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Live Sicilia

Tangenti negli uffici del Comune
Arresti ad Agrigento

Martedì 29 Novembre 2011 08:05 di Maristella Panepinto

Mancava solo la parola arresto, a un libro che, la procura della Repubblica di Agrigento, aveva iniziato a scrivere già da un pezzo. Tredici ordinanze di custodia cautelare, tutte emesse nell'ambito della pubblica amministrazione del Comune di Agrigento. Un ufficio, quello tecnico, messo game over, da mesi di indagini, che hanno portato i magistrati agrigentini, gli uomini della squadra mobile e quelli della digos, a sgominare un clan di colletti bianchi, che avrebbe risposto presente all'appello della corruzione, della truffa e dell'abuso in atti di ufficio. Sono, infatti, queste le accuse contestate ai tredici, tra i quali figurano funzionari, architetti e anche un vigile urbano. Un blitz che era nell'aria già da mesi, da quando erano iniziati i setacciamenti di ogni stanza, di ogni angolo, di ogni cassetto dell'Utc del comune agrigentino. Indagini capillari, che hanno scandagliato anni di appalti pubblici, concessioni edilizie e quant'altro gravitasse nelle orbite dell'urbanistica agrigentina. Il risultato stamani, con le manette strette ai polsi a chi, nelle stanze dei bottoni, ci stava da un pezzo.

Mazzette in cambio di concessioni, imbrogli in vista di grossi affari e ancora strapotere nell'ambito delle proprie competenze. Sono queste le parole chiave dell'indagine, coordinata dal procuratore Renato Di Natale, dall'aggiunto Ignazio Fonzo e dal sostituto Luca Sciarretta, con loro la squadra mobile di Agrigento, diretta da Alfonso Iadevaia e la digos, agli ordini di Carlo Mossuto. Le incursioni degli investigatori nelle stanze dell'Utc facevano sempre scalpore. Ormai, da un anno circa, i blitz - senza manette - si avvicendavano in maniera sempre più serrata. Che stesse per arrivare la bufera, ad Agrigento lo percepivano tutti.

Il prologo della maxi retata un anno fa, quando, nell'ambito dell'inchiesta Tetris, iniziarono le perquisizioni dentro gli uffici comunali. Si aprì un' indagine che aveva la cifra delle associazioni di volontariato, dei contributi facili, declinati al nome di una serie di funzionari pubblici. Poi fu la volta dell'indagine sull'allora presidente del consiglio comunale, Carmelo Callari, accusato di peculato e truffa, oggi a regime di obbligo di firma. Stanotte la maxi retata e potrebbe non essere finita qui. Le indagini, infatti, sono ancora in corso.

Questi i nomi degli indagati: custodia cautelare in carcere per Luigi Zicari, 49 anni di Agrigento, Pietro Vullo, 42 anni; Salvatore Troisi, 56 anni; Roberto Gallo Afflitto, 41 anni; Giuseppe Gallo Carrabba, 55 anni e Giorgio Parrino, 55 anni. Arresti domiciliari nei confronti di Alfonso Vullo, 44 anni; Giuseppe Gallo 43 anni; Pasquale Farruggia, 56 anni; Gerlando Tuttolomondo, 74 anni Santa Elisabetta residente in Agrigento; Emanuele Navarra, 62 anni. Obbligo di dimora nel comune di Agrigento per Rosario Troisi, 53 anni. Ed ha, infine, disposto, previo interrogatorio che si terrà mercoledì 30 novembre 2011, la sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio e servizio nei confronti di Sebastiano Di Francesco, 51 anni.
Ultima modifica: 29 Novembre 2011 ore 10:29

 

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Commenti

  • 2011-11-29 12:32:30

    Avete trovato il mio (non postato) commento inopportuno o scomodo?

  • 2011-11-29 12:45:37

    Vero é che in quella parte del mondo tutti vogliono prendere parte al "magna magna". E quante vittime miete tanto malcostume!!!

  • 2011-11-29 13:31:48

    Indagassero in tutti gli uffici tecnici dei vari comuni della Sicilia... si concederebbero maggiori fondi all'edilizia penitenziaria, piuttosto che a quella privata.

  • 2011-11-29 14:51:30

    Una tegola è caduta sull’ UTC di Agrigento e sulla stessa città Ma è una tegola che, è bene tenere presente, viene da lontano. Da molto lontano. Ed è figlia di un’occasione sprecata. Volutamente sprecata per volontà della locale classe politica. C’era la possibilità, ed era di facile intuizione, dopo la frana del 1966, di pilotare ed imporre uno sviluppo edilizio ordinato su cui innestare il pubblico e il privato. Bastava chiudere la mente ai vari intrallazzi, e pensare soltanto alla rinascita della Città. Si poteva stendere mollemente dalla collina Mosè al mare: e i moderni poeti, come era già capitato agli antichi, ne avrebbero potuto cantare le sue bellezze con ispirazione. Invece, tutti insieme, consiglieri comunali, sindaci, consiglieri regionali e parlamentari nazionali, ci hanno regalato il più nefasto dei degradi. Permettendo che la speculazione edilizia selvaggia riducesse a regno del caos e dell’arbitrio l’unico sito dove strade larghe e dritte avrebbero potuto disegnare un esempio di architettura moderna. A testimonianza della imperitura confusione mentale della burocrazia locale. In compenso, i nascenti plessi scolastici, l’ospedale, l’università, il tribunale, i vari palazzi governativi e case per civile abitazione, sono stati disseminati nelle sue periferie. Il più delle volte, calcati sotto vuoto spinto a ridosso di muraglioni di contenimento o di collinette brulle. Difficili da raggiungere e, ancora peggio, privi di parcheggio. Un vero salto di inciviltà. Un inno allo spreco senza fine. E proprio ad Agrigento, la Città dei Templi, il posto dove il sindaco in carica può percorrere impunemente tutto l’arco costituzionale senza perdere la fascia tricolore né la faccia, la magistratura, dopo il terremoto in Abruzzo, ha anche sequestrato e poi liberato l’ ospedale inaugurato cinque anni prima ( perché in caso di terremoto potrebbe crollare). E dire che la magistratura avrebbe avuto più di un valido motivo per intervenire molti lustri prima. Prima cioè che i notabili locali della politica mettessero le mani sulla città e prima, soprattutto, che si spendessero un centinaio di miliardi delle vecchie lire e passassero venti anni dalla messa in opera della prima pietra alla consegna del nosocomio. Gli ingredienti c’erano tutti. Ma non è mai troppo tardi, per fare giustizia. Nulla potendo fare per il danno irreparabile perpetrato alla città e ai suoi abitanti.

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