cervello , è meritevole di grande attenzione perchè rappresenta uno spaccato di questa Italia ( o Sicilia in particolare ) dominata dalle lobby del potere .
    Un plauso al giornalista che ha riportato in termini leggibili la storia rispetto al quotidiano palermitano che , sulla base del titolo dell'articolo di qualche giorno fà da me letto anche distrattamente , mi aveva portato a considerazioni del tutto diverse .

  • 2011-04-09 12:11:08

    @ Massimo Ciancimino
    Oggi nessuna "casta" può rifiutarsi di fare autoanalisi. Nessuna casta può rifutarsi di dare spiegazioni, eppure...
    Sig. Massimo, un suo parere. Da uno a dieci, secondo lei, quanto "certi" giornalisti hanno partecipato alla Grande Illusione?
    Saluti allanzati

  • 2011-04-09 10:49:33

    Sergio Lari procuratore di Caltanissetta accusa Massimo Ciancimino di aver reso calunnia nei confronti del Dott. De Gennaro. Lo stesso giorno una parziale e molto suggestiva ricostruzione di alcune intercettazioni ambientali disposte dalla Procura di reggio Calabria, Procuratore il Dott. Pignatone, minano la credibilità di Massimo Ciancimino per presunti rapporti con un esponente vicino ad ambienti dell' andrangheta. E certametne molto affascinante come una intercettazione ambientale a distanza di soli cinque giorni dall'incontro del Ciancimino con questo personaggio( tale Strangi ) possa essere già trascritta ed in mano ad i giornalisti. Ma si sa nel nostro paese spesso in nome della giustizia si fanno miracoli...???? Oggi leggiamo che sia il Dott. Pignatone che il Dott Lari possono solo essere avvantagiati da un giudizio, sicuramente al momento solo " mediatico ", di poca credibilità del teste Massimo Ciancimino. Bella storia questa, sembra una trama di un film, dai mille intrecci, e dai tanti possibili risvolti..., direbbe il buon Lucarelli, ma non lo è, è pura e semplice ed spesso amara realtà. Vedremo cosa succede il 30 Maggio a Catania.
    Buona giornata, Massimo.

  • 2011-04-09 09:23:08

    Vai Ambrosetti!!!! Non mollare. Abbiamo bisogno di giornalisti veri.

  • 2011-04-08 19:37:49

    Prova e conferma del fatto che Palermo è citta oscura, dove il confine tra forze del bene e forze del male è quanto mai sfumato, opaco, difficilmente individuabile, variabile secondo le circostanze di tempo ed in base agli interessi del momento. Uno stagno di fango e di sangue, di puzzolenti compromessi e di ancor più maleodoranti tradimenti, orditi e portati a termine con il sigillo dello Stato (usato come mezzo) o con la violenza delle "vie di fatto", indifferentente. Una città apparentemente allegra e colorata, ma in verità triste e senza speranza: perché il suo cuore non batte, il suo occhio è spento, il suo animo è doppio ed il suo corpo è caduco.

  • 2011-04-08 17:48:06

    Oscure trame di potere appaiono riassumersi nella vicenda della gas. Indagare ancora servirebbe a fare vera luce sul modus operandi di magistrati che quando vogliono o interessa loro sanno farsi venire una miopia straodinaria. Non ci lasciamo incantare da magistrati mpegnati in prima linea . Anche loro tengono famiglia e hanno problemi di carriera. Sono esseri umani e cittadini come gli stessi criminali che perseguono e come questi possono sbagliare. tutto sommato non ci sarebbe nulla da meravigliarsi nello scoprire che anche giusto sciacchitano tiene famiglia con la famiglia Brancato e condivide interessi con costoro.

  • 2011-04-08 17:02:37

    “Una storia dove gli interessi dell’imprenditoria si saldano a quelli della politica. Con la mafia pronta a ‘bagnare il becco’ in una girandola di appalti miliardari.” Nella quale, tuttavia, la magistratura ha una parte molto rilevante. Anzi, da assoluta protagonista. Un’ ambigua protagonista. Se è vero che ha continuato a tirare ciambelle di salvataggio ad una parte e martellate in testa all’altra. E, purtroppo, nessun pizzino mai e mai nessun pentito verrà alla luce per spiegare una linea investigativa che invece di muoversi a 360° sembra tagliare il campo delle indagini in due distinte parti. Gli innocenti sicuri e i sicuri colpevoli.

  • 2011-04-08 16:27:35

    Certo indagar non sarebbe sbagliato. Speriamo che questo Gip e' veramente libera di deidere anche clamorosamnte.

  • 2011-04-08 16:22:04

    Sputtaniamoli come meritano!!! Grandiosa questa kazzutissima avvocatessa livreri. Che palle!!! Meriterebbe un encmio speciale per il coraggio che dimostra possedere. Grillina ad honorem!!

  • 2011-04-08 16:19:39

    bravo e coraggioso Ambrosetti, giornalista d'inchiesta come pochi

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