Garlasco, Andrea Sempio: "Nessuna prova per un processo"

Sempio sull’impronta 33: “Non c’è un elemento vero che mi colleghi”

Andrea Sempio Garlasco
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Andrea Sempio parla dopo la chiusura delle indagini sul delitto di Garlasco e affronta alcuni degli elementi finiti al centro dell’inchiesta della Procura di Pavia. Dal possibile processo all’impronta 33, fino alla traccia lasciata da una scarpa: l’indagato espone la propria posizione nell’intervista esclusiva a “Quarto Grado”, in onda venerdì 2 ottobre in prima serata su Rete 4. La chiusura delle indagini, notificata il 28 settembre, comprende nuovi atti e consulenze depositati dai pm.

Il primo punto affrontato riguarda proprio la possibilità che l’inchiesta possa portare a un dibattimento. Sempio ritiene che quanto raccolto dagli investigatori non sia sufficiente per arrivare davanti ai giudici: “Non mi sembra che ci siano argomenti tali da arrivare a un vero e proprio processo”. Uno scenario che, tuttavia, dice di essere pronto ad affrontare qualora dovesse concretizzarsi: “Se capiterà di doverlo affrontare, lo affronteremo”.

Garlasco, Andrea Sempio rompe il silenzio

Tra gli elementi sui quali si sono concentrati gli accertamenti c’è la cosiddetta impronta 33, la traccia individuata sul muro delle scale della villetta di Garlasco dove è stata uccisa Chiara Poggi e attribuita dagli inquirenti alla mano di Andrea Sempio. La traccia è stata oggetto di ulteriori analisi nell’ambito delle nuove indagini.

Nell’intervista, Sempio contesta però il significato attribuito a quell’elemento e insiste sulla necessità, dal suo punto di vista, di arrivare a conclusioni certe: “Sono state fatte sperimentazioni su un muro, ma a noi non serve sapere cosa potrebbe essere o cosa non si può escludere. Devi avere una certezza. C’era la traccia sul muro? Sì. È stata analizzata? Sì. C’era del sangue? No. Per come la vedo io, la questione finisce lì”. Una posizione che arriva mentre gli accertamenti sull’impronta continuano a essere uno dei punti centrali nel confronto tra le ricostruzioni dell’accusa e quelle della difesa.

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La scarpa insanguinata e la compatibilità con il piede

C’è poi il nodo dell’impronta lasciata da una scarpa insanguinata. Secondo la consulenza della professoressa Cristina Cattaneo, sarebbe plausibile una compatibilità con il piede dell’indagato. Se a casa sua, sottolinea Sempio, “avessero trovato una scarpa riconducibile a quella, magari sporca di sangue, sarebbe un altro discorso. Ma finché mi si dice che è compatibile, non c’è comunque un elemento vero che mi colleghi a quell’impronta”.

Sempio: “Avevo il 44 ai tempi e ce l’ho ancora oggi”

L’intervista entra infine nel dettaglio della misura delle scarpe utilizzate da Andrea Sempio all’epoca dell’omicidio di Chiara Poggi. L’indagato conferma il numero che portava allora e afferma che non è cambiato nel corso degli anni: “Avevo il 44 ai tempi e ce l’ho ancora oggi”. Per il delitto di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco, è stato condannato in via definitiva Alberto Stasi.


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