All'Ars il leader di Dr Motors
"I ritardi? Era tutto previsto"
Ma Di Risio non ha convinto nessuno
Sabato 25 Febbraio 2012 11:55 di Accursio Sabella
“Entro l’anno partirà la produzione e inizieremo ad assumere i lavoratori”. Le speranze degli operai di Termini Imerese sono tutte lì. In un uomo alto, dal naso importante e dalle rughe su una guancia che riflettono la tendenza al sorriso accomodante, forse anche “diplomatico”.
Già, perché nonostante l’aria rassicurante, Massimo Di Risio non ha convinto la commissione Attività produttive all’Ars, né i rappresentanti sindacali presenti all’audizione tenuta nella Sala Rossa di Palazzo dei Normanni. Di Risio non ha fugato i dubbi, nonostante quel sorriso, appunto, che non è scomparso nemmeno quando ha respinto al mittente le accuse: “I ritardi? La colpa è delle banche. I debiti di Dr? Tutte favole, montate da chi non vuole questa operazione”. Ma i ritardi restano. E preoccupano: “Il piano industriale - spiega Salvino Caputo, presidente della terza commissione – è stato firmato tre mesi fa. E da allora, lo stabilimento di Termini Imerese è tale e quale”.
Anche perché, di fatto, in quello stabilimento la Dr Motors non ha ancora potuto mettere piede: “Attendiamo di sottoscrivere – ha puntualizzato Di Risio – il contratto di comodato d’uso dello stabilimento. Fino ad allora, non possiamo entrare”. Così, come spiega Vincenzo Comella della Uilm, “gli stabilimenti sono vuoti, si stanno solo coprendo di polvere, mentre la Fiat sta catalogando i pezzi di ricambio per portarseli via”. E non solo: “La produzione delle nuove auto – ha aggiunto Comella - necessita di modifiche profonde allo stabilimento. E il fatto che l'azienda non sia venuta nemmeno a prendere le misure, ci preoccupa molto”. Secondo i lavoratori, infatti, alcuni processi produttivi per le nuove auto, non possono essere svolti con l’impianto attuale, vista la differente dimensione della Dr da produrre rispetto alle Ypslon.
“Di Risio non ci ha convinto per niente – ha dichiarato il vicepresidente della terza commissione, Pino Apprendi – anzi, le sue parole oggi non fanno che confermare le nostre preoccupazioni. A mio parere, rimangono molte zone d’ombra sulla reale affidabilità economica di Dr”. Il piano industriale di Dr Motors, prevede, entro il 2016 la produzione di 60 mila vetture. Una stima che, come descritto dal mensile “S” nel numero di gennaio, lascia aperti diversi dubbi. L’azienda molisana assembla, infatti, oggi tre prodotti del partner cinese Chery: il Suv compatto Dr5, la più piccola Dr2 e la citycar Dr1. Secondo l’Unrae, l’Unione nazionale rappresentanti autoveicoli esteri, il brand Dr nel primo semestre 2011 ha venduto in Italia 1.936 vetture con una quota di mercato dello 0,19%, mentre nel primo semestre 2010 aveva commercializzato 2.608 vetture.
E se si confrontano i dati di vendita dei primi otto mesi del 2011, emerge l’immatricolazione di 2.326 unità rispetto alle 3.177 del 2010. Numeri, insomma, assai lontani da quell’obiettivo delle sessantamila vetture. Senza contare il destino dei lavoratori. Fiat già da qualche settimana ha iniziato i colloqui per avviare il pre-pensionamento di 640 lavoratori. Mentre per gli altri, dal primo gennaio, è partita la cassa integrazione a zero ore. Entro il 2017, quando lo stabilimento entrerà a pieno regime, dovranno essere riassorbiti circa 1.312 lavoratori. Ma il futuro, oggi, pare davvero molto incerto.
Per Di Risio, però, gli allarmismi sono infondati. I presunti ritardi erano stati in qualche modo “previsti” da un piano industriale del quale ancora, però, non si conoscono i dettagli. “Lo abbiamo consegnato a Invitalia – ha chiarito Di Risio - trenta giorni fa. Si tratta della versione aggiornata del piano industriale. Se abbiamo qualche ritardo rispetto alla tabella di marcia – ha proseguito - è dovuto ai tempi del sistema bancario sulla delibera di finanza sebbene ci siano le garanzie della Regione siciliana. Abbiamo 60 giorni di tempo per arrivare a una soluzione rimanendo nei tempi stabiliti”. Insomma, sarebbero le banche a rallentare questo iter. Anche perché, spiega Di Risio, “non si accontentano del parere di Invitalia e hanno incaricato ciascuna il proprio advisor di fiducia. Si tratta solo di tempi tecnici”.
Tempi tecnici. Che non possono e non devono, secondo Di Risio, provocare preoccupazioni che farebbero comodo a soggetti non meglio definiti: “C’e’ una forma di allarmismo – ha detto infatti Di Risio - generata ad hoc da qualcuno che ha interesse a bloccare l’operazione. Ma assicuro – ha aggiunto - che la newco che opererà sarà fortemente capitalizzata con 20 milioni di euro liquidi, 80 milioni di patrimonio e oltre 100 milioni di finanziamenti bancari. Questi ultimi finanziamenti, tra l’altro – ha precisato l’imprenditore – sono stati chiesti in esubero, così da poter contare su risorse più rassicuranti e poter puntare anche alla crescita”.
Allarmismo immotivato, insomma, che però, secondo i sindacati, sarebbe stato “favorito” dagli stessi atteggiamenti di Dr. “Da tre mesi – l’accusa di Comella diretta a Di Risio – non vi siete fatti né sentire, né vedere. Se non fosse stato per la decisione della commissione parlamentare, forse non avreste nemmeno sentito l’esigenza di farci conoscere lo stato dell’arte. Siete stati voi – ha aggiunto – ad averci consegnato, per tre mesi, alle notizie che leggevamo sui giornali”. E quello che “si è letto sui giornali” non era affatto rassicurante.
S’era diffusa persino la notizia di difficoltà nell’approvazione del bilancio 2010 dell’azienda, e di problemi con alcuni dei lavoratori. “Lei – ha attaccato Giovanna Marano della Fiom, rivolgendosi direttamente a Di Risio – ci dice che gli allarmismi sono infondati. Ma io le devo dire che le sue parole non mi hanno rassicurata affatto. I ritardi potrebbero avere ripercussioni anche sociali, potrebbero infatti comportare difficoltà nel rispettare gli ‘step’ per il riassorbimento del personale”. Lì, però, Di Risio, ha risposto con decisione, pur non abbandonando l’accenno di sorriso: “Io non ci sto. Non accetto di essere considerato il responsabile di questi ritardi. E non accetto di passare per un imprenditore che viene qui ad approfittare della situazione. Se voi pensate questo – ha aggiunto Di Risio – forse ho sbagliato anche a presentarmi qui in commissione”. Dove, nonostante tutto, non ha convinto nessuno.
Già, perché nonostante l’aria rassicurante, Massimo Di Risio non ha convinto la commissione Attività produttive all’Ars, né i rappresentanti sindacali presenti all’audizione tenuta nella Sala Rossa di Palazzo dei Normanni. Di Risio non ha fugato i dubbi, nonostante quel sorriso, appunto, che non è scomparso nemmeno quando ha respinto al mittente le accuse: “I ritardi? La colpa è delle banche. I debiti di Dr? Tutte favole, montate da chi non vuole questa operazione”. Ma i ritardi restano. E preoccupano: “Il piano industriale - spiega Salvino Caputo, presidente della terza commissione – è stato firmato tre mesi fa. E da allora, lo stabilimento di Termini Imerese è tale e quale”.
Anche perché, di fatto, in quello stabilimento la Dr Motors non ha ancora potuto mettere piede: “Attendiamo di sottoscrivere – ha puntualizzato Di Risio – il contratto di comodato d’uso dello stabilimento. Fino ad allora, non possiamo entrare”. Così, come spiega Vincenzo Comella della Uilm, “gli stabilimenti sono vuoti, si stanno solo coprendo di polvere, mentre la Fiat sta catalogando i pezzi di ricambio per portarseli via”. E non solo: “La produzione delle nuove auto – ha aggiunto Comella - necessita di modifiche profonde allo stabilimento. E il fatto che l'azienda non sia venuta nemmeno a prendere le misure, ci preoccupa molto”. Secondo i lavoratori, infatti, alcuni processi produttivi per le nuove auto, non possono essere svolti con l’impianto attuale, vista la differente dimensione della Dr da produrre rispetto alle Ypslon.
“Di Risio non ci ha convinto per niente – ha dichiarato il vicepresidente della terza commissione, Pino Apprendi – anzi, le sue parole oggi non fanno che confermare le nostre preoccupazioni. A mio parere, rimangono molte zone d’ombra sulla reale affidabilità economica di Dr”. Il piano industriale di Dr Motors, prevede, entro il 2016 la produzione di 60 mila vetture. Una stima che, come descritto dal mensile “S” nel numero di gennaio, lascia aperti diversi dubbi. L’azienda molisana assembla, infatti, oggi tre prodotti del partner cinese Chery: il Suv compatto Dr5, la più piccola Dr2 e la citycar Dr1. Secondo l’Unrae, l’Unione nazionale rappresentanti autoveicoli esteri, il brand Dr nel primo semestre 2011 ha venduto in Italia 1.936 vetture con una quota di mercato dello 0,19%, mentre nel primo semestre 2010 aveva commercializzato 2.608 vetture.
E se si confrontano i dati di vendita dei primi otto mesi del 2011, emerge l’immatricolazione di 2.326 unità rispetto alle 3.177 del 2010. Numeri, insomma, assai lontani da quell’obiettivo delle sessantamila vetture. Senza contare il destino dei lavoratori. Fiat già da qualche settimana ha iniziato i colloqui per avviare il pre-pensionamento di 640 lavoratori. Mentre per gli altri, dal primo gennaio, è partita la cassa integrazione a zero ore. Entro il 2017, quando lo stabilimento entrerà a pieno regime, dovranno essere riassorbiti circa 1.312 lavoratori. Ma il futuro, oggi, pare davvero molto incerto.
Per Di Risio, però, gli allarmismi sono infondati. I presunti ritardi erano stati in qualche modo “previsti” da un piano industriale del quale ancora, però, non si conoscono i dettagli. “Lo abbiamo consegnato a Invitalia – ha chiarito Di Risio - trenta giorni fa. Si tratta della versione aggiornata del piano industriale. Se abbiamo qualche ritardo rispetto alla tabella di marcia – ha proseguito - è dovuto ai tempi del sistema bancario sulla delibera di finanza sebbene ci siano le garanzie della Regione siciliana. Abbiamo 60 giorni di tempo per arrivare a una soluzione rimanendo nei tempi stabiliti”. Insomma, sarebbero le banche a rallentare questo iter. Anche perché, spiega Di Risio, “non si accontentano del parere di Invitalia e hanno incaricato ciascuna il proprio advisor di fiducia. Si tratta solo di tempi tecnici”.
Tempi tecnici. Che non possono e non devono, secondo Di Risio, provocare preoccupazioni che farebbero comodo a soggetti non meglio definiti: “C’e’ una forma di allarmismo – ha detto infatti Di Risio - generata ad hoc da qualcuno che ha interesse a bloccare l’operazione. Ma assicuro – ha aggiunto - che la newco che opererà sarà fortemente capitalizzata con 20 milioni di euro liquidi, 80 milioni di patrimonio e oltre 100 milioni di finanziamenti bancari. Questi ultimi finanziamenti, tra l’altro – ha precisato l’imprenditore – sono stati chiesti in esubero, così da poter contare su risorse più rassicuranti e poter puntare anche alla crescita”.
Allarmismo immotivato, insomma, che però, secondo i sindacati, sarebbe stato “favorito” dagli stessi atteggiamenti di Dr. “Da tre mesi – l’accusa di Comella diretta a Di Risio – non vi siete fatti né sentire, né vedere. Se non fosse stato per la decisione della commissione parlamentare, forse non avreste nemmeno sentito l’esigenza di farci conoscere lo stato dell’arte. Siete stati voi – ha aggiunto – ad averci consegnato, per tre mesi, alle notizie che leggevamo sui giornali”. E quello che “si è letto sui giornali” non era affatto rassicurante.
S’era diffusa persino la notizia di difficoltà nell’approvazione del bilancio 2010 dell’azienda, e di problemi con alcuni dei lavoratori. “Lei – ha attaccato Giovanna Marano della Fiom, rivolgendosi direttamente a Di Risio – ci dice che gli allarmismi sono infondati. Ma io le devo dire che le sue parole non mi hanno rassicurata affatto. I ritardi potrebbero avere ripercussioni anche sociali, potrebbero infatti comportare difficoltà nel rispettare gli ‘step’ per il riassorbimento del personale”. Lì, però, Di Risio, ha risposto con decisione, pur non abbandonando l’accenno di sorriso: “Io non ci sto. Non accetto di essere considerato il responsabile di questi ritardi. E non accetto di passare per un imprenditore che viene qui ad approfittare della situazione. Se voi pensate questo – ha aggiunto Di Risio – forse ho sbagliato anche a presentarmi qui in commissione”. Dove, nonostante tutto, non ha convinto nessuno.
Ultima modifica: 25 Febbraio ore 15:38
























ma perche' non si prova a produrre solo auto alimentate a metano, gpl o elettriche? La Sicilia potrebbe fare scuola per iun futuro a zero emissioni!
Purtroppo l'anno scorso prima che chiudesse la fiat avevo detto che questo era il pacco di natale di Lombardo-lumiacraco per i lavotarori in quanto a tira e molla non faranno nulla cosi hanno smontato una protesta che poteva portare problemi seri. mio malgrado penso che non apriranno mai e se lo faranno a pochianni con pocho operai tutto finira'
vedo, con disappunto, che la esperienza Keller di Kurt Maier non ha insegnato nulla. Politici, qualche sindacalista, confinindustria e governo, si fanno ancora abbindolare da piani industriali che "segreterie tecniche o esperti consulenti" non sanno leggere (anche qualche stretto/a collaboratore del Governatore).
Mi chiedo che state a perdere ancora tempo in audizioni o peggio in incontri operativi per un fallimento già prevedibile anche agli sprovveduti. Non fate altro danno e non sprecate tempo e risorse.
..ma c'è ancora qualcuno che ci crede a questa gran cazzata della DR ? E' stata una operazione promossa da FIAT per uscirsene da Termini senza troppe rotture di balle ... hanno trovato la testa di legno che si è accollata tutto e loro sono scappati via non dopo aver fruito di ingenti finanziamenti regionali . Adesso a questi soldi mira la DR ... ma senza neanche avere la capacità di produrre e poi vendere le auto !
A Isernia la famosa fabbrica è allocata in un capannone di non più di 600 mq e ci lavorano al massimo 10 ragazzi .....
la colpa è delle banche....ok
i debiti sono favole inventate....ok
e gli stipendi che avanzano gli operai di macchia d'isernia......anche questa è una favola ?????