Cronaca

Il caso gestione acque: “Non c’è scontro pubblico-privato”

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30 Gennaio 2022, 17:39

7 min di lettura

CATANIA – Diciassette anni: è da quando va avanti il contenzioso a base di carte bollate sulla creazione del gestore unico integrato dell’acqua in provincia di Catania. Il nuovo soggetto dovrebbe finalmente gestire a livello industriale il Servizio idrico integrato, ovvero la captazione, il sollevamento e la distribuzione di acqua potabile e la raccolta e il trattamento di acque reflue, ma proprio su chi debba assumersi questo compito va avanti da tempo lo scambio di colpi nei tribunali amministrativi e civili tra l’Ati di Catania e Sie Spa.

Lo scenario

Lo scorso dicembre l’Ati di Catania, ovvero l’Assemblea territoriale idrica dei sindaci che stabilisce come governare la gestione dell’acqua a livello provinciale, ha preso l’iniziativa e provato a formalizzare l’esistenza di un gestore unico. Catania acque Spa, così dovrebbe chiamarsi il soggetto, prevede l’ingresso al suo interno delle società pubbliche che gestiscono l’acqua in provincia.

Il motivo di tanta fretta è il Pnrr, i soldi destinati al miglioramento delle infrastrutture idriche: solo con un gestore unico industriale, ovvero abbastanza grande da poter gestire in modo efficiente l’acqua in tutta la provincia, evitando i frazionamenti, è possibile accedere ai fondi.

Sullo sfondo c’è però il contenzioso con la Sie, che nel 2005 vince una gara a doppio oggetto in cui si seleziona il socio privato e, nello stesso contesto, l’azienda che dovrebbe gestire il Servizio idrico integrato nella zona di Catania. Da allora va avanti una vicenda legale, con Sie che cerca di fare valere il proprio diritto a operare come gestore unico industriale nella zona dell’Ati catanese, e la stessa Ati che cerca di creare un altro gestore.

Chi è Sie

Servizi idrici etnei Spa, che attualmente gestisce il servizio idrico nei comuni di Caltagirone, Militello in Val di Catania, San Cono, San Michele di Ganzaria, Licodia Eubea, Grammichele e Vizzini, è una società mista in cui il 51 per cento dei capitali è pubblico, con ogni comune della provincia di Catania che partecipa con quote proporzionali agli abitanti. Alla parte pubblica di Sie spetta il compito di controllo e supervisione, mentre quello operativo, di gestione, è del socio privato Hydro Catania Srl, che di Sie ha il restante 49 per cento di quote.

I soci della Sie: la parte che indica “altri soci” comprende tutti gli altri comuni del catanese, più piccoli per popolazione e dunque per singola quota

Gli stessi comuni che sono dentro Sie, dunque, sono quelli che nell’Ati di Catania decidono di creare un altro gestore unico per affidargli il servizio idrico, e al tempo stesso sono impegnati in una vicenda giudiziaria che li contrappone a Sie. Un ente formato da comuni contro una società in cui ci sono i comuni.

Come se non bastasse, quote di Hydro Catania Srl, ovvero la parte privata di Sie, appartengono ad Acoset, Sidra e Ama, ovvero alle aziende in-house, dunque pubbliche, che già oggi gestiscono il servizio idrico in diversi comuni del catanese.

A parlare di questa situazione sono il presidente e l’amministratore delegato di Sie, Davide Giugno e Sergio Cassar: “Non sussiste alcun conflitto tra pubblico e privato – dice Giugno – sono convinto anzi che con un po’ di buon senso si riuscirà a trovare la quadra, dato che l’unico interesse da tutelare è quello pubblico, della collettività, e Sie si muove in questa direzione. Noi abbiamo più volte rappresentato la nostra disponibilità a risolvere in maniera concertata ogni problematica, andando oltre questa fase di stallo che certamente determina un pregiudizio per gli interessi della collettività”..

Il nodo della questione non è solo decidere a chi vada affidato il servizio idrico, ma in quanto tempo avverrà l’affidamento. Questo perché sono in arrivo i fondi del Pnrr, più di quattrocento milioni nel solo catanese per le reti idriche e i depuratori. Spiega Sergio Cassar: “Per accedere ai fondi Pnrr, o ai finanziamenti Fsc che scadevano nel dicembre 2021, è necessario avere un gestore unico del servizio idrico. Senza questo requisito si perdono i soldi, e non riconoscere la Sie significa essere votati a perdere i finanziamenti pubblici messi a disposizione per il settore”.

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La creazione di Catania Acque Spa

Proprio per questo l’Ati Catania si è mosso, nel dicembre scorso, con due sedute in cui ha cercato di creare il gestore unico, a cui ha dato il nome di Catania Acque Spa. Continua a raccontare Cassar: “Con quelle sedute si è cercato di creare un soggetto di aggregazione verso il gestore unico, che potesse giustificare l’ottenimento dei fondi Pnrr”.

Sulla questione del gestore unico riprende parola Davide Giugno: “Credo che alla base di questa querelle vi sia l’erronea interpretazione non solo delle disposizioni normative ma anche dell’oggettivo ruolo di Sie: mi pare evidente che Sie sia stata voluta dalla parte pubblica, e tutti i 58 comuni della provincia ne fanno parte in quanto titolari di quote nella società, raggiungendo con la Città metropolitana il 51 per cento. Poi in Hydro Catania c’è Acoset con il 12 per cento, Sidra con il 4 e Ama con l’uno. Si comprende bene che siamo ben oltre la quota del 51 per cento di maggioranza pubblica, diretta e indiretta. A questo si deve aggiungere che il controllo, sotto il profilo dell’adeguatezza degli interventi della gestione, è affidato alla parte pubblica”.

I soci della Hydro Catania Srl

“Sono certo – continua Giugno – che alla base della vicenda ci sia semplicemente un po’ di confusione, non colgo né malafede né altro, ed è per questo che come Sie continuiamo a percorrere incessantemente la strada verso una soluzione bonaria: non abbiamo interesse ad alimentare conflitti di alcun tipo. Non è in atto alcuno scontro tra pubblico e privato, e ribadisco, per chiarezza, che la Sie Spa è al 51 per cento pubblica e al 49 per cento privata con quote nella disponibilità di Hydro, Sidra, Acoset ed Ama. Sie tutela esclusivamente delle posizioni legittime”.

Gli interventi con il Pnrr

Sul perché si debba accedere ai fondi Pnrr, Giugno parla di una svolta epocale per la gestione del servizio idrico: “Potrebbero essere realizzate importantissime opere infrastrutturali, tornando a parlare di reti fognarie e depuratori, si penserebbe anche a una nuova rete di distribuzione e a migliorare quella odierna, che in certi punti della provincia arriva a perdere il 60 per cento dell’acqua prelevata. Gli interventi realizzabili consentirebbero, tra l’altro, oltre a rendere più efficiente il servizio una maggiore tutela del bene ambiente. In più – prosegue ancora Giugno – va detto al di fuori di ogni polemica, che una eventuale società in-house non potrebbe realizzare e gestire le opere necessarie ai miglioramenti infrastrutturali, senza ricorrere ai privati. La Sie invece già esiste, e al suo interno la presenza del pubblico e del socio industriale è già strutturata“.

“La gestione industriale – aggiunge Cassar – deve raggiungere una massa tale da superare le piccole gestioni che caratterizzano il servizio idrico nel catanese”.

Cosa succederà adesso

La nascita di Catania Acque Spa e la rivendicazione da parte di Sie del ruolo di gestore unico hanno impensierito alcuni sindaci dell’Ati, soprattutto quelli di Forza Italia, che hanno chiesto un incontro con il presidente dell’ente Santi Rando per provare a capire quali potrebbero essere i costi connessi a ogni operazione. Sullo sfondo c’è proprio il contenzioso con Sie: dopo le sentenze del Cga di dicembre che hanno deciso per la validità del contratto tra Consorzio Ato (il predecessore dell’Ati) e Sie, i giudici amministrativi hanno fissato un’udienza a luglio per decidere se Sie dovrà essere risarcita per un ritardo nell’applicazione del contratto, o per la sua rescissione.

Nel frattempo, si potrebbe arrivare a un accordo. Che è quello che vorrebbe Sie, evitando ogni postura di scontro: “Siamo pronti in qualsiasi momento a un confronto con le autorità politiche per trovare la quadra – dice Giugno – la soluzione è sul tavolo: si tratterebbe, lo ribadisco, di una svolta epocale per la collettività, dato che potremmo dotare la provincia di Catania delle infrastrutture di cui ha bisogno da anni. Sie non è il problema, è la soluzione”.

“Siamo già entrati nella gestione delle acque, nel calatino – dice Cassar – c’è un contratto valido, e ora puntiamo a gestire il servizio idrico integrato, perché facciamo attività imprenditoriale. Questo è il nostro interesse, non puntiamo a una sentenza di risarcimento per la risoluzione del contratto: vogliamo solo diventare i gestori unici”.

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30 Gennaio 2022, 17:39

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