Barbara, la ragazza del Meli

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12 Giugno 2012, 14:46

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Avrei voluto intervistare Barbara Evola, neo assessore al Comune di Palermo.  Poi ho pensato che per scrivere di lei non ce ne sarebbe stato bisogno. L’abbiamo ascoltata per Livesicilia – come capiterà a tutti gli assessori della giunta  Orlando – ma per un breve ritratto, non occorre. Barbara Evola è stata mia  compagna di scuola al liceo Meli. Ci siamo scontrati. Ce ne siamo dette di tutti i  colori. Ma io già la stimavo e le volevo bene, nonostante fossimo su posizioni  tanto vicine da sembrare diversissime e inconciliabili, nell’età dei sogni che  cominciano a diventare responsabilità.

La stimavo e le volevo bene – sentimenti  che non hanno subito scoloriture con la lontananza – perché Barbara era ed è  una persona perbene. Anzi, forse, si commette un torto rinchiudendo la sua biografia  nell’usuale espressione “persona perbene”. Barbara – assessore, mi consenta il  tu in nome dei vecchi tempi – è una donna appassionata, onesta e incandescente  di solidarietà. Era così anche da ragazza.

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Generazioni diverse. Io nell’ultima infornata utile per assistere  all’incidente del 25 novembre. In quarta ginnasio, alla fermata di piazza  Croci. Antonio, il mio amico rockettaro, suggerì: “Andiamo a casa a piedi”. E così fu.  Presto le ambulanze sfrecciarono. Avremmo saputo dopo della tragedia, delle  macchine di scorta sugli studenti alla fermata, della morte di Biagio  Siciliano, del ferimento grave di Giuditta a Milella, morta anche lei, al termine di giorni di speranza e sofferenza. Barbara arrivò dopo, però non sfuggì all’anima della scuola, mutata per sempre dal 25 novembre 1985. Noi del Meli siamo  cresciuti così, con la mano del presagio poggiata sulla spalla. Abbiamo cercato  di trasformarla in coraggio, in una visione del mondo amorevole e consapevole  del traguardo. Chissà se ci siamo riusciti.

Barbara – ricordi, assessore, che scontri in assemblea? – stava immancabilmente dalla parte dei deboli, contro qualunque potere. Più in  là non si è fermata. C’era una barricata giusta. E c’era lei con il megafono in mano. Tanto che adesso a vederla nella stanza dei bottoni mi viene quasi da  sorridere. Però so che   mi posso fidare, perché Barbara ha salvato gli stessi occhi di  allora. E hanno gli stessi occhi coloro che mi vengono incontro mentre scrivo  di Biagio e Giuditta,  mentre ripenso a mio padre che era professore, mentre  rivedo le mattine della scuola. Chissà se i miei sono cambiati.

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12 Giugno 2012, 14:46

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