Blitz nell’Agrigentino | Sambuca e Burgio: 7 arresti

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01 Aprile 2016, 09:20

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AGRIGENTO – Dalle prime ore di oggi, i carabinieri stanno eseguendo nella provincia d’Agrigento un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di sette indagati per associazione mafiosa. L’ordinanza è stata emessa dal gip di Palermo su richiesta della locale Procura distrettuale. L’operazione – denominata ‘Eden 5, Triokola’ – è frutto di una manovra investigativa sviluppata dal Ros e dal Comando provinciale carabinieri di Agrigento, in direzione del mandamento mafioso di Sambuca di Sicilia (Agrigento). Le indagini hanno consentito di individuare gli assetti di vertice del sodalizio mafioso agrigentino e documentare il ruolo di cerniera svolto nei confronti delle articolazioni di Cosa nostra operanti nella Sicilia occidentale e il collegamento con il latitante Matteo Messina Denaro.

Indagando su Leo Sutera detto “il professore”, considerato il principale esponente del mandamento mafioso di Sambuca di Sicilia, ritenuto fra il 2010 e 2012, il capo della provincia di Agrigento, gli investigatori sono riusciti a documentare una serie di incontri riservati fra il boss ed esponenti mafiosi delle province di Agrigento e Palermo nelle campagne di Sambuca di Sicilia (Ag). L’inchiesta avviata nel 2009 e coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Scalia e dai sostituti Rita Fulantelli, Emanuele Ravaglioli e Claudio Camilleri, ha permesso d’accertare, sulla base del livello delle persone coinvolte e per le modalità di svolgimento degli incontri, che quei vertici fossero funzionali alla pianificazione di comuni strategie criminali di portata extra provinciale.

Gli incontri non avvenivano mai nello stesso luogo, mai all’interno di fabbricati e, come ulteriore esasperata forma di prudenza, i partecipanti erano soliti camminare per i campi allo scopo di neutralizzare l’eventuale presenza di microspie. Leo Sutera – arrestato nel giugno del 2012 e condannato a 4 anni di reclusione per associazione mafiosa – si avvaleva di un collaudato e fedele circuito di favoreggiatori incaricato di procedere ai sopralluoghi nell’area scelta per gli incontri, costituire una cintura di sicurezza della zona e prelevare i partecipanti da portare al cospetto del capo mafia.

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L’inchiesta “Triokola”, durata 5 anni, ha permesso di documentare come gli indagati si avvalessero del consueto e sperimentato metodo dei “pizzini” per comunicare tra loro, evidenziando, inoltre, la possibile esistenza di un canale di collegamento tra il boss Leo Sutera ed il super latitante Matteo Messina Denaro. I 7 arrestati, per associazione mafiosa, sono: Giuseppe Genova, inteso “Salvatore”, 51 anni, ritenuto il capo della famiglia mafiosa di Burgio (Ag); Andrea La Puma, 69 anni, ritenuto uomo di fiducia di Leo Sutera, ed il figlio Salvatore La Puma di 40 anni. A Sambuca di Sicilia (Ag) sono stati, invece, arrestati: Gaspare Ciaccio di 32 anni, Vincenzo Buscemi di 64 anni e Luigi Alberto La Sala di 32 anni. Ordinanza di custodia cautelare in carcere notificata anche a Massimo Tarantino, 45 anni, già detenuto per altra causa. I carabinieri hanno documentato gli incontri di Leo Sutera con Salvatore Genova, Cosimo Michele Sciarabba, uomo d’onore della famiglia di Misilmeri (Pa), figlio di Salvatore (già reggente della famiglia di Misilmeri e del mandamento di Belmonte Mezzagno-Misilmeri dopo l’arresto del capo mandamento Benedetto Spera) e con Gaetano Maranzano uomo d’onore della famiglia di Palermo – Cruillas. Sciarabba e Maranzano sono stati arrestati nel giugno del 2013 perché ritenuti esponenti di spicco dei loro mandamenti mafiosi,tanto da essere presenti alla riunione dei capi mandamento di Palermo il 7 febbraio del 2011 all’interno del ristorante Villa Pensabene. Secondo l’accusa, il supporto logistico era garantito da Andrea e Salvatore La Puma, agricoltori di Sambuca di Sicilia e strettamente legati a Sutera, e da Gaspare Ciaccio, Vincenzo Buscemi, Massimo Tarantino e Luigi La Scala.

L’operazione antimafia nei confronti dei presunti fiancheggiatori del boss Matteo Messina Denaro è stata denominata “Triokola”, dal nome antico di Caltabellotta (Ag), paese da dove è partita l’inchiesta. Secondo gli investigatori la rete di fiancheggiatori avrebbe “bonificato” le campagne della zona per consentire gli incontri di esponenti mafiosi con il presunto boss di Sambuca Leo Sutera, arrestato e poi scarcerato, ritenuto dagli investigatori vicino a Messina Denaro. Le indagini sono state coordinate dal procuratore Francesco Lo Voi e dall’aggiunto Maurizio Scalia della direzione distrettuale antimafia di Palermo.

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01 Aprile 2016, 09:20

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