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Live Sicilia

L'umanità del diavolo

Sabato 17 Dicembre 2011 07:34 di Roberto Puglisi

Salvuccio Riina non può incontrare suo padre Totò, per inflessibili questioni regolamentari e normative, per la soddisfazione di chi dice - e sono tanti -: giusto così, se lo merita. Soffrano, visto che hanno provocato sofferenza. Siano dilaniati dal dente della separazione che un boss sanguinario ha inflitto agli altri. 
 La comprensibile risacca emotiva della questione ci sommerge. Non è una cronaca normale. Si tratta del diavolo e del suo rampollo. Totò Riina è una creatura demoniaca, mica per negromanzia o zolfo, o perché calzi gli zoccoli infernali. Lo è nella sua essenza di malvagio, per le lacrime che ha disseminato sul suo cammino. Lo è nella sua libera natura di persona, per le sue scelte irredimibili. Totò Riina è il Satana della Sicilia, perché lui ha voluto così.

Poi, il cuore si volge verso altri figli che non vedranno mai più i padri, per colpa della mano sanguinaria di Totò, per la sua bestiale ferocia. Il cuore ripensa alla famiglia Borsellino, a Giovanni e Francesca che si amavano, a chi li proteggeva e contava i giorni, ai volti, alle biografie schiacciate come olive dal frantoio del terrore mafioso. Perdono è una parola che non abita qui.

Ma Totò Riina e Salvuccio Riina sono pur sempre padre e figlio. Hanno in comune un reciproco rapporto di affetto inviolabile. E' un legame che va rispettato e protetto, perché umanissimo. Anche se non scriveremmo mai la parola "amore" come didascalia della foto dei Riina. Eppure, nel buio più oscuro dell'inferno, esiste una fiammella sottile: è l'umanità del diavolo. Uno Stato di diritto è tale finché conserva proprio l'umanità come confine invalicabile e indirizzo naturale, finché riconosce il lineamento della dignità dei sentimenti nella trama dell'orrore.

Esistono comprensibili ragioni di sicurezza che sconsiglierebbero un abbraccio tra i due? Si sospetta che da una riunione familiare potrebbero scaturire ordini e messaggi per l'esterno? E' lecito porre contromisure. Si imbottisca la sala colloqui di cimici, si disseminino guardie ovunque, si sorvegli ogni fotogramma. Ma si conceda a Salvuccio di rivedere suo padre, per l'ultima volta, e di dirgli addio.
Ultima modifica: 17 Dicembre 2011 ore 18:08

 

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Commenti

  • 2011-12-17 08:02:12

    Per quanto orrore possa fare la scellerata vita di Totò Riina, c'è qualcuno che merita ancora di più l'appellativo di "demonio". E' colui che di Riina si servì per portare a compimento il proprio progetto di annientamento dello Stato Italiano, che ebbe il suo momento clou con le stragi del '92.

    Quel mandante vive ancora nell'ombra, protetto da sodali non meno biasimevoli, contornato dagli affetti della propria famiglia, con il proprio patrimonio a disposizione, e continuando a tramare e a depistare per mantenere il proprio anonimato.

    Per il mandante delle stragi e per i suoi complici occulti che ancora oggi si affannano consapevolmente a coprirne le azioni scellerate, per tutti questi, qualsiasi sia il ruolo che hanno, provo orrore e disgusto.

    Li considero il vero cancro della nostra società.

  • 2011-12-17 08:43:56

    schifosiiiiiiiiiiiiiiiii, hanno rovinato la Sicilia e ora cercano diritti

  • 2011-12-17 09:09:27

    si e magari lo accompagnamo con una bella auto blu con scorta stile ciancimino....

  • 2011-12-17 09:20:42

    Condivido appieno Ipazia! Non ci rialzeremo mai....

  • 2011-12-17 10:14:07

    Mi dispiace ma questa gente non merita nulla tantomeno sentimenti di umanità.

  • 2011-12-17 10:21:44

    Serie: Riflessioni

    La mafia non fonda se stessa sulla propria forza ma sulla debolezza dello Stato e sull'approvazione e la paura dei suoi cittadini!

  • 2011-12-17 10:43:16

    L'unico reale motivo per il quale personalmente sono contro la pena di morte è che questa, con gli inevitabili tempi lunghi della giustizia, di solito giunge ad anni ed anni di distanza dai crimini commessi ... Il che vuol dire che va a colpire una persona diversa da quella che il detenuto era anni prima ... Negli Usa il boia di Stato spesso esegue condanne contro criminali a 20-30'anni dai fatti che li hanno visti turpi protagonisti ... Un vero assurdo, dato che nessuno rimane se stesso immutabile per tutta la vita ...
    Certo, nel caso di "calibri" come Riina c'è da stare attentissimi ... Ma una cosa me la sono chiesta ultimamente: come saranno oggi, a distanza di quasi 20'anni dall'arresto, persone come Riina o Santapaola? Di gente come Vallanzasca o Carlos lo Sciacallo sappiamo molto per la natura mediatica dei loro personaggi ... Ma dei capi mafia non sappiamo nulla ... Che cosa pensa oggi Riina? Avrà compreso il Male fatto? Che tipo di uomo è dopo tutti questi anni? C'è stata una anche minima evoluzione della sua posizione umana?
    Ecco, una cosa che forse potrebbe servire è un'inchiesta giornalistica su persone del genere ora, dopo così tanti anni di detenzione ... Mah ... Vabbè, considerate tutto ciò come il turbamento pre natalizio di un ultragiustizialista ...

  • 2011-12-17 10:52:01

    Io credo di no, Carlo. Riina è prigioniero di un codice che considera immutabile. E' una vittima della mafia, oltre a essere un carnefice. Saluti.

  • 2011-12-17 11:23:41

    Toto Riina si ci diventa non si nasce.E si ci diventa grazie agli esempi di pseudo società civili e democratiche.Non condivido certamente la mentalità mafiosa ma penso che in ognuno di noi albergano sentimenti di indignazione verso uno stato assente e disinteressato alle esigenze del popolo.La mafia non si debellerà mai,perchè non è materiale,la mafia è un sentimento distorto di indignazione verso coloro che ri arrogano il potere di gestire la vita altrui.Toto riina è solo un capro espiatorio.Matteo M.Denaro sarà il prossimo di un altra lunga catena,la catena del diavolo quella che ci avvolge da secoli.Far vedere o no il fglio a un povero diavolo non spezzerà questa catena.Sante feste a tutti.

  • 2011-12-17 11:28:36

    Vittima della mafia? Penso che si stia veramente esagerando. E' un uomo che liberamente e nella piena consapevolezza delle conseguenze ha scelto la mafia e ne e' divenuto il capo indiscusso a suon di massacri. Ma fatemi il piacere con questo buOnismo della domenica

  • 2011-12-17 11:34:18

    Oggi è sabato. Saluti.

  • 2011-12-17 11:58:13

    ragazzi lasciate stare chi giudica la mafia solo dal punto di vista mediatico. è gente che tende a sviluppare uno scoop, non a rendere pubblica una verità tantomeno a riportare fatti oggettivamente reali. categoria a sè. saluti.

  • 2011-12-17 12:05:37

    Si sà che molti vivono la vita come un eterna domenica credendosi liberi di decidere le proprie scelte.Roberto sarà buonista ma almeno è sveglio e sa che oggi è Sabato

  • 2011-12-17 12:13:44

    Certo che Riina è vittima. Della propria sottocultura, del proprio carattere, dei propri disvalori, del codice che ci si ostina a definire "d'onore". E'vittima di sé e di chi lo ha usato sapendo che non sarebbe mai stato tradito proprio in virtù di quel codice d'onore ostentato con orgoglio dal capomafia di Corleone.

    E vittime sono anche i figli di Riina, che, quand'anche abbiano avuto una minima intenzione di imboccare strade diverse da quella del padre, in sostanza non credo abbiano avuto molte possibilità di scelta. Non conosciamo i loro sentimenti, e nulla sappiamo della loro vita, ma le uniche due volte che la figlia di Totò ha ricoperto un piccolo incarico nell'ambito dell'ordinamento scolastico, sono nate furibonde polemiche e inviti non troppo cortesi a farsi da parte. Eppure non sappiamo con che spirito e con quali progetti aveva accettato quegli incarichi.

    Tutto ciò non significa che io giustifichi il comportamento di Riina. Cerco di attribuire a lui solo le responsabilità che gli appartengono, non dimenticando che ci sono altri, forse peggiori di lui, che ancora non hanno cominciato a fare i conti con la giustizia terrena, e che per questo sono più temibili e più da biasimare.

  • 2011-12-17 12:21:46

    Mi chiedo
    1) sè un vostro collaboratore giornalista fi fosse trovato minacciato o ucciso dalla mafia vi chiedereste questo?

    2) Vi sembra che una legge scritta per facilitare il lavoro di magistrati e forze dell'ordine sia un argomento da usare per far leggere il giornale?

    e poi chi si aspettava da una testata vicina all'antimafia un uscita del genere
    poi ricordatevi che aprescindere da come si fà la galera e galera e basta!

  • 2011-12-17 12:22:14

    condivido lo spirito dell'articolo, caro Puglisi.
    Tuttavia se la legge non lo consente quella dobbiamo applicare. Semmai sarebbe una buona ragione per modificarla informandola a principi di umanità.
    Condivido anche le considerazioni di Carlo Lo Re.

  • 2011-12-17 12:25:13

    Sig. Puglisi, da familiare di vittima della mafia dissento fortemente da quello che lei poc'anzi ha scritto: Totò Riina non è una vittima della mafia ma un boss mafioso condannato quale mandante di tantissimi omicidi e tantissime stragi!!! Lui non può vedere il figlio, immagini quanti figli siamo stati privati dal poter vedere nostro padre se non cercare di sentire qualcosa attraverso un marmo freddo, ghiacciato di una lapide grazie a persone come lui!
    Comunque la sua affermazione o è, fortissimamente, fuori luogo o lei, per definire un sanguinario vittima della mafia, è a conoscenza di cose che noi non sappiamo. Se così fosse la invito ad andare in procura e raccontare tutto quello che sa.
    Altrimenti la prossima volta mediti, e tantissimo, prima di scrivere simili castronerie offensive nei confronti di tutte le persone che hanno donato il loro bene più prezioso, la VITA, per questo paese.
    Chicco Alfano figlio di Beppe Alfano

  • 2011-12-17 12:29:54

    Ipazia torna sul TEMA DI TUTTI TEMI - CHI FU IL MANDANTE? Non chi vi ebbe interesse concorrente, ma chi prese L'ULTIMA DECISIONE SULLA STRAGE DI CAPACI?

  • 2011-12-17 12:41:28

    Dott. Puglisi lasci perdere il richiamo alle teorie sociologiche sull’origine della criminalità mafiosa!
    Il caso Riina è un’evidente episodio di perfetta razionalizzazione del crimine che passa attraverso le tipiche fasi della
    priorità dello scopo
    preteso obbligo di fedeltà da parte dei suoi consociati
    esaltazione del danno provocato
    negazione della propria responsabilità
    negazione delle vittime
    condanna dei giudici
    Riina si è praticamente auto- assolto; si è ripulito delle sue responsabilità, considerandosi la vera vittima di un sistema di regole che non intenderà mai condividere.
    La propensione al crimine, a certi tipi di crimine, non si apprende attraverso l’associazione interpersonale con altri individui che sono già criminali, può solo affinarsi.
    L’istinto criminale deve comunque pre- esistere prima di poter essere appreso da altri!
    Diversamente il mondo sarebbe stracolmo di personaggi di tale risma.
    Nel dire ciò non sposo di certo la teoria genetica sul crimine, ma escludo che la dissociazione socio-culturale possa generare quello stato di disagio, incertezza e insicurezza da sfociare in lucidissimi quanto efferati atti di criminalità collettiva.

  • 2011-12-17 12:47:28

    Gentile Chicco, io ho scritto che Riina è il diavolo. Vittima significa che il diavolo distrugge se stesso, non solo gli altri, con la sua spirale d'odio. Semina morte da carnefice - come ho scritto - ma si nega la dimensione di una vita normale. I mafiosi come Riina? Esseri vili e patetici che hanno sbagliato tutto nella vita e che - a prescindere dalla sacrosanta esecrazione che li accompagna - si sono autodistrutti, generando male. Questo è il senso chiarissimo di quello che ho scritto. E lasci perdere la fissazione del "vada in Procura". Quello che so e che penso è scritto in modo lampante, se uno non cerca la polemica a ogni costo. Ovviamente sulla polemica - specifico - non mi riferisco a lei che ha pagato un tributo altissimo. Comprendo il suo sfogo, ma spero di averle chiarito la mia idea. Cordialmente.
    Ps. Ripubblico il mio commento qui. Ricordo che rispondevo a un lettore sulla possibilità che un boss possa cambiare stile: "Io credo di no, Carlo. Riina è prigioniero di un codice che considera immutabile. E’ una vittima della mafia, oltre a essere un carnefice. Saluti". Francamente, mi pare chiarissimo.

  • 2011-12-17 13:03:07

    OCCHI CAVITI FATTU CHIACIRI,CHIANCITI. NESSUNA PIETA X QUESTI MOSTRI

  • 2011-12-17 13:09:12

    Quando diventeremo come "loro" (o appena giù di lì), "loro" avranno vinto.

  • 2011-12-17 13:12:47

    Ma cosa darei per intervistare riina!

  • 2011-12-17 14:13:51

    E' davvero incredibile come un intervento chiarissimo pur nella sua profondità come quello del Puglisi posso essere così travisato ... Essendo qui tutti palesemente dalla stessa parte, perché non si prova a comprendere gli altri partendo dall'ovvia buona fede di chi scrive? Il Male che un Riina incarna è un fenomeno così complesso che il ragionarci sopra non può essere fatto a colpi d'ascia ...
    Io, orgogliosamente cattivo di natura mia, detesto il buonismo, ma davvero non mi pare proprio che di ciò si possa accusare il Puglisi, che, rispondendomi, ha semplicemente parlato di Riina prigioniero del perverso codice d'onore dei mafiosi, nonché, oltre che carnefice, vittima in senso lato della mafia, ossia nel senso di vittima di una aberrante sottocultura che non gli consente di vedere altro nell'universo intero ...
    Dove sta il buonismo? E' realismo piuttosto ... Nessuno giustifica belve del genere, solo si sottolinea il loro Destino di dannati, vittime di sé stessi e del proprio Male ...

  • 2011-12-17 14:25:05

    La precisazione del Dott.Puglisi credo sgombri ogni equivoco.
    Trovo altresi'comprensibile ci si possa risentire,pensando alla caratura criminale e delinquenziale di padre e figlio,peraltro mai trascurata dal direttore.
    Sull'invito poi ad andare in Procura,meglio sorvolare.Diventato un refrain insopportabile.

  • 2011-12-17 14:31:41

    Caro Puglisi, come lei ben sa la sua analisi origina da una qualità di conoscenza e di conseguenziale formazione che lascia spazio sia al pensiero diretto che al pensiero laterale. Lei può e infatti ha potuto. Il problema che emerge da alcuni commenti è un altro: ciò che parte (le sue considerazioni) non presuppone una stazione d'arrivo prudentemente su misura. Infatti alcuni criticano le sue parole perché incolpevolmente non possono affiancarsi, non possono essere "laterali". Ne consegue che il treno in arrivo, che essi pensano che gli arrivi diretto, gli arriva da un lato e li travolge.
    Sul figlio di Alfano non mi esprimo. Ho ammirato il padre.

  • 2011-12-17 14:46:47

    Gentile Anello, ieri abbiamo discusso in redazione del presente e scomodo tema, con diversità di accenti. Ho scritto un pezzo che è stato giustamente valutato con attenzione e l'ho pubblicato. Il giornalismo si fa così: è il prodotto di una passione collettiva, non obbligatoriamente assonante. Sapevamo che avrebbe sollevato un polverone. Sull'equivoco del termine "vittima" non aggiungo altro, se non questo: abbiamo sempre raccontato i mafiosi con l'arroganza sulfurea del male, malvagi, ma semidei capaci di potere letale e di decisioni inappellabili. Questo ha creato un'aura immeritata di invincibilità. Perché poi se uno considera la cosa, capisce che i mafiosi sono orrendi scimmioni senza intelligenza, certamente sopravvalutati in chiave di racconto, prigionieri di un codice subumano da cui non sanno distaccarsi. Dedicano la vita al loro travisato concetto d'onore e finiscono o morti o in galera. Ecco, forse una considerazione del genere potrebbe perfino sminuire quel crisma di mito sia pure negativo, accresciuto da fictioni e libri. E magari sarebbe un vantaggio. Mi ripeto, sapevo che la discussione sarebbe stata forte e che sarei stato attaccato personalmente. Lo accetto. Il mio ruolo è quello di chi solleva dibattiti e punti di domanda difficili, non per amore di polemica fine a se stessa, ma per cercare risposte migliori, costi quel che costi. In questo non mi sono mai nascosto. Affettuosi saluti.

  • 2011-12-17 15:12:32

    Cosa dice la Legge? Si faccia riferimento ad essa, senza deroghe.
    E' palese che Riina sia anch'esso "vittima" del sistema mafioso, da non paragonare assolutamente alle vere vittime della mafia.
    E' vittima nel senso in cui intendiamo noi la vita, per lui è stata una scelta di vita, vivere con la logica del potere a tutti a costi, fare della violenza e la sopraffazione l'unica regola di vita avere un codice"d'onore" che non tenga minimamente in considerazione la sofferenza e il dolore altrui, accettare di finire i propri giorni in galera o morire ammazzato ... se anche questo non è essere vittima della mafia! Provo una grande pena oltre che disgusto per questi poveri disgraziati!

  • 2011-12-17 15:26:46

    Quanta gente,nel propio lavoro,usa tanti mezzi per fare carriera??
    Raccomandazioni politiche,clericali,infamie contro i colleghi,ruffianamenti con i superiori,inviti a cena,ed altro.
    Bene,questa gente non guarda i mezzi ma il fine.
    Quando poi si trovano in certi vertici,sono costretti a fare cose compromettenti,imbrogliando,rubando..mettendo a rischio la liberta'.
    Per tanti è stato cosi'.
    Se poi ci spostiamo nel settore della malavita,non si guardano i mezzi che si usano,consapevoli anche del fatto che c'è sempre qualcuno che ti vuole fregare.
    Allora..la Mafia non è una opera pia,chi sceglie quella strada è consapevole di cosa va incontro.
    Visto dall'esterno ,viene da dire:ma cosa hanno guadagnato?
    Rischio di essere ammazzato,vivere in un bunker,lontano dalla famiglia,sospetto di un tradimento di chi ti è vicino,abbandonare il covo.
    Il sistema Mafia offre ricchezze di denaro...ma quante ricchezze toglie.
    Allora ci si rende conto che si è vittima del sistema.
    C'è chi si pente....c'è chi non si pente,mantenendo i principi e le regole del sistema ,dal quale hanno avuto,denaro , potere e ...rispetto.
    Quando Toto' Riina nacque,la mafia c'era,non la ha inventata lui.
    E c'era anche la Stato,che aveva il compito di combatterla.

  • 2011-12-17 15:40:04

    Scusi sig. Lo Re, posto che io sono contro la pena di morte nel 99% dei casi, posso capire che possa sembrare assurdo che una persona venga giustiziata a distanza di 20 anni dal suo reato, magari in 20 anni si è pentito e potrebbe essere diventato una persona diversa. Ma i reati non hanno scadenza. Il reato rimane tale anche dopo 50 anni, i danni causati dal reato commesso rimangono tali per sempre, in particolare quando si parla di omicidi. E di omicidi il Riina ne ha commessi a dozzine.

    Mi sembra surreale ed enormemente artificioso lo sforzo, tramite raffinati giri di parole, di parlare di "diritti" nei confronti di un personaggio come Totò Riina che, lo ricordiamo, non è un rapinatore che ha ucciso durante una rapina, ma è una persona che ha pianificato la morte di tantissime persone per i suoi scopi criminali. E' surreale e artificioso cercare di trovare delle giustificazioni tirando fuori parole come il "contesto sociale" o la scarsa intelligenza, su cui non nutro alcun dubbio.

    Concordo senza ombra di dubbio su quanto scritto dal Puglisi, ovvero che nella testa di queste persone non esiste un briciolo di buon senso, il loro destino è quello di essere uccisi o finire in galera, al massimo una vita da latitanti. Ovvero un vita di... Concludo invitandovi alla visione di questo bellissimo spezzone tratto dal film "Così parlò Bellavista"

    http://www.youtube.com/watch?v=OP9aVMVKzM8

  • 2011-12-17 19:25:09

    gentilissimo dottor puglisi:qualche volta, ho detto che noi non abbiamo uno stato forte che riesce a controllare le situazioni ,oppure dare l'opportunità ad ogni cittadino di questa republica di essere pari davanti ai diritti certo è che salvatore junior non puo uscire dal comune di residenza perchè il soggiorno obbligato c'e'l'anno comminato fino dentro il comune se fosse stato libero nessuno gli avrebbe negato il colloquio con il padre ora se vogliamo fare un po di polemica tentiamo.il delinquente è pericoloso fino A QUANDO è IN REGIME DI LIBERTà QUANDO VIENE RISTRETTO quella pericolosità decade dopo è obbligo dello stato tenerlo nella condizione di controllo totale non solo per riina padre ma per tutti i 60,000detenuti nelle nostre prigioni dentro tutto questo c'e' il rumore che ha fatto una richiesta insieme ad un permesso di uscire dal posto dove è soggiornato per fare visita al padre quale problema puo dare allo stato un permesso tra l'altro sarebbe tutto segnato (la partenza,l'rrivo ,il colloquio e dopo lo stesso giorno rientrare) il detenuto riina che sta chiedendo di vedere il figlio quindi chiede mentre prima in regime di libertà questo non poteva esistere tutto si prendeva ricordiamoci che l'avvocaqto di riina ha chiesto gli arresti domiciliari per malattia e pare sia grave lo stato ritiene giusto che espii la pena ma negare ad un figlio il colloquio mi pone dei dubbi sulla capacità di controllo

  • 2011-12-17 20:58:19

    A bordo, condividiamo il "PUGLISI PENSIERO"!Preciso, Tagliente, Giusto, Puntuale e soprattutto Equilibrato!Abbiamo letto tutti i commenti che precedono IL NOSTRO e ci siam posti una domanda:"E' CORRETTO l'aver voluto EVITARE QUESTO INCONTRO?ED AGGIUNGIAMO: "L'USO DELLA CATTIVERIA NON VI PARE SOMIGLIAR TANTO ALLO STILE DI VITA CHE DA SEMPRE "NOI" CONDANNIAMO? Noi, a bordo, tra CATTIVI, abbiamo bandito il famoso protocollo dell'occhio per occhio e dente per dente!!!CAPITANJACK E L'EQUIPAGGIO DELLA PERLA NERA.

  • 2011-12-17 23:47:58

    L'articolo è ottimo e chiaro. Qualche commentatore mostra di non averne afferrato lo spirito. Nessuna meraviglia... . Si discetta sulla natura malvagia di Riina, e considerata l'efferatezza dei crimini commessi, non è facile sostenere che non "sia stato" sicuramente malvagio. Una domanda però me la pongo: sebbene di indole malvagia, se invece di nascere a Corleone Riina fosse nato, poniamo, a Noto (non è il caso di scomodare Oslo), avrebbe potuto "realizzare" tutto il suo talento criminale?

  • 2011-12-18 01:12:15

    concordo con questi suoi commenti Sig.Puglisi ed anche il suo articolo mi è piaciuto molto...che dire ....normalmente avrei speso anch'io più di una parola per la tutela di quell'intimo valore che è il momento di contatto nella relazione genitore figlio....ma in questo caso proprio non posso....non mi viene, piuttosto in automatico ogni volta vedo l'immagine di Riina o ne leggo il semplice cognome non posso non pensare al ragazzino dei Di Matteo]*, che tra tutte le manifestazioni di sua ferocia, mi è sempre parsa la più terribile....e per favore non parlatemi delle stragi del '92....mi dispiace ma a tutt'oggi faccio fatica a credere che un "tintu viddanu**" ben collaborato da tanti "tinti vaccari e tinti picurari**" possa aver concepito e messo in atto il terrore stragista di quegli anni!


    *può darsi che il piccolo crescendo diventasse "picciotto" e con il tempo facesse carriera....o forse assolutamente no, magari con il tempo avrebbe preferito una normale vita di buon cittadino...boh...non è dato sapere nè a noi, ma soprattutto, neanche a sua madre!
    **nulla a che vedere con normali contadini e operatori della pastorizia

  • 2011-12-18 09:28:28

    Signora Antonella,ma non Le sembra ancora piu' grave il fatto,che lo Stato mantenga,supporti,faccia affidamento,tuteli,protegga la persona che ha efferato quel crimine ;e tutto cio' perche' racconti verita' o dica cose per sviarne altre ?
    E' normale che una persona che a suo dire ha commesso oltre cento omicidi,adesso se ne va in giro con berrettino di lana e giaccone,assieme agli investigatori,per fare vedere luoghi di accadimenti.
    E tutto questo per arrivare ad un "possibile" riscontro con una parte deviata dello stato o probabili contatti politici.
    Perche' dei morti ammazzati non gliene frega niente...tanto ormai.

  • 2011-12-18 16:09:55

    Il perdono in questa vicenda non è in discussione perché nessuno lo chiede. Ci mancherebbe! E d’altronde il perdono è una categoria che appartiene alle più segrete stanze del cuore dell’uomo nelle quali non è lecita alcuna intrusione. Né si può confondere con buonismo ogni voce che si levi in difesa delle garanzie dell’individuo e pretenda il rispetto delle regole. Qui è in discussione l’antico dilemma della sicurezza alla quale lo Stato ha il dovere di provvedere assieme a quello di garantire che siano assicurati i diritti fondamentali cui l’individuo non può rinunciare. L’ansia di sicurezza che la ferocia della mafia ha determinato non deve far scaturire una altrettanta ferocia dell’antimafia e non giustifica la sospensione dei diritti dell’uomo. Lo Stato rimane lo Stato anche nelle emergenze più delicate e deve sapere contemperare le esigenze di sicurezza con il rispetto dei diritti naturali dei suoi cittadini. Questo principio, come si evince dai commenti, è ignoto ai più ma, cosa ancora più grave, sembra essere ignoto allo stesso Stato. E a proposito di tolleranza, sia più cauto, caro Puglisi, se vuole evitare l’accusa di essere colluso con la mafia!

  • 2011-12-18 18:34:35

    Basterebbe chiedere il permesso a tutte quelle povere vittime innocenti,che solo per avere incrociato lo sguardo di SALVUCCIO,sono stati scannati senza pietà,vedasi quei due giovani marito e moglie di Corleone trucidati dallo zio Leoluca Bagarella solo perchè convinto che i due volessero rapire l'amato nipote.Sentenza della cassazione, la signora Giammona,e il marito, non avevano nessun legame con la mafia,hanno avuto solo la sventura di nascere nel posto sbagliato,di avere incrociato lo sguardo di un malacarne,chiedete alla figlioletta allora di pochi mesi di vita,e che non vedrà mai più i genitori,se è giusto che il rampollo del "u' curtu" debba vedere l'onoratissimo padre.

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