Cronaca

Baci e abbracci: i boss braccati che vengono dal passato FOTO

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20 Luglio 2021, 05:28

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PALERMO – Totò Riina voleva che degli Inzerillo sulla terra non restasse neppure il seme. Andavano sterminati tutti, uno dopo l’altro. Fu una strage. Piombo e lupara bianca: alla fine di morti se ne contarono ventuno. A cominciare dal potente boss di Passo di Rigano, Salvatore Inzerillo, che tutti chiamavano Totuccio.

Quarant’anni dopo sono tornati. In realtà non se n’erano mai andati. Prima gli scappati della guerra di mafia degli anni Ottanta si limitavano a spedire i soldi e a stabilire chi dovesse comandare nel mandamento palermitano di Passo di Rigano, poi hanno deciso che era giunta l’ora di rientrare.

E così le informative degli investigatori si sono popolati di nomi. O meglio all’inizio non è stato facile risalire alla loro identità. Un intreccio di parentele e il costante utilizzo dei soprannomi ha reso difficile il lavoro dei carabinieri.

Solo per fare qualche esempio, alla luce dell’ultimo blitz che ha colpito la famiglia mafiosa di Torretta, da sempre cerniera fra i boss palermitani e gli americani: Lorenzo Di Maggio è soprannominato Lorenzino, Calogero Caruso Merendino, Giuseppe Di Maggio piddu i Raffaele (è il padre di Raffaele Di Maggio, considerato il reggente del mandamento), Tommaso Inzerillo Tamì, Giovanni Buscemi u farfalla, Francesco Inzerillo u truttature, Alessandro Mannino Sandrino, Antonino Fanara Little Tonym, Calogero Badalamenti Caliddu varbazza.

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Tutta gente già nota. In molti hanno precedenti penali per mafia. Si sono dati appuntamento al ristorante o in luoghi appartati. Ma i carabinieri, una volta individuati, hanno iniziato a spiarli. Li hanno fotografati in giro per la città.

Non tutto, però, è stato chiarito. Ci sono molti segreti da svelare e ancora una volta riportano al passato. Si vede parecchio in circolazione Giovanni Inzerillo, figlio di quel Totuccio crivellato di colpi dai corleonesi che conquistarono Palermo. Uno degli amici di Inzerillo senior è legato anche a Francesco Paolo Bontade, figlio di Stefano, il principe di Villagrazia, pure lui massacrato dai corleonesi.

Cosa ci sia in ballo è al centro delle indagini della Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Con i soldi spediti in Sicilia dagli Stati Uniti sono state rilevate attività commerciali. Altre sono state aperte in America. Ma i soldi dopo quattro decenni hanno seguito chissà quali strade. Sono stati ripuliti, ma la speranza di ricostruire i patrimoni non è perduta per sempre.

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20 Luglio 2021, 05:28

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