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Live Sicilia

Giammanco? "Socialmente pericoloso"
Confermato l'obbligo di soggiorno

Giovedì 15 Dicembre 2011 18:08

E' ancora socialmente pericoloso l'imprenditore Vincenzo Giammanco, condannato in via definitiva a sei anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa con l'accusa di essere stato il socio e prestanome in affari del boss Bernardo Provenzano. Lo sottolinea la Cassazione confermando a carico del costruttore la misura di prevenzione dell'obbligo di soggiorno per tre anni nel comune di residenza e la confisca di numerosi beni, mobili e immobili.

Ad avviso della Suprema Corte, infatti, la circostanza che Giammanco si sia trasferito - fin dal 1996 - dalla Sicilia nel Lazio, a Latina, con la famiglia, non dimostra in alcun modo che abbia preso le distanze da Cosa Nostra e dal suo padrino. La dimostrazione della dissociazione dall'ambiente mafioso, sottolinea, la Cassazione (sentenza 46512) è necessaria anche nel caso in cui il "vincolo associativo" non è stato mai contestato, come avvenuto per Giammanco, e come avviene in tutti i casi di concorso esterno. La persistente pericolosità sociale del fiancheggiatore mafioso - avvertono i supremi giudici - si desume protratta in mancanza di "univoche manifestazioni comportamentali", che evidenzino la cessazione della "disponibilità" verso i clan, "quali decise prese di distanza, abiura del fenomeno mafioso, collaborazione con le istituzioni, opzione per un diverso stile di vita e quant'altro".

A tal riguardo, secondo la Cassazione, è "adeguata" la decisione con la quale la Corte di Appello di Palermo, con decreto del 13 ottobre 2010, ha convalidato l'obbligo di soggiorno ritenendo non "univoche manifestazioni di dissociazione" il trasferimento "del nucleo familiare in altra città" e la liquidazione della 'Italcostruzioni', la società della quale Giammanco deteneva il 75% delle quote mentre il 25% era di Saveria Palazzolo, la moglie di Provenzano. In proposito, si rileva come lo scioglimento della 'Italcostruzioni' non dimostri alcuna presa di distanza dal momento che nell'assenza di Giammanco era sua moglie che curava "i relativi interessi nel persistente rapporto societario con Provenzano". Quanto alle confische - a Giammanco e ad altri quattro imprenditori compiacenti furono sequestrati 50 appartamenti e beni per 80 miliardi di vecchie lire - la Cassazione invita l'imprenditore a non lamentarsi perché gli sono già state restituite le "possidenze patrimoniali antecedenti alle prime manifestazioni di contaminazione della ditta Giammanco".
Ultima modifica: 15 Dicembre 2011 ore 18:10

 

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