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Live Sicilia

Se a casa qualcuno nasconde
il molare di un ippopotamo...

Venerdì 10 Febbraio 2012 15:59 di Riccardo Lo Verso

L'inchiesta è partita da una segnalazione giunta ai carabinieri di Sciacca. In casa di quel professionista ci sono centinaia di reperti, diceva una persona bene informata. I carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale della Sicilia si sono trovati di un fronte un “tesoro” paleontologico: 867 fossili provenienti da varie località. Il più grosso recupero finora eseguito nell'Isola. Le indagini sono ancora in corso per scoprire se il professionista abbia agito da solo o faccia parte di una banda in contatto con i mercanti clandestini che piazzano i reperti in Italia e nel mondo. Esiste un mercato illegale dove i pezzi più pregiati vanno a ruba. I reperti sequestrati a Sciacca, una volta venduti, potevano fruttare fino a centomila euro.

La zanna di un elefante, il molare di un ippopotamo e poi una filza di nomi strani - Trilobiti, Orthoceratidi, Ammoniti, Gasteropodi - a testimoniare la presenza in Sicilia di un modo le cui tracce si perdono nella notte dei tempi. I fossili, che andranno ad arricchire, e di molto, il museo Geologico Gemmellaro di Palermo, vanno dall'era mesozoioca a quella quaternaria, coprendo un arco temporale che parte da duecento milioni e arriva fino a undici mila anni fa. L'appassionato collezionista è stato denunciato per illecito impossessamento di beni di natura archeologica, tali sono infatti catalogati anche quelli paleontologici. E dunque appartengono allo Stato. Il professionista di Sciacca avrebbe dovuto denunciarne il ritrovamento entro 24 ore.

“I reperti sono stati raccolti dalla persona denunciata. In casa sua abbiamo trovato degli arnesi. Alcuni, però, potrebbero essere stati comprati. Esiste infatti, un fiorente mercato internazionale”. A dichiararlo è il capitano Giuseppe Marseglia, comandante del Nucleo tutela patrimoni culturale della Sicilia. Che aggiunge: “C'è un mercato di grande interesse e sui possibili contatti dell'uomo di Sciacca le indagini proseguono. Di certo c'è già il danno provocato dall'avere decontestualizzato i reperti dai luoghi di ritrovamento”. Su questo tema interviene anche Carolina D'Arpa, conservatore del museo Gemmellaro: “Alcuni reperti sono stati recuperati in zone che già conoscevamo. E' grave che chiunque possa avervi accesso per scavare. Altri fossili, in particolare gli invertebrati, provengono da località nuove. Non esistevano, infatti, segnalazioni di grotte nella zona di Sciacca dove erano stati effettuati degli scavi”.
Ultima modifica: 10 Febbraio ore 17:05

 

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