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Live Sicilia

Lombardo, Badalamenti e le accuse
Tutta la verità nelle carte (scomparse)

Mercoledì 07 Settembre 2011 17:04 di Nicola Biondo

Poggiavano su qualcosa di vero le accuse fatte al maresciallo Antonino Lombardo suicidatosi nel marzo del 1995? Con l’aiuto degli scritti dello stesso Lombardo proveremo a colmare questa lacuna in modo tale da sottrarre al tifo da stadio (colluso o non colluso) questa storia triste e ancora irrisolta, riaperta dall’articolo di Aldo Sarullo. In un rapporto del 12 ottobre 1994, poche ore dopo aver incontrato in un carcere americano Tano Badalamenti (nella foto), Lombardo mette nero su bianco di aver avuto contatti di natura confidenziale con il boss. Ecco cosa dice quel rapporto firmato con un altro CC, l’allora maggiore del Ros Mauro Obinu: “L’iniziale contatto è avvenuto per ovvie ragioni di psicologia relazionale, esclusivamente e per venti minuti con il maresciallo Lombardo, il quale, dopo aver ricordato i vecchi contatti avuti negli anni passati e dopo aver detto di appartenere al reparto che ha catturato Riina ha indicato il motivo specifico della visita: l’omicidio Pecorelli.”. La spiegazione di quei contatti è nello stesso rapporto firmato da Lombardo: “Badalamenti ha ammesso di aver avuto rapporti confidenziali con Lombardo”. E ancora: “Badalamenti ha espressamente parlato di mafia, asserendo di non capire come mai, visto che i carabinieri nel 1978 avevano refertato che lui e il suo gruppo non erano alla base della crescente ondata di violenza, si era in seguito accettato di non consentirgli di opporsi a tale incipiente e tragico avvento…Per la prima volta ha assunto la veste di mafioso e di contraltare al montante strapotere corleonese”.

Altro che omertà e codice d’onore: Badalamenti era uno sbirro, uno che per non soccombere a Riina si era offerto ai carabinieri. Ma quali rivelazioni il boss ha fatto nel corso degli anni a Lombardo e quali vantaggi ha avuto? Da chi era autorizzato Lombardo ad incontrare e a non arrestare uno dei capi della Cupola latitante, mandante di omicidi e a capo del più lucroso affare di droga mai intrapreso da Cosa nostra, la Pizza Connection? Insomma, Lombardo era un colluso perché incontrava Badalamenti o non lo era solo perché era autorizzato da una ragion di Stato? Il segreto di questa storia è tutto qua e non certo nei comportamenti di Santoro o nelle accuse di Orlando, ricordati da Aldo Sarullo, che comunque non fanno onore a nessuno dei due. Un segreto che è ben sepolto in un archivio di Stato, perché gli appunti di Lombardo dove annotava i suoi rapporti confidenziali con boss e semplici picciotti sono spariti.

E non da un ufficio qualsiasi, non per mano mafiosa, ma dalla caserma del Ros di Palermo dove Lombardo li aveva portati e dove si è suicidato il 4 marzo 1995. Perché quel gesto così eclatante? Fu davvero causato delle parole di Orlando? La prostrazione di Lombardo la spiega lui stesso nel suo ultimo messaggio, scritto poco prima di uccidersi: “La mia delegittimazione va cercata nei viaggi in America… il giorno più bello della mia vita è stato il giorno dell’arresto di Riina a cui ho dato un grosso contributo che può essere confermato o smentito”. Perché i superiori non dovevano confermare il ruolo avuto da Lombardo? E perché Lombardo fu estromesso da qualsiasi altro contatto con Badalamenti? Altri interrogativi sepolti nel ventre molle di quello Stato che prima ha utilizzato Lombardo nella terra di confine tra mafia e antimafia e poi quando quel lavoro “riservato” poteva diventare imbarazzante lo ha lasciato solo.

“Rifarei quello che ho fatto perché erano ordini precisi” – ha lasciato scritto il maresciallo. C’era qualcuno che negli stessi anni in cui Lombardo obbediva agli ordini incontrando Badalamenti, gli ordini li rifiutava. Si chiamava Peppino Impastato, l’unico di cui Badalamenti aveva davvero paura. Perché non lo poteva né comprare, né vendere. Solo ammazzarlo.

 

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Commenti

  • 2011-09-07 18:29:52

    A proposito del suicidio del maresciallo Lombardo, l'autore dell'articolo scrive: "Perché quel gesto così eclatante? Fu davvero causato delle parole di Orlando?". Gli chiedo: dove ha letto questa ipotesi? E visto che è talmente ben informato gli chiedo inoltre: poiché egli sa che dopo la delegittimazione di Lombardo avvennero alcuni fatti che misero ulteriormente in subbuglio la vita anche familiare del maresciallo. che c'entra dunque Orlando ? Perché l'articolista forza la penna e dunque afferma una circostanza non vera? Comunque complimenti. Ora lo scenario è più chiaro. Cioè il torbido che qualcuno ipotizzò stesse sotto l'iniziativa di Orlando ora sembra riproporsi.

  • 2011-09-07 18:43:01

    Una cosa non capisco. Prima scrivete che "In un rapporto del 12 ottobre 1994, poche ore dopo aver incontrato in un carcere americano Tano Badalamenti (nella foto), Lombardo mette nero su bianco". Poi, dite che "Badalamenti era uno sbirro, uno che per non soccombere a Riina si era offerto ai carabinieri. Ma quali rivelazioni il boss ha fatto nel corso degli anni a Lombardo e quali vantaggi ha avuto? Da chi era autorizzato Lombardo ad incontrare e a non arrestare uno dei capi della Cupola latitante". Lombardo incontrava Badalemti mentre era latitante o in carcere?

  • 2011-09-07 19:16:25

    Ieri abbiamo letto una testimonianza: Aldo Sarullo, presente nello studio televisivo di Santoro, ci ha raccontato il "fuori onda". Sui nostri teleschermi solo una volta, lo ricordo bene, comparve il cenno di diniego di Michele Santoro.
    Oggi un articolo, dall'acre sapore di parte politica, ci racconta ciò che è scritto in alcune carte scomparse. Se sono tali, come ha fatto l'autore di questo pezzo a leggerle? Forse conosce chi le ha trafugate e oggi le conserva?
    Siamo davanti ad una testimonianza o ad una "relata refero"?

  • 2011-09-07 19:37:13

    Ricordate che Orlando diceva le stesse cose Di FALCONE (DI TENERE LA INCHIESTE CHIUSE NEL CASSETTO)

  • 2011-09-07 21:36:08

    Onore ad Antonino Lombardo, uomo onesto e perbene.

  • 2011-09-07 22:00:54

    L’autore esordisce volendo “sottrarre al tifo da stadio (colluso o non colluso) questa storia triste e ancora irrisolta” rispondendo a una domanda a cui da una risposta che asserisce avere ricostruito dagli scritti di Lombardo.

    Un così pacato inizio mi ha indotto a continuare la lettura, fiducioso (ma forse sarebbe meglio dire animato da ingenuo desiderio) di avere qualche risposta equilibrata e tuttavia inquieto per la definizione data al “tifo da stadio”. Quali collusioni possono annidarsi tra i tifosi delle fazioni pro o contro Santoro, pro o contro Orlando? La definizione dichiara il sospetto dell’autore e quando si parla di Orlando al sospetto viene ormai naturale associare l’anticamera della verità o l’anticamera del komeneismo, come ebbe a dire un’altra vittima delle accuse sospettose del cavaliere senza macchia, allora sindaco di Palermo dal vezzoso ciuffo.

    Dopo avere letto il contributo di Nicola Biondo finalmente ho capito cose che prima non potevo capire. Se Lombardo si è ucciso la responsabilità è dell’Arma dei carabinieri, strumento di gestione di torbide aree di contatto tra mafia e Stato e che tiene le carte nei cassetti. Per l’autore i comportamenti di Santoro e Orlando “comunque non fanno onore a nessuno dei due”. Un peccato veniale quindi. Da giustificare magari, proprio perché in effetti Lombardo incontrava i boss e non li arrestava e quindi il sospetto di Orlando era comprensibile. Come dare torto al potente sindaco della quinta città d’Italia, capo della “Rete”, proclamatosi paladino antimafia, l’Orlando in campo amico dei magistrati che accusa di collusione, in diretta televisiva nazionale senza contraddittorio, un sottufficiale dell’Arma dei carabinieri, il maresciallo Lombardo da Terrasini?
    Quasi quasi verrebbe da battergli le mani ad Orlando.
    Ma poi più di qualcosa ferma le mie mani a mezz’aria pronte all’applauso ad Orlando. Una è l’idea che magari se sono così potente ed adamantino posso andare in procura a sporgere denunzia. Anzi, debbo fare così se sono sindaco di una città di un milione di abitanti. In fondo un maresciallo è un sottufficiale (ci vuole al massimo la licenza media) con una famiglia. Accusandolo in tv lo espongo a gravi rischi e lo delegittimo. Sono proprio sicuro delle accuse?
    Ma che importa. Se voglio fare teatro e accreditarmi antimafia devo fare accuse in tv, ma meglio non essere contraddetto.

    Una domanda: ma Badalamenti cosa doveva dire del delitto Pecorelli di cui è stato accusato Andreotti e non disse più dopo il suicidio di Lombardo?

    P.S.
    Mi sembrebbe corretto e utile che si possa conoscere anche il resoconto dei fatti data da rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri in Commissione parlamentare antimafia. Magari ci sono degli altri elementi trascurati da Natale Biondo.

    Fornisco il link del documento:
    http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/39742.pdf

  • 2011-09-07 23:04:33

    Pienamente d'accordo con i post di IPAZIA e di GIUSEPPE ROSSI. Leggiamo attentamente questi post ed è da lì che si deve cominciare.

  • 2011-09-08 10:07:45

    Michele Santoro e Leoluca Orlando Cascio, quella sera, indipendentemente delle circonvoluzioni mentali, senza dubbio sono stati ignobili. Volutamente ignobili. E questa non è un’opinione, ma un dato oggettivo che continua a mantenere la sua trasparenza cristallina. Né mai il tempo appannerà. Perché la verità non conosce l’usura del tempo. Appunto. Non si nega la replica ad un generale dei carabinieri, se non si ha il carbone bagnato. Partendo da qui e volendoci poi ricamare un pochino sopra, senza arrivare tuttavia a fare della spy-story , si potrebbe dire che Santoro e Orlando Cascio (segare parte del cognome non significa emendare la storia di famiglia, quale che sia stata) quella dannata sera stavano dando una mano alle toghe della procura di Palermo. Il resto è cronaca giudiziaria. O meglio storia di un anellarsi di ipotesi di’indagini giudiziarie, tramutatesi tutte in errori giudiziari. Eppure, Orlando Cascio è lì a chiedere di voler fare di nuovo il sindaco. Siamo in democrazia ed è giusto che sia così. E se i palermitani lo vogliono sindaco, sindaco sarà. Certo i misteri restano sempre misteri. Da Wikipedia. «Nel 1996 viene indagato per corruzione aggravata durante l'esercizio delle sue funzioni di Sindaco di Palermo. Il pentito Tullio Cannella afferma che nel 1986 il comune di Palermo, dopo una tangente di 200 milioni di lire, acquistò degli appartamenti di un certo Giuseppe Bonanno, un prestanome di Gaspare Finocchio (imprenditore) che era invece in odore di mafia. Destinatari della tangente, secondo il pentito erano il Sindaco Leoluca Orlando e l'assessore Vincenzo Inzerillo, che all'epoca dei fatti era in carcere da 16 mesi per mafia. Orlando nega ogni responsabilità. La vicenda per Leoluca Orlando non avrà alcun seguito giudiziario.» Come dire c’è chi ha il destino di essere indagato a vita per un non nulla, o come è capitato all’allora maresciallo dei carabinieri Carmelo Canale per dare sostanza ad un teorema, e chi tutto gli scivola come acqua sulla testa. Ma così va il mondo: una mano lava l’altra e tutt’e due lavano il viso.

  • 2011-09-08 11:14:34

    leggo con piacere. felice che questa storia venga di nuovo a galla. gli interrogativi da lei posti mi lasciano perplessa. ho scritto un libro su questa storia e sospetto che le sia passato tra le mani perchè altrimenti non avrebbe potuto citare una delle due relazioni americane. prima della pubblicazione, infatti, nessuno ne era a conoscenza.
    comunque se dovesse ridargli un'occhiata si rilegga bene le dichiarazioni rilasciate dai due sindaci e magari anche qualcos'altro.
    buon lavoro!

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