Solidarietà al cronista Tizian
Giovedì 12 Gennaio 2012 18:00 di Antonio Condorelli
Sos Impresa e Rete per la legalità esprimono solidarietà al giornalista freelance Giovanni Tizian. Collaboratore di Narcomafie e del mensile "S", è autore del libro "Gothica. ‘ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea", un'inchiesta che punta a denunciare le infiltrazioni delle mafie in Emilia Romagna, Piemonte, Liguria e Lombardia. Territori che, fino ad oggi, sono stati considerati immuni alle mafie. Dallo scorso 22 dicembre il giornalista è sotto scorta. " Sos impresa esprime piena solidarietà e aderisce alla campagna "Io mi chiamo Giovanni Tizian" (per aderire iogiovannitizian@dasud.it). Per organizzare anche iniziative, presentazioni, dibattiti e campagne web a sostegno del giornalista precario".
Così nella civilissima Emilia Romagna può accadere che a Giovanni Tizian, un giornalista precario di 29 anni, impegnato sul fronte antimafia con l'associazione daSud, venga assegnata una scorta per il suo lavoro di inchiesta. Un percorso fatto solitudine, lontano dalla ribalta. Precario, senza tutele.
Giovanni ha vissuto sulla propria pelle la violenza. È figlio di Peppe Tizian, ucciso il 23 ottobre del 1989. Era nato a Bovalino, in provincia di Reggio Calabria. Era un funzionario di banca «integerrimo», dicono gli investigatori. Aveva solo 36 quando l'hanno ammazzato. Il suo omicidio è rimasto senza colpevoli. Giovanni era ancora un bambino.
Giovanni ha vissuto sulla propria pelle la violenza. È figlio di Peppe Tizian, ucciso il 23 ottobre del 1989. Era nato a Bovalino, in provincia di Reggio Calabria. Era un funzionario di banca «integerrimo», dicono gli investigatori. Aveva solo 36 quando l'hanno ammazzato. Il suo omicidio è rimasto senza colpevoli. Giovanni era ancora un bambino.
























Sul sito dell'ordine dei giornalisti dell'Emilia Romagna, nell'elenco dei pubblicisti è registrato:
TIZIAN
GIOVANNI
05/06/1982
REGGIO CALABRIA
RC
12/01/2010.
Un pubblicista iscritto da due anni. Eppure che coro di lodi dai massimi livelli! Da quegli stessi che guardano ai pubblicisti come a una serpe nelle mutande. Ipocriti.