“Alfano? Incontri degradanti” | Casini spara a zero su Angelino

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31 Luglio 2017, 12:18

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PALERMO – “Che Alfano si incontri con Ghedini e Miccichè sinceramente lo ritengo degradante”. Durissimo al limite dello sprezzante il giudizio di Pierferdinando Casini, fin qui l’alleato più stretto di Angelino Alfano, sulle ultime mosse politiche del ministro degli Esteri. In un’intervista al Corriere della Sera, l’ex presidente della Camera e leader dei Centristi che fin qui hanno camminato a braccetto con gli alfaniani, si dice “impressionato” dal disinvolto ritorno a destra di chi “per quattro anni e mezzo ha collaborato con tre governi di centrosinistra”, una mancanza di coerenza secondo l’ex democristiano.

Casini, che anni fa si sganciò da Berlusconi tentando la corsa solitaria al centro e riuscendo a portare una pattuglia della sua Udc in Parlamento, insiste sull’opportunità di lavorare a un centro autonomo che non sia “esposto ai venti di destra e sinistra” e mette in guardia dall’operazione del Cavaliere che “con l’abile Ghedini” si prepara a ospitare i questuanti in una lista satellite di Forza Italia”.

Casini, insomma, mette in guardia Angelino dal rischio di suicidio politico, e invita a pensare a una collaborazione con “forze europeiste”, quindi non con la Lega di Salvini. Quanto alla Sicilia derubrica la questione a vicenda locale, proprio come ha fatto nelle ultime ore lo stesso Berlusconi. Non è la possibile intesa siciliana l’oggetto della critica di Casini ma il metodo seguito da Angelino.

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Il piccolo centro, insomma, sembra sul punto di implodere, dopo l’attacco a tenaglia dei forzisti sulle truppe alfaniane in Parlamento, disperatamente a caccia di un seggio per la prossima legislatura. Le parole di Casini – che già ieri aveva definito “avvilente” la “processione” di quanti tornano alla corte di Berlusconi – amplificano la solitudine di Alfano, che anche nel suo partito registra posizioni critiche sulla prospettiva di un ritorno al centrodestra, come quella espressa da Fabrizio Cicchitto per il quale “la strada maestra di Ap è quella di una posizione politica autonoma: né con Renzi né con Berlusconi”.

Sullo sfondo resta la complicata trattativa sulle Regionali, che vede i casiniani di D’Alia più vicini al centrosinistra e gli alfaniani a un passo dall’intesa col centrodestra ma con ancora diversi nodi da sciogliere, a partire dalla scelta del candidato alla presidenza. La trattativa dei forzisti siculi con Alfano prosegue. E Nello Musumeci ha aperto alla presenza degli alfaniani in coalizione. Un “corteggiamento” – per usare le parole dello stesso Alfano – che si fonda su una scommessa al buio, cioè quella sulla consistenza elettorale del partito centrista. Testata l’ultima volta alle Europee, a cui sono seguiti scismi (gli abbandoni di Schifani e Pagano, ad esempio) e scandali (dalle vicende giudiziarie dei big siciliani del partito alla nota storia “postale” del fratello del ministro) oltre che la poco felice esperienza al governo con Crocetta. Se a questo si aggiunge che non è da escludere che un pezzo della pattuglia alfaniana sembra più propensa a restare col centrosinistra, la corte serrata del centrodestra al ministro appare più che un investimento politico, un’azzardata mano a un tavolo di poker.

 

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31 Luglio 2017, 12:18

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