Non si placa il contesto intorno all'inchiesta Iblis. Secondo fonti giudiziarie, il ministero della Giustizia avrebbe richiesto una relazione alla Procura generale di Catania sull'avocazione dell'inchiesta Iblis messa in atto dal procuratore capo facente funzioni
Michelangelo Patanè (nella foto), un provvedimento che non ha mancato di suscitare polemiche. La relazione dovrebbe chiarire le modalità della spaccatura all'interno della Procura di Catania sulla richiesta di rinvio a giudizio a carico di Raffaele Lombardo. Potrebbe essere un atto propedeutico all'invio di ispettori ministeriali nella città dell'elefante.
Alcune fonti istituzionali confermano che si tratterebbe di "atto dovuto ma non necessariamente collegato con l'invio di ispettori ministeriali". Dalla Procura di Catania però non arrivano conferme. Nei giorni scorsi, il procuratore Capo Michelangelo Patanè a Livesicilia aveva spiegato che non esisterebbero "spaccature all'interno della Procura di Catania, soltanto valutazioni accurate delle ipotesi di reato all'interno di indagini in corso".
Aggiornamento
''Non è previsto né è stato disposto alcun accertamento ispettivo in merito alla revoca delle deleghe dell'inchiesta disposta dal procuratore capo facente funzioni della Procura di Catania, il quale avrebbe stralciato la posizione del governatore siciliano''. Lo si precisa dal ministero della Giustizia a proposito di notizie di stampa su sviluppi dell'operazione antimafia Iblis e sulla revoca delle deleghe disposta dal vertice dell'ufficio giudiziario del capoluogo etneo.
Ultima modifica: 16 Giugno 2011 ore 22:13
X SALVATORE: DI SICURO VERRO' A VEDERE I LAVORI DEL NUOVO MPA, VI CHIEDO UNA CORTESIA,PER FAVORE METTETEMI IN PRIMA FILA TRA IL PROCURATORE D'AGATA E IL PROCURATORE PATANE'.GRAZIE
Ecco il profilo del PM.
Giovanni Salvi, nato a Lecce nel 1952, è stato pretore in Monza dal 1980.
Dal 1984 sostituto procuratore a Roma, ha fatto parte d gruppo di lavoro sul terrorismo (a partire dallo stesso 1984) e poi anche della DDA, sin dalla sua costituzione: fa ora parte anche del gruppo di lavoro sulla criminalità informatica Si è particolarmente occupato sin dal 1986 dell’informatizzazione degli archivi della criminalità organizzata.
Ha pubblicato scritti sulla corruzione, sulla criminalità organizzata, sul processo penale, sull’ordinamento giudiziario (tra gli altri, per Cassazione Penale, Legislazione Penale, Giurisprudenza Italiana, Questione
Giustizia, Mondadori, Utet).
Ha fatto parte della Commissione ministeriale (Conso) per l’adeguamento del codice di procedura penale riformato. Ha fatto parte della missione delle Nazioni Unite per la verifica degli accordi di pace in Guatemala (relativamente al rafforzamento delle istituzioni giudiziarie) e ha diretto la missione in Tajikistan per la costituzione di una struttura per il contrasto alla criminalità organizzata; tale ultimo lavoro è stato da ultimo valutato da una missione ispettiva delle N.U. come eccellente, indicandolo come modello per i futuri interventi delle N.U.
Dal 1993 ha iniziato a impegnarsi nell’ANM, venendo eletto al C.D.C., e divenendo Vice Segretario generale e poi Vice Presidente dell’Associazione.
In atto presta servizio presso la Suprema Corte di Cassazione
Ma è possibile che il nuovo procuratore capo di catania sia il Giudice Giovanni Salvi, sostituto procuratore generale presso la Corte Suprema di Cassazione ?? Cosa ne dice il ben informato cronista Condorelli ?
I passi della giustizia italiana sono questi. Della Forleo messa alla gogna in quel di Milano, chi si ricorda più? Da Libero. «Forleo non “incompatibile”. Può tornare a Milano: Postato da honhil | 16/06/2011 alle 19.08 Ora tocca a Napolitano mettere ordine. Che non fosse incompatibile lo si sapeva già, che il Csm fosse di parte, e quindi incompatibile con la sua stessa funzione, pure. Ma ora che tutto è chiaro, ora che è lampante che la procura di Milano è la quinta colonna del Pci-Pds-Ds-Pd, ora che il Consiglio di Stato ha confermato che con un comportamento mafioso alla pm Forleo è stata sottratta un’indagine al solo fine di insabbiarla, quali provvedimenti pensa di prendere, come Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura , il Capo dello Stato Napolitano?»
L'aggiornamento pubblicato a margine dell'articolo, è la dimostrazione palese di quanto sostenevo ieri. Caro dott. Condorelli basta con la disinformazione. Come dice "Psico" lasci stare le indiscrezioni e i bagarini del Palazzo di Giustizia, riporti solo fatti veri non suoi desiderata o peggio ancora elementi frutto della sua fantasia. Ma il direttore Foresta non ha niente da dire in merito?
Peccato che le CHIACCHERE nel frattempo fanno vittime.
Secondo me, Patanè, ha soltanto dato tempo e ossigeno a Lombardo ed alla neo coalizione per definire le sue alleanze in virtù dei nuovi equilibri politici. Poi si vedrà. (TUTTO IL RESTO SONO CHIACCHERE)
Per il resto, "la giustizia", quella repressiva e intansigente, è per il popolo pecorone.
A proposito della Procura di Catania
e di alcuni procuratori come Antonino Fanara
e del suo capo D'Agata poi sostituito dal fido Patanè (già vice da anni)
e del Tribunale di Catania e delle sperequazioni giudiziarie e i favoritismi
e dei due pesi e delle due misure per le caste politiche e giudiziarie
e della necessità che si faccia chiarezza e soprattutto pulizia
leggete questo:
"GIP Catania: archiviati i PM di Palermo.
Ragionevoli dubbi su un provvedimento giudiziario ibrido.
Di Angela Rotella – Il Riformista
I provvedimenti dei giudici si eseguono, alcune volte si impugnano ed è buona norma civile ed utile alla comune comprensione della portata del decisum commentarli, sempre. Questa che vogliamo raccontarvi è la storia di un provvedimento giudiziario molto particolare emesso da un GIP di Catania. Il provvedimento, per altro recente, è uno di quegli ibridi che la stessa Corte costituzionale e la Cassazione a sezioni unite hanno tentato, con i loro pronunciamenti di scongiurare. Un provvedimento a metà tra decreto e ordinanza, dove la lunga volontaria motivazione del decreto, in realtà, vuole essere la dovuta motivazione della insita ordinanza. Un provvedimento “imbastardito” frutto, a ben leggere, di voglia di giudicare ultra petita. Semplici, quanto accessibili, nozioni di diritto ci ricordano come il decreto del Gip è un provvedimento che a differenza della sentenza e dell' ordinanza non presuppone il contraddittorio, non vi è obbligo di motivazione e viene emesso inaudita altera parte. Diversamente l'Ordinanza deve essere motivata e viene adottata dal giudice nel contraddittorio tra le parti interessate dalla stessa. Quindi la storia che ci accingiamo a raccontare è quella di un decreto, assunto in camera di consiglio e quindi inaudita altera parte, stramotivato e nella penultima pagina inteso quale Ordinanza (e vedremo piu’ in là perché), con cui il GIP di Catania Giuliana Sammartino, il 30 maggio 2011, a seguito di una affollata e particolare udienza, ha accolto, riformandola però in meglio, la incerta richiesta di archiviazione del Procuratore Capo D'Agata e del suo sostituto Dr. Antonino Fanara, assurto, quest'ultimo, a notorietà in questi giorni per essere uno dei 4 pm. dell’indagine penale di mafia denominata “ Iblis “ che ha coinvolto il Presidente della Regione Siciliana: Raffaele Lombardo e il fratello Angelo Lombardo e che li vuole rinviati a giudizio. La richiesta del D'Agata e del PM A. Fanara, riguardava un particolare procedimento penale nato da una serie di esposti della palermitana avvocato Giovanna Livreri (già legale di fiducia del gruppo GAS – gasdotti azienda siciliana – dei soci Lapis /Brancato e che la Procura di Palermo ha ricondotto all’ex sindaco di Palermo Don Vito Ciancimino quale effettivo proprietario). A seguire gli esposti denuncia della avvocatessa palermitana si sono susseguiti gli altri esposti denuncia (anche se per fatti diversi) del Prof. Gianni lapis e di Ciancimino Massimo. Comunque qui non vogliamo raccontarvi la storia della GAS che malgrado interessantissima è incidentale rispetto al provvedimento giudiziario anomalo di cui vogliamo ivi occuparci. Ritornando, quindi, all’indagine catanese denominata, senza grande fantasia, “D’Anna Maria Brancato + 20” dal nome del principale indagato, la stessa riguardava imprenditori, magistrati (Giuseppe Pignatone, Michele Prestipino, Sergio Lari, Lia Sava e Roberta Buzzolani: tutti ex Procuratori di Palermo applicati alla DDA e fino al 2007 e le due donne anche a seguire), giornalisti, avvocati e gli ex soci – effettivi e di fatto - della GAS D’Anna Maria Brancato, Monia Brancato, Gianni lapis e Massimo Ciancimino. Il Procedimento penale, datato originariamente 2006, pendente per competenza funzionale prima a Caltanissetta e poi dal 2007 a Catania (dove fu trasferito essendo uno dei magistrati indagati divenuto, nel frattempo , procuratore capo di Caltanissetta), nel tempo, era stato “infarcito” e “stratificato” di tutta una serie di altri procedimenti penali, che non riguardavano la denunciante avvocato Livreri, ma provenivano anche dalla Procura di Palermo – Procuratori Messineo, Di Matteo e Ingroia - e che, via via che le indagini da questi compiute presentavano attinenza con quelle pendenti a Catania, per competenza venivano rimesse al collega di questa ultima procura: Dr. Fanara. Per via di tutte queste aggiunte e stratificazioni , Il procedimento penale, ai primi del 2011, si presentava come un “caravanserraglio”, una specie di ibrida ammucchiata in cui c’era di tutto e di più e dove addirittura alcune posizioni risultavano contemporaneamente di parte offesa (perché denunciante) e indagato come quelle di Gianni lapis e Massimo Ciancimino. Insomma una grande confusione con fatti su cui si era indagato e altri del tutto lasciati intonzi e che non pacificava nessuno sulla comprensione di chi e cosa dovesse eventualmente rispondere penalmente. Comunque già dal peso dei nomi dei magistrati indagati si comprende che il procedimento penale era già segnato da incerto destino, almeno per quanto riguardava l’esercizio dell’azione penale. Il Procedimento penale, per altro, riguardava i reati di omissioni di atti d’ufficio in relazione alle indagini sul Tesoro di Ciancimino e per la sperequazione investigativa tra il gruppo Lapis (ritenuto da costoro l’unico fittizio intestatario della quota di Vito Ciancimino nella Gas, la più grande società di metanizzazione e di erogazione di servizi di fornitura del gas in Sicilia dagli anni 80’) e il gruppo Brancato (alias Ezio Brancato/D’Anna Maria/Monia Brancato/Antonella Brancato – gruppo allora rimasto indenne dalle indagini - e che lo stesso Ciancimino Massimo ha più volte confessato dal luglio 2008, in plurimi verbali di interrogatorio dinanzi ai P.M. di Palermo, di Catania e di Caltanissetta e in sede di testimonianza nel processo Mori, essere anche questo gruppo societario prestanome e fittizio intestatario di suo padre Don Vito). Il ragionevole dubbio, che qualcosa non avesse comunque funzionato come doveva nelle indagini sulla GAS, il P.M. Fanara lo aveva di facciata avanzato, addirittura nella stessa richiesta di archiviazione scrivendo a chiare lettere (pag 24/25 della richiesta di archiviazione): " Si deve iniziare a evidenziare ciò che appare provato: è certamente vero che le indagini del procedimento penale per la ricostruzione del cosiddetto tesoro di Vito Ciancimino sono state indirizzate nei confronti di Gianni Lapis e non di Ezio Brancato o delle sue eredi; è certamente vero che come avviene in ogni indagine penale e ancor più in indagini che durano anni e che appaiono complesse (sia per la quantità di fonti di prova raccolte, che per le persone coinvolte che per il fatto di avere ad oggetto operazioni finanziarie di difficile comprensione e spesso compiute anche all'estero) sicuramente i Pubblici Ministeri hanno omesso di approfondire degli elementi di prova che avevano raccolto e che non sempre vi è stato pieno accordo tra alcuni ufficiali della P.G. delegata, i loro superiori e i magistrati titolari dell' indagine; è certamente vero che Ezio Brancato prima e Monia Brancato poi erano persone che il magistrato Giusto Sciacchitano ben conosceva e frequentava, come ammesso dallo stesso nella memoria in atti; appare, poi, verosimile che le eredi Brancato. fossero a conoscenza di un'indagine in corso che coinvolgeva società di cui le stesse avevano rilevanti partecipazioni azionarie; basti pensare che le stesse Brancato venivano assunte a sommarie informazioni proprio in relazione a tali fatti. Ma oltre a questo Vi è ben poco d’altro" . Tranne poi smentire se stesso chiedendo l'archiviazione. Inoltre, nella stessa richiesta di archiviazione, venivano affrontati due diversi temi probatori relativi a due effettive possibili responsabilità, per abuso di ufficio e violazione del segreto istruttorio, riconducibili ad alcuni dei magistrati indagati, in relazione a due particolari circostanze fattuali, per altro ben documentate, verificatesi nel corso dell’anno 2006. Infatti nell’agosto 2006 alcuni dei magistrati indagati anziché notificare (secondo norma e procedura), a due soggetti qualificati ai sensi di legge come testimoni e quindi da sentirsi a sommarie informazioni testimoniali, il rituale avviso di convocazione in Procura, provvedevano a fare consegnare dalla loro segreteria, due avvisi per due testimoni, a mani dell’avvocato di fiducia dei testimoni, il quale firmava per ricevuta nella qualità. Ora chiunque abbia dimestichezza con il diritto processual penale e con le costumanze tribunalizie sa che non esiste l’istituto del difensore del testimone (se non in particolarissimi casi di teste assistito ovvero di teste indagato di reato connesso; ma non è questo il caso dei due testimoni tali sic et simpliciter) e pertanto a tale anomalo difensore non possono essere riconosciuti diritti di notifica o di rappresentanza del suo cliente per altro in una indagine delicatissima, come quella per cui si procedeva all’escussione dei testimoni. Ma tant’è che è stato tollerato dal PM. e addirittura giustificato poi dal GIP come consuetudine tribunalizia ( e la legge e i diritti delle parti?). Altra anomalo fatto si ripropone, sempre nella stessa indagine del 2006, sempre con gli stessi magistrati, e precisamente nel mese di novembre, laddove, convocate due testimoni (di cui una identica a quella dell’episodio dell’agosto 2006), nella stessa data ma a pochi minuti di differenza l’una dall’altra e sentite dagli stessi magistrati, i relativi verbali a sommarie informazioni testimoniali risulteranno firmati al contrario dalle due testimoni, per cui documentalmente una testimone ha sottoscritto il verbale dell’altra e viceversa. Il fatto verrà giustificato dal GIP come semplice errore materiale (per carità umano e possibile ma quali sono le circostanze materiali che lo hanno determinato? I due testimoni erano nella stessa stanza allo stesso tavolo? Non è dato sapere perché agli atti d’indagine non risulta alcuna indagini in tale senso). Inoltre come se ciò non bastasse rimarrà comunque ingiustificato (tanto dal PM prima che dal GIP poi) il perché il contenuto di uno dei due verbali, anzichè riportare le classiche domande e risposte che di solito si riscontrano nei verbali di esame dei testimoni, riporta la dichiarazione dei procuratori che “informano il teste” dell’esito di alcune indagini che a seguito del disvelamento “invitano” il teste a denunciare il soggetto che loro ritengono colpevole dall’esito dell’indagine. Viene da chiedersi, ma giuridicamente cosa è questa procedura? Certo soprende! Ma a quanto pare per il Tribunale di Catania è tutto regolare. Addirittura per il GIP è un banale errore materiale senza conseguenza alcuna; anzi. L’elenco poi dei ragionevoli dubbi e dei legittimi sospetti, discendente dalla lettura delle circa 40 pagine della richiesta di archiviazione, si sprecherebbe. Sta di fatto che dopo tutto ciò il PM. Dr. Fanara richiede l’archiviazione per tutti gli indagati e per tutti i fatti di reato, ovvero per l’intero caravanserraglio, come abbiamo preferito denominarlo, formulando però la richiesta per impossibilità di sostenere l’accusa in giudizio e quindi per insufficienza di prove ( laddove il responsabile dell’omessa fornitura delle prove certe il PM indica essere lo stesso Ciancimino Massimo). Sia mai che Massimuccio fosse sfornito di documenti ad hoc?. Le parti offese, a cui viene comunicata la richiesta di archiviazione, formalmente non si oppongono anche se presentano istanze e memorie e chiedono di partecipare all’eventuale udienza camerale. Così si arriva al giorno dell’udienza, prevista per il 30 maggio 2011, senza che si siano convocate le parti offese ma solo gli indagati, malgrado il Gip poi abbia sostenuto in epigrafe del decreto che, essendo stata l’udienza camerale fissata non in base ad opposizione ma per propria determinazione, la stessa ha voluto convocare dinanzi a se tutte le parti integrando il contraddittorio. Di talché all’udienza camerale del GIP la parte offesa avvocato Livreri non viene invitata e quindi è assente, invero rappresenterà, come vedremo più avanti nella storia, il convitato di pietra se non l’agnello sacrificale. Diciamolo: costei ha osato veramente l’impossibile! Ha chiesto di indagare non uno, non due, ma addirittura ben sei magistrati! Il troppo è troppo per la casta. All’udienza gli avvocati difensori dei 21 indagati si presentano in ordine sparso, qualcuno ha detto loro che l’udienza si terrà nella tarda mattinata, invero l’udienza viene chiamata dal GIP puntualmente ed è presente solo il PM. e l’avvocato unico dei sei magistrati che ha prodotto, in aggiunta a quelle del PM. proprie richieste di archiviazione per i suoi assistiti e garbatamente si intrattiene con il GIP. Dopo un’ora circa inizia l’udienza. Alcuni avvocati, tra cui quelli dei giornalisti, arriveranno anche dopo. L’udienza è breve e spedita. Il PM insiste nella sua richiesta così come dubitativamente formulata. Il giudice a detta di alcuni legali appare scocciato. Tutti tacciono. Tutti non vedono l’ora che finisca. Dopo un isolato tentativo del difensore di Lapis di insistere sulla richiesta di ulteriori indagini l’udienza si chiude e tutti rinunciano ad avere notificato il provvedimento: della serie chi vuole vada chi non vuole mandi. Apparentemente nessuna formale richiesta riconvenzionale di incriminazione è stata avanzata dagli indagati nei confronti dei denuncianti. Dopo 24 ore il GIP deposita il mulatto provvedimento. 31 pagine. Decreto motivato di archiviazione per tutti gli indagati e per qualunque reato, un’ammucchiata. Però già dalle prime pagine si intuisce come il GIP si sia sentita obbligata a giudicare la parte offesa avvocato Livreri la quale non convocata e non presente all’udienza diventa l’unica protagonista dell’intero provvedimento, quasi ogni pagina contiene il suo nome in risvolti negativi per la stessa. Di fatto il Gip nelle sue 31 pagine di motivazione si occupa di sbugiardare la parte offesa avvocato Giovanna Livreri per giungere, nelle ultime righe, al risultato di modificare la stessa richiesta del PM che da dubitativa diventa, nel decreto del GIP, per infondatezza della notizia di reato. Il GIP a tal punto ha emesso il suo decreto; ha offerto agli indagati il massimo che si potevano aspettare cambiando di fatto e di diritto la richiesta del PM a vantaggio della posizione degli stessi archiviandi. Il dado è tratto. IL GIP ha accolto quindi la richiesta del PM in pieno e tutto dovrebbe finire qui. Il GIP ha esaurito il suo potere di vaglio del mancato esercizio penale del PM. E invece il GIP non si accontenta e negli ultimi due righi lancia la sfida al convitato di pietra: “ Ordina al PM l’iscrizione a mod 21 (noti) di Livreri Giovanna per calunnia in ordine ai punti 6c) e 6d) della motivazione”. Ecco l’Ordinanza innestarsi, come una mala pianta, come un perfido e insidioso intruso nel Decreto di archiviazione, viziandolo di abnormità e ibridandolo. I frettolosi cronisti dei maggiorenti quotidiani l’1 giugno hanno riportato la notizia dell’archiviazione sottolineando il contraccolpo giudiziario per l’avvocato della GAS, Giovanna Livreri, dandola per calunniatrice di tutto e di più e quindi senza specificare come il contraccolpo, nell’intenzione del Gip, invero e molto sottilmente, riguarda solo ed esclusivamente due singoli fatti , guarda caso i più fastidiosi e pericolosi per i magistrati archiviandi. Fatti documentali che forse avrebbero potuto determinare e potrebbero anche successivamente determinate qualche problema ai magistrati indagati e che, invece , così ordinando dal GIP al PM sono stati trasformati in un problema per la denunciante parte offesa. Ora cosa sono per il GIP questi fatti che integrerebbero il reato di calunnia, reato che presuppone la volontà intenzionale (dolo intenzionale) dell’agente di accusare qualcuno di un fatto di reato sapendolo innocente. Proprio quelli di cui riportavamo le doglianze del PM. in richiesta di archiviazione; ovvero i due fatti, per altro ben documentati, avvenuti nel corso dell’anno 2006, in agosto in relazione alle notifiche ai testimoni consegnati all’avvocato di fiducia dei testimoni e in novembre in relazione ai due verbali dei testimoni con le firme in calce ai verbali scambiate e dal contenuto informativo sullo stato delle indagini per i testimoni. Il Giudice nel suo decreto, strada facendo divenuto ordinanza, ai punti 6c) e 6d) oltre a decidere in assoluta autonomia, e senza bisogno delle indagini del PM, stabilisce che si tratta di sicure ipotesi calunniose del legale verso gli autori dei documenti (i magistrati archiviati che invero sulla formazione di tali documenti processuali dovevano essere indagati e interrogati e – in atti - non risultano esserlo mai stati) predispone anche le linee di difesa dei magistrati stessi. Infatti Il Gip va oltre e afferma nel suo provvedimento che il fatto della notifica al difensore del testimone è certamente una consuetudine tribunalizia e quindi l’avvocato è stato calunnioso nel chiedere al PM di indagare per l’accertamento di eventuali abusi d’ufficio e per l’altro fatto dei verbali con le firme scambiate è certamente un errore materiale e l’avvocato doveva capirlo da sola senza bisogno di calunniare chiedendo al pm. di indagare per sapere come e in che modo quelle firme fossero state scambiate e perché i pm. informavano un testimone sull’esito delle indagini invitando a formulare denunce. Questi sarebbero i fatti di calunnia contestati al legale avv.to Livreri. L’avvocato avrebbe calunniato al dunque perché ha espresso ragionevoli dubbi e legittimi sospetti su alcune condotte di alcuni magistrati, documentalmente anomale, ed ha chiesto, correttamente, all’organo preposto: alla Procura competente, di indagare sulla natura dei comportamenti sottostanti ai documenti prodotti quali prove. Sembra di stare in un paese del terzo mondo. Certo è sorprendente come evidenti errori documentali e procedurali attribuibili per prova documentale ai magistrati indagati si possano trasformare in azioni calunniose dell’avvocato Livreri che a quanto pare non avrebbe mai dovuto chiedere di indagare su tali circostanze ne minimamente farsi venire ragionevoli dubbi ovvero legittimi sospetti sul comportamenti di tali adamantini e integerrimi magistrati. Il Gip ha presentato il conto all’avvocato Livreri. La casta è salva. Poco importa come si comporterà il legale che ha già fatto sapere di avere presentato ricorso in cassazione per nullità e abnormità del provvedimento ibrido del decreto/ordinanza. L’importante è avere messo a partito chi ha osato chiedere che davanti alla giustizia tutti i cittadini siano trattati senza due pesi e due misure. Un vero coup de theatre laddove, la stessa Gip di Catania, per rafforzare il suo diritto all’esercizio del potere di punire, accolta in toto la richiesta di archiviazione del P.M., si lancia ad Ordinare al P.M. di procedere contro la parte offesa denunciante, forte di una autorevole sentenza della Corte Costituzionale, poi confermata dalla Cassazione a sezioni unite, che il GIP riporta in corsivo e virgolettato e prevede l’esatto contrario di quanto operato dalla stessa . Infatti il GIP riporta nel decreto: “ non può in alcun modo revocarsi in dubbio che, a prescindere del tipo di archiviazione richiesta dal pubblico ministero, spetti in ogni caso al giudice il potere – ove nel procedimento non figurino persone formalmente sottoposte alle indagini – di disporre, nella ipotesi in cui NON ritenga di potere accogliere la richiesta di archiviazione, l’iscrizione nel registro della notizia di reato, del nominativo del soggetto cui il reato sia a quel momento da attribuire” . Pertanto a ben leggere il GIP di Catania aveva il potere di chiedere al PM di iscrivere l’avvocato Giovanna Livreri per calunnia nel registro degli indagati solo a condizione che non avesse ritenuto di accogliere la richiesta di archiviazione. Insomma, in parole povere, secondo la Corte Costituzionale e le sezioni unite della Cassazione, il GIP non può tenersi l’acqua sporca (che addirittura ha trasformata in pura) e buttare via il bambino ma deve tenersi entrambi, ovvero buttare via entrambi. Ecco servita la mostruosità del provvedimento del 1 giugno 2011. Il Gip di Catania ha voluto salvare i colleghi, giungendo, in un impeto garantista della casta di appartenenza, a modificare in melius il tipo di richiesta del PM. Fanara e, in un eguale impeto giustizialista ha ordinato al PM quello che non era suo potere ordinare: mettere all’agogna colei che aveva osato l’inosabile. Che altro aggiungere a tale desolante esempio di vicenda giudiziaria. Vedremo se la Cassazione, che non è un giudice di Berlino ma potrebbe sentircisi, farà ordine e giustizia."
Nel frattempo, personalmente, ci sentiamo di suggerire al Tribunale di Catania di fare autocoscienza giudiziaria e al Ministero di valutare attentamente l'opportunità di accertare attentamente cosa di anomalo sta succedendo al Palazzo di giustizia di Catania.
Leggo tante inesattezze sulla questione del presidente e questa voglia di giustizia personale frutto di simpatia o antipatia nei confronti di lombardo porta a commentare in maniera negativa una scelta della magistratura . 80000 pagine soltanto pochissime parlano del presidente e questo e un dato importante ....... Poi ai nostri errori se non giudicati in maniera corretta in terra qualcuno penserà a farlo dopo e non solo su lombardo ma su tutti noi e questo che deve far stare sereno un individuo che si sente con la coscienza a posto . Quindi cosa voglio dire alla fine io non mi sento di giudicare nel bene o nel male nessuno se non sono davanti a dei fatti che mi diano la prova certa
Signor Condorelli,ma quando la finisce di fare terrorismo. Quello che scrive è una cavolata. E lo sa bene. Si studi la procedura, si legga il codice, in una parola s'informi. E quando scrive, lasci stare "secondo indiscrezioni", perché le indiscrezioni sono i suoi "desiderata". E quando difende i quattro pm ricordi chi sono: Gennaro e la casa, Gennaro e i Laudani, Santonocito e operazione Padrini, Fanara e la richiesta di archiviazione per i magistrati di Palermo...
@FRANKI
stai sicuro che Condorelli sa il fatto suo......
Beccogiallo
ti aspettiamo il 25 e 26 giugno a catania....sarai menbro onorario del NUOVO MPA
Io in tempi non sospetti ho sostenuto ed anche suggerito al ministro alfano, che per avere un pò di giustizia non condiziata da interessi di botteghe, sopratutto per gente cha ha l'immunità del PD .
di spostare in blocco la procura di catania palermo caltanissetta al nord italia e viceversa.
Ormai siamo stanchi di vedere che alcuni sono perseguitati ed altri nulla per gli stessi fatti o meno.
esempio:
1) il marito della Finocchiaro ha ricevuto finanziamenti dalla sanità senza gara. ci sono stati procedimenti nei confronti del marito dei dirigenti e dell'assessore Russo????? A me non risulta.
2) assessore piercarmelo russo percepisce una penzione per una dichiarazione di accudire il padre ma invece svolgeva l'assessore, hanno aperto una indagine??? questo non è una falsa dichiarazione come il cieco e quanto altro????
E mi fermo qui, volevo far notare che se fosse stato nel governo cuffaro tutto era legato al malaffare con questo governo nulla.
Eppure sono solo delle coincidenze?????
Io ritengo che rmai e troppo palese l'uso della giustizia, che ricordo a qualcuno quando sento dire al dott. Palamara voglio attaccare il potere giudiziario, io resto allibito, Potere ma quale potere un magistrato dovrebbe limitarsi ad applicare la legge in nome e per conto dello stato come Ordine giudiziaro qualunque sia la costituzione.
Loro parlano di potere, ma allora è vero che hanno il potere di distruggere una persona e questo è giusto????????
La costituzione voleva dare questo indirizzo dal 1946 io credo di nò, perchè un giudice dovrebbe essere apartitico, equilibrato ecc.ecc. invece si vede che ci sono giudici che vanno nelle giunte di destra o di sinistra e poi ritornano a fare il magistrato è tollerabile questo????
Io credo che legittimamente se scelgono di fare politica AUTOMATICAMENTE DOVREBBERO DECADERE DALLA CARICA DI GIUDICE, perchè ricordo a qualcuno che se la giustizia è lenta è anche a causa di queste aspettative in corso, e la gente aspetta giustizia.
Siamo alla frutta signori.
La domanda è: Se Lombardo fosse stato ancora alleato con il Pdl, rispettando la volontà degli elettori, pensate voi che la procura di Catania si sarebbe comportata allo stesso modo??
Gentile Antonio Condorelli,
per sottolineare le sue qualità piuttosto che gentile avrei dovuto scrivere "tosto" in effetti. Leggo sulla sua ex-testata che sarebbe intervenuta anche la Cassazione.
Cosa c'è di vero?
In ogni caso caffè pagato per un mese se riesce a pubblicare la relazione di Patanè al ministero.
N.B.
Qui si tratta di fare chiarezza. Che Lombardo resti pure seduto dov'è fino alle elezioni e se lo gradisce la poltrona se la porti pure a casa. Non si può tollelare che ci sia l'ombra di favoritismo e che una clausola di uno statuto di un partito (il PD) possa condizionare l'attività giudiziaria. Dovremmo essere tutti uguali alla legge e i magistrati dovrebbero applicarla senza fare considerazioni politiche o essere condizionati da politici e partiti politici.
Vedo che Condorelli è moderato e non su sbilancia quindi non è il caso di cantar vittoria
trasferiteli tutti.... dal primo all'ultimo e avviate le dovute azioni displinari, valutando anche eventuale responsabilità di tipo penale.
Umile commento politico: poichè oggi è trapelata la notizia che Lombardo ha messo in giro, a proposito di messaggi e messaggeri inviati verso Miccichè, il quale a sua volta vuole liberarsi di Alfano e dei suoi orpelli per fare il futuro candidato a presidente della regione, questo è il risultato: ognuno al suo posto e che niente si muova se non lo dice il capetto!
Non abbassate l'attenzione
Ben vengano le ispezioni. Ma dovrebbero guardare tutto a 360 gradi.
ma chissà forse se lo dicessero i quattro a cui l'inchiesta è stata tolta, forse verrebbe meno ogni lecito dubbio. quello che mi sembra non essere in discussione tra i magistrati è la tempistica della successione delle notizie. sul resto, siccome stavolta i dubbi non sono solo di Livesicilia, ma anche di Repubblica, da sempre bollettino ufficiale delle procure, per cui non che io abbia stima per quella testata, ma siccome spesso ci azzecca, a questo punto dubitare è lecito.
allora,ricapitoliamo:la procura di catania indaga su LOMBARDO SUPPORTATA DA 80.000 PAGINE DI INDAGINI DA PARTE DEI ROS.4 PM CHE AVEVANO LAVORATO PER ANNI CHIEDONO IL RINVIO A GIUDIZIO DI LOMBARDO.NEL FRATTEMPO IL PROCURATORE CAPO VA IN PENSIONE E IL POSTO VIENE OCCUPATO IN ATTESA DELLA NOMINA DEL NUOVO PROC. DAL VIC.PROC.PATANE',CHE INFISCHIANDOSENE DEL LAVORO SVOLTO DAI 4 PM TITOLARI DELL'INCHIESTA "avoca il fascicolo dell'inchiesta,manda a quel paese il lavoro svolto dei 4 e dice:" SIGNORI ABBIAMO SCHERZATO,SIETE SU SCHERZI A PARTE!". V E R G O G N AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
Egregio dott. Condorelli, ma perchè non la smette di riportare notizie prive di fondamento? Patanè ha detto che non c'è stata alcuna spaccatura, perchè lei continua a portare avanti questa tesi? Infine, l'attuale ministro della giustizia è il principale avversario politico di Lombardo, non pensa che un eventuale invio di ispettori del ministero possa essere condizionato, da una evidente ostilità di Alfano nei confronti del Governatore della Sicilia? In attesa di una sua cortese risposta ai quasiti posti, le auguro di usare una maggiore serenità di giudizio nel riportare notizie che talvolta per le assurdità contenute in esse risultano essere offensive per l'intelligenza delle persone.
@Amleto
...più o meno quello che è successo a Cuffaro.
Non dico che fosse completamente innocente, però senza ombra di dubbio è stato l'unico a dimostrare infine correttezza.
E' inevitabile come un avvenimento di questo tipo getti nuovi dubbi sull'intero operato della magistratura e su suoi precisi disegni politici a cui prima ci si sforzava di non credere.
Una certa parte della magistratura può anche cercare di insabbiare l'evidenza, ma i siciliani hanno letto i rapporti dei Ros.
I siciliani sanno. E, almeno quelli onesti, alle prossime elezioni agiranno di conseguenza.
Sarebbe tanto gentile da fornirci i nomi dei nostri sostenitori? E badi di essere preciso e di sostenere le sue affermazioni con fatti e riscontri. Saluti.
Ma se Patanè ha detto che nn vi è spaccatura, voi perché continuate a sostenerlo????
Ah vero per alimentare i sosospetti...
Alla fine voi siete pagati per fare propaganda contro Lombardo
Ben venga!!! La vicenda è sconvolgente!!! Non è una questione di tifo, ma una questione di uguaglianza. Mi chiedo e Vi chiedo, se ad essere nella stessa posizione di Lombardo, fosse stato un povero Cristo, uno di quelli , per intenderci, che scontano pene da iinocenti, magari senza "tessera" o amici..... Cosa sarebbe successo?