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Live Sicilia

Via d'Amelio, "Graviano
azionò il telecomando"

Giovedì 14 Luglio 2011 19:10

Il boss Giuseppe Graviano avrebbe guidato il commando che organizzò 19 anni fa la strage Borsellino. Sarebbe stato proprio lui a premere il pulsante del telecomando. E' quanto scrive L'Espresso in un articolo di Lirio Abbate che uscirà nel numero in edicola da domani. Graviano, scrive il settimanale, è il "boss di Brancaccio che secondo il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza dopo l'attentato di via d'Amelio avrebbe trattato direttamente con Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri". La posizione di Graviano è al centro della nuova fase investigativa che provocherà per alcuni la riapertura del processo. "Le indagini svolte dalla Dia di Caltanissetta - aggiunge L'Espresso - sono riuscite a dare risposte ad alcuni interrogativi sempre rimasti irrisolti: dalla responsabilità di soggetti esterni a Cosa nostra, ai motivi per cui venne attuata la strage di via D'Amelio a soli 57 giorni di distanza da quella di Capaci in cui morirono Giovanni Falcone e la sua scorta. Un'accelerazione decisa per impedire che Borsellino ostacolasse la trattativa che era in corso tra corleonesi e uomini dello Stato".

Secondo il settimanale sarebbe stato proprio Graviano a premere il telecomando, appostato dietro un muro che separa via d'Amelio da un giardino. "E' stata così esclusa la pista del Castello Utveggio e di un coinvolgimento, in questa fase operativa, di apparati dei servizi segreti. Oggi invece emerge la ricostruzione di un'operazione voluta da Totò Riina ed eseguita da Graviano e suoi picciotti fidati".

Un'altra anticipazione dei "Quaderni de L'Ora", che nell'ultimo numero dedica un dossier alla strage, rivela che la Procura di Caltanissetta sta per riaprire le indagini sulla scomparsa dell'agenda rossa di Borsellino. L'inchiesta era stata già archiviata dalla Cassazione che ha messo in dubbio l'esistenza stessa dell'agenda: un collage di immagini la mostra in mano al colonnello Giovanni Arcangioli sul luogo dell'attentato.

Il dossier dei "Quaderni de L'Ora" si apre con un editoriale di Salvatore Borsellino e contiene i contributi di Roberto Scarpinato, Antonio Ingroia, Nino Di Matteo, Rita Borsellino, Manfredi Borsellino, Sonia Alfano, Rosario Crocetta, Emma Dante, Eugenio Finardi, Vincenzo Vasile, Fulvio Abbate, Alessandro Bazan, Pino Caruso, Riccardo Orioles, Orazio Licandro, Gioacchino Genchi.
Ultima modifica: 16 Luglio 2011 ore 17:40

 

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Commenti

  • 2011-08-19 20:47:37

    mi lascia molti dubbi,che graviano abbia azionato il telecomando in via d'amelio,tra l altro mettersi dietro un muretto sarebbe stato rischioso,che con la potenza della bomba poteva crollare di sopra.si e parlato di un coinvolgimento di servizi segreti,che da castell utveggio sarebbe partito il segnale,e se ne parlato da tanti anni,e quindi ora viene esclusa questa pista.non credo proprio che questa strage sia stata voluta solo dalla mafia,ma dietro ci sono i servizi segreti,non il solo graviano.io penso che la pista del castello.io credo che vogliono appattare tutto ,nascondendo la verita.perche se e stato graviano si sta sapendo ora.certe cose si sanno dai quotidiani,e non dai telegiornali per sapere delle indagini,invece non si sa niente.

  • 2011-07-15 15:49:48

    Per Giuseppe Rossi
    (continuando il suo ragionamento
    ... e se io fossi un componente della Procura, mi sarei fidato di chi Borsellino si fidava, non lo avrei inquisito e processato, e oggi, proprio per rispetto al giudice assassinato, rispetterei ancor di più la legge che mi impone di processare per calunnia falsi collaboratori che lo accusarono;

    e, sempre se fossi un magistrato della Procura, mi chiederei chi e perché tenta di fare apparire la strage Borsellino una strage non preventivata nel momento in cui si attuava quella di Falcone;

    e, quindi, mi chiederei chi e perché volle la strage di Capaci, con quell'esplosivo e con quelle modalità:

    Ma né lei, signor Rossi, né io siamo magistrati della Procura e quindi le nostre domande, queste ed altre, sono destinate a restare senza risposte. Anche perché non ci sarà mai una seria inchiesta giornalistica che tenti di dare un senso a tutte le incongruenze di questa storia e a tutte le illogicità dei comportamenti adottati. Molto più comodo e rassicurante la solita favoletta.

  • 2011-07-15 14:22:52

    @enrix
    riguardo alla sua domanda, relativa al perchè.
    Mi pare di ricordare dalle cronache che lo stesso anno della strage la procura di Palermo archiviò l'indagine di Paolo Borsellino sugli appalti.
    Non sono documentato a sufficienza per esprimere un sicuro giudizio tuttavia se io fossi stato un magistrato della Procura o il suo responsabile avrei portato fino in fondo le indagini di Borsellino, mettendoci tutto l'impegno possibile.
    Ci avrei lavorato giorno e notte per rispetto alla memoria di un grande uomo.
    Non avrei messo il suo lavoro in un archivio impolverato.

  • 2011-07-15 14:14:23

    @enrix
    la ringrazio per il suo documentato commento.
    Il mio era un giudizio da uomo semplice della strada che cerca di ragionare semplicemente. La strada è quella di via D'Amelio dove mi recai in occasione di una manifestazione per l'anniversario della strage. Quella sera il mio ragionamento è stato esattamente il suo. Pur non avendo esperienze dinamitarde, mi resi conto che, a meno di volere pianificare un'azione degna di "Mission Impossible" con Tom Cruise, pensare a Castel Utveggio era una boiata, forse maliziosa. Se come dice lei c'è la teorica possibilità di vedere con un potente binocolo un pezzetto della via (c'è un palazzone enorme che la copre quasi tutta), una persona sana di mente o minimamente intelligente può affidare la riuscita dell'operazione a qualche frazione di secondo di visione o, piuttosto, optare per una postazione più sicura che nella zona non manca?

  • 2011-07-15 12:49:29

    @ enrix
    Quando si concluderà questa vicenda giudiziaria alcuni, oggi reclusi perché condannati a causa degli "errori" precedenti, verranno scagionati. Secondo lei, Enrix, la posizione di qualcuno tra questi incolpevoli meriterebbe una maggiore attenzione? Più precisamente: c'è qualcuno tra i detenuti per la strage di via D'Amelio la cui liberazione sarà più importante delle altre? Stante la delicatezza della materia non le chiedo di far nomi, ma di dire un sì o un no. Ovviamente come opinione personale. Non professionale.

  • 2011-07-15 12:09:22

    Stannu riappattannu a sittanta.

  • 2011-07-15 11:28:40

    Caro Rossi, il palazzo dove abitava la mamma del povero Borsellino, in Via D'Amelio, dall'Utveggio si può vedere, e con un buon binocolo probabilmente si poteva anche riconoscere il giudice al suo passaggio con gli uomini della scorta. Lo può vedere in questa mia ricostruzione "quotata" (siamo a 980 mt in linea d'aria dal punto dell'esplosione).

    http://static.zooomr.com/images/8563030_ca7af2679a_o.jpg

    Ma non è questo il punto.

    Il punto è che di tanto in tanto, in queste vicende connesse con le stragi di mafia, spuntano fuori deliranti teorie fantapolitiche le quali, pur potendo essere smontate in pochi secondi dalla logica, incredibilmente, riscontrano invece un immediato gradimento popolare, tanto forte e gridato nelle piazze (soprattutto da alcuni familari delle vittime) che nessun magistrato o addetto ai lavori trova più il coraggio di dire a chiare lettere: per cortesìa, smettiamola con gli sciocchi e fascinosi teoremi, e lasciateci lavorare. Anzi, più un teorema è ardito e non riscontrato, più chi lo pronuncia passa per un eroe della verità, quella verità che secondo la vulgata gli oscuri poteri occulti cercherebbero di tenere nascosta. Il primo passo da compiersi in criminologia, da che mondo è mondo, è quello di cercare di calarsi nei panni del'assassino, cercando di capirne i metodi e le scelte secondo una logica semplice. Quindi la domanda da porsi era: ammesso che io sia un agente deviato dei servizi con in mano un telecomando, per fare esplodere una bomba in Via D'Amelio con buon sincronismo e senza commettere errori, mi piazzo all'Utveggio, ad 1 km di distanza, tenendo gli occhi a bruciare per un tempo indefinito nel buco di un canocchale, oppure in qualcuno delle decinee decine di posti più comodi e più vicini e con visione diretta (così come effettivamente è stato, infatti.) ? Guardando la fotografia che ho proposto qui sopra, la risposta è ovvia: ma neanche l'ultimo degli imbecilli, si piazzerebbe all'Utveggio. E per quale diavolo di ragione dovrei farlo, da un posto tanto scomodo ed incerto? Solo perchè lì c'è una seggiola dove sono autorizzato a sedermi? Ecco, questa si chiama logica elementare. Eppure no: Supergioacchino dice che da li col cannochiale si sarebbe potuto fare, e che quindi siccome lì c'erano i servizi segreti ed i servizi segreti come noto sono i cattivi mentre noi siamo i buoni, allora il telecomando è stato sicuramente premuto di lì. E questa non è logica elementare, ma malizioso ragionamento in uso fra i manipolatori di menti semplici, fa i pupari dei mass media. E allora avanti: articoli, libri, annizeri, penose processioni al castello sotto il sole cocente dell'estate palermitana. E naturalmente non si tratta di un caso isolato. E' mica ancora finita. Oggi la farsa continua. I Graviano stavano, per parte di mafia, al centro del mondo degi appalti pubblici e delle tangenti in quel di Palermo. Nel resto dell'Italia quel mondo era al naufragio, con tutta la vip-class che lo rappresentava, che stava finendo in galera. Borsellino, come documentato ed ampiamente testimoniato, giunto da poco in Palermo era in procinto e pareva assolutamente determinato ad occuparsi di quel filone personalmente (i suoi colleghi nel palazzo, invece, erano molto meno determinati; infatti, morto Borsellino, a Palermo non è successo niente, gli appalti erano truccati solo a Milano), e quindi ad occuparsi dei Graviano personalmente. I Graviano lo uccidono.

    Azioniamo la logica: perchè?
    Ma perchè Borsellino era venuto a sapere dalla Ferraro che De Donno contattava junior Ciancimino e quindi suo padre per portarlo a collaborare, ed aveva quindi capito che quella del capitano De Donno non era una normale attività da carabiniere, era in realtà un'operazione politica per spianare il terreno alla nuova repubblica, la repubblica della trattativa fra mafia e stato (roba grossa, ci volevano un sottufficiale del ROS e Massimo Ciancimino, per dare il "la" a roba così grossa) , e lui avrebbe "ostacolato" questa trattativa! Che diamine, è così solare!

    Come vede, caro Rossi, la sciocchezza, la gaffe storica dell'Utveggio, non ha insegnato nulla. Siamo punto a capo.

  • 2011-07-15 11:08:52

    @Giuseppe. La teoria del cartello utveggio è stata portata avanti per anni da Gioacchino Genchi.

  • 2011-07-14 23:25:31

    "E’ stata così esclusa la pista del Castello Utveggio e di un coinvolgimento, in questa fase operativa, di apparati dei servizi segreti"

    Chissà quali menti geniali avevano pensato a Castel Utveggio dal quale NON si vede il luogo dell'attentato e chissà quanto è costata questa idea geniale..

  • 2011-07-14 22:50:47

    Provo abusivamente a dare una interpretazione ai brividi di Allanzatu da Chianti. La semplificazione della strage che emerge dal resoconto dell' Espresso somiglia al lieto fine dei romanzi d'appendice. Insomma si potrà uscire dall'incubo di uno scenario complesso e per taluni preoccupante per accomodarsi nella rassicurante ovvietà. Tranne che per un particolare: per agevolare la trattativa Stato-mafia si sarebbe compiuta un'altra strage e "Riina e i suoi picciotti fidati", attuando la seconda strage dopo soli 57 giorni dalla precedente, avrebbero deciso quindi di "suicidarsi" compiendo quel gesto che invece (ma i vertici di Cosa nostra erano notoriamente stupidi)ha suscitato la vera e solida affermazione dell'antimafia nelle coscienze che la storia annoveri. E' credibile? Attendo fiducioso le conclusioni dell'operato di Sergio Lari e rimango indifferente allo "schieramento" dei nomi impegnati sul tema ne I Quaderni de L'Ora.

  • 2011-07-14 19:34:55

    Perchè ho i brividi?

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