Palermo, i funerali della Prof Giovanna

Applausi e lacrime: “Giovanna ha insegnato a guardare oltre” VIDEO

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I funerali della professoressa morta in classe

PALERMO – Ci sono silenzi che pesano più delle parole e quello che stamattina ha avvolto la Cattedrale di Palermo è il silenzio del rispetto.

La città, il mondo della scuola e generazioni di studenti si sono stretti attorno al feretro di Giovanna Somma, 59 anni, docente di Italiano e Latino al Liceo Classico Vittorio Emanuele II. Una scomparsa che non ha solo il peso del lutto, ma il trauma di una ferita aperta. Un malore improvviso l’ha portata via proprio lì, tra i banchi di scuola, mentre interrogava i suoi alunni, lasciando una classe atterrita e un intero istituto orfano di una guida.

L’ultima lezione

L’insegnante si è accasciata in aula, sotto gli occhi increduli dei suoi ragazzi, in quello che doveva essere un normale mercoledì di scuola. Per chi ha varcato il portone di via del Celso, lei era una colonna. Una docente che non usava la cattedra come distanza, ma come ponte.

Stamattina, negli occhi lucidi di colleghi, amici, parenti e alunni si leggeva il ritratto di una donna che ha abitato la scuola con un impeto raro, fino all’ultimo istante, fedele a una missione che per lei era, prima di tutto, un atto di cura.

Il messaggio sulla lavagna

Il dettaglio più straziante è emerso durante la celebrazione. Poco prima di sentirsi male, la professoressa aveva scritto col gesso bianco sulla lavagna i versi di una canzone, un gesto insolito per lei. “A mano a mano ti accorgi che il vento ti soffia sul viso e ti ruba il sorriso”. Ecco i versi di Rino Gaetano. È il ritratto di un’insegnante che aiutava i suoi ragazzi, come dice Pirandello nel Fu Mattia Pascal, a “strappare lo strappo nel cielo di carta” delle apparenze, esortandoli a cercare la verità dietro le maschere e a non accontentarsi mai della superficie delle cose.

L’omelia

A celebrare messa è stato padre Francesco Machì, docente di religione del Vittorio Emanuele. Commovente la sua omelia. “Giovanna ha insegnato ai suoi studenti a guardare oltre, a cercare la verità dietro la forma – le sue parole -. Sapeva che la letteratura pone domande, ma la fede offre un diverso approccio: non una soluzione intellettuale, ma una persona, Cristo, il Signore risorto che ci prende per mano quando il sipario cade”.

“Ha aiutato generazioni di studenti a capire che la realtà è più profonda di ciò che appare, e questo è un atto di amore profondo: mostrare agli altri che la vita ha un senso anche quando sembra un labirinto di specchi che talvolta deformano perfino la realtà”.

“Ci mancherà”

“Il sipario di questa vita terrena oggi per lei si chiude – ha aggiunto il sacerdote, poco prima di leggere alcuni ricordi degli studenti -, ma per chi crede questo è solo l’inizio del vero atto, quello dove non servono più parole scritte perché parlerà l’amore, faccia a faccia. Ci mancherà. Ci mancherà quel modo tutto suo di chiedere ‘fanciullo, come stai?’ Ci mancherà il suo essere ‘pasticciona’ con il computer, che tanto faceva disperare il professore Casella per poi riderci sopra tutti insieme”.

“Ci mancherà il suo atavico ritardo, la sua figura minuta, quasi schiacciata sotto il peso delle borse piene di compiti da correggere e libri da consultare. Ci mancheranno i suoi inviti al bar, lei con la sua brioche senza glutine e la bevanda al ginseng: non si faceva mai in tempo a pagare perché lei diceva, prima di sedersi, alla cassa: ‘Non si faccia pagare, dica che è tutto pagato’”.

Il ricordo della dirigente scolastica

Durante la cerimonia hanno preso la parola la dirigente scolastica del Vittorio Emanuele, Mariangela Ajello, un responsabile della comunità di Sant’Egidio, realtà in cui Giovanna Somma faceva volontariato, studenti e studentesse.

“Il nostro dolore è immenso – ha detto la dirigente -. La scomparsa della professoressa Somma lascia un vuoto veramente profondo nella nostra comunità scolastica perché, non solo la nostra scuola, ma la scuola in generale perde non solo una docente preparata, eccellente docente, appassionata, ma una donna che aveva delle doti umane rare ed eccezionali”.

Il dolore dei ragazzi

Intenso il momento finale della cerimonia animato dai suoi studenti. Sono loro i testimoni dell’ultimo istante, i ragazzi che hanno visto la loro “bussola” spegnersi all’improvviso quella mattina. Molti di loro, con un fiore stretto in mano, hanno scortato il feretro con una solennità che parla di un legame profondo.

Tra le lacrime, hanno raccontato aneddoti e momenti significativi degli anni passati insieme alla prof. Guardando il feretro, uno dopo l’altro, hanno spiegato che Giovanna Somma non insegnava solo declinazioni o versi, ma insegnava la responsabilità della parola e la forza del pensiero critico. A cercare la bellezza tra le righe e a non avere paura delle proprie fragilità.

L’ultimo viaggio

Il congedo è avvenuto senza clamore, con la stessa fermezza con cui Giovanna Somma spiegava ai suoi studenti il valore dello studio. L’applauso della Cattedrale all’uscita del feretro non è stato un rito, ma un boato di gratitudine. La sosta con la bara in spalla davanti alla scuola, un ultimo saluto.

Resta l’immagine di un addio che non spegne la sua voce. Il messaggio di una professionista che ha saputo vivere la cultura come forma di emancipazione, esercitandola fino all’ultimo respiro. I suoi insegnamenti continueranno a risuonare tra i corridoi di via del Celso ogni volta che un alunno aprirà un libro di latino, cercando di declinare il sapere in uno strumento di libertà. 

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