Forconi, proteste, scaffali vuoti
Le responsabilità della malapolitica
Domenica 22 Gennaio 2012 08:57 di Salvo Toscano
Gli scaffali dei supermarket vuoti, i distributori senza più benzina, il mercato nero dei bidoni di super. La Sicilia in stato d'assedio, una gigantesca Sarajevo asserragliata. L'hanno chiamata rivoluzione, scomodando il ricordo dei Vespri. C'è la mafia dietro, o almeno in mezzo, hanno insinuato gli industriali. È una protesta spontanea le cui ragioni, condivisibili, vanno comprese, ha blandito il grosso della politica. Già, la politica. Che nella folle vicenda dei forconi ha giocato un ruolo, forse non compreso fino in fondo, che non si limita a quello dell'incapace e impotente spettatore, o dell'ultrà spregiudicato, che monta sul treno della protesta dispensando carezze a chi tiene in ostaggio cinque milioni di siciliani.
No, il ruolo della politica, in questa vicenda, non si esaurisce qui. Perché qualsiasi cosa si pensi della protesta di forconi & C. (e chi scrive, non ne pensa troppo bene), le responsabilità della politica, anzi, di quel che resta della politica, in questa vicenda sono enormi. La politica è responsabile per non aver saputo prevenire quanto accade in questi giorni, per non aver dato risposte alle istanze di quanti, esasperati, protestano, ma soprattutto per aver lasciato a secco di speranza un Paese, che oggi è impaurito, adirato, avvilito. Una polveriera pronta a esplodere, una bomba che la politica, o almeno quel che resta della politica, non ha saputo disinnescare. Anzi. L'arretratezza e lo stato di bisogno eterno di intere fasce sociali è stata coltivata da una certa politica, che ha foraggiato e continua a foraggiare clientele con uno sperpero osceno di denaro pubblico perso in spese improduttive. Un disastro che ha diffuso la convinzione che la politica, questa politica, non serva più a niente e a nessuno, se non ai politici stessi.
Ma non solo. C'è un'altra e più specifica responsabilità della malapolitica nei fatti di questi giorni. E sta nell'ormai consolidato atteggiamento di dare credito e udienza a chi sceglie di protestare oltrepassando il limite, calpestando le norme fondamentali della civile convivenza e ammantando di sopruso quelle che possono essere anche legittime rivendicazioni. Blocchi una strada e paralizzi una città? Rovesci dieci cassonetti e li incendi? Poni in stato d'assedio una regione intera? Ecco che prontamente il Palazzo, che magari fino al giorno prima aveva ignorato e snobbato le tue richieste d'ascolto, s'accorge di te, ti chiama, ti parla, ti accredita. Senza nemmeno prendersi la briga di chiederti, come condicio sine qua non per un dialogo, di interrompere eccessi e abusi. Un atteggiamento, questo della politica, o di ciò che ne rimane, del tutto irresponsabile, che trasmette un messaggio desolante: è così che si fa, se vuoi essere ascoltato.
Da questo incubo, però, non può salvare l'antipolitica del masaniello di turno, che coagula la legittima rabbia di tanti colori e umori, senza incanalarla in nulla che possa costruire, ma solo in una cieca furia distruttrice. Da questo incubo in cui la politica, soprattutto la politica, ci ha fatto piombare, solo una cosa può salvarci. La politica stessa. La politica vera. A Roma, i politici di professione, hanno issato bandiera bianca. Delegando ai tecnici il compito di riesumare il senso della politica, di assumere decisioni, sagge o impopolari che siano. Ma il commissariamento non può essere permanente. E allora non resta che prendere atto che c'è una classe dirigente da azzerare, salvando il poco salvabile. E che più che un forcone, per riuscirci, servirà la scheda elettorale.
No, il ruolo della politica, in questa vicenda, non si esaurisce qui. Perché qualsiasi cosa si pensi della protesta di forconi & C. (e chi scrive, non ne pensa troppo bene), le responsabilità della politica, anzi, di quel che resta della politica, in questa vicenda sono enormi. La politica è responsabile per non aver saputo prevenire quanto accade in questi giorni, per non aver dato risposte alle istanze di quanti, esasperati, protestano, ma soprattutto per aver lasciato a secco di speranza un Paese, che oggi è impaurito, adirato, avvilito. Una polveriera pronta a esplodere, una bomba che la politica, o almeno quel che resta della politica, non ha saputo disinnescare. Anzi. L'arretratezza e lo stato di bisogno eterno di intere fasce sociali è stata coltivata da una certa politica, che ha foraggiato e continua a foraggiare clientele con uno sperpero osceno di denaro pubblico perso in spese improduttive. Un disastro che ha diffuso la convinzione che la politica, questa politica, non serva più a niente e a nessuno, se non ai politici stessi.
Ma non solo. C'è un'altra e più specifica responsabilità della malapolitica nei fatti di questi giorni. E sta nell'ormai consolidato atteggiamento di dare credito e udienza a chi sceglie di protestare oltrepassando il limite, calpestando le norme fondamentali della civile convivenza e ammantando di sopruso quelle che possono essere anche legittime rivendicazioni. Blocchi una strada e paralizzi una città? Rovesci dieci cassonetti e li incendi? Poni in stato d'assedio una regione intera? Ecco che prontamente il Palazzo, che magari fino al giorno prima aveva ignorato e snobbato le tue richieste d'ascolto, s'accorge di te, ti chiama, ti parla, ti accredita. Senza nemmeno prendersi la briga di chiederti, come condicio sine qua non per un dialogo, di interrompere eccessi e abusi. Un atteggiamento, questo della politica, o di ciò che ne rimane, del tutto irresponsabile, che trasmette un messaggio desolante: è così che si fa, se vuoi essere ascoltato.
Da questo incubo, però, non può salvare l'antipolitica del masaniello di turno, che coagula la legittima rabbia di tanti colori e umori, senza incanalarla in nulla che possa costruire, ma solo in una cieca furia distruttrice. Da questo incubo in cui la politica, soprattutto la politica, ci ha fatto piombare, solo una cosa può salvarci. La politica stessa. La politica vera. A Roma, i politici di professione, hanno issato bandiera bianca. Delegando ai tecnici il compito di riesumare il senso della politica, di assumere decisioni, sagge o impopolari che siano. Ma il commissariamento non può essere permanente. E allora non resta che prendere atto che c'è una classe dirigente da azzerare, salvando il poco salvabile. E che più che un forcone, per riuscirci, servirà la scheda elettorale.























Ineccepibile, analisi e sintesi assolutamente condivise. Il giusto riferimento al poco salvabile dovrebbe anche essere quello di suggerire agli attuali (im)potenti di turno di toglersi gentilmente di mezzo spontaneamente, prima che altri e in altri modi, li mandino via.
Una virgola quasterebbe tutto il contesto,perfetto.Questi politici sono da tempo ormai inadeguati.Ci vuole una nuova classe politica con nuove regole.Intanto dimezzarne il numero e lo stipendio,capaci,non avere pendenze giudiziarie , essere consapevoli che sono al servizio del cittadino e non per fare gli interessi personali,come invece fanno quelli che attualmente "albergano"al palazzo dei normanni.
A mio modesto parere più che una nuova classe politica ci vorrebbe un nuovo popolo siciliano che non manda il cervello all'ammasso nel momento elettorale.
La classe politica è sempre espressione del popolo che l'ha eletta.
Dalle intenzioni di voto pubblicate anche da questo giornale
sembra che non ci sia alcuna volontà di cambiar pagina.
Forse è il caso di commissariare l'intera Sicilia e non solo
Palermo!!!!!Ovviamente con un commissario tedesco!!!!!!!!
Condivido appieno. Coldiretti ha stimato i danni del blocco per gli agricoltori in cinquanta milioni di euro. A questo punto è doveroso che sia fatta una precisazione. Quelli che hanno bloccato erano davvero agricoltori, oppure erano qualcos'altro?
Non se ne può più di dare sempre le responsabilità ai politici. E' corretto ciò che è scritto nel biglietto affisso al palo. La classe politica è riflesso della qualità delle persone che l'hanno eletta. Finiamola di dare sempre la colpa ad altri, pensando che la politica sia altro da noi. La politica siamo noi: chi la fa, chi la elegge, chi non la fa defilandosi, chi vorrebbe ma non può. Questo voler sempre scaricare su altri le responsabilità di tutti, è il principio della cattiva società. La Sicilia è storicamente destinata ad affondare perché è il suo popolo che ha una vocazione agli abissi: di delinquenza, di inciviltà, di arretratezza. La soluzione? E', come in tutti questi casi, culturale. Risolvibile? Forse in 4 o 5 generazioni a venire, se i giovani migliori non andranno tutti via come io consiglio e auspico. Nell'immediato cosa si potrebbe fare? Commissariare l'Isola come dice il direttore del 'Corriere della Sera', per prima cosa eliminando l'autonomia statutaria che è stata causa di arroccamenti e di perpetuazioni di privilegi e abusi, disancorando dall'Italia migliore. Con ciò che il Sicilia si è avuto e si è gestito, un altro popolo avrebbe qui la ricchezza degli Emirati Arabi Uniti... e invece...
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E ALLORA NON RESTA CHE PRENDERE ATTO CHE C'E' UNA CLASSE DIRIGENTE DA AZZERARE.........
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Signor Salvo Toscano,
se c'e' "una classe dirigente da azzerare" - e su questo concordo pienamente con Lei - nutro la speranza che Lei concordi con me sulla necessita' che, per realizzare questo azzeramento, occorrerebbe ANCHE azzerare l'Elettorato che questa classe dirigente ELEGGE da oltre sessant'anni. Non Le sembra?
Perche', a non azzerare questo Elettorato, NON azzereremo MAI questa classe dirigente!
Sarebbe per me cosa oltremodo gradita - e, voglio sperare, per molti altri Suoi Lettori - conoscere il Suo pensiero sul necessario azzeramento di questo Elettorato civicamente INCOMPETENTE.
Cordialmente,
jb Mirabile-caruso.
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NELL'IMMEDIATO COSA SI POTREBBE FARE? COMMISSARIARE L'ISOLA COME DICE IL DIRETTORE DEL CORRIERE........
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Signor dicolibero,
trovo il Suo commento molto interessante. Forse direi meglio "coraggioso" in quanto NON fugge dal guardarsi allo specchio, cosa che torna assai difficile da fare a moltissimi di noi Siciliani in particolare, ed Italiani in generale.
Commissariare l'Isola - a tempo indeterminato aggiungo io - e' un suggerimento serio e valido. Ma quale sarebbe l'Autorita' commissariatrice? NON certamente il Governo politico nazionale, anch'Esso disperatamente bisognoso di commissariamento! Dovremmo inevitabilmente rivolgerci All'Europa, consapevoli, tuttavia, che Questa e' fin qui' politicamente inesistente per potere esercitare una simile autorità.
Io penso che l'idea del "Commissariamento", più che come sospensione di una Autorita' Esecutiva, dovrebbe essere intesa come sospensione di una Facolta' Elettiva: nella fattispecie, della sospensione del diritto di voto di qualsiasi Cittadino colto nell'esercizio ILLEGALE di questo diritto. Non e' un mistero, infatti, che noi Siciliani - da sempre - ci rendiamo fuorilegge ad ogni ricorrenza elettorale BARATTANDO il nostro voto: un crimine, questo, di estrema GRAVITA' in quanto IRRESPONSABILMENTE noi decidiamo del DESTINO della nostra Regione e della nostra Nazione. Un vero e proprio crimine di TRADIMENTO dello Stato che dovrebbe comportare - come minima misura penale - la sospensione immediata ed indeterminata del diritto in questione fino a quando il Cittadino incriminato non dimostrasse - con il conseguimento di una MATURITA' CIVICA rilasciata da una speciale Sezione della Scuola Pubblica - di essere COMPETENTE nell'esercizio LEGALE del voto.
Sono certo che la Magistratura - supportata in tutti i modi, non esclusi quelli economici, da parte di tutti quei Siciliani che sono determinati ad uscir fuori da questo puzzolente pantano in cui ci troviamo - PUO' giocare un ruolo cruciale e determinante nella soluzione di questa tragica problematica. E credo pure che questi stessi Siciliani potrebbero rivolgersi con successo all'Europa per l'ottenimento di un sostanziale supporto economico per l'istituzione - ed il mantenimento - di quella Sezione Didattica specificamente DEDICATA alla formazione della COSCIENZA CIVICA di tutti quei Cittadini che volessero RISCATTARSI dalla vergogna di essere stati deprivati del diritto di voto.
Credo fermamente che noi Siciliani CIVICAMENTE consapevoli e responsabili potremmo realizzare - attraverso un massiccio e supportato intervento della Magistratura e nell'arco di qualche decennio - una Rivoluzione Culturale che demolirebbe per sempre questa Sicilia tribale e darebbe i natali ad una nuova Sicilia Civile.
Con simpatia. E tanto apprezzamento del Suo coraggioso commento.
jb Mirabile-caruso.
Politici siciliani assenti, proteste portate avanti da settori di parte che hanno solo disagiato i siciliani, con personaggi di dubbia e nebulosa provenienza, quindi impensabile che persone perbene possano sposare siffatta protesta. Le proteste si fanno bloxxando i palazzi del potere, non elemosinando i loro miseri sussidi.
Infatti la protesta un flop che ha generato un ulteriore collasso alla gia' disagiata economia siciliana
cari lettori, due o tre di voi hanno giustamente fatto notare che non c'è solo un problema di eletti, ma prima ancora c'è a monte un porblema legato agli elettori. vero, verissimo, concordo in pien. ed è questo che intendevo dire con la chiosa dell'articolo. La classe politica è stata eletta ed è specchio in qualche modo della società che l'ha eletta.