Palermo, il voto caldissimo
Tutte le partite in corso
Giovedì 23 Febbraio 2012 19:59 di Salvo Toscano
Si vota a Palermo, ma la partita non è per Palermo. Anzi, i guai della città, a partire dai disastrati conti del Comune, restano sullo sfondo. Perché nella disfida palermitana si intrecciano destini politici più grandi, che coinvolgono la Regione e i palazzi del potere romano. Tante partite nella partita, in cui per tutti i giocatori al tavolo la posta in gioco è altissima.
Il Pdl. Qui la posta va ben oltre Palermo e la Sicilia. C'è in gioco il futuro della “cosa” berlusconiana, la partita per la sua stessa sopravvivenza. L'anno prossimo il Pdl non esisterà più, profetizzava oggi Gianfranco Miccichè. Non è l'unico a vederla così. I berluscones ovviamente vogliono smentirlo. Se il Pdl uscisse sconfitto dalla tornata delle amministrative, a Palermo e Agrigento in particolare, la leadership di Angelino Alfano ne uscirebbe indebolita. E a leggere i giornali nazionali, diversi nel partito – soprattutto tra i “falchi” - non aspettano altro che il delfino di Berlusconi finisca spiaggiato. Per questo Alfano e Schifani gradirebbero eccome la soluzione di una convergenza su Massimo Costa (e perché no, su Zambuto ad Agrigento) che potrebbe dare chance concrete di vittoria ed eviterebbe il rischio di una corsa solitaria. La candidatura di Francesco Cascio è l'extrema ratio a cui i berlusconiani (e lo stesso Cascio in primis) speravano con tutta evidenza di non dover arrivare. In questa partita contano sulla sponda di Udc e Grande Sud, diffidenti verso Lombardo e interessati a costruire una nuova larga alleanza dei moderati che possa accaparrarsi la Regione il prossimo anno. Se il piano salterà, però, Cascio è l'unico a poter affrontare la sfida e il partito si sta già preparando in questo senso per sostenere la sua discesa in campo.
Il Terzo polo e Lombardo. La domanda è: perché proprio i casiniani si danno da fare per non lasciare isolato il Pdl, quando sarebbe proprio l'Udc il naturale porto d'approdo di tanti pidiellini in caso di disgregazione del partito di Berlusconi? Una delle risposte si chiama Raffaele Lombardo. L'Udc alla Regione ha mollato il governatore, passando all'opposizione e i rapporti tra casiniani e Mpa sono ai minimi storici. D'Alia guarda con sospetto al patto di ferro tra Lombardo e l'ala del Pd che lo sostiene, e a livesicilia si è detto convinto senza giri di parole, che Lombardo giochi su due tavoli, pronto a mollare Costa per sostenere Ferrandelli se il candidato di Lumia e Cracolici vincerà le primarie del 4 marzo (Ferrandelli ha prontamente smentito il tutto). Lo schema, secondo la dietrologia centrista, potrebbe essere quello di Milano: un candidato centrista (Costa) che drena voti al Pdl, e una convergenza sul centrosinistra al secondo turno, che rinsalderebbe il legame su cui si fonda la maggioranza dell'Ars, dando ulteriore forza dentro il Pd ai filolombardiani. Con una prospettiva del genere, i casiniani vogliono tenere in vita le colombe berlusconiane, naturali interlocutori, a Roma, del futuro partito dei moderati al quale si lavora a livello nazionale. In mezzo stanno i finiani, legati a doppio filo a Lombardo che garantisce a Fli un peso nel Palazzo forse sproporzionato rispetto alla loro rappresentanza. È sul rapporto col Pdl che si mette alla prova la coalizione che ha espresso Costa. Se prevarrà la linea dell'apertura, è difficile pensare che l'Mpa resti della partita, malgrado i proclami messianici di Lombardo nei confronti di Costa, che a quel punto si ritroverebbe, come ha detto oggi Carmelo Briguglio, sostenuto “dalla maggioranza di Cammarata”, un viatico certo poco entusiasmante.
Grande Sud. “La morte del Pdl può fare contento qualcuno, me compreso”, ha detto Miccichè ieri. Eppure l'ex sottosegretario continua a fare sponda ai berluscones sulla candidatura di Costa. Miccichè ha un accordo chiuso con il Terzo polo a livello nazionale e non crede più alla risurrezione del suo ex partito. Ma è legato a un'idea di centrodestra e non guarda di buon occhio il patto tra Lombardo e il Pd. Malgrado sul territorio i suoi colonnelli spingano da tempo per riabbracciare l'Mpa e rientrare al governo. Il guado verso il Terzo polo, in ogni caso, è passato. E l'uomo del 61 a 0 ormai non tornerà più indietro.
Il Pd e la sinistra. Per il Partito democratico, le amministrative sono diventate il momento del redde rationem. L'11 marzo Cracolici, Lumia, Papania e gli altri sono pronti a far le scarpe a Giuseppe Lupo. E a prendere definitivamente il partito in mano. Di mezzo però ci sono le primarie del 4 marzo: il segretario ha puntato tutto su Rita Borsellino. Se l'eurodeputata vincerà, Lupo avrà un argomento in più per resistere. Se invece prevarrà Fabrizio Ferrandelli, gli alfieri dell'unità ritrovata del centrosinistra usciranno sconfitti, e il patto con Lombardo si rafforzerà. Più complicato prevedere gli sviluppi di una vittoria a sorpresa del terzo uomo, Davide Faraone. Nel caso di un successo di Cracolici e Lumia, però, c'è una bomba innescata che potrebbe deflagrare sulla campagna elettorale. Una vittoria di Ferrandelli, infatti, vista l'aria che tira a sinistra potrebbe scatenare strascichi al veleno dentro la coalizione e magari, maligna qualcuno, riportare in pista l'ingombrante candidatura di Leoluca Orlando. Uno tsunami che potrebbe scompaginare i piani di tanti.
Il Pdl. Qui la posta va ben oltre Palermo e la Sicilia. C'è in gioco il futuro della “cosa” berlusconiana, la partita per la sua stessa sopravvivenza. L'anno prossimo il Pdl non esisterà più, profetizzava oggi Gianfranco Miccichè. Non è l'unico a vederla così. I berluscones ovviamente vogliono smentirlo. Se il Pdl uscisse sconfitto dalla tornata delle amministrative, a Palermo e Agrigento in particolare, la leadership di Angelino Alfano ne uscirebbe indebolita. E a leggere i giornali nazionali, diversi nel partito – soprattutto tra i “falchi” - non aspettano altro che il delfino di Berlusconi finisca spiaggiato. Per questo Alfano e Schifani gradirebbero eccome la soluzione di una convergenza su Massimo Costa (e perché no, su Zambuto ad Agrigento) che potrebbe dare chance concrete di vittoria ed eviterebbe il rischio di una corsa solitaria. La candidatura di Francesco Cascio è l'extrema ratio a cui i berlusconiani (e lo stesso Cascio in primis) speravano con tutta evidenza di non dover arrivare. In questa partita contano sulla sponda di Udc e Grande Sud, diffidenti verso Lombardo e interessati a costruire una nuova larga alleanza dei moderati che possa accaparrarsi la Regione il prossimo anno. Se il piano salterà, però, Cascio è l'unico a poter affrontare la sfida e il partito si sta già preparando in questo senso per sostenere la sua discesa in campo.
Il Terzo polo e Lombardo. La domanda è: perché proprio i casiniani si danno da fare per non lasciare isolato il Pdl, quando sarebbe proprio l'Udc il naturale porto d'approdo di tanti pidiellini in caso di disgregazione del partito di Berlusconi? Una delle risposte si chiama Raffaele Lombardo. L'Udc alla Regione ha mollato il governatore, passando all'opposizione e i rapporti tra casiniani e Mpa sono ai minimi storici. D'Alia guarda con sospetto al patto di ferro tra Lombardo e l'ala del Pd che lo sostiene, e a livesicilia si è detto convinto senza giri di parole, che Lombardo giochi su due tavoli, pronto a mollare Costa per sostenere Ferrandelli se il candidato di Lumia e Cracolici vincerà le primarie del 4 marzo (Ferrandelli ha prontamente smentito il tutto). Lo schema, secondo la dietrologia centrista, potrebbe essere quello di Milano: un candidato centrista (Costa) che drena voti al Pdl, e una convergenza sul centrosinistra al secondo turno, che rinsalderebbe il legame su cui si fonda la maggioranza dell'Ars, dando ulteriore forza dentro il Pd ai filolombardiani. Con una prospettiva del genere, i casiniani vogliono tenere in vita le colombe berlusconiane, naturali interlocutori, a Roma, del futuro partito dei moderati al quale si lavora a livello nazionale. In mezzo stanno i finiani, legati a doppio filo a Lombardo che garantisce a Fli un peso nel Palazzo forse sproporzionato rispetto alla loro rappresentanza. È sul rapporto col Pdl che si mette alla prova la coalizione che ha espresso Costa. Se prevarrà la linea dell'apertura, è difficile pensare che l'Mpa resti della partita, malgrado i proclami messianici di Lombardo nei confronti di Costa, che a quel punto si ritroverebbe, come ha detto oggi Carmelo Briguglio, sostenuto “dalla maggioranza di Cammarata”, un viatico certo poco entusiasmante.
Grande Sud. “La morte del Pdl può fare contento qualcuno, me compreso”, ha detto Miccichè ieri. Eppure l'ex sottosegretario continua a fare sponda ai berluscones sulla candidatura di Costa. Miccichè ha un accordo chiuso con il Terzo polo a livello nazionale e non crede più alla risurrezione del suo ex partito. Ma è legato a un'idea di centrodestra e non guarda di buon occhio il patto tra Lombardo e il Pd. Malgrado sul territorio i suoi colonnelli spingano da tempo per riabbracciare l'Mpa e rientrare al governo. Il guado verso il Terzo polo, in ogni caso, è passato. E l'uomo del 61 a 0 ormai non tornerà più indietro.
Il Pd e la sinistra. Per il Partito democratico, le amministrative sono diventate il momento del redde rationem. L'11 marzo Cracolici, Lumia, Papania e gli altri sono pronti a far le scarpe a Giuseppe Lupo. E a prendere definitivamente il partito in mano. Di mezzo però ci sono le primarie del 4 marzo: il segretario ha puntato tutto su Rita Borsellino. Se l'eurodeputata vincerà, Lupo avrà un argomento in più per resistere. Se invece prevarrà Fabrizio Ferrandelli, gli alfieri dell'unità ritrovata del centrosinistra usciranno sconfitti, e il patto con Lombardo si rafforzerà. Più complicato prevedere gli sviluppi di una vittoria a sorpresa del terzo uomo, Davide Faraone. Nel caso di un successo di Cracolici e Lumia, però, c'è una bomba innescata che potrebbe deflagrare sulla campagna elettorale. Una vittoria di Ferrandelli, infatti, vista l'aria che tira a sinistra potrebbe scatenare strascichi al veleno dentro la coalizione e magari, maligna qualcuno, riportare in pista l'ingombrante candidatura di Leoluca Orlando. Uno tsunami che potrebbe scompaginare i piani di tanti.
Ultima modifica: 24 Febbraio ore 10:34























Analisi lucidissima e molto interessante!!!!
ottima analisi....anche se avete dimenticato il PID
Da siciliano vi dico che dobbiamo vergognarci di essere rappresentati da questa classe politica...cronache quotidiane non ultime quelle giudiziare, dovrebbero spingere nel rispetto dei nostri valori a disertare convegni e non andare a votare!! Questi sono i segnali di insoddisfazione sociale che si devono dare!!!no bloccare porti e autostrade!! Ma siccome siamo dei pecoroni...
Sulla candidatura Borsellino il PD si gioca tutto, non solo a Palermo.
Pippo La Barba
se non ce la fa la borsellino la candidatura di orlando è certa.....infatti il pericolo è che la borsellino vinca le primarie ma non diventi sindaco perchè i due ragazzi incorreggibili (cracomia) sono capaci di tutto.........meno male che la gente li ha sgamati.................
Ottima analisi condivido al 100%,ancora una volta sulla pelle dei palermitani,altro che laboratorio,Palermo come sempre è una provetta,che ormai per le troppe incrostazioni residue,rischia di far esplodere un cataclisma. Il mio voto per 100 euro sono sicuro di trovare molte offerte...se qualcuno è interessato mi contatti...........
Quesito: Per come ha ridotto e lasciato Cammarata la città di Palermo dovrebbe defilarsi ogni politico onesto e di buon senso invece corrono tutti a candidarsi. Perchè? Ah già amano Palermo!
MARIANNA CARONIA scommetto che in tutto questo continua il suo percorso, anche sola? Questo diventa interessante perche' fara' DANNO!!!
l'analisi è perfetta, la cosa brutta che di tutti questi movimenti e sempre la gente ad esserne succube.il fatto che se sentite i candidati tutti hanno la bacchetta magica per cambiare Palermo, ma se leggete e sentite cosa dicono i loro programmi, capite che gli interessa la poltrona non la città, poi scendono a compromessi,per non far vincere uno o l'altro candidato. io parlo di quello di centro sinistra che si sentono e si vedono di più in questi giorni.i più obiettivi sono le donne sia la Borsellino che la Monastra, seguite da faraone che con i suoi 100 punti di programma vorrei capire quanti miliardi di euro ci vogliono per realizzarli,per non parlare di ferrandelli che esce con un programma scopiazzato un pò in giro per l'italia, vedi programma Pisapia e de Magistris. programma bellissimo ma per una città facoltosissima,non per palermo che non si ma per credo che si troverà un sindaco alle prese con un dissesto finanziario, dove il sindaco sarà etichettato come il sindaco che ha aumentato al massimo le tasse e che ha mandato a casa una parte dei dipendenti comunali.io sono dell'idea che Palermo oggi deve essere guidata una persona con molta esperienza politica.ma poi saranno i cittadini a scegliere ma spero che npon si facciano prendere in giro e da entusiasmi creati dai candidati. cmq chi farà il sindaco di Palermo visto il periodo avrà forse 5 anni per lavorare e poi non lo vedremo più in politica. quindi io se fossi uno dei giovani candidati ci penserei due volte a farlo e li inviterei a farsi una bella gavetta come assessori.ho conosciuto un sindaco giovanissimo che ha vinto le elezioni non aspettandoselo.mi ha detto è adesso che faccio amministra gli ho risposto, dopo due anni ha mollato e se ne andato molto lontano da questa cittadina