Contatti mafiosi fra Sicilia e Usa| Quel giorno che ammazzarono Calì - Live Sicilia

Contatti mafiosi fra Sicilia e Usa| Quel giorno che ammazzarono Calì

L'omicidio di Frank Calì il 13 marzo 2019

Affari in corso per il boss di Sciacca Accursio Dimino e il portaborse Antonello Nicosia

PALERMO – Volevano trasferirsi in America. Accursio Dimino e Antonino Nicosia tenevano vino il canale di comunicazione con alcuni mafiosi emigrati. Puntavano agli affari delle slot machine “in California o in Texas o in un altro posto – diceva il portaborse – non è che per forza dobbiamo farlo a New York… in Canada, non ti puoi preparare per il Canada? Ci sono quelli di Cattolica Eraclea”.

Tra i contatti americani dei due fermati di lunedì c’erano Sergio Gucciardi e Stefano Turriciano, “originario di Castellammare – si legge nel provvedimento – ma dimorante perlopiù negli Stati Uniti e dalle informazioni acquisite dalla polizia giudiziaria, è stato controllato nel 2007 all’aeroporto di Palermo, con Franco Salvatore Montagna, originario di Alcamo e fratello di Sal Montagna, come noto affiliato alla famiglia newyorkese dei Bonanno e assassinato il 24 novembre 2011 a Montréal”.

Secondo Leonardo Zinna, altro personaggio di Sciacca che fa capolino nelle intercettazioni, Gucciardi sarebbe stato addirittura affiliato a Cosa Nostra da Accursio Dimino, che lo avrebbe “battezzato”

Dimino era disposto a tutto pur di lasciare la Sicilia, anche a fare il killer a pagamento: “Altrimenti gli dico se c’è da accappottare a qualcuno gli dico datemi i soldi e ci penso io”. Dimino dopo “vent’anni di galera” avrebbe voluto ritagliarsi un ruolo nella mafia americana. In effetti il 15 maggio 2018 Dimino e Nicosia sono partiti per gli Stati Uniti d’America, dove sono rimasti per circa un mese.

A volte era Gucciardi a farsi vivo. Il 14 marzo 2019 la “ambientale” installata nel chiosco di frutta e verdura di Massimiliano Mandracchia, altro fermato nel blitz, registrò l’arrivo di Leonardo Zinna. “C’è qualcuno che vuole parlare con lui”, aveva detto Gucciardi.

“Davvero inquietante” scrivono i pm di Palermo Paolo Guido, Calogero Ferrara e Francesca Dessì che proprio il 14 marzo era stato assassinato a New York Frank Calì, della famiglia mafiosa italo-americana dei Gambino. Calì era in stretti rapporti con Zinna che quel giorno aveva rifiutato ogni contatto con Gucciardi.

Zinna riteneva che Calì fosse stato ammazzato per un regolamento di conti: “… chissà cosa hanno combinato … sai quanti ne cadono se non è come dicono loro? Se è in famiglia allora… ti devo ricordare tutte cose?… è quello che è venuto a dormire lì dentro la casa di tua madre… con il figlio di Gianni Gambino ricordi quando sono venuti con mio (nipote) Nik?”.

Pochi mesi fa si è scoperto che l’omicidio di Calì aveva gettato nel panico Tommaso Inzerillo, boss di Passo di Rigano, prima che si scoprisse che il killer aveva agito per questioni sentimentali. Inzerillo ha temuto che fosse l’inizio di una faida: “… però questo dubbio ce lo dobbiamo levare, il più presto possibile… chiedere prima che gli faccio il biglietto, glielo faccio andare… mi devo levare questo dubbio perché… o no? Mica possiamo stare con questi…”.

Le tensioni si placarono quando fu arrestato l’assassino del boss. È stato un giovane, Anthony Comello, ad investirlo davanti alla villa di Stane Island perché Calì non aveva dato il benestante alla relazione tra il ventiquattrenne e la nipote, figlia del fratello del boss. I contatti fra i mafiosi siciliani e gli italo americani, scappati durante la guerra di mafia degli anni Ottanta, sono sempre vivi.

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