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Live Sicilia

Il ministro Tremonti a Taormina:
"La finanza ha vinto sulla politica"

Sabato 05 Novembre 2011 19:30

''Oggi il tempo è brutto, ma vi assicuro che è più brutto essere a Cannes e più bello essere a Taormina''. Usa una metafora meteorologica il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, per esprimere il suo stato d'animo all'indomani del G20 di Francia. Lo fa davanti la platea dell'hotel San Domenico di Taormina all'inaugurazione del congresso nazionale dell'Associazione giovani classi dirigenti delle pubbliche amministrazioni. E' a loro che, dopo essere tornato a lanciare l'allarme sulla globalizzazione, e la vittoria della finanza sulla politica, torna a esprimere il rammarico di dovere andare via: ''sarei rimasto volentieri a Taormina....'', confessa, come se il suo pensiero andasse all'incontro a Bruxelles lunedì sera con l'eurogruppo e l'indomani con Eurofin.

Sarà pronto il maxiemendamento per quella data? Tremonti avvisa i giornalisti in sala: ''''Non parlerò né di politica né di temi finanziari'', minaccia, scherzando, ''vi annoierò parlando di filosofia''. ''Non voglio però vedere, come a volte succede - auspica - estrapolare una mia frase dal contesto di un discorso per fare un titolo ad effetto. Non è il momento...''. E mantiene le promesse, ad eccezione del riferimento a Cannes e Taormina, dove è arrivato la sera prima.

Tema centrale: globalizzazione e Trattati. ''La globalizzazione è una cascata di fenomeni banali, ma la cifra è rivoluzionaria - osserva Tremonti - perché mette in gioco i poteri dello Stato, la democrazia e la struttura politica. C'è stata una rotazione tra lo Stato e il mercato e dentro il mercato finanziario - aggiunge - lo Stato è andato sotto, la ricchezza sopra. Prevale il mercato finanziario sulla politica''.

Il ministro sembra rimpiangere i tempi di una volta, quando ''i politici avevano il potere di determinare il futuro dei loro popoli, adesso - rileva - con la globalizzazione la curva delle categorie politiche è scesa progressivamente. Il fenomeno è stato accettato fino a quando tutto andava bene: fino alla crisi''. Una crisi che si colloca in strutture sovranazionali e che ha a che fare con istituzioni e trattati internazionali che, torna con una metafora il ministro, ''sono come i matrimoni: convenuti nella buona e nella cattiva sorte, i trattati europei hanno come regola il bene e come pura eccezione il male. Quello che vediamo - osserva Tremonti - è che la cifra negativa sta salendo di intensità''.

Per questo la domanda successiva del ministro è se vale di più "l'articolo 1 o l'articolo 11 della Costituzione'', e se ''la sovranità appartiene al popolo o deve misurarsi con trattati internazionali''. Per Tremonti ''occorre riflettere, non abrogare gli articoli, ma cercare di combinarli insieme''. Secondo il ministro, però, non è possibile tornare indietro: ''non vogliamo - chiarisce - un ritorno impossibile al regresso territoriale in un mondo che è radicalmente cambiato perché genererebbe una quantità impressionante di problemi''. La soluzione è ''andare avanti, ragionare sull'esistente e guardare al futuro, cercando di restare giovani''.

(fonte: ANSA)

 

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Commenti

  • 2011-11-06 12:44:28

    Se il mondo non fosse rotondo, forse avremmo un universo quadrato. E forse gli umani, ammesso che ci potremmo continuare a chiamare ancora così, forse saremmo diversi nell’aspetto e nel cervello. Sì, la situazione è difficile. Per il governo e, soprattutto, per l’Italia. In questo frangente, Bersani & company pensano che sia arrivata la loro ora di governare. Ieri, dal palco di piazza San Giovanni, il capo del Pd annunciava al suo popolo: «Siamo pronti». Da sotto il palco, arrivava invece la contestazione a Renzi. «Sei un populista, vai ad Arcore sei come Berlusconi». A freddo, poi D’Alema, a commento, aggiungeva: «Renzi è un fenomeno mediatico costruito dalla stampa. Non ho mai polemizzato con Renzi e non intendo farlo adesso. Il suo è un contributo. Comunque, è sindaco di Firenze e come tale va valutato». Chissà, che valutazione dà a se stesso il presidente del Copasir? Un minimo di buonsenso imporrebbe a Berlusconi e a Bersani di sotterrare l’ascia di guerra e mettersi attorno al tavolo della pace per dare corso, finalmente, alle riforme. Senza le quali le difficoltà non potranno che aggravarsi. Ma la politica ha perso il buonsenso e anche quel poco di intelligenza che le restava. Solo delle teste quadrate non possono non vedere la grande occasione che c’è dietro l’angolo. Sarebbe cosa saggia e giusta, dividersi equamente le responsabilità delle nuove lacrime, del nuovo sudore e del nuovo sangue, da versare in nome del risanamento dei conti pubblici. E, a festa finita, con un orizzonte meno cupo davanti, sciolta la tregua, via alle urne. A scannarsi, in nome di Palazzo Chigi. Invece, Bersani non fa che ripetere il suo siamo pronti. Ma a fare che? Il Presidente Napolitano non è il suo babbo natale. Né quello di Berlusconi, ovviamente. Così, mentre il Cav fa la conta dei traditori e Bersani si sbraccia, i corvi della speculazione mondiale volteggiano sullo Stivale in cerca delle prede più appetitose e banchettano con i nostri risparmi. Affacciati alla finestra delle proprie ambizioni, i patetici Casini e Fini stanno a guardare. O Pannella, sacerdote planetario del digiuno, se ci sei, batti un colpo! Aprile tu le porte delle riforme. E poi di corsa alle urne!

  • 2011-11-06 18:56:25

    Gent.le Honhil, I radicali del Scerdote Pannella, sosterrano con l’uscita dall’aula, la fiducia al Presidente Berlusconi!!!!!!!!!!!!!
    A Bersani voglio dire: non è tempo d’inciuci, in un momento così critico, se non ci sono i numeri in entrambe le camere si devono immediatamente indire pubbliche elezioni. Ipotesi di Voto, il 29 gennaio 2011!!!!!!!!!!

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