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Aeroporto, partecipate, teatri: Lagalla alla prova delle nomine

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22 Giugno 2022, 05:51

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PALERMO – Gli occhi sono tutti puntati sulla giunta, ma il neo sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, è alle prese con un puzzle che conta molto più di 11 tessere. L’ex rettore, formalmente insediatosi a Palazzo delle Aquile, sta conducendo una serrata trattativa con i partiti della sua vasta coalizione con l’obiettivo di trovare una quadra sia sui nomi degli assessori che sulla presidenza del consiglio comunale (con Giulio Tantillo in netto vantaggio).

Ma accanto a questa partita, sicuramente la più “pesante” dal punto di vista politico, ce n’è un’altra che solitamente funge da camera di compensazione, ossia quella del sottogoverno. Poltrone, incarichi e nomine che spettano di diritto al sindaco di Palermo e che tornano utili per “risarcire” chi è rimasto scontento o totalmente a bocca asciutta. Del resto, i posti in giunta (escluso il primo cittadino) sono appena 11 e l’appetito di chi ha vinto le elezioni è solitamente ben più sfrenato. Il sindaco, inoltre, è anche sindaco metropolitano, cioè a capo dell’ex Provincia: una sovrapposizione di ruoli che aumenta i posti a disposizione.

Iniziamo dalle società partecipate, un bacino che conta migliaia di lavoratori e garantisce servizi essenziali come il trasporto pubblico o i rifiuti. Le più importanti, ma anche le più difficili da gestire per i noti problemi economici, sono Amat e Rap, veri e propri giganti dai piedi di argilla: la prima si occupa degli autobus e del tram, oltre che della Ztl, mentre la seconda gestisce Bellolampo, la raccolta dei rifiuti e la differenziata e hanno entrambe bisogno di nuove assunzioni. Più piccole, ma non per questo meno appetibili, Amg per l’illuminazione pubblica e la Sispi per l’informatica, quest’ultima finita nell’occhio del ciclone per l’attacco hacker. Diversa è la situazione dell’Amap, di cui il comune di Palermo è proprietario “solo” per il 99,97%; il resto è infatti diviso fra altri 33 comuni della provincia e anche qui può esserci tanto l’amministratore unico quanto il cda. Capitolo a parte merita la Reset, nata dalle ceneri della Gesip, visto che è una società consortile di proprietà del Comune (92,5%) e delle altre partecipate.

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Società che possono contare o su sei amministratori unici o, in alternativa, su sei cda da tre componenti ciascuno, a cui aggiungere altrettanti collegi sindacali formati da un presidente e due effettivi. Il punto è che si tratta di incarichi complessi e dalle retribuzioni tutt’altro che eccezionali (meno di mille euro al mese), specie se si considera che un cda non fa altro che dividere in tre poco più di quello che toccherebbe all’amministratore unico; motivo per cui in questi anni il Comune ha avuto enormi difficoltà nel trovare manager o professionisti disponibili a guidare le partecipate, a meno che non spinti da motivazioni ideali o politiche. Lagalla in questi giorni sta incontrando i presidenti, la cui decadenza non è automatica col cambio del sindaco anche se buona parte dei cda sono scaduti o in scadenza (tranne Amap): bon ton vuole che gli uscenti rimettano il mandato nelle mani dell’ex rettore, dandogli la possibilità di scegliersi manager di fiducia.

La vera “gallina dalle uova d’oro” è però un’altra e si chiama Gesap, ossia la società che gestisce l’aeroporto Falcone-Borsellino e che ha una partecipazione anche in Gh: la pandemia ha messo in ginocchio il mondo aeroportuale, ma i segnali di ripresa sono incoraggianti per una società che sta attuando un piano di investimenti milionario e gode di ottima salute. Lagalla, nella doppia veste di sindaco di Palermo e sindaco metropolitano, controlla un pacchetto di azioni che vale oltre il 70% e potrà indicare sia il presidente che l’amministratore delegato. Ci sono poi poltrone  di vario tipo: una nel cda della fondazione Teatro Massimo di cui Lagalla è automaticamente presidente, una nella Srr (anche se il cda è stato nominato l’anno scorso), una al teatro Biondo, due all’opera pia Principe di Palagonia, uno in quella di Santa Lucia, tre per l’assemblea dell’acquedotto del Biviere (tra cui il presidente).

Ma non è finita qui. La Città metropolitana, infatti, conta anche una società partecipata, cioè Palermo Energia (amministratore unico e collegio sindacale), la fondazione sant’Elia e posti all’opera pia Principe di Palagonia e al comitato portuale.

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22 Giugno 2022, 05:51

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