"Catania oggi deve riscoprire una grande passione civile: ha le condizioni sociali ed economiche per farlo, non ha un destino segnato". Lo ha affermato il presidente di Confindustria Sicilia
Ivan Lo Bello intervenendo ad Aci Castello, in provincia di Catania, alla giornata conclusiva di una due giorni su legalità e sviluppo organizzata dalla Cgil. "Catania - ha proseguito Lo Bello - ha un sistema imprenditoriale con il maggiore potenziale di sviluppo in Sicilia e tutto questo patrimonio positivo può avere una ulteriore capacità di crescita se questa città fa una analisi spietata su sé stessa valorizzando le cose positive e avendo la forza di isolare quelle tante piaghe purulente che infettano il mercato e il capoluogo etneo".
"La mafia catanese, a differenza di altre mafie - ha concluso Lo Bello - ha avuto sempre una grande vocazione imprenditoriale. Calderone, Santapaola e Ercolano erano imprenditori. C'é dunque una vocazione che nasce dal territorio e perciò è stato più facile in queste realtà costruire cartelli imprenditoriali e inquinare l'economia legale. I cartelli mafiosi esistono e la colpa è di una parte del mondo economico, della debolezza morale di una parte della mondo politico. - ha aggiunto Lo Bello - Magistratura e forze dell'ordine il loro lavoro lo fanno bene ma il grande problema è che la città etnea deve risvegliarsi". Per Lo Bello "è la mafia che fa male alla città non il parlarne e rendere visibili i mafiosi".
"Non mi candiderò mai a presidente della Regione né intendo fare politica. E' stata la nostra scelta fin dall'inizio e consiglierò anche ai miei colleghi imprenditori di non farlo perché in Sicilia il problema non è solo la politica ma anche una società debole che ha bisogno di avere testimoni forti" ha aggiunto Lo Bello. "Uno può avere un impegno civile forte - ha proseguito Lo Bello - e noi vogliamo averlo nella società, non nel mondo politico. La politica deve fare un processo di crescita, deve capire che il mondo è cambiato, deve stare più attenta nei rapporti durante la campagne elettorali con le cosche mafiose. La politica - ha concluso Lo Bello - deve capire che la crescita passa dalle imprese, da un mercato del lavoro serio, non dalle vecchie commistioni che sono state un po' la cifra dominante in Sicilia negli anni Settanta ed Ottanta".
Ultima modifica: 24 Giugno 2011 ore 16:41
Con Lo Bello la Sicilia farebbe davvero un passo avanti di 20 anni verso la legalità e lo sviluppo. E questo da fastidio. Come avrebbe dato fastidio avere la Rita Borsellino. Meglio tenersi lombardo e poi eventualmente sostituirlo con russo o romano o chinnici o miccichè.
meglio essere candidato dalla politica a più poltrone possibili, che candidarsi ad assumersi responsabilità politiche. torno sempre con la stessa domanda: ma Lo bello quale è il suo lavoro di industriale? che produce? quanti operai ha nelle sue industrie? quanto incide nel PIL regionale la sua attività? perchè la forza della testimonianza per un industriale si conta con i numeri e non con le chiacchiere salottiere di chi si è diviso con i suoi compagni di cordata la holding di unicredit in sicilia. E poi la smetta di fare l'ipocrita, che quel campione mondiale di scempiaggini posto a capo dell'assessorato alle attività produttive lo ha messo lui, non certo altri.
Lectio Magistralis !