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Live Sicilia

La mafia, un problema del Nord

Mercoledì 19 Ottobre 2011 11:12 di Antonio Ingroia

Dal numero di "S" in edicola a partire da sabato 22 ottobre, anticipiamo l'analisi di Antonio Ingroia, che questo mese si sofferma sull'evoluzione di Cosa nostra e sulla sua nuova dimensione "borghese".

Nell’idea tradizionale della mafia, la questione criminale sarebbe intimamente collegata alla questione meridionale. Ma tale presunto “indissolubile legame” si fonda soprattutto su un pregiudizio, il pregiudizio secondo cui la mafia è legata al sottosviluppo economico-sociale e all’arretratezza culturale del Meridione d’Italia. Come dire che la mafia è solo problema del Meridione, per il nostro deficit di anticorpi antimafiosi. Consegue di tale impostazione di ragionamento è che il problema mafia sarebbe risolvibile solo attraverso il processo di sviluppo del Meridione e vincendo la mentalità mafiosa che vi sarebbe estremamente diffusa.

La superficialità di un simile approccio, condizionato anche da una certa dose di razzismo verso i meridionali e ispirato da complessi di “superiorità nordista”, oggi appare con maggiore evidenza. Lo dimostra, fra l’altro, il fatto che, sebbene la cultura meridionale si stia liberando di quella mentalità di sostegno alla mafia che si è trascinata per secoli, il problema della mafia è ben lontano dall’essere risolto. E l’infondatezza di tale impostazione ancora di più si evidenzia tenendo conto dell’espansione delle mafie nel civilissimo e progredito Nord del Paese.

La verità è un’altra. La verità è che la mafia ha dimostrato di non essere più da tempo frutto del sottosviluppo, ma di essere in grado di adattarsi nei contesti più disparati, riuscendo a mimetizzarsi nell’economia delle regioni più ricche del Nord Italia, divenuto territorio di elezione per il reinvestimento del denaro sporco proveniente dai traffici illeciti. La mafia è oggi mafia finanziaria, mafia degli affari, ai cui vertici siedono insospettabili colletti bianchi. La mafia, potremmo dire, si è imborghesita, è sempre più borghesia mafiosa. Lo è al Sud, in Sicilia, come dimostra la crescita di tanti capimafia che vengono dal mondo della borghesia professionale, come il medico Giuseppe Guttadauro o l’architetto Giuseppe Liga, lo è – a maggior ragione – nel Nord Italia, dove la mafia è soprattutto soldi, impresa, finanza. Ecco perché è diventata quasi naturale questa espansione della mafia al Nord. Una mafia che si è trovata ad interagire e a integrare il suo sistema criminale di potere economico-mafioso col metodo consolidato della corruzione politico-amministrativa e che per questa via ha avviato un processo di insediamento nei territori e nell’economia del Nord, così ampio e diffuso da poter parlare di “colonizzazione mafiosa” del Nord Italia, verso una sempre più estesa “mafiosizzazione” del Paese.

Ecco perché oggi il tema della lotta alla mafia va affrontato guardando più a quello che succede nel Nord Italia anziché al Sud. Ecco perché se le strategie militari della mafia vanno sempre contrastate nel Meridione, le strategie economico-criminali vanno soprattutto contrastate a Nord. Ecco perché per affrontare la mafia bisogna porsi l’obiettivo di risolvere la “questione settentrionale”, prima della “questione meridionale”. Prima che l’intreccio fra economia legale ed economia criminale diventi inestricabile. Prima che questo processo di integrazione divenga irreversibile.
Ultima modifica: 18 Novembre 2011 ore 10:22

 

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Commenti

  • 2011-10-19 13:39:43

    Il procuratore Antonio Ingroia non finisce mai di sorprendere. Il suo bisogno di comunicare lo porta sempre più spesso alla ricerca di nuove platee che lo distraggono dal suo lavoro primario. Sicuramente, dall'alto della sua esperienza, dice sempre cose interessanti che - per la verità - ci piacerebbe che le esternasse nelle aule di giustizia. Almeno sino a quando il lavoro di magistrato rimane la sua attività primaria. Un magistrato del suo calibro dovrebbe parlare attraverso le sentenze ci condanna ed i processi che porta a termine. Ma non sembra che ciò gli vada bene. Perchè, allora, non fa come altri suoi colleghi. Appenda al chiodo la toga e si trasformi in conferenziere o si avvii alla carriera politica. Di Giovanni Falcone ne è esistito uno. Di Paolo Borsellino ne è esistito uno: tutto il resto snon imitazioni.

  • 2011-10-19 16:42:41

    Domanda alla redazione
    Ma perché gli articoli di Antonio Ingroia contrariamente a tutti gli altri, sono correlati sempre dalle stesse foto? Forse a sottolinearne il solito contenuto? Come dire: "Avviso ai lettori. Stop. Nulla di nuovo. Stop. Se leggete è solita noia. Stop."

  • 2011-10-19 16:44:49

    Perchè abbiamo quelle foto. Che sono le foto dell'Ansa. Se ha qualche altra foto da proporre la mandi alla posta di redazione. Saluti.

  • 2011-10-19 22:38:44

    I magistrati vincono un concorso e diventano tali,costoro perchè vogliono il potere? io credo che il potere spetti ai politici in quanto eletti dal popolo! I vari Ingroia facessore il loro lavoro oppure lascino la magistratura e vadino a cercarsi i consensi! è troppo facile dalle loro posizioni sentenziare!

  • 2011-10-19 23:11:52

    Mi stupisco che i commenti riguardino la persona più che il contenuto dell'intervista. Nel merito trovo l'analisi precisa e positiva, affrontando anche sociologicamente il problema "mafia" e l'uso mediatico distorto e relegato geograficamente (al sud), da parte di chi con la mafia ci convive, intreccia alleanze, affari e ne trae convenienze, come alcuna "buona borghesia salottiera" banchieri del nord o professionisti plurincaricati ed onnipresenti. Aggiungerei che oltre agli inecci tra economia legale ed economia criminale va attenzionato il ruolo di intermediazione che ancora oggi la politica svolge in modo particolare su grandi opere o grandi operazioni finanziarie anche attraverso strumenti istituzionali.

  • 2011-11-22 12:55:52

    ma se una cosa non vi interessa perchè la leggete?

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