Politica

Beni culturali, Aprile nuova sovrintendente. E scoppia il caso “Carta di Catania”

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15 Dicembre 2020, 18:06

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CATANIA – Cambio della guardia nella Sovrintendenza ai Beni culturali di Catania, dove arriva Donatella Aprile. “Una professionista di grande spessore che conosce bene Catania e saprà valorizzare al meglio l’immenso patrimonio culturale, storico-artistico, architettonico e paesaggistico del nostro territorio” – ha detto il sindaco Salvo Pogliese nel rivolgere l’augurio di buon lavoro, a nome dell’Amministrazione comunale e della Città. La aprile prende il posto di Rosalba Panvini, andata in quiescenza.

La Carta di Catania

Prima di andare in pensione, la sovrintendente Panvini ha dato il via a quella che poi è diventata la “Carta di Catania”, ovvero il decreto regionale approvato alla fine di novembre dall’Ars, che permetterà ai privati di esporre beni custoditi nei magazzini dei musei e delle gallerie regionali. I beni a cui si fa riferimento nella “Carta di Catania” sono quelli acquisiti per confisca, quelli donati o consegnati spontaneamente, quelli di più vecchia acquisizione per i quali sia stata smarrita la documentazione e, in generale, quelli deprivati di ogni riferimento al loro contesto di appartenenza.

I cataloghi

Gli Istituti periferici della Regione dovranno ora provvedere alla formazione degli elenchi di beni, suddivisi per lotti omogenei in relazione alle caratteristiche storico-culturali o tipologiche. Per tale attività si potrà anche fare ricorso a studenti universitari in discipline connesse alla conservazione dei beni culturali che opereranno in regime di tirocinio formativo.

La nota della Regione

“Lo ha deciso l’Assessore regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà – si legge in un comunicato stampa ufficiale – che, con un decreto a sua firma ribattezzato “Carta di Catania”, autorizza Soprintendenze, Parchi archeologici, Musei, Gallerie e Biblioteche, a concedere in uso per la valorizzazione e la pubblica fruizione il cospicuo patrimonio in giacenza nei depositi. Il decreto, fortemente voluto dall’assessore Samonà, va ascritto all’impegno della Soprintendente dei Beni Culturali di Catania, Rosalba Panvini – si legge ancora – che, in linea con i contenuti del decreto, ha già aperto i caveau della Regione per esporre nella Sala Pinacoteca del Museo Diocesano di Catania le importanti raccolte Urzì e Nicolosi.

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L’ex sovrintendente

“Ringrazio il Presidente della Regione e l’Assessore Samonà – aveva detto in quell’occasione Rosalba Panvini – che hanno prontamente raccolto la proposta scaturita da un convegno tenutosi nello scorso mese di febbraio e dato luogo alle attività per pervenire alla Carta di Catania. Il documento, che sancisce un’importante svolta nella gestione del patrimonio regionale, è frutto di una proficua collaborazione tra la Soprintendenza di Catania, e in particolare Fabrizio Nicoletti del nucleo degli archeologi, l’avvocato Nunzio Condorelli Caff e Mario Bevacqua, presidente internazionale dell’UFTA. Un lavoro di squadra che ha portato in brevissimo tempo ad un’importante innovazione nella complessiva gestione e valorizzazione dei beni culturali c.d. minori”.

La polemica

Immediate le reazioni politiche all’iniziativa dell’assessore Samonà. Movimento 5 Stelle e Claudio Fava attaccano la norma e chi l’ha proposta. “il decreto dell’assessore Samonà merita di diventare carta straccia, e di farlo in tempi brevissimi. Le opere d’arte rischiano la distruzione, altro che valorizzazione” . affermano i deputati del M5s all’Ars che chiedono all’assessore alla Cultura di Musumeci  il ritiro immediato del decreto da lui firmato, che definiscono “un attentato ai beni culturali appartenenti alla regione Siciliana. Nessuno – concludono i deputati – è contrario alla valorizzazione dei depositi, che possono e devono essere valorizzati senza fare uscire le opere,  incentivando il loro ruolo di attrattore culturale per studiosi della cultura e dell’arte. Sarebbe utile far sì che venga finalmente catalogato tutto  e che le opere culturali vengano valorizzate non dandole in affitto a terzi ma rimpolpando le mostre e gli spazi espositivi esistenti ed, eventualmente, investendo nella realizzazione e nel recupero di nuovi spazi”.

La posizione di Claudio Fava

“Preoccupa, in particolar modo – scrive il deputato – la superficialità con cui ci si approccia ai beni in deposito come se si trattasse di vecchie cantine da “sbarazzare” e dei bene ivi contenuti trattati a modo di cianfrusaglie impolverate. In realtà i depositi sono inestimabili scrigni per le attività di ricerca e di studio, attività che rischierebbero di venir meno con una parcellizzazione dei reperti. Per tacere dei rischi connessi all’esposizione dei reperti in siti non sicuri.Infine ci pare azzardato assegnare a tirocinanti universitari il compito di stilare gli elenchi dei beni da poter mettere a bando. La valorizzazione del nostro patrimonio non può passare da improvvisazioni né da una mercificazione dello stesso ma da un investimento in ricerca. Chiediamo all’assessore regionale di ritirare il bando e la delibera e di impegnarsi per garantire il massimo sostegno alle attività dei poli museali della nostra regione.Per questo motivo ho indirizzato due lettere: la prima al presidente della V commissione dell’ars affinché si calendarizzi una approfondita discussione sulla materia, l’altra al ministro Franceschini affinché, pur nel rispetto dell’autonomia regionale, possa intervenire sulla vicenda”.

Foto Andrea Giuseppe Cerra

Pubblicato il

15 Dicembre 2020, 18:06

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