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Live Sicilia

E padre Turturro disse:
"I cattolici? Il peggio che c'è"

Giovedì 20 Ottobre 2011 16:10 di Roberto Puglisi

Era una Messa di Natale, forse. Don Paolo Turturro si avvicinò al microfono per la consueta omelia. Disse: "Natale è la festa dei cattolici". Poi, accompagnando la predica con un gesto di disprezzo: "I cattolici? La gente peggiore che c'è. Campioni di ipocrisia". Fu allora che ci innamorammo dell'eresia di un prete che indicava lo stesso amore e lo stesso Dio, con un linguaggio folle. Un uomo diverso nella chiesa di tanti. E quando è un cristiano a fare la differenza, non sai mai se sia un santo o un blasfemo.

Appendiamo oggi di una conferma in appello. Di una condanna. Di una pena comminata per l'orrore più osceno che esista, l'atto mai scusabile: la sofferenza e l'abuso inflitti alla tenerezza, al candore dei più piccoli. Abbiamo fiducia nella giustizia di questo mondo, dopo tutto. C'è un secondo grado di giudizio che assottiglia al minimo il beneficio del dubbio. I legali ricorreranno in Cassazione. Tuttavia, la sentenza pesa come un macigno gigantesco. Certo, non è una sconfitta collettiva di chi credette nella felice pazzia delle parole trascorse.  Ma il dolore è immenso.

Quando don Turturro predicava, Palermo buona accorse al suo altare, invocata e  chiamata da una coloratissima carta moschicida. Si bruciavano le armi giocattolo. Un verbo di solidarietà e umanità reciproca risuonava al Borgo Vecchio, lì dove le famiglie dormono ancora rinserrate in un garage. In uno dei paradisi dello spaccio. Lì dove la scuola era e rimane un fragile presidio di coscienza. Il Borgo Vecchio, un mondo assediato dall'erba del malaffare. E non in periferia come lo Zen, a un passo dagli ultimi splendori di una città.
Paolo Turturro disponeva soprattutto della forza del discorso. Con le omelie infiammava le anime vogliose di riscatto. Con i suoi libri, cementava - con la calcina delle pagine - la volontà di costruire un quartiere migliore. Professionisti, disoccupati, donne, giovani, vecchi. Tutti si presentarono al cospetto di quel San Giovanni con l'occhio acceso di passione. Tutti cercarono di dare una mano.

Qualcuno mise su una domestica filo-drammatica. Qualcuno cucinava. Qualcuno badava ai bambini di Baucina, nel centro "Dipingi la pace". Turturro scrisse pure un musical che fu rappresentato in molte piazze. Il tema non cambiava: la vittoria della luce sulla tenebra. Ora c'è una cappa di tenebra a coprire la missione di un sacerdote ritenuto colpevole per la seconda volta di un delitto tremendo. Il dolore è immenso. E non per la figura del carnefice raccontata dalle carte del Palazzo di giustizia. Per le vittime innocenti.
Ultima modifica: 20 Ottobre 2011 ore 17:49

 

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Commenti

  • 2011-10-20 17:33:27

    E va bene.Come per Dell'Utri e altri..attendiamo la Cassazione.

    Eguali.

  • 2011-10-20 18:36:19

    Continuo a non potere credere che le accuse siano fondate.

    Ho avuto la possibilità di confessarmi varie volte con Padre Turturro, e chi avevo di fronte era un Uomo, ossia non un prete che indossava un abito, ma un individuo intercalato nella realtà quotidiana.
    Ricordo che quando andavo da lui e parlavo con lui, ne ottenevo beneficio, mi sentivo non una "peccatrice" che si era appena confessata, ma sollevata perchè mi faceva capire che ero un essere umano, e che Dio non poteva essere adirato con me, perchè sbagliare era nella natura, appunto umana, ed il fatto che io mi fossi "pentita, ecco, già quello era il mio primo passo verso un Miglioramento.

    Quindi tanta solidarietà ai bambini lesi ed offesi, però io continuo a non poterci credere.

  • 2011-10-20 18:56:20

    Non ho le elementi per dire se è o non è colpevole ma su una cosa la penso come lui: i cattolici? Il peggio che c'è.
    Quanti cattolici (pseudo-cattolici, vero) che vanno a messa la domenica, per dirne una, sono degni di tale appellativo?! A mio avviso, pochini!

  • 2011-10-20 19:45:04

    Io l'ho conosciuto personalmente e non ci crederò mai, neppure se la Cassazione dovesse riscriverlo con il sangue dei suoi giudici !
    Di una cosa, però, sono certo avendo frequentato S. Lucia. Quella era ed è una parrocchia immersa in un quartiere mafioso e la mafia non dimentica mai i suoi nemici quelli che veramente ne combattono la incombente presenza e ne contrastano il minuzioso controllo del territorio e don Paolo era inequivocabilmente uno di questi acerrimi nemici. Il resto per me non conta nulla !

  • 2011-10-21 12:36:44

    Riconoscersi ipocrita non ti fa smettere di esserlo, e i religiosi che non conoscendo la parola di Dio credono a cio che sentono come nelle chiese cattoliche non hanno possibilità di conoscere la Verità e di conseguenza essere liberati dall'ipocrisia.www.youtube.com/watch?v=5RVOZhrx3wY

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